martedì 21 dicembre 2010

Lettere di risposta a Roberto Saviano

Lettera di risposta degli studenti di Bologna.

" Signor Roberto Saviano, siamo le centinaia di persone che ancora oggi, ad un mese di distanza dalla nostra occupazione, continuano la lotta contro il governo Berlusconi, il ddl Gelmini ed in generale le politiche di austerity portate avanti da questa classe politica.
Ma siamo anche centinaia di persone scese a Roma il 14 per sfiduciare dal basso il governo.Siamo quegli studenti, operai, comitati territoriali, migranti, tutti colpiti da questa crisi e che hanno deciso di usare la loro legittima forza collettiva contro chi ancora una volta si nascondeva dietro zone rosse a difendere i suoi privilegi mentre a noi viene rubato ogni giorno il nostro futuro.
Non siamo a Genova mentre i black-block e il '77 sono spettri che animano la sua coscienza.
Siamo in migliaia e migliaia,altro che poche centinaia di idioti. Accenda almeno la televisione la prossima volta, visto che sappiamo che non verrà a vedere in piazza la realtà dei fatti.
Siamo parte di quella rivolta generazionale europea che da Londra a Parigi, da Roma ad Atene, non accetta più che in pochi decidano il futuro di tutti loro.
Non siamo violenti noi. E' violento chi rinchiude migranti nei Cie, chi fa bruciare operai come alla ThyssenKrupp, chi manganella senza sosta studenti in tutta Italia, chi rifila contratti a progetto, chi fa diventare le scuole e le università centri di disciplinamento svenduti alle esigenze delle aziende.
Siamo il futuro di questa società, al di fuori di logiche parlamentari e compatibili. Sappiamo già che saremo delegittimati nelle nostre idee e nelle nostre pratiche; quelli che lo faranno, saranno nostri nemici.
Bologna, Lettere e Filosofia Occupata"

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Lettera a Roberto Saviano
La popolarità t’ha fatto proprio male perché oggi mi rendo conto che il mondo della cultura ha perso Monicelli e ci sei rimasto tu.
Mi dispiace dei tuoi guai e ti capisco, perfino, ogni volta che punti lo sguardo in alto per cercare un contatto con il mondo che in questo momento ti è impedito.
Ti sei scelto una lotta dignitosa, l’ho fatta anch’io contro la mafia, la fanno in tanti tutti i giorni, solo che tu ora hai qualcuno che ti fa da scudo mentre altri non hanno che un sanpietrino per difendersi.
Perché i nemici sono pericolosi sempre. La lotta contro i poteri fiacca le giornate, la vita, talvolta, si lo ammetto, anche la fantasia. Ma qui c’è gente che non sta a sentire neppure quelli che sono stati eletti ad icona come te.
Non hai il diritto di insultare chi combatte e bisogna che qualcuno ti dica che dalla consapevolezza di una lotta giusta sei passato ad un delirio di onnipotenza un po’ antipatico. Dovresti dare un limite numerico – che so: tre all’anno? – ai i tuoi sermoni dall’alto della tua posizione privilegiata di stipendiato endemol e mondadori.
Quanti anni hai? 28? 30? E quanti anni avevi quando hai cominciato a vedere il mondo attraverso il filtro della tua scorta? 26? Troppo pochi per capire e te lo dice una che a quarant’anni ancora ha tanto da imparare.
Ti dico io una cosa che qualcuno avrebbe dovuto dirti molto tempo fa. Ti stanno usando. Sei funzionale al potere. Nella tua maniera di difendere lo “Stato” tirando fuori parole degne della peggiore retorica, tutto schierato con la magistratura e con la polizia, sempre calato nel ruolo della vittima dei poteri forti e primo a lanciare sassi contro chi alla vista di quegli stessi poteri alza la testa.
Li conosco quelli come te, borghesi intellettuali che non hanno mai fatto nulla di particolarmente trasgressivo e che improvvisamente si vedono ricucito addosso un abito ribelle che non gli appartiene.
Vedi com’è? Che ti torna subito la tentazione di parlare con la voce di chi tiene tutto in ordine, il tormentone dell’autorità che bisogna rispettare, perché falcone, perché borsellino, perché bla bla bla.
L’hai mai frequentata una piazza? Lo sai perché i ragazzi portano i caschi? Hai presente una testa spaccata da un colpo di manganello come fosse un cocomero? Lo sai che quando le manganellate partono prendono chiunque? Te incluso se fossi nei paraggi e senza scorta.
Troppo comodo parlare dalla tua posizione. Troppo comodo immaginare di non poter essere contraddetto perché ti hanno eletto santo.
E sai che c’è? Che quello che hai scritto tu, girato su repubblica dalla tua agenzia letteraria, con tanto di bollino siae, è solo il lamento griffato di un ragazzo che in un colpo solo tradisce la lotta della sua gente, quella delle famiglie che resistono all’immondizia, delle vecchie e nuove generazioni che lottano per non diventare manodopera della camorra. Un ragazzo che a parole dice di sapere cosa avviene quando i “poteri” ti criminalizzano, usano la macchina del fango, ti isolano per farti fuori. Nella pratica invece tutte queste cose sembrano sfuggirti.
Tu davvero non conosci la storia, figuriamoci l’anarchia. E ti presti al gioco di chi mette al bando un Pinelli al giorno per nascondere i crimini efferati compiuti da stragisti fascisti collusi con quello Stato del quale tu parli a senso unico.
Te lo dico da donna meridionale: se non hai assaggiato la precarietà, se le tue prospettive di futuro sono migliorate, lascia stare. La vita di quelli che invece di una scorta hanno al seguito i creditori è cosa ben diversa.
La tua lettera è proprio brutta perché da un santo come te mi sarei aspettata una epistola diretta ai parlamentari finiani e dell’idv che hanno votato la fiducia al governo. Avresti potuto usare mille parole. Avresti potuto dirigere meglio la tua indignazione. Avresti potuto perfino raccontare le tantissime persone in piazza senza stare su un piedistallo. Immaginando di essere uno di loro, uno come tanti, semplicemente uno che sceglie un altro modo per lottare, rispettabile ma non per questo preferibile per tutti. Avresti potuto dire che quanto era successo non ti è piaciuto senza usare supponenza, senza immaginare di essere superiore a quelli che conducono lotte in modo diverso dal tuo.
Non credo ci sia molto altro da dire: i ragazzi del movimento fanno movimento. Si confrontano. Hanno sicuramente punti di vista differenti. Se lo diranno. Ce lo diranno. Ma tu…tu sei semplicemente un’altra cosa.

CIAO FULVIO,SONO DODO,DI TORINO.
TI MANDO LA MIA RISPOSTA A SAVIANO.FALLA GIRARE,PER FAVORE.

LETTERA A SAVIANO
Caro Roberto Saviano,sono uno dei tanti che ha letto la tua «lettera aperta»,con tanto di bollino siae, ai «ragazzi del movimento».
Non sono uno studente,non ho scritto nessun libro di successo,non vivo interpretando il ruolo di santo-icona, ho 33 anni e faccio l'operaio metalmeccanico.
Ho sempre pensato che la politica va praticata «dal basso»,nelle piazze,nelle strade,con tutti,e le tue parole non sono nuove,nel corso degli anni le avrò sentite migliaia di volte,le solite cose scontate sulla violenza,sui provocatori,sugli infiltrati,i buoni,i cattivi ecc...
Forse i tuo stare su un altare ti impedisce di vedere ciò che ti circonda.
Dietro a quelli che tu chiami «cento imbecilli» c'è tutta la nostra rabbia.
La rabbia di chi la precarietà la vive realmente,giorno dopo giorno,di chi si deve tenere stretta anche la marginalità perchè basta un attimo per passare dalla precarietà alla povertà più nera,di chi vede i propri diritti di lavoratore frantumarsi contro il muro delle logiche aziendali,con la complicità di sindacati che definire "venduti" è usare un eufemismo.
La rabbia di chi,in mezzo a mille difficoltà, cerca di darsi una formazione culturale in paese in cui i governi negano i fondi per l'istruzione pubblica,la ricerca ecc... ma non han problemi a trovarli quando si tratta dell'ennesima missione militare "di pace" in giro per il mondo.
La rabbia di chi deve stare sempre zitto e a testa bassa,legato al guinzaglio del permesso di soggiorno,la rabbia di chi ha visto crollare la propria casa,ha perso tutto e da tempo sente solo le false e odiose promesse di quei nani e quelle ballerine tutti presi dal loro,perenne, mercato di voti e dignità.
La rabbia di chi vede il suo territorio avvelenato da tonnellate di rifiuti,o da quintali di cemento.
La Rabbia di chi un futuro,a queste condizioni,non lo avrà mai.
A Roma c'era la rabbia di tutte queste persone,quelle che tu ti affretti a ridurre a "cento imbecilli".
Questa rabbia è esplosa,e guarda,a tutti noi ha messo coraggio e non paura,è stato qualcosa di liberatorio che ci ha dato fiducia per le mobilitazioni future.
«Adesso parte la caccia alle streghe; ci sarà la volontà di mostrare che chi sfila è violento."
A forza di vivere sulla tua torre d'avorio non ti rendi conto che questo sistema DA SEMPRE criminalizza il dissenso quando questo,come a Roma, si manifesta realmente.
Forse non sai che la repressione ha forme molteplici,e non c'è bisogno di mettere in atto nessuna «strategia della tensione» per attuarla.
Noi la repressione la viviamo quotidianamente sulla nostra pelle e non si tratta solo della guardia che ti pesta,inizia nei rapporti di lavoro attraverso la sottomissione indotta dalla scadenza del contratto.
E' una forma di repressione anche negare un istruzione,superficializzando la cultura,riducendola a nozioni utili per quelle aziende che assumeranno i futuri,e sfruttabili lavoratori interinali.
Così come è repressivo criminalizzare il dissenso,quando esso si manifesta in forme ben poco piacevoli non solo al governo ma anche ai quei sinistri oppositori la cui forma principale di opposizione e dar aria ai denti,sputando sentenze,sicuri dei propri giudizi in tasca,creando divisioni tra «buoni» e «cattivi»,blaterando il solito sermone trito e ritrito sul 77,i caschi,ecc... ,scrivendo «lettere aperte» sui giornali.
Caro Saviano,forse non sai che molta gente il diritto di parola,e quello di esistere,se lo devono conquistare,anche con la violenza.

venerdì 17 dicembre 2010

I "CINQUANTA O CENTO IMBECILLI " DI SAVIANO

DI VALERIO EVANGELISTI
globalproject.info

Roberto Saviano ha scritto, nella sua unica opera narrativa, verità innegabili sulla camorra e sull'intreccio tra affari e malavita. Gliene siamo tutti grati. Ha però interpretato la gratitudine collettiva come un'autorizzazione a predicare sempre e comunque, anche su temi di cui sa poco o niente.

Ecco che, su "Repubblica" del 16 dicembre, rivolge una "Lettera ai giovani" firmata da lui e, curiosamente, dall'agenzia che tutela i suoi diritti letterari. E' un'invettiva, a tratti carica di odio, contro i "cinquanta o cento imbecilli" che martedì scorso si sono scontrati a Roma con le forze dell'ordine che bloccavano il centro cittadino.

La lettera appare il giorno stesso in cui un gruppo di manifestanti è processato per direttissima.

Preferisco pensare che sia un caso, anche se tanta tempestività potrebbe sembrare sospetta. Non dimentico che, solo pochi giorni dopo l'attacco a Gaza e il suo migliaio di morti, Saviano era in Israele a tessere l'elogio di quel paese intento a difendersi dai "terroristi", analoghi ai camorristi che minacciano lui.



Ma lasciamo correre, e lasciamo correre anche la connessione tra nazionalismo basco e traffico di droga, che lo stesso governo spagnolo dovette smentire.

Veniamo agli scontri di Roma. E' proprio sicuro, Saviano, che i dimostrati fossero cinquanta o cento? Per di più vigliacchi, piagnucolosi, descrivibili come "autonomi" o "black bloc" intenti a imporre la loro violenza - che a suo dire li diverte - alla folla passiva e terrorizzata del corteo?

Oltre a parlare in tv, dovrebbe ogni tanto guardarne le immagini. In questo caso avrebbe notato una folla ben più numerosa, e una manifestazione tutt'altro che pronta a sbandarsi in preda alla paura.

Così come avrebbe rilevato, nei giorni precedenti, episodi del tutto analoghi a Parigi, ad Atene, a Londra e un po' in tutta Europa. "Autonomi" e "black bloc" anche laggiù?

Ciò porterà, dice Saviano, a una limitazione degli spazi di libertà. Non considera che la libertà era già stata circoscritta, con cordoni tesi a proteggere i palazzi del potere da chi quel potere contesta. I dimostranti avevano annunciato che non si sarebbero lasciati imporre alcuna "zona rossa". Così è stato, nel preciso momento in cui si veniva a sapere che un governo discreditato aveva ottenuto la fiducia per pochi voti, grazie a espedienti inconfessabili. Una presa in giro per giovani che non scorgono alcun futuro, e vivono sulla loro pelle le conseguenze umilianti di pseudo-riforme modellate sulle esigenze dei privilegiati.

La reazione è stata di rabbia. Come poteva non esserlo? Solo chi vive fuori dal mondo potrebbe attribuirla all'azione di "cinquanta o cento" imbecilli innamorati della violenza.

Saviano, è noto, deve muoversi sotto scorta. Prima di lanciarsi in ulteriori predicozzi farebbe meglio a chiedersi se non si stia amalgamando alla scorta stessa, facendone propria la visione del mondo. Al punto da denigrare chi già subisce umiliazioni quotidiane, e di dire a chi detiene il potere ciò che ama sentir dire. Con tanto di menzione dell'agenzia letteraria, a tutela del copyright.

Valerio Evangelisti
Fonte: www.globalproject.info
Link: http://www.globalproject.info/it/in_movimento/Risposta-di-Valerio-Evangelisti-a-Roberto-Saviano/6832

martedì 14 dicembre 2010

I VALORI DI DI PIETRO: LA CIA E LE COMPAGNIE PETROLIFERE AMERICANE

DI ANDREA CARANCINI
andreacarancini.blogspot.com/

Mercoledì scorso, 6 dicembre, nella trasmissione “Otto e Mezzo”, Antonio Di Pietro ha gettato la maschera affermando che “il gas russo avvantaggia la Russia e svantaggia l’Italia”.

Forse, bisognerebbe ricordare a Di Pietro che il primo memorandum d’intesa tra ENI e Gazprom per la realizzazione del gasdotto South Stream è stato firmato il 23 giugno 2007 [1], sotto il governo Prodi (di cui Di Pietro era ministro).

Forse, bisognerebbe ricordare a Di Pietro che il detto accordo “si inseriva in una più ampia intesa strategica che le due compagnie avevano siglato nel novembre del 2006” [2], sempre sotto il governo Prodi.

Forse, bisognerebbe ricordare a Di Pietro che “nel novembre del 2007, poi, venne firmato un accordo per la costituzione della società South Stream AG, controllata pariteticamente dai due soci, con lo scopo di commissionare lo studio di fattibilità e commerciabilità del progetto. La società venne effettivamente costituita nel gennaio dell’anno seguente” [3].

Nella foto: Di Pietro con Di Domenico fondatore ed ex segratario dell’Italia dei Valori negli Usa



Forse, bisognerebbe ricordare a Di Pietro che, pochi giorni fa, lo stesso Romano Prodi, in piena bufera Wikileaks, ha dichiarato che “Italia e Russia sono complementari come vodka e caviale [4]. E ha aggiunto: “Europa e Russia sono complementari e l’Unione non è debole verso la Russia, mentre anche gli Stati Uniti nel lungo periodo dovranno avere un rapporto con Mosca”.

Forse, bisognerebbe ricordare a Di Pietro che la stessa UE da qualche tempo sembra guardare a Gazprom con occhi diversi: i rispettivi rappresentanti, lo scorso 2 novembre, “hanno convenuto sulla necessità di preparare e consegnare nel primo trimestre del 2011 una presentazione in merito alle potenziali opportunità di approfondimento della collaborazione tra Gazprom e Unione Europea” [5].

Epperò, l’abbiamo capito: anche lui, al dunque, si ritrova allineato con i settori atlantisti più retrivi del nostro paese. Quel Di Pietro che, a differenza di altri big nazionali, i cui legami con gli USA sono molto più scoperti – pensiamo ad esempio alla liason tra Rutelli e Soros [6] - aveva avuto una certa cura a occultare la propria dipendenza da Washington.

E d’altra parte, c'era da aspettarselo: una conferma in tal senso viene dalla presenza del suo portavoce Leoluca Orlando nella sezione italiana dell’European Council On Foreign Relations [7] (insieme ad altri noti atlantisti di servizio quali Giuliano Amato, Emma Bonino, Massimo D’Alema, Marta Dassù, Gianfranco Fini e Tommaso Padoa Schioppa). L’European Council On Foreign Relations, ricordiamolo, è la filiazione europea, datata 2007, del più onusto Council On Foreign Relations, ben noto – agli addetti ai lavori – “laboratorio del dominio”, secondo la felice definizione di Miguel Martinez.

Per capire, almeno sommariamente, di cosa si tratta basterà, ai meno edotti, dare uno sguardo alla relativa voce Wikipedia [8].

Pagine interessanti, inoltre, si trovano nel classico volume di Epiphanius, MASSONERIA E SETTE SEGRETE: LA FACCIA OCCULTA DELLA STORIA [9]. L’autore (pp. 697-698) ci informa che il CFR,

“soprannominato Eastern Establishment (il “Sistemadella sponda orientale), [venne] avviato nel 1921 dapprima con personale della J. P. Morgan e con finanziamenti della stessa famiglia Morgan, fiduciaria per gli Stati Uniti dei Rothschild, seguiti da quelli altri dei Rockfeller, dei Warburg e di Bernard Baruch, di Otto Kahn e dei Schiff. Dalla sua fondazione il CFR ha assunto il ruolo di preminente intermediario tra il mondo dell’alta finanza americana, le compagnie petrolifere, le multinazionali e il governo degli USA. La sua influenza è così profonda e così incisiva che può essere considerato il vero motore della politica americana. La politica indicata dalla sua rivista ufficiale, il quadrimestrale Foreign Affairs, diventa, di fatto, la politica del governo americano. Per corroborare tale affermazione si tenga conto del fatto che dalle fila del CFR sono provenuti: quasi tutti i presidenti americani dopo Franklin D. Roosevelt, Bush Jr. incluso; tutti i Segretari di Stato dopo il 1939; tutti i Segretari alla Difesa; tutti i Direttori del suo braccio operativo, la CIA; praticamente tutti i Capi di Stato Maggiore Supremo americano”.

Non dica quindi Di Pietro che il gas russo “svantaggia l’Italia”: parli per sé.

Andrea Carancini
Fonte: http://andreacarancini.blogspot.com
Link: http://andreacarancini.blogspot.com/2010/12/i-valori-di-di-pietro-la-cia-e-le.html
13.12.2010

[1] http://it.wikipedia.org/wiki/South_Stream
[2] Ibidem. L’accordo in questione “avrebbe permesso a Gazprom di entrare nel mercato della distribuzione e vendita del gas naturale in Italia e a ENI di sviluppare progetti di ricerca ed estrazione di idrocarburi in Siberia”.
[3] Ibidem.
[4] http://www.affaritaliani.it/politica/ue_prodi_russia_vodka_caviale061210.html br> [5] http://www.agienergia.it/NewsML.aspx?idd=78113&id=65&ante=0
[6] http://archiviostorico.corriere.it/2005/luglio/01/Rutelli_vede_Soros_Benedetti_sponsor_co_8_050701070.shtml br> [7] http://www.ecfr.eu/content/entry/rome br> [8] http://it.wikipedia.org/wiki/Council_on_Foreign_Relations br> [9] L’edizione da me utilizzata è quella pubblicata nel 2002 dal priorato di Albano laziale della Fraternità S. Pio X.

venerdì 3 dicembre 2010

E ORA WIKILEAKS: CI HANNO PRESI TUTTI PER IMBECILLI

LA PORTINAIA GLOBALE - 2

di Maurizio Barozzi

Le Lobby che controllano i mass media del pianeta e le Consorterie mondialiste che ne indirizzano le strategie di imbonimento dei cervelli probabilmente sono ormai più che certe di avere a che fare con una massa di imbecilli, con un’opinione pubblica decerebrata alla quale si può far credere ogni genere di sciocchezza.

Del resto non è forse vero che dall’11 settembre 2001 in avanti, con relativa facilità, si sono potuti coprire e mistificare, presso l’opinione pubblica mondiale, una quantità di cruenti attentati, del tutto evidenti quali false flag, facendoli passare come opera di una fantomatica Al Qaeda?

In questo Nuovo Ordine Mondiale post caduta del muro di Berlino, non solo ci si è potuti permettere tali manipolazioni della credulità popolare, ma si è praticato anche l’utilizzo spudorato e la successiva pacifica sconfessione di menzogne utilizzate per criminalizzare stati e nazioni sovrane che si volevano militarmente attaccare, distruggere e occupare. Il tutto come se niente fosse. Non ricordate forse la storiella che aveva terrorizzato l’America, quella dell’antrace? O le famose “armi di distruzione di massa”? Tutte favolette cotte e mangiate, pietanze utili per terrorizzare per qualche tempo le popolazioni e raggiungere certi obiettivi.

Evidentemente, con il passare del tempo, chi tira le fila di queste manipolazioni dei cervelli, si deve essere reso conto che oramai si può giocare con l’opinione pubblica, attraverso la pratica virtuale di notizie e informazioni vere o taroccate che siano, ma ammantate dal crisma dell’ufficialità, che vengono oltretutto strombazzate su tutte le fonti di informazione e quindi sottoposte a discussioni, dibatti, attacchi, invettive, censure, ecc. Tutto un clamore che in definitiva finisce per conferirgli quella patina di importanza, “verità” e autorevolezza che un minimo di riflessione dimostrerebbe che non possono avere.

Stanti così le cose, a “chi di dovere”, è risultato evidente che per ricattare, spaventare e tenere sotto continua pressione governi e opinione pubblica, non è neppure più necessario mettere in atto grandi e spettacolari attentati. Tanto è consolidata la manipolazione e lo stravolgimento dei cervelli, che è sufficiente spedire qualche pacchetto, presunto esplosivo, via aerea, seguito dal solito minaccioso comunicato rivendicativo, ed il gioco è fatto: per giorni e giorni nelle case della gente, dove in genere all'ora di pranzo e di cena si ascoltano i telegiornali, o sulla stessa stampa, fiumi di parole e d’inchiostro terrorizzano su queste “nuove minacce” rivolte contro l’umanità o meglio contro il cosiddetto “mondo libero”. La solita strategia del “destabilizzare per stabilizzare” (consolidare l’ordine mondiale), un tempo praticata con lo stragismo, oggi viene attuata con la ridicola minaccia delle “cartucce per stampanti” esplosive.

Ma visto che da cosa nasce cosa e alla “fantasia” non c’è mai fine, ecco l’altra più grande invenzione di questi tempi: quella di WikiLeaks.

WikiLeaks (da leak, "perdita", "fuga”, in questo caso di notizie) dovrebbe essere una presunta organizzazione a livello internazionale, un sito fondato dall’australiano Julian Assange, che riceverebbe in modo anonimo e attraverso uno studiato sistema di criptaggio, documenti, in genere diplomatici e governativi, ma non solo, spesso coperti da segreto, diffondendoli poi attraverso Internet dopo averne preannunciato la pubblicazione.

Lo scopo sbandierato da questa organizzazione che non può non avere mezzi, cervelli e risorse di una certa entità, dovrebbe essere quello di ottenere una trasparenza da parte dei governi quale garanzia di giustizia e vera democrazia (figuriamoci!).

Il solo fatto che se ne parli e se ne scriva, mentre fonti nazionali autorevoli ne denunciano i gravi pericoli per i governi, finisce ovviamente per conferire una patina di grande importanza a questa WikiLeaks.

Recentemente, come ricorderete, venne pubblicata un’enorme mole di documenti che volevano dimostrare torture e stragi compiute dagli americani in Irak, ma in definitiva, ad una lettura attenta di quanto pubblicato, ne usciva fuori un forte ridimensionamento di tali nefandezze, sia nelle cifre che nelle violenze perpetrate sulla inerme popolazione irakena.

Per quanto ci compete, guarda caso, ne usciva anche fuori che in definitiva Nicola Calipari era stato ucciso non per vendetta e avvertimento da parte statunitense, ma in virtù di un equivoco, conseguenza di un diversivo escogitato da Al Qaeda. Inoltre la parte più sensibile dei documenti pubblicati, ovviamente, tendeva a dimostrare le ingerenze di Teheran nelle situazioni calde del medioriente, il pericolo costituito dagli Hezbollah nel Libano, ecc. Quasi un sottile invito a farla finita con i regimi di Siria e Iran visto che “ora abbiamo le prove dello loro trame”; tanto più che queste “prove” non le forniscono americani o israeliani, ma una fonte di verità indipendente che è la tanto “temuta” (dagli Usa) WikiLeaks.

Un bel giochetto, niente male. Se questo ridimensionamento delle malefatte yankee fosse avvenuto attraverso una parziale ammissione di colpa della stessa amministrazione americana (ammesso che lo avesse potuto o voluto fare), tutti avrebbero avanzato il facile sillogismo che se gli americani ammettono dieci, vuol dire che, come minimo, hanno commesso cento.

WikiLeaks invece, spacciata come una fonte apparentemente “nemica” dei governi americani e comunque preposta a una controinformazione finalizzata a fare chiarezza, attraverso questa “clamorosa denuncia”, che comunque per ciò che attiene ai massacri e alle distruzioni perpetrati da anni in quelle località era da tempo superflua, ha fatto tutti contenti e canzonati.

Ora, in questa ultima edizione di WikiLeaks, si vanno a pubblicare documenti segreti o segretati che dovrebbero mostrare alcuni aspetti nascosti della diplomazia e delle relazioni internazionali, tali, dicesi, da mettere in difficoltà i governi delle rispettive nazioni chiamate in causa.

Niente di particolarmente eccezionale, a differenza di quanto i mass media vorrebbero farci credere, ma comunque sufficiente a tenere sotto scacco e ricatto i vari governi nazionali con una serie di rivelazioni più che altro da gossip, ma che riferite a importanti (e mirate) personalità e governanti possono complicare i normali e futuri rapporti tra Stati.

E proprio in questo senso vengono fuori i veri fini e scopi di WikiLeaks, perché è facile rendersi conto che tutto questo non nasce per caso, ma è conseguenza delle (e reazione alle) fluttuazioni geopolitiche, a un parziale rimescolamento di alleanze e rapporti internazionali che si sta verificando negli ultimi anni. Novità e rimescolamenti che devono assolutamente essere ridimensionati a difesa di un triplice ordine di interessi che sta a cuore ai “padroni del mondo”:

1. l’interesse geopolitico degli Stati Uniti.

2. l’interesse geopolitico di Israele

3. l’interesse ideologico – finanziario del “mondialismo”.

Tre entità solo apparentemente distinte, ma in realtà interconnesse e coinvolte in un comune interesse geopolitico.

E’ oramai evidente che l’egemonia mondiale degli Stati Uniti, sempre salda da un punto di vista militare, anzi ancor più estesa attraverso i nuovi compiti della Nato e le occupazioni di spazi e risorse energetiche precedentemente preclusi (per esempio Irak e Afganistan), è però profondamente scossa da un grave ridimensionamento economico e da una crisi di rapporti internazionali piuttosto pronunciata, tali da metterne in discussione la leadership mondiale. E questo non deve accadere perchè per il “mondialismo” gli Stati Uniti costituiscono ancora le “gambe” attraverso cui passano i progetti di dominio mondiale non ancora completati.

Israele poi, potenza di livello nucleare, raggiunta ormai da anni la sicurezza strategico militare ai suoi confini (ma non si nasconde che tali confini si vorrebbero espandere) è proiettata verso la distruzione totale di ogni “realtà” che in prospettiva futura possa costituire un pericolo per il suo imperialismo.

L’Alta Finanza mondialista, infine, sta producendo il massimo sforzo, attraverso le sue Lobby, i suoi organismi e le sue istituzioni trans e over nazionali, per ottenere una completa subordinazione delle sovranità nazionali ai suoi dettami e interessi.

Ora, domandiamoci: se andiamo a ben guardare, la pubblicazione di documenti definiti “scottanti”, ma in realtà scarti e ritagli di pettegolezzi internazionali, che coinvolgono varie nazioni e che definiscono con epiteti insultanti e denigratori varie personalità e statisti, sostanzialmente a chi può andare a nuocere?

Non certo agli americani, se non in lievissima percentuale, meno che mai a Israele e ancor meno alle strutture e consorterie ombra del mondialismo.

Essa danneggia invece proprio quei nuovi rapporti internazionali che si erano appena stabiliti o si stavano per stabilire e che nel rimescolamento di carte in atto, con la crescita di nuove grandi realtà geopolitiche (per esempio il ruolo della Cina, a seguire dell’India, ecc.), contribuivano a mettere in crisi proprio l’egemonia statunitense nel mondo e a cascata gli interessi di Israele e del mondialismo.

Guarda caso, per fare un esempio riguardante l’Italia, si pubblicano documenti, presunti segreti, che chiamano in causa gli accordi energetici tra Putin e il governo Berlusconi.

E lo stesso si fa con la Libia di Gheddafi. Proprio quelle due iniziative positive o comunque preludenti ad un minimo di autonomia nazionale (accordi con Gheddafi e con Putin) conseguite da quello che, per il resto, è stato un governo insulso, ma che erano viste come il fumo negli occhi dagli americani.

E’ allora solo un sospetto quello di pensare che, sempre per quel che riguarda l’Italia, per mezzo di WikiLeaks si desideri sparare un’auspicata bordata contro quei progetti che gli americani avevano rinfacciato all’Italia attraverso i canali diplomatici, ma che ora vengono stigmatizzati anche a livello internazionale proprio grazie alla pubblicazione di questi documenti?

Cosa sono dunque queste “rivelazioni” di WikiLeaks, se non un nuovo modo per esercitare ricatti e pressioni sui governi?

Chi danneggia veramente la “rivelazione” di documenti e notizie, con i quali si dimostra che gli americani spiano statisti alleati e nemici e personalità dell’Onu? Gli Usa o i rispettivi “spiati”, di cui vengono così messi in piazza aneddoti e aspetti poco edificanti?

Ma ancor più, tutta questa pubblicistica prodotta da Wikileaks (migliaia e migliaia di documenti che nessuno leggerà mai interamente, ma da cui i mass media estrapolano, attraverso opportune dritte, gli argomenti di cui si deve parlare) consente a chi ne è veramente interessato di accusare di comportamenti e atti poco edificanti personaggi mirati, in genere scomodi per l’UsaIsrael.

Un lavoretto che non poteva esser fatto direttamente. Tutto il tam tam mediatico sollevato da WikiLeaks, inoltre, lascia percepire come reale la minaccia rappresentata da alcuni paesi arabi, nonché quella del terrorismo islamico, insomma tutti quei leit motiv ripetuti come un mantra dai mass media occidentali e strombazzati dall’amministrazione americana, ai quali in precedenza poteva darsi minor credito perchè venivano denunciati da chi era interessato a sfruttarne la pervasività, ma che ora invece, essendo indirettamente attestati, attraverso documenti prodotti da una voce “libera”, anzi perfino “avversa” al governo Usa come “Wikileaks, assumono nell’inconscio collettivo una diversa dimensione.

Si è riusciti, in pratica, ad attestare quanto si voleva da sempre attestare, a veicolare idee e luoghi comuni attraverso quella che viene spacciata come una voce libera, spregiudicata e dissidente!

Maurizio Blondet sul Sito Effedieffe afferma giustamente che tutte queste notizie non sono altro che “spazzatura”: “Scarti. Ritagli di giornale. Pettegolezzi senza uno straccio di fonte nè documentazione d’appoggio. E’ la solita disinformazione degli amici di Israele, che si possono leggere sul blog della Nirenstein”.

E Blondet elenca anche una serie di situazioni che dovrebbero dedursi da questa “spazzatura”:

La Turchia ha fornito armi ad Al Qaeda in Iraq.

Ahmadinejad è peggio di Hitler, gli emiri del Golfo pensano che sia uno squilibrato.

L’Arabia Saudita ha chiesto agli Stati Uniti di bombardare l’Iran.

Osama Bin Laden è vivo e vegeto, e dirige personalmente i terroristi suicidi e quelli che mettono le bombe a lato strada per ammazzare soldati americani.

L’Iran ha ottenuto dalla Corea del Nord dei missili “che possono colpire l’Europa”.

Prima di lanciare il massacro su Gaza detto Piombo Fuso, Israele chiese invano di coordinare le posizioni con Egitto e l’Autorità Palestinese contro Hamas; data la risposta negativa, Israele, a malincuore, dovette far tutto da sè.

Insomma, dice Blondet, sono i motivi più consueti, rozzi e screditati dell’hasbara, della propaganda e disinformazione israeliana, che vengono utilizzati per sostenere le folli strategie israeliane.

Ormai dovrebbe essere chiaro: le centinaia di migliaia di comunicazioni riservate e diplomatiche passate a Wikileaks sono probabilmente gli scarti dell’immane apparato di intercettazione che i servizi israeliani esercitano in USA.

Fin qui Blondet, il quale giustamente sostiene che questo Assange, pretestuosamente criminalizzato, fintamente ricercato e accusato di varie nefandezze, in realtà non rischi niente, perchè se i servizi segreti occidentali lo avessero veramente voluto eliminare non lo avrebbe certo salvato il rifugio svedese, proprio quella Svezia dove vennero assassinati Olaf Palme nel 1986 e Anna Lindht nel 2003.

Questo Assange sostiene poi posizioni veramente strane: sembra impegnato in campagne di controinformazione apparentemente antiamericane, ma guarda caso va sostenendo che l’11 Settembre 2001 in America non ci fu complotto!

Come dicevamo all’inizio, le strutture del “mondialismo” e i relativi mass media sono ormai arcisicuri di avere a che fare con una massa di imbecilli, perchè difatti solo degli imbecilli possono ritenere che documenti veramente “segreti” e di vitale importanza possano venire in possesso di chiunque e che chiunque ne possa addirittura disporre come e quando crede usandoli come un’arma verso le più potenti nazioni del mondo.

Siamo quindi, come al solito, in presenza di altre mistificazioni, di una gran messa in scena finalizzata a manipolare l’opinione pubblica e a condizionare l’operato dei governi; quei governi e quegli stati cui il mondialismo, proprio in questi giorni, con il suo governo mondiale ombra, ha brutalmente ricordato che devono cedere sempre più spazi di sovranità nazionale in favore delle strutture sovranazionali (in particolare il FMI e la Banca Mondiale).

Per concludere, tutto è finalizzato a destabilizzare gli stati nazionali e far loro perdere sempre più forza sul terreno della sovranità nazionale. Ma ci hanno anche preparato uno scenario di gestione di tutto questo veramente incredibile, dove l’informazione sarà sempre più monopolio di poche lobby e centrali (come ad esempio le reti Fox News di Murdoch) e il contrappeso della critica, dell’opposizione e delle denunce sarà monopolio di queste WikiLeaks che magari, per far vedere quanto erano “cattive e pericolose”, verranno prima o poi oscurate, ma altre ne spunteranno come funghi: insomma se la cantano e se la suonano da soli.

Del resto, in piccolo, non avevamo noi in Italia la tendenza a delegare la critica e la denuncia di fatti e misfatti a strutture private come “Striscia la Notizia” e il suo Gabibbo sponsor commerciale?


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