domenica 30 maggio 2010

Chemtrails en La Cuatro. Ahora es geoingeniería y guerra contra el clima

El pasado 29 de Mayo de 2010, apareció esta noticia en Noticias Cuatro.

Desde el pasado mes, ya sabíamos que este canal estaba buscando a “expertos” para hacer un programa sobre el tema y nos preguntaron si estaríamos interesados en participar dando nuestra opinión a lo que dijimos sin dudar que sí. Más tarde no volvimos a saber nada, hasta ahora que veo esta noticia. Parece que se lo pensaron dos veces.

Es estupendo que se hable de esto; es positivo y puede que ayude a que algunas personas ahí fuera, que no se acercan a Internet, puedan abrir los ojos; también es necesario para nuestra salud mental, porque a veces es muy ‘rayante’ vivir con esto rodeado de miles de personas que no se percatan de este fenómeno tan invasivo en nuestras vidas. Pero, sin duda, y como era de esperar, la Cuatro no ha hecho más que rozar la superficie de la piedra.

Cuando metes una noticia de éstas en un telediario con dos “muñecos” sonrientes, sin explicar nada sobre la química y biología de los chemtrails, los efectos en la salud, el electromagnetismo implicado, la relación directa con el control mental, lo extraño de algunas naves que no parecen aviones y, por último y tan o más importante, el silenciamiento de los medios en todo el mundo desde 1996 y la imposibilidad de que sean vuelos comerciales o militares porque si lo fueran estarían infringiendo multitud de veces la normativa existente sobre aviación en todo el mundo, en términos de distancias permitidas y maniobras, resulta más sencillo colar esto entre una noticia de cocina y otra sobre inmigración.

Algo así, que apenas roza la superficie, puede contribuir decisivamente a seguir dormitando tranquilamente en un momento en que la gente ha perdido la confianza en sus líderes y puede esperarse de ellos cualquier cosa.

Pero en fin….

http://trinityatierra.wordpress.com/


venerdì 28 maggio 2010

PERCHÉ NON UNA BANCA PUBBLICA ?

DI VIVENC NAVARRO
vnavarro.org

L’articolo chiama l’attenzione sulla corrente popolare a favore dell’apertura di banche statali pubbliche sia a livello statale che federale, che sta avendo una gradita accoglienza negli Usa, tanto è vero che diversi governatori federali stanno dando spazio a progetti d’apertura di queste nuove banche per facilitare l’erogazione di credito. Questa nuova corrente è in crescendo negli Usa, dopo le catastrofi combinate dalle banche private messe anche a confronto con gli ottimi risultati ottenuti dalle banche pubbliche in quegli Stati che hanno già potuto appoggiarsi ad esse ed affrontare così meglio la crisi economica. L’articolo mette anche in risalto come le grandi cifre erogate per l’ipotetico salvataggio delle banche private, negli Stati Uniti come in Spagna, avrebbero potuto essere destinate all’apertura di questi nuovi istituti di credito.

C’è una notizia che sicuramente non avrete letto nei principali mass media informativi: la nuova corrente che assale gli Stati Uniti (epicentro della crisi finanziaria globale) e che, visti i risultati trova un grande sostegno popolare, propone la creazione di banche pubbliche sia a livello statale che federale.

Ciò è in parte dovuto alla grande disistima di cui gode attualmente la banca privata in quel Paese.

Secondo gli ultimi sondaggi sono le banche le istituzioni meno affidabili nella società americana. Nonostante le enormi erogazioni di fondi pubblici che le banche hanno ricevuto, è ancora difficile per le piccole e medie imprese, nonché per la maggior parte dei privati cittadini, ottenere credito bancario.

Anzichè fare uso dei fondi pubblici, come la stessa parola dice, per compiere una funzione sociale, in questo caso l’offerta di credito, le grandi banche hanno adoperato gli aiuti statali per continuare le loro solite speculazioni (causa tra l’altro della odierna crisi) e per aumentare ancora di più i premi e gli stipendi dei loro dirigenti. Ne consegue una logica e forte insoddisfazione della popolazione verso le banche.

La risposta positiva che si riscontra in quegli Stati che usufruiscono già di queste realtà bancarie, e un’altra ragione per la quale ci sono sempre un maggior numero di politici che, dietro pressione degli elettori, propongono l’ attuazione di queste banche statali pubbliche.

La più conosciuta fra tutte è la Banca Statale dello stato del North Dakota, fondata novantuno anni fa, il cui capitale d’inizio furono i ricavati delle tasse statali e che sono ancora oggi la sua principale fonte di liquidità.

Lo statuto interno della banca proibisce qualunque tipo d’investimento in attività speculative ed esige oltretutto la riconversione degli utili nel proprio territorio. E’ stata una delle banche con più profitti e meno afflitta dalla crisi finanziaria che devasta il Paese. E’ stata anche una delle poche banche a prevenire la bolla immobiliare evitando di conseguenza di praticare ipoteche spazzatura (i mutui subprime).

Così come scrive Ellen Brown nel suo libro Web of Debt, questa banca pubblica è la diretta responsabile del fatto che nel North Dakota non ci sia stato il deficit di credito che hanno avuto la maggior parte degli stati USA.

E’ questo l’esempio che altri stati stanno pensando d’imitare.

Si sono create così un’ondata di proposte governative che in stati come il Vermont, Virginia, Michigan e Washington cercano di mettere in pratica la realizzazione a tutti gli effetti di queste banche statali.

Tutto ciò in risposta al malessere generale della popolazione che non ne può più dell'odierno sistema bancario e dello spreco di fondi pubblici. Davanti a questo diversi parlamentari hanno proibito che i depositi dello Stato vengano impiegati dalle banche d’investimento (Investiments Banks) che altro non fanno che mettere a rischio il denaro pubblico coi loro investimenti speculativi.

L’altro fatto importante che non ha trovato eco nei maggiori mezzi d’informazione e persuasione spagnoli è l’inizio del sorgere di voci che negli Stati Uniti trovano una grande ricettività nell'opinione pubblica e persino in alcuni settori del Congresso Statunitense, ma non ancora carpiti dalle lobbies bancarie. Tra queste, c’è quella del premio nobel per l’economia, Joseph Stiglitz, che in un recente articolo su The Nation, dichiarava che i 700.000 milioni di dollari spesi per aiutare le banche, avrebbero dovuto essere utilizzati per avviare una banca pubblica, evitando agli USA l’enorme problema di credito che oggi ha. Secondo Joseph Stiglitz questo capitale poteva significare la creazione di una banca pubblica, dalla quale sarebbe stato possibile realizzare un'attività creditizia di 7.000 milioni di dollari (seguendo così il criterio di sicurezza di 1 a 10, ancora più conservatore di quello di 1 a 30 che è la pratica bancaria più diffusa). Questo importo rappresenta una quantità molto più grande di quella di cui ha bisogno oggi il Paese. Stiglitz conclude nel suo articolo, che l’aiuto alle banche non è stato in realtà un mezzo per facilitare il credito, ma bensì un intervento statale il cui primordiale scopo era quello di salvare banchieri ed azionisti.

Queste notizie che non si sono lette nei più grandi mezzi d’informazione e persuasione spagnoli, sono molto importanti per la Spagna, dato che la stessa domanda dovrebbe essere fatta nel nostro Paese. Perché il governo spagnolo ha investito tanti soldi per riscattare le banche, con scarsi risultati nell’erogazione di credito? La popolazione, così come la piccola e media impresa (coloro che creano più posti di lavoro nel settore privato in Spagna), hanno grandi difficoltà a ottenere credito nonostante il fatto che il governo abbia investito somme enormi in aiuti alle banche. Sarebbe stato molto più efficace e solidale se lo Stato Spagnolo (con i soldi spesi ad aiutare i banchieri e i loro azionisti) avesse creato una banca pubblica, così come so per certo, il Sig. Stiligtz suggerì alle autorità spagnole e che a quanto pare, non ebbero nessuna risposta.

E il fatto di non aver tenuto conto del suggerimento è, ancora una volta, l’esempio lampante dell'importanza di cui godono le banche in Spagna (vera forza di potere nel nostro Paese) con a capo la Banca di Spagna, il cui governatore (nominato dal governo socialista) è il massimo esponente del pensiero liberista, pensiero che ha causato l'enorme crisi in atto, e che ancora oggi domina la cultura economica del Paese. La nazionalizzazione delle banche o la creazione di banche pubbliche è uno dei nostri più grandi tabù, uno dei tanti che abbiamo nella cultura politica ed informativa nel Paese, che dovrebbe sparire per poter consentire un vero e proprio dibattito sulla situazione bancaria spagnola, che contrariamente alla saggezza convenzionale che respira il Paese, avrebbe bisogno di attuare cambi radicali nei sistemi di proprietà, nei sistemi del governo e nelle sue funzioni.

Vicenç Navarro, cattedratico di Politiche Pubbliche. Università Pompeu Fabra. Professore di Public Policy nella The Johns Hopkins University.

Titolo originale: "¿Por qué no banca pública? "

Fonte: http://www.vnavarro.org
Link
16.04.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARISA CRUZCA

mercoledì 26 maggio 2010

Autismo: prevenzione, approccio multidisciplinare

A cura del dottor Franco Vergella

Il degrado ambientale ammala la famiglia, con il suo carico di molecole tossiche e di comportamenti antibiologici.
Per un essere vivente non esistono sostanze o energie indifferenti: le molecole e le energie che non si inseriscono nel bilancio metabolico fisiologico sono perciò sempre dannose e meramente convenzionali gli standard di accettabilità di singoli inquinanti chimici e fisici.
Nei paesi industrializzati, a partire dal 1990, l’Autismo ha presentato una diffusione ingravescente e le statistiche registrano una impennata, che da 1 caso su 2000 negli anni ’80, ha raggiunto 1 caso su 110 nel Dicembre 2009.

Il rapporto relativo ai sessi riporta una netta prevalenza dei maschi con una incidenza pari a 4:1.
Recenti statistiche del Ministero della Salute del Governo USA riportano una incidenza pari ad 1 caso su 91 bambini e di 1 caso su 57 maschi, nella fascia di età compresa tra 3 e 7 anni, 5 Ottobre 2009. Questi dati sono stati pubblicati nella rivista Pediatrics dello stesso mese.

L’andamento è chiaramente epidemico, per cui nessuna famiglia oggi è immune dal rischio di generare un figlio con questi problemi!
Nel 1995 un gruppo di ricercatori e di medici, ispirati e coordinati da Bernard Rimland, psicologo sperimentale, gettano le basi per un approccio multidisciplinare, con gli strumenti della genomica, della biologia molecolare e della medicina funzionale (Defeat Autism Now! Project) e dimostrano come lo sviluppo cognitivocomportamentale del bambino sia continuamente modulato da molecole di provenienza ambientale, alimentare, metabolica, che oggi possono essere lette e interpretate, allo scopo di ottimizzare la performance ed il benessere del minore.

Questa esperienza ha sensibilmente migliorato la condizione fisica e mentale di molti bambini compresi nello spettro autistico ed ha aumentato il numero di quelli che non lo sono più e che frequentano regolari programmi scolastici, senza assistenza.
In tempi di Epidemia il primo “rimedio” è rappresentato dalla Informazione, che deve essere resa disponibile a tutta la popolazione, perché si possa realizzare una prevenzione efficace, attraverso l’acquisizione di criteri semplici e chiari, a partire dal concepimento, fino ad interessare i primi 5-6 anni di vita del bambino.
Scopo di questo documento è di rispondere a questa esigenza primaria e di fornire i principali riferimenti in questo settore.

CONOSCIAMOLO INSIEME
L’Autismo è un disturbo generalizzato dello sviluppo, che riconosce molte cause e coinvolge numerosi organi e sistemi funzionali e può manifestarsi in modo diverso nei soggetti coinvolti, per cui si parla di patologie dello spettro autistico.
I sintomi compaiono tipicamente tra il primo ed il terzo anno, dopo uno sviluppo ritenuto normale e comprendono: attenuazione o scomparsa del contatto oculare, indifferenza nei confronti della madre e dei famigliari, ritardo e difficoltà dello sviluppo cognitivo, del comportamento e delle abilità sociali, arresto o scomparsa del linguaggio, stereotipie, iperattività, comportamenti auto ed etero aggressivi, una alimentazione estremamente selettiva ed un lungo elenco di disturbi, che coinvolgono l’intestino, il sistema neuro-immunitario, alcuni circuiti metabolici, che producono un accumulo di metalli tossici ed un elevato stress ossidativo.
Casi meno gravi possono essere diagnosticati con il termine Sindrome di Asperger; in quest’ultimo caso il linguaggio è normale, mentre sono presenti disturbi comportamentali.
Senza trattamento la grande maggioranza dei soggetti autistici non è in grado di sviluppare abilità sociali e di raggiungere una sufficiente indipendenza.
Nonostante i genitori rilevino i primi disturbi tra il primo ed il secondo anno di vita, la diagnosi di autismo viene posta con ritardo, in genere fra il terzo ed il quinto anno.

INQUINAMENTO E COMPORTAMENTI ANTIBIOLOGICI
L’aumentata incidenza di autismo registrata in questi ultimi 20 anni è sostenuta esclusivamente dalla forma regressiva.
La forma regressiva-acquisita non presenta anomalie genetiche tipiche e costanti, ma piccole alterazioni del DNA: polimorfismi di singoli nucleotidi (SNPs) a carico di geni che controllano la digestione, la detossicazione, il metabolismo di numerosi neurotrasmettitori e di recettori neuronali, la produzione ed il trasporto dell’energia.

Queste alterazioni sono del tutto comuni nella popolazione generale e contribuiscono alla varietà delle caratteristiche individuali per cui, ad esempio, un soggetto presenta un intestino più fragile, un altro reazioni di tipo immunitario, un altro ancora un carattere difficile.
Il diffondersi di questa epidemia dipende da una serie numerosa di concause, che superano in un determinato individuo la capacità di risposta del sistema immunitario e dei sistemi di detossificazione, coinvolti ed aggrediti in una fase precoce dello sviluppo.

Le principali concause comprendono: il drammatico aggravamento dell’inquinamento, ambientale ed alimentare, che attualmente ha raggiunto valori tali da superare la nostra capacità di registrarne i livelli e di controllarne gli effetti, regimi alimentari “antibiologici”, promossi dalla pubblicità, antibiotici distribuiti in serie appena compare la febbre, un mal di gola o un’otite, e poi campagne vaccinali governative contrarie ad elementari criteri di fisiologia, per la precocità e frequenza dell’intervento, la mancanza di discrimine in relazione all’individualità biologica ed allo stato immunitario, anche quando si tratta di praticare i richiami ed infine all’uso di additivi tossici, quali il mercurio e l’alluminio.

Altre concause comprendono: un alterato o insufficiente apporto di nutrienti a partire dalla vita fetale, in particolare di quelli essenziali che l’organismo non potendo sintetizzare deve assumere dall’esterno (vitamine, minerali, aminoacidi, acidi grassi essenziali) ed uno svezzamento precoce con assunzione di alimenti ricchi di glutine, caseina, soia, lieviti e zucchero, che richiedono l’attività di un corredo enzimatico particolarmente complesso e solo parzialmente disponibile nei primi due anni di vita.

Le principali conseguenze dell’incontro tra predisposizione congenita (SNPs) e fattori ambientali nel bambino autistico comprendono: disbiosi intestinale, intolleranze alimentari, maldigestione, malassorbimento, aumento della permeabilità intestinale, ulcera gastro-duodenale, reflusso gastro-esofageo, diarrea alternata con stipsi, iperplasia nodulare lifoide, encefalite autoimmune (virale e da metalli tossici), epilessia, ipotonia, disturbi della motilità, stress ossidativo con ridotta produzione e alterato trasporto di energia, accumulo di metalli tossici.

(…)

www.disinformazione.it

venerdì 21 maggio 2010

L' ATTENTATO DI TIMES SQUARE E LA FOLLIA DELL’ AGENDA IMPERIALE DEL PETROLIO

DI LARRY CHIN
onlinejournal.com

Di fronte alla fine dell’era del petrolio e al crollo sistemico, i leader dell’impero angloamericano si sono impegnati in giochi a somma zero sempre più violenti e palesemente futili per recuperare quanto rimane di un milieu governativo ed economico corrotto.

L’impero in crisi

Dalla catastrofe della piattaforma della BP Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, il crollo dei mercati azionari, e dalle conseguenze sanguinose delle guerre fabbricate è chiaro che l’impero ha perso il controllo del suo stesso sistema criminale.

- Ripartire risorse in diminuzione tra i competitori, alcuni dei quali possiedono armi nucleari;



Come ha scritto Michael C. Ruppert nel suo libro del 2004 intitolato Crossing the Rubicon:

Ci sono molti fattori che devono gestire adesso i governanti dell’impero americano quando guardano la loro delusionale mappa del mondo. Devono:

- Mantenere ed espandere il loro controllo sul gas e sul petrolio rimanenti per assicurarsi il predominio globale e mantenere l’ordine tra i cittadini dell’impero;

- Simultaneamente, devono gestire un sistema economico globale, reso possibile dall’energia da idrocarburi, che sta crollando ed in cui la crescente popolazione chiede più cose che possono essere fornite solo usando ancor più energia da idrocarburi;

- Devono riconoscere che non possono salvare la loro economia senza vendere più di questi prodotti;

- Devono controllare l’esplosione della domanda di petrolio e gas attraverso l’ingegnerizzazione di recessioni e guerre che frantumano le economie nazionali;

- Devono nascondere le prove che stanno sistematicamente saccheggiando la ricchezza di tutte le persone sul pianeta persino della loro stessa gente – per poter mantenere il controllo;

- Devono mantenere un sistema segreto di reddito per fornire abbastanza capitale in nero per il vantaggio militare; migliorare la loro posizione tecnologica, e finanziare operazioni segrete;

- Devono reprimere ogni dissenso ed evitare ogni esposizione alle proprie azioni;

- Devono convincere la popolazione che sono onesti;

- Devono sterminare abbastanza persone per poter mantenere il controllo dopo che le forniture di petrolio saranno diminuite al punto della fame energetica”.

Questo ordine del giorno, le sue tragiche conseguenze e infine la sua futilità, non sono mai stati più ovvi che negli eventi senza precedenti delle settimane scorse.



La Deepwater Horizon della BP: un “evento di estinzione”

L’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon e la risultante superfuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico è il peggior disastro provocato dall’uomo, e la più grande e abominevole azione di distruzione ambientale della storia.

Questa superbomba galleggiante rimane completamente fuori controllo, vomitando centinaia di migliaia di galloni di petrolio nel Golfo, espandendosi in direzioni che non possono essere previste, e diventando esponenzialmente peggiore ogni secondo che passa. Minaccia di inghiottire l’intero Golfo del Messico, l’intera costa meridionale e sudorientale degli Stati Uniti e del Mississippi, ed è sul punto di spargersi in tutti gli oceani del mondo. Gli animali, la vita dell’uomo, le industrie, le economie e i mezzi di sostentamento, tutte queste cose rischiano potenzialmente dei danni permanenti e la distruzione. È anche possibile che non si potrà più navigare nel Golfo.

Quello che è certo è che questa catastrofe, resa possibile dall’agenda dell’impero angloamericano -- continuerà ad uccidere per generazioni, rendendo potenzialmente l’intero Golfo del Messico una zona morta.

Per settimane, la BP, i funzionari del governo e i media sono stati impegnati in una massiccia copertura, mentendo sull’indicibile reale entità del disastro, e mentendo sugli sforzi di bonifica e di contenimento. Secondo un portavoce di Greenpeace, non c’è mai stata una risposta efficace ad una fuoriuscita di petrolio, e la BP al presente non sta facendo altro che un “teatro di risposta”. Tutti i tentativi di contenere il geyser -- ciascuno di questi una serie di teorie ed esperimenti falliti -- sono stati futili ed inefficaci.

L’uso da parte della BP dei disperdenti chimici tossici è stato almeno in parte, un tentativo di oscurare l’orrore visivo della marea nera dalle telecamere di informazione. I disperdenti, di per sé estremamente tossici, hanno contribuito ad aumentare la tossicità della marea nera senza eliminare realmente alcun petrolio.

Secondo questa terribile analisi di un esperto, ciò che è visibile in superficie, già delle dimensioni dello stato del Maryland, potrebbe essere solo il 20 per cento della reale scala riportata del vulcano artificiale di liquame tossico. Gigantesche emissioni di gas naturale minacciano di esaurire l’ossigeno nelle acque del Golfo.

La quantità senza precedenti di petrolio che si sprigiona verso l’esterno -- forse fino a quattro barili di petrolio al secondo -- solleva inoltre delle questioni sulla reale grandezza dello stesso bacino. Citando la stessa analisi: “Questo è un vulcano di petrolio incontrollato che sgorga [con una pressione] di 70 000 psi, da un bacino grande quasi quanto il Golfo, con il consumo di trilioni stimati di barili di petrolio e gas. È questo deposito che mi fa ricordare alla gente di ciò che mi ha detto un geologo della Shell circa il deposito. Questa era la citazione “crisi energetica … , diamine! Abbiamo paura non avere più aria da bruciare”. Questo deposito è molto esteso. Copre un’area off shore di circa 38 000 km quadrati. Il gas naturale e il petrolio stanno fuoriuscendo dal deposito verso l’entroterra fino all’Alabama Centrale, alla Florida e persino fino alla Louisiana, quasi fino al Texas. Quello a cui stiamo assistendo adesso potrebbe non essere che una piccola parte di quello che potrebbe succedere se le cose andassero in pezzi, come può succedere in queste circostanze. Se questa cosa scoppiasse, potrebbe essere come il Caldera dello Yellowstone , ma a 1,5 km sotto il mare, da un’apertura di 400 metri, con fino a 150 000 psi di petrolio e gas dietro.

“Questo sarebbe un evento di estinzione”.

I memo che sono trapelati suggeriscono che i funzionari del governo fossero consapevoli del potenziale scenario da incubo. Lasceremo semplicemente che questo “succeda” con il passare dei giorni, delle settimane e dei mesi?

La BP, la Halliburton e la Transocean -- notorie icone del “capitalismo dei disastri” -- godono di legami forti e duraturi con i governi mondiali, e con le loro strategie petrolifere mondiali.

Entrambe le amministrazioni di Bush-Cheney e di Obama, e la Minerals Management Service (MMS) [sono] direttamente coinvolte nel consentire alla BP di far operare la Deepwater Horizon in modo irresponsabile, proteggendo la BP dai requisiti di regolazione. Tutto ciò nonostante il fatto che la BP ha una storia di irresponsabilità e disastri alle spalle, nota in tutta l’industria energetica.

Il caso implica Dick Cheney e il National Energy Policy Development Group (NEPDG), la “task force energetica” segreta di Cheney, che potrebbe aver fornito alla BP e ad altri giganti petroliferi una licenza per entrare in produzione con un percorso “fast track”, ovvero più veloce, senza le necessarie misure di sicurezza, e senza dare la giusta considerazione a potenziali fuoriuscite catastrofiche o a danni ambientali permanenti.

Quale punizione, se ce ne sarà una, dovrà affrontare la BP per aver reso l’intero Golfo del Messico una zona morta; per aver minacciato tutta l’umanità? Una serie di inutili udienze in cui i membri inetti e corrotti del Congresso aiutano i direttori della BP, della Halliburton e della Transocean a mantenere la loro innocenza, facendo concessioni per gli “errori”? Multe? Promesse che “non succederà più” mentre è in corso un’apocalisse?

Solo il costo economico può potenzialmente far cadere un’economia mondiale che già barcolla sull’orlo del collasso. I prezzi del petrolio saranno sconvolti per decenni.

È un’amara ironia che la Deepwater Horizon, che solo settimane fa era considerata come l’ultima grande speranza dell’impero, rappresenterà invece il suo suicidio.

Tuttavia, persino mentre il megavulcano di liquame tossico inghiotte incessantemente più geografia nelle settimane e nei mesi a venire, i leader dell’impero si rifiutano ancora di fermarsi.

L’amministrazione Obama ha concesso 27 nuove autorizzazioni alle grandi società petrolifere dopo l’esplosione della BP, permettendo loro di intraprendere nuove trivellazioni ed esplorazioni, senza il dovuto riesame ambientale -- nel Golfo del Messico.

Il climate and energy bill di Kerry-Lieberman, approvato dal Congresso negli scorsi giorni, prevede altre trivellazioni offshore nel paese, insieme al “carbone pulito” (una frode e un mito, perpetrato dall’industria del carbone, che il Congresso e l’amministrazione Obama continuano a spingere).

Più “guerra al terrorismo” per più petrolio

Mentre nel Golfo del Messico ha luogo una calamità non voluta, continua il caos programmato del petrolio nel Medio Oriente ed in Asia Centrale.

Non è chiaro se lo sventato attacco di Times Square è stato un atto tentato di “reale” terrorismo o vendetta, un incidente sotto falsa bandiera, un doppio o triplo gioco fatto da agenzie di intelligence rivali, o una completa fabbricazione.

Mentre i particolari del caso contro il presunto attentatore
Faisal Shahzad rimangono nelle mani delle fuorvianti forze dell’ordine e degli ufficiali americani, il fallito attentato fornisce all’amministrazione Obama l’occasione per una doppia propaganda. L’amministrazione ha ora il pretesto per espandere la “guerra al terrorismo” in Pakistan, in Waziristan e in Iran, e di rafforzare ulteriormente la sua posizione sulle più grandi forniture di petrolio e di gas rimaste del Medio Oriente e dell’Asia Centrale. È stato inoltre una diversione per distogliere l’attenzione dal cataclisma della BP nel Golfo del Messico e dal crollo dei mercati azionari.

Le connessioni di Shazad con la CIA e l’MI6 destano immediatamente dei sospetti: “un uomo arrestato in Pakistan in connessione con l’attentato di Times Square, che aveva viaggiato con il presunto attentatore Faisal Shahzad è membro di un’organizzazione terroristica che è controllata dall’MI6 britannico e dalla CIA”.

“Jaish-e-Muhammad, il gruppo che emerge ora in connessione con l’incidente di Times Square, è stato fondato da Ahmed Omar Saeed Sheikh, il trafficante di denaro del 9/11 che ha consegnato $100 000 dollari dagli Emirati Arabi a Mohammed Atta su richiesta del generale Mahmud Ahmed, allora capo dell’ISI. Mahmud Ahmed, l’uomo che ha ordinato a Ahmed Omar Saeed Sheikh di finanziare gli attacchi contro il Pentagono e il World Trade Center, si incontrava con il repubblicano Porter Goss e il con il senatore democratico Bob Graham a Washington DC la mattina del 9/11 . Nei giorni prima e dopo l’attacco, Ahmed si è inoltre incontrato con il capo della CIA George Tenet, come pure con l’attuale vicepresidente Joe Biden, che era allora presidente del Senate Foreign Relations Committee [comitato per le relazioni esterne del senato].

“In un articolo sul coinvolgimento di Jaish-e-Muhammad nell’omicidio di Daniel Pearl, che stava investigando sull’ISI, il Pittsburgh Tribune-Review ha riportato che il governo pakistano ‘crede che il potere di Saeed Sheikh non venga dall’ISI, ma dalle sue connessioni con la nostra stessa CIA’”.

Altri fattori sospettosi comprendono la presenza di forze speciali immediatamente sulla scena, e i “misteriosi uomini bianchi” apparsi su riprese video , che inizialmente si credeva avessero preso parte all’attentato. Secondo le prime notizie della CNN, “un video ottenuto da un turista nella zona mostra una persona che apparentemente corre a nord su Broadway, mentre un altro video riprende un uomo stempiato con i capelli scuri che si toglie la camicia e la mette in un sacchetto prima di sparire dalla vista della telecamera, che era dentro un ristorante”.

Indipendentemente da come si svilupperà l’attentato di Times Square, “la guerra al terrorismo” è una perpetua operazione segreta ideata per giustificare una guerra perpetua, e un nuovo conflitto di risorse senza fine.

Come è stato notato [nel libro] di Michel Chossudovsky “War on Terrorism”, “il significativo sviluppo dell’ ‘Islamismo radicale’ dopo l’11 settembre, in Medio Oriente ed in Asia Centrale, è coerente con l’agenda segreta di Washington. Quest’ultima consiste nel sostenere, piuttosto che nel combattere il terrorismo internazionale, con il piano di destabilizzare le società nazionali …” Letteralmente tutti i fronti del “terrorismo islamico” nel mondo -- Al-Qaeda, i Talebani, ecc. --- sono manipolazioni della CIA e dell’ISI pakistano (una branca della CIA) e sono stati nutriti per anni con il sostegno del governo americano.

Il governo americano ha finanziato i militanti talebani,, e hacomprato i disertori di varie fazioni tribali, mentre al tempo stesso Washington condanna i “risorgenti” Talebani.

L’iniziale cronaca dell’attentato di Times Square dei media principali ha collegato Shahzad al leader talebano Hakimullah Mehsud, fratello dell’ex capo talebano ucciso Baitullah Mehsud.

La cronaca successiva è stata piena di informazioni contraddittorie, da citazioni di Mehsud che prometteva nuovi attacchi sugli USA, a smentite, controsmentite, speculazioni, e confusione, che diventa persino più complicata quando si tracciano eventi recenti che coinvolgono Mehsud e i talebani risalendo a due anni fa.

Qari Zainuddin, il rivale talebano di Mehsud, è stato ucciso con un’arma da fuoco alla fine del 2009. Zainuddin, che si era separato dalla fazione talebana di Mehsud, è stato accusato di essere un collaboratore di Al-Qaeda.

All’inizio del 2010, sette agenti della CIA sono stati uccisi da militanti che presumibilmente vendicavano Baitullah Mehsud, che era ritenuto da troppi un alleato di Al-Qaeda ed un collaboratore della CIA, .collegato all’assassinio di Benazir Bhutto.

Altri Pakistani accusati di avere connessioni dirette con Shahzad sono stati arrestati nel Massachussetts. Sebbene “non sia chiaro se fossero dei complici intenzionali o semplicemente degli innocenti cambiavalute”, la stessa connessione con il Pakistan potrebbe rivelarsi sufficiente per gli scopi dei guerrafondai di Washington.

L’FBI ha inviato degli agenti in Pakistan . L’amministrazione Obama e i membri del Congresso come la senatrice Dianne Feinstein, alla tipica maniera post-9/11, si lamentano dei “fallimenti dell’intelligence” e promettono una sicurezza nazionale ancor più aggressiva. I “certi” legami con il Pakistan, il Waziristan, l’Iran, ecc. saranno usati come foraggio per il prossimo attacco militare..

L’ora finale

I segni sono chiari e inevitabili: l’impero angloamericano sta esaurendo il tempo, e il petrolio, e l’umanità stessa ha pagato il prezzo più alto.

Dalla guerra e il caos, dalle crisi finanziarie catastrofiche , o il megadisastro nel Golfo del Messico che potrebbe infine rendere tutto il resto inutile, gli eventi sono andati ben oltre l’abilità dell’impero di controllarli o di nasconderli in alcun modo.

Larry Chin
Fonte: http://onlinejournal.com/
Link: http://onlinejournal.com/artman/publish/article_5882.shtml
17.05.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.orga cura di MICAELA MARRI

martedì 18 maggio 2010

News internazionali : Caduti di guerra in missione di pace

di Marco Cedolin

Due nuove vittime entrano nel novero dei soldati italiani che hanno trovato la morte in Afghanistan, dove l’esercito ormai da molti anni è impegnato nel portare avanti la guerra coloniale statunitense voluta da Bush e "coccolata" dal Nobel per la pace Barack Obama.
Due vittime e altri due feriti che, come sempre accade, campeggiano sulle prime pagine e nei titoli d’apertura dei TG, dimostrando in maniera inequivocabile come ormai gli unici morti sul lavoro degni di menzione ed in grado di suscitare la "commozione popolare" siano i soldati in missione di guerra all’estero.
Gli altri, quelli che lavorano nelle fabbriche, muoiono sulle strade, in agricoltura o nell’edilizia contano invero molto poco e possono meritare al più qualche trafiletto nelle cronache locali. In fondo che razza di eroi sarebbero, non portano certo in guerra il tricolore (o se preferite bandiera stelle e strisce) loro.
A margine delle false "lacrime" trasudanti ipocrisia …
… e dell’ormai stantio teatrino imbastito dal mondo politico e giornalistico, si riaffacciano sulla scena anche le solite considerazioni sull’opportunità delle "nostre" missioni militari all’estero, dove siamo impegnati a combattere le guerre degli Stati Uniti e d’Israele.
Considerazioni, questa volta portate timidamente dalla Lega e dal Pd, che non hanno altro scopo se non quello di dirottare la reazione emotiva del momento verso riflessioni cariche di razionalità, in virtù delle quali la guerra è una cosa brutta, il sacrificio che stiamo pagando in termini di vite umane pesante, ma lo scopo della carneficina (spesso avente per oggetto donne e bambini) in fondo troppo nobile perché si possa pensare di defezionare dagli impegni presi.
Le missioni militari all’estero rappresentano qualcosa di aberrante, a prescindere da quale sia il prezzo che paghiamo in termini di vite umane. Lo sono perché comportano l’occupazione in armi di stati sovrani, lo sterminio giornaliero di civili, la prevaricazione nei confronti di culture spesso millenarie.
Ma rappresentano anche un cortocircuito logico di portata enorme, alla luce della situazione economica che stiamo vivendo.
Gli italiani che, secondo le fonti giornalistiche più autorevoli, già nel 2006 faticavano oltremisura per "arrivare a fine mese" e nel frattempo si sono ulteriormente impoveriti, sono in attesa (almeno quei pochi che l’hanno subodorata) della maxi stangata lacrime e sangue imposta dalla UE e supinamente accettata con acquiescenza dal governo. Tremonti, uomo di belle parole e bruttissimi fatti, sussurra e bofonchia frasi sconnesse, come un bimbo che abbia paura di dire alla mamma tutta la verità. Una verità che si esprime in una sola parola: tagli.
Tagli delle spese per il sociale, dei salari, delle pensioni, delle prospettive occupazionali, perché i tagli sono l’unica vera direttiva imposta dalla UE per dirottare verso le banche ed i mercati finanziari sempre più ingenti quantità di denaro.
La logica vorrebbe si tagliassero come prima cosa i finanziamenti miliardari per le missioni militari, anziché l’occupazione, la scuola e gli ospedali. Ma la logica spesso non è che un miraggio inarrivabile. Qualche considerazione fine a sé stessa, utile per imbonire una parte dell’elettorato. Qualche lacrima d’ipocrita contrizione per far leva sull’amor patrio degli altri elettori. Qualche dotto proclama che parli il linguaggio del pragmatismo, l’importante è in fondo che la commedia continui come e meglio di prima.

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giovedì 13 maggio 2010

ATENE, LA GRECIA E IL DENARO FANTASMA

DI MASSIMO FINI
antefatto.ilcannocchiale.it

Che cosa sono i 110 miliardi che verranno dati alla Grecia per salvarla (80 dai governi dell’Eurozona, 30 dal Fmi) e i 750 approntati dall’Unione europea per creare un maxifondo "anticrisi"? Nel mondo globalizzato tutti i Paesi europei sono indebitati fra di loro e con gli altri Paesi industrializzati che a loro volta sono indebitati con noi. I miliardi dati alla Grecia e quelli del maxifondo "per battere la speculazione" sono una partita di giro. Si tratta di denaro inesistente, "tossico" non meno dei titoli “tossici”, che serve per drogare ulteriormente il cavallo già dopato perché faccia ancora qualche passo prima di schiattare definitivamente. È da 15 anni che i Paesi industrializzati, di fronte alle crisi che si susseguono a ritmi sempre più incalzanti, si comportano in questo modo: immettendo nel sistema altro denaro inesistente.

Nel 1996 il Messico era sull’orlo della bancarotta: doveva 50 miliardi di dollari ai Paesi industrializzati. Cosa fecero questi? Gli prestarono altri 50 miliardi perché potesse restituire i primi 50. Un’operazione apparentemente assurda, che serviva però a tenere il Messico al gancio del mondo industrializzato che poteva così continuare a vendere ai messicani i propri prodotti. Più o meno alla stessa maniera, con qualche variante, ci si comportò per la crisi delle "piccole tigri" asiatiche nel 1997.

Così si è fatto per il collasso dei subprime americani nell’estate 2007, default che si è poi propagato in Europa e di cui l’attuale crisi è un’ulteriore conseguenza (che cosa sono gli sbalorditivi tre trilioni di dollari comparsi improvvisamente nelle mani del governo di Washington? O ce li avevano prima e allora non si capisce perché non li abbiano usati o è denaro puramente virtuale). Si tende da parte dei governi e degli economisti al loro servizio a dare la colpa di queste crisi alla "speculazione" e agli "eccessi" del capitalismo finanziario. È uno scarico di responsabilità, nient’affatto innocente, per eludere il nocciolo duro e vero della questione: è l’intero nostro modello di sviluppo ad essere "tossico". Il capitalismo finanziario non è che la diretta e inevitabile conseguenza, oltre che, in qualche modo, la necessaria precondizione, di quello industriale. Ne seguono le stesse logiche: il profitto, la sua massimizzazione col minimo sforzo e, soprattutto, l’inesausta scommessa sul futuro. Un futuro ipotecato fino ad epoche così sideralmente lontane da essere inesistente. Come il denaro che lo rappresenta (con un millesimo del denaro circolante attualmente, nelle sue varie forme, si comprano tutti i beni e i servizi del mondo. Il resto cos’è?).

Prendersela col capitalismo finanziario, sottacendo di quello industriale, è come meravigliarsi che avendo inventato la pallottola si sia arrivati al missile. Noi ci stiamo comportando come un individuo che avendo un debito, per coprirlo, ne fa uno più grosso e poi un altro più grande ancora e così via. A livello individuale il giochetto dura poco. Per un modello che si pone come planetario le cose vanno più per le lunghe. Ma un sistema che si basa sulle crescite esponenziali, che esistono in matematica, non in natura, quando non avrà più possibilità di espandersi imploderà fatalmente su se stesso. E ci siamo vicini. Lo dice anche il fatto che, essendo i nostri ormai abbondantemente saturi, siamo alla ricerca disperata di altri mercati, anche se poveri, anche se poverissimi e siamo disposti a bombardare senza pietà i popoli, come quello afghano, che non ci stanno a entrare nel nostro meccanismo.

Il paradosso di questo modello di sviluppo è che avendo puntato tutto sul cavallo dell’economia, marginalizzando ogni altro valore ed esigenza umana, sta fallendo proprio sul piano dell’economia. Spero che ciò apra gli occhi alla gente e la induca, presto, domani, subito, a impiccare al più alto pennone gli idioti e gli impostori che stanno segando il ramo dell’albero su cui siamo seduti. Ma ci credo poco. Se fossi su un altro albero riderei a crepapelle guardandoli mentre fanno karakiri. Ma sono sullo stesso ramo e mi tocca seguire, impotente, come molti altri miei consimili, la sorte che queste canaglie imbecilli ci stan preparando.

Massimo Fini
Fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it

Da il Fatto Quotidiano del 12 maggio

lunedì 10 maggio 2010

Cómo sufren la crisis los banqueros

De todos es sabido el origen bancario y financiero de la crisis. Por eso es necesario que no dejemos de observar cómo “sufren” en ese sector la situación.
El Banco de Santander ha decidido jubilar a su consejero delegado, Alfredo Sáenz, con 85'7 millones de euros y a su presidente Emilio Botín con 24'6 millones. No son los únicos directivos agraciados. Los seis consejeros ejecutivos del Banco de Santander cobrarán más de 251 millones de euros en pensiones, según la información remitida por la entidad financiera a la Comisión Nacional del Mercado de Valores (CNMV). De este grupo de consejeros es Alfredo Sáenz Abad el que mayor pensión recibiría, ya que suma 85,7 millones de euros, mientras la segunda cuantía en importancia le corresponde a Francisco Luzón López, con 53,5 millones de euros asignados.

La tercera pensión de las seis corresponde a Matías Rodríguez Inciarte, con un montante de 52,5 millones de euros, mientras para Emilio Botín, según los datos enviados a la CNMV, la pensión es de 24,6 millones de euros. A Ana Patricia Botín le corresponden 23.7 millones de euros y la menor pensión corresponde a Juan Rodríguez Inciarte, con una cantidad de 10,9 millones de euros.

Y mientras recomiendan aumentar la edad de jubilación para los trabajadores, en el Banco de Santander podrán solicitar la prejubilación los consejeros ejecutivos siempre que hayan cumplido los 50 años de edad y lleven más de 10 años en el Banco o en otras empresas del Grupo.

Del mismo modo, los consejeros ejecutivos podrán prejubilarse, a petición propia, cuando hayan cumplido 55 años y cuenten con una antigüedad de 10 años en el Banco.

En cuanto a los sueldos, el consejero delegado del Santander, Alfredo Sáenz, percibió 10,2 millones en 2009, un 10,13% más que 2008, mientras que el presidente ganó 3,99 millones. Los seis consejeros ejecutivos del Santander ganaron entre fijo y variable, 28,18 millones. Tras Sáenz, Francisco Luzón y Matías Rodríguez Inciarte son los que más cobraron, con 5,81 millones y 5,33 millones, respectivamente. Ana Patricia Botín, consejera ejecutiva y presidenta de Banesto, ganó 3,64 millones. Juan Rodríguez Inciarte ganó 3,12 millones. Los 19 consejeros ganaron 36,06 millones. Eso sí, en un gesto de austeridad, para 2010 se han congelado las retribuciones fijas.

No es muy diferente el panorama en otros bancos. El pasado año, tras ocho ejercicios como segundo hombre fuerte de BBVA, José Ignacio Goirigolzarri abandonó el cargo de consejero delegado con una pensión mínima de 52,49 millones de euros. Es decir, un 'sueldo' de unos tres millones anuales.

La “contundente” reacción a esta situación por parte del gobierno español ha sido la declaración del secretario de Estado ha pedido a las entidades financieras "que reflexionen" porque los impositores que tienen sus depósitos en esas entidades "seguramente no contemplan con gran agrado que los directivos de esas mismas entidades tengan unas compensaciones tan abusivas en estos momentos tan difíciles".

Por su parte, el diario El País sigue interesado por retrasar la edad de jubilación del resto de los mortales y abre una encuesta a los lectores donde pregunta: ¿Estás de acuerdo con retrasar la edad de jubilación para hacer sostenible el sistema de pensiones?

La pregunta sigue siendo qué crisis bancaria es esta en la que los directivos de los bancos cobran decenas de millones de euros al año y todavía más por jubilarse. Por eso no les vemos tirarse de las ventanas de sus oficinas como en el crack del 29.

www.pascualserrano.net

Rebelión ha publicado este artículo con el permiso del autor mediante una licencia de Creative Commons, respetando su libertad para publicarlo en otras fuentes.

venerdì 7 maggio 2010

Atene. Lo strano incendio della Banca Marfin.

Traduzione di Giuditta

L'incendio della banca Marfin, ieri, durante le manifestazioni ad Atene, si ritrova al centro di tutte le manipolazioni politiche, con l'obiettivo di mettere a tacere la legittima e crescente protesta del popolo greco. Molte domande restano sul modo in cui si sono svolti i fatti, e sull'identità degli autori dell'incendio.

Il rapporto dei vigili del fuoco, indica che la porta di legno principale sarebbe stata colpita da una bomba molotov. Tuttavia i video amatoriali mostrano che è il porticato che è letteralmente esploso. Le indagini devono ora stabilire se una molotov può fracassare il vetro antiproiettile di una banca.
Alcuni vigili del fuoco hanno constatato l'assenza di estintori nella banca e che l'uscita di sicurezza era chiusa con un lucchetto. Una lettera del Segretariato Generale del Ministero dell'ordine Pubblico (Divisione per la lotta contro gli incendi boschivi) del 11 gennaio 2010, che chiedeva una messa in conformità, suggerisce che la banca non rispondeva ai più elementari criteri di sicurezza.

Tali accuse sono supportate anche dalla testimonianza scritta di un impiegato della banca (su ComeDonChisciotte)

L'impiegato scrive fra l'altro che durante gli ultimi giorni prima dello sciopero generale, la direzione della banca non ha cessato di intimidire i suoi impiegati con "l'offerta" verbale seguente: o venite a lavorare, o siete licenziati.



La polizia, che pretende essere in possesso di video che dimostrerebbero che gli autori dell'incendio fanno parte di un'organizzazione anarchica, non è stata in grado, per ora, di procedere ad un solo fermo. Diversi testimoni dell'incendio hanno riferito di aver visto degli uomini in divisa incappucciati versare litri di benzina nell'entrata della banca alcuni minuti dopo l'esplosione della molotov (testimonianze che stiamo cercando di verificare attualmente, e che pubblicheremo prossimamente se risulteranno affidabili).
L'identità delle tre persone morte è ancora sconosciuta:si sa solo che si tratta di due donne e un uomo che lavoravano nella Marfin Egnatia Bank.
Ndt. "......L'ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio come ho già detto un vecchio, una donna o un bambino , rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti...." Francesco Cossiga
Questa banca è di proprietà del magnate greco Andreas Vgenopulos, soprannominato il « nuovo Onassis », considerato come uno degli uomini più ricchi del paese: proprietario dell'Olympic Air e molte altre società (Marfin Investment Group). Un uomo che ha in gran parte suscitato la rabbia dei greci dichiarando, non molto tempo fa, quando un giornalista gli chiese se pensava di vendere uno delle sue imbarcazioni da diporto per contrastare la crisi. « Io mi tengo i miei tre yacht alla faccia vostra! », aveva seccamente risposto il miliardario.
Ieri la folla accalcata fuori la banca Marfin ha quasi linciato Andreas Vgenopoulos, che era venuto a valutare i danni. la polizia ha dovuto evacuare immediatamente (vedere i due video qui sotto).




mercoledì 5 maggio 2010

Mistero, i video: scie chimiche, vulcani e blocco del traffico aereo



lunedì 3 maggio 2010

"Mistero": scie chimiche nella puntata del 4 maggio

Nella seconda puntata di "Mistero", il 4 maggio 2010, tra gli altri argomenti, verrà trattata la questione "scie chimiche". Nella nuova serie l'ex modello ed attore Raz Degan debutta come conduttore e raccoglie il testimone di Enrico Ruggeri.

Visto che tale tema era già stato trattato abbastanza correttamente in una precedente puntata speriamo bene.

Diffondete la voce tra le persone che "non ci credono se non ne parla la TV" e magari registrate la trasmissione.

http://scienzamarcia.blogspot.com