martedì 26 gennaio 2010

SEI MILIONI DI AMERICANI SENZA UN REDDITO SALVO GLI ASSEGNI ALIMENTARI

Usa DI JERRY WHITE
World Socialist Web Site

In base ad un’analisi svolta dal New York Times su dati ufficiali, qualcosa come sei milioni di americani - 1 persona su 50 - vive senza un reddito che non siano gli assegni alimentari emessi dallo stato, pari a 100 o 200 dollari. Il quotidiano riportava che il numero di persone che ha dichiarato di essere disoccupato e di non ricevere alcun aiuto economico o assistenza sociale, assicurazione di disoccupazione, benefit, contributo per i figli o accompagnamento, ha avuto un’impennata del 50% negli ultimi 2 anni, via via che la recessione ha preso piede.

Secondo l’articolo del 3 gennaio, in Nevada il numero di persone che hanno dichiarato di non ricevere alcuna entrata è triplicato negli ultimi due anni, raddoppiato in Florida e New York, ed aumentato di quasi il 90% in Minnesota e Utah. Nella Contea di Wayne, nel Michigan - che include Detroit, dove metà della popolazione è disoccupata o sottoccupata - un residente su 25 dichiara come unica entrata, unico reddito, i soli assegni alimentari. Nella Contea di Yakima, Washington, la situazione è di 1 su 17.

I dati mostrano l’enorme portata della sofferenza umana negli Stati Uniti all’inizio del nuovo decennio e rendono poco credibile parlare di “ripresa”. I sei milioni di persone che dichiarano di non avere un reddito – dato che include 1,2 milioni di bambini - sono l’equivalente dell’intera popolazione dell’Indiana o del Massachussets, o l’insieme degli abitanti di Los Angeles, Philadelphia e Boston.

Una tale catastrofe sociale mette in luce l’indifferenza dell’amministrazione di Obama che non ha fatto quasi nulla per dare assistenza a coloro che hanno perso il lavoro, la casa e i mezzi di sostentamento, mentre non si è badato a spese per sostenere le fortune dell’elite finanziaria e finanziare le guerre all'estero.

Il numero di persone senza un reddito è in crescita dal 1996, da quando il Presidente Democratico Bill Clinton e il Congresso Repubblicano misero fine al welfare come diritto universale, una status che il Federal Relief Program aveva garantito sin dal suo avvio negli anni ’30. Con l’impegno di “porre fine al ciclo di assistenzialismo”, Democratici e Repubblicani imposero ai benefit dei limiti legati all’età, ridussero drasticamente il livello di assistenza economica, ed imposero condizioni restrittive di workfare, ed altri requisiti sulla richiesta di ulteriore aiuto.

Nonostante il crescente bisogno di aiuto, Obama ha ostacolato ogni finanziamento supplementare a ciò che rimaneva del programma welfare, il Temporary Assistance for Needy Families. Il Times riportava che, dal picco che avevano avuto negli anni ’90, i welfare rolls sono scesi, ad oggi, del 75%.

Judy Putnam, portavoce della Michigan League for Human Services, ha dichiarato al World Socialist Web Site che “molti di coloro che avrebbero dovuto ricevere assistenza economica nelle passate recessioni non la ricevono oggi. Confrontando i dati con quelli precedenti alla riforma del welfare del 1996, in Michigan solo un terzo dei bambini che vivono in povertà riceve assistenza economica, mentre prima del 1996 erano i due terzi. Nello stato del Michigan le persone dipendono pesantemente dagli assegni alimentari”.

Con i sussidi di disoccupazione che coprono soltanto la metà dei disoccupati, gli assegni alimentari - che forniscono una media di 1 dollaro per pasto per persona, o più o meno 100 dollari per persona al mese per individui o per famiglie che arrivano al 130% della soglia ufficiale di povertà - sono diventati la rete di sicurezza dell’ultima spiaggia. 36 milioni di persone – 1 persona su 8 e un bambino su 4 – fanno affidamento, ad oggi, sul programma di assegni alimentari. La Supplemental Nutrition Assistance Program (SNAP), a partecipazione congiunta federale e statale, aumenta di 20.000 persone al giorno, ma si stima che arrivi ad assistere soltanto i due terzi di coloro che ne avrebbero diritto.

Un precedente studio del Times dimostrava che vi sono oltre 200 contee statunitensi in cui l’utilizzo di assegni alimentari è letteralmente schizzato di almeno due terzi, incluse Riverside County, California, la maggior parte delle più note Phoenix e Las Vegas, un anello dei sobborghi di Atlanta, e la tendenza si estende per 150 miglia della Florida Sud Ovest da Bradenton alle Everglades. Lo studio rivelava che ci sono oltre 800 contee in cui gli assegni alimentari danno da mangiare ad un terzo di tutti i bambini.

Alla fine dello scorso anno, i ricercatori della Washington University in St. Louis pubblicarono uno studio che dimostrava che il 50% di tutti i bambini e il 90% di bambini Afro-Americani, prima o poi nel corso della loro vita - e comunque prima dei 20 anni - usufruiranno di assegni alimentari. Mark Rank, ricercatore e uno degli autori della ricerca, ha dichiarato che “invece di essere un periodo di sicurezza e garanzia, gli anni dell’infanzia di molti bambini americani rappresentano un periodo di un instabilità economica, rischio e avversità”.

Il rapporto pubblicato dal Times il 3 gennaio approfondiva la situazione della Florida dove il numero di persone senza alcun reddito a parte gli assegni alimentari è raddoppiato in due anni, e più che triplicato lungo la costa sud-occidentale dove un boom immobiliare si è trasformato in un’esplosione di case pignorate ed abbandonate. Per poter stilare i dati, quelli senza un reddito sono stati equamente suddivisi in “famiglie con bambini” ed “individui”. Il 42% bianchi, il 32% neri e il 22% latino-americani, con i bianchi che rappresentano il segmento che è aumentato più velocemente durante la recessione.

Questo salto nell’indigenza ha colpito ampi strati della popolazione. L’articolo del Times riporta la storia di Isabel Bermudez, una donna di mezz’età madre di due figli, che dalle case popolari del Bronx si era trasferita a vendere proprietà immobiliari in Florida. Dopo aver goduto di un reddito a sei zeri, di una casa con piscina e di un investimento sulla proprietà, ha perso il lavoro e la casa e ha perso i sussidi di disoccupazione. Oggi, l’unico reddito della signora Bermudez sono 320 dollari al mese in assegni alimentari. Ha dichiarato al quotidiano: “sono passata dal guadagnare 180.000 dollari a fare affidamento sugli assegni alimentari”, aggiungendo che senza il programma non sarebbe stata in grado di sfamare i propri figli.

La crescente dipendenza dai magri sussidi degli assegni alimentari mette a nudo l’assenza negli Sati Uniti di qualsiasi cosa che possa essere propriamente chiamata una rete di sicurezza sociale. La situazione potrà solo peggiorare mentre sia i Democratici che i Repubblicani si preparano a tagliare drasticamente ciò che rimane dei programmi finanziati dallo Stato (pubblici) in modo da poter pagare il multitrilionario salvataggio di Wall Strett dalla bancarotta e l’espansione dell’azione militare statunitense nel mondo.

Il tema del discorso di Obama sullo Stato dell'Unione - previsto all’inizio del mese prossimo - sarà una riduzione a lungo termine del deficit ed una ulteriore richiesta al popolo americano di ridurre i consumi. La Casa Bianca sta finanziando una commissione bipartisan al fine di raccomandare più tagli ai programmi sociali basilari unitamente a tasse regressive sui consumi, ed il budget director di Obama, Peter Orszag, ha affermato che l’amministrazione, nel prossimo budget che verrà reso noto a Febbraio, prenderà delle misure per ridurre il deficit. Tali azioni getteranno nella povertà altri milioni di persone.

La crisi sociale che stanno fronteggiando i lavoratori - livelli di depressione di disoccupazione, pignoramento di abitazioni, l’aumento della fame, la povertà e l’essere senza casa - è la maggiore espressione vivida del fallimento del capitalismo, un sistema economico che favorisce i pochi ricchi a discapito della stragrande maggioranza.

Nel bel mezzo di questa situazione che continua a peggiorare per i lavoratori, è stato reso noto la scorsa settimana che le 3 banche più importanti - Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Morgan Stanley - che avevano ricevuto decine di miliardi di fondi pubblici grazie al programma Troubled Asset Relief - distribuiranno 49,5 miliardi di dollari in cash bonus e premi in azioni di fine anno. In tutto, le banche statunitensi sborseranno un totale di compensazioni per una somma stimata intorno ai 200 miliardi di dollari.

L’amministrazione di Obama sta continuando, ed accelerando, il trasferimento di ricchezza dalle persone che lavorano a quelle che sono responsabili di aver provocato il peggior break down economico dai tempi della Grande Depressione. A quasi un anno dal suo insediamento, il Presidente Obama ha dimostrato di non essere altro che uno strumento dell’oligarchia finanziaria. Il solo futuro dei lavoratori dipende dallo sviluppo del movimento socialista di massa contro questa amministrazione, i grandi partiti del business e il sistema del profitto che loro difendono.

Titolo originale: "Six Million in the US With no Income but Food Stamps"

Fonte: http://www.wsws.org/
Link
07.01.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DANIELA FANTONI

venerdì 22 gennaio 2010

Quando un piccolo gesto può fare la differenza

D.ssa Maria Concetta Digiacomo - 22 gennaio 2010

Quando si parla di Fame nel mondo, si rischia troppo spesso di fare un discorso demagogico e in quanto tale può non essere sentito dai più. Spesso il problema viene vissuto come qualcosa che non possiamo modificare. Nel nostro piccolo, nel nostro vivere quotidiano, possiamo pensare di fare beneficenza aiutando i più poveri, facciamo delle donazioni, aiutiamo delle associazioni umanitarie di cui ci fidiamo, ma a volte basta anche un gesto apparentemente insignificante, che invece ha delle ripercussioni veramente rilevanti. Vorrei così dare un messaggio semplice, apparentemente poco significativo, ma al tempo stesso di sostanziale rilevanza.

I numeri

- 900 milioni di persone soffrono la fame e ben 2 miliardi sono quelle mal nutrite;
- ogni anno 11 milioni di bambini muoiono per cause facilmente prevenibili (basterebbe molto spesso che avessero almeno accesso all’acqua e che questa fosse potabile). Molti altri ancora si “perdono in mezzo ai vivi”, resi invisibili dalla miseria. Di loro si perde ogni traccia, perché mai registrati alla nascita, perché rimasti orfani in età troppo tenera o perché finiti con in mano un fucile in un inferno molto più grande di loro, o finiti nel giro della prostituzione o finiti nel macabro, ma molto ben orchestrato (ad alti livelli!!) giro del traffico illegale degli organi!!
- Oltre 600 milioni di loro, sotto i 5 anni di età, sopravvivono con meno di 1 dollaro al giorno, 200 milioni sono affetti da rachitismo per malnutrizione e oltre 110 milioni non vanno a scuola.

Dall'altra parte...

- 1 miliardo e 142 milioni di persone sono sovrappeso.
- 29.2 milioni di persone ogni anno muoiono per eccesso di cibo (17,5 milioni per patologie cardiovascolari, 9 milioni per patologie tumorali, 3,8 milioni per diabete...)

Cosa dire della parte più nobile e più pulita, di quel mondo meraviglioso e magico che apparterrebbe loro, di un diritto inviolabile: l’INFANZIA?
Vengono privati di tutto questo, con un vero e proprio “saccheggio”!!

Perché organizzazioni importanti come la F.A.O. ad esempio, con i suoi 3500 dipendenti, di cui 1600 dirigenti ben stipendiati, da anni si interessano e si “impegnano” a tentare di risolvere il problema della fame, ma non ci riescono!? E perché gli affamati nel mondo aumentano sempre di più senza che a livello di organizzazioni che si fanno carico di questi problemi, non si riesce a trovare una soluzione? Forse perché da sessant’anni, ogni anno si organizzano vertici per discutere di Fame, davanti a tavole imbandite di cibo, o forse perché il 70 % dei dipendenti non vive sul campo, ma comodamente a Roma? O forse il problema è ancora più grande e la Fame è volutamente e lucidamente DECISA “A TAVOLINO” NEGLI AMBIENTI DELL’ALTA FINANZA E NELLE “STANZE DEI BOTTONI”?
Di fronte a questo scenario cosa possiamo fare noi? Di certo non possiamo “risolvere” il problema di così difficile soluzione, ma possiamo fare la “NOSTRA PARTE”.

Le premesse:

- Per produrre 1 kg di carne ci vogliono circa 15.000 litri di acqua;
- Per ogni kg di carne prodotto, servono 16 kg di cereali per nutrire gli animali.
- Gli allevamenti di bestiame sono responsabili del 18% delle emissioni complessive di gas serra;
- La produzione di 1 kg di carne causa emissioni equivalenti a 36,4 kg di anidride carbonica;
- Il bestiame è una fonte diretta di metano, 23 volte più dannoso dell’anidride carbonica;
- Ogni ora vengono uccisi, solo negli Stati Uniti, 500.000 animali;
- 2/3 delle terre fertili
del pianeta, sono usate per coltivare cereali e legumi per gli animali che saranno poi macellati.

Il numero enorme di animali allevati, per produrre carne:

- Bovini = 1.300.000.000,
- Suini = 1.000.000.000,
- Ovini + Caprini = 1.700.000.000
- Avicoli = 12.000.000.000!!!

contrasta in maniera stridente con i dati sulle popolazioni che muoiono ogni giorno per fame (due su dieci!).

Usare l’85% della produzione di cereali per alimentare gli animali e destinare poi questi all’uomo, da origine ad una catena divoratrice di risorse. E’ stato calcolato che per l’alimentazione del solo miliardo e trecentomilioni di ruminanti del pianeta, si utilizzano cereali che sfamerebbero 9 miliardi di persone!! Quindi le produzioni attuali di cereali sarebbero già più che sufficienti a sfamare tutti: basterebbe ridistribuire la risorse e diminuire il consumo di carne dei paesi ricchi.

Se solo si diminuisse la produzione di carne quanto più cibo ci sarebbe ? Quanta più acqua?

Quanto meno inquinamento? Perché a livello di FAO o di grosse organizzazioni ONU, non si riesce a mettere in relazione l’aumento della fame con la produzione di carne: nel 2007 la produzione di carne è stata circa 275 milioni di tonnellate; nel 2008 pare supererà i 280 milioni, e a questo ritmo nel 2050 sarà raddoppiata! E sempre che il nostro pianeta resista, saranno anche raddoppiati i morti per fame!

La nostra parte: Rajendra Pachauri, presidente del panel intergovernativo sui mutamenti climatici delle Nazioni Unite, ha recentemente proposto per la salvaguardia del nostro pianeta, per il nostro benessere e per la fame nel mondo, una soluzione”veloce” e alla portata di tutti: RINUNCIARE A FETTINA O BISTECCA UNA VOLTA ALLA SETTIMANA!
La proposta di Pachauri (premio nobel per la pace) è sensata e legittima, dunque mangiare meno carne farà bene al clima, all’ambiente, e sicuramente anche a noi stessi.

Il valore etico di una scelta vegetariana è quindi elevatissimo, rappresentando una scelta di giustizia, di lotta contro la disuguaglianza e la sofferenza dei più deboli, inclusi gli animali non umani. Capisco che questa scelta non può,e di questo me ne rendo conto, essere di tutti.
Ma se ognuno di voi, o di quanti mi leggeranno e vorranno ascoltare il mio modesto suggerimento, adottasse questa semplice e”veloce” soluzione, così come propone Pachauri, rinunciando a mangiare carne 1 volta la settimana, o riducendo in generale l’alimentazione con prodotti di origine animale, inciderebbe in maniera significativa sulla propria salute, del mondo, della natura e degli altri “poveri” dimenticati.

D.ssa Maria Concetta Digiacomo, medico di famiglia

fonte: www.disinformazione.it

giovedì 21 gennaio 2010

Mienten, mienten, mienten...

No quiero escribir sobre lo que acabo de escuchar. Hoy he visto unas imágenes en televisión en (las) que alguien estaba haciendo el trabajo de repartir la ayuda humanitaria que ha llegado a Haití y, aún sabiendo sin-saber, cuando ha terminado la noticia, he sentido algo parecido al alivio.

Hace poco más de media hora @algarabia0 ha (h)echo que me llegara un enlace a unas declaraciones del periodista Fran Sevilla para Radio Nacional de España.

Escucha y, si lo consideras necesario, difunde:


http://elblogdepicapiedra.ketari.com/post/2010/01/21/mienten-mienten-mienten

H1N1 un affare colossale per imbonitori senza scrupoli


Articolo di Pino Cabras pubblicato su www.megachipdue.info/

La sicurezza sanitaria funziona come la sicurezza militare? Quali segreti nasconde, se perfino la Corte dei conti ora vuol vederci chiaro? Sullo sfondo delle dispute sull’influenza suina vediamo avanzare una militarizzazione della salute che gioca sulla paura delle malattie, la più primitiva. Tralasciamo la questione della tossicità del vaccino, e la rimandiamo ad altre sedi. Partiamo proprio dalla Corte dei conti, l’organo che la Costituzione italiana ha messo a guardia delle spese pubbliche, compresa la cospicua voce della spesa sanitaria.

La Corte dei conti ha setacciato anche la questione della fornitura dei vaccini, fino a sollevare parecchie eccezioni. Si è subito dovuta scontrare con la segretezza, usata per ragioni di emergenza. In nome dello stato di eccezione non si può sapere qualcosa di più su uno specifico contratto di acquisto del vaccino che dovrebbe prevenire la famigerata influenza A(H1N1).

L’atto della Corte è del 21 settembre 2009. Si tratta della Deliberazione n. 16/2009/P. Sotto esame passa un contratto di fornitura di dosi di vaccino antinfluenzale stipulato tra il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali e la Novartis, la multinazionale svizzera nata dalla fusione di Ciba-Geigy e Sandoz.

Il primo appunto della Corte dei Conti è di metodo. Si critica l'assenza di qualsiasi garanzia sull’esito «delle ricerche, la capacità di sviluppare con successo il Prodotto». Tutti i vincoli del contratto sono resi vani da un semplice fatto: non c’è nessuna certezza che il prodotto funzioni e ci sia. L’oggetto del contratto non è dunque materia certa.

Uno si aspetterebbe che in compenso ci siano clausole che stringano il contraente da qualche altra parte. Si tratta pur sempre di soldi pubblici. E invece per Novartis ci sono anche vantaggi per l’IVA. E passi. Ma si prevede anche «la possibilità del mancato rispetto delle date di consegna del Prodotto, senza l'applicazione di alcuna penalità» per Novartis.

Va bene, la motivazione è l’emergenza, ma qui si saltano tutti i normali passaggi che regolano l’immissione di prodotti che abbiano implicazioni rilevanti sulla salute dei cittadini. Al punto che ora si accetta il prodotto anche senza l’autorizzazione a commerciarlo in Italia: stavolta basta «un generico "Quality Agreement"». I rischi se li prende il Ministero, insomma. Se ad esempio si volessero riscontrare eventuali difetti di fabbricazione o danni fisici del prodotto, chi deve dirsi d'accordo è proprio Novartis. La Corte nota cioè che i fornitori di una merce eventualmente difettosa hanno addirittura la facoltà di dirsi preventivamente d’accordo o non d’accordo sui rilievi a loro carico. Se, bontà loro, si dicono d’accordo, i difetti di fabbricazione li devono rimborsare loro al ministero. Per gli altri danni causati a terzi dal vaccino sarà il ministero – cioè i contribuenti - a risarcire Novartis.

La Corte critica anche il fatto che alla Novartis verranno pagati poco più di 24 milioni di euro (IVA esclusa) se non otterrà l'autorizzazione all'immissione in commercio del vaccino. Nulla è detto nel contratto sul perché di quella somma-salvagente.

E che succederebbe se Novartis dovesse violare le disposizioni essenziali del contratto? Dal punto di vista del pagamento non succederebbe nulla. Così viene steso un altro tappeto rosso per la multinazionale di Basilea: «il pagamento dovrà essere ugualmente effettuato per il prodotto fabbricato e consegnato».

I rilievi della Corte dei conti si estendono a un altro punto essenziale: il segreto. Certo, si sa che in ogni rilevante contratto industriale ci sono sempre clausole di riservatezza. Ma nel contratto in questione si va ben oltre. Fra le informazioni riservate sono state infatti inserite anche questioni che invece non possono essere segrete, perché si tratta di forniture che devono avvenire con «evidenza pubblica». Per il vaccino si voleva rendere segreta perfino l’esistenza stessa del contratto, non solo i suoi contenuti.

La Corte dei conti a questo punto scopre che non può approfondire di più. Il contratto è a trattativa riservata ed è stato secretato, perché valgono le stesse emergenze previste in caso di eventi calamitosi “di natura terroristica” (ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3275 del 28 marzo 2003).

Il cerchio si chiude ancora una volta.

Il trattamento dell’influenza A(H1N1) è nelle mani della Protezione civile. E di fronte alle emergenze, le leggi si piegano alle eccezioni. La Corte registra di dover «ritenere il provvedimento al di fuori degli ordinari schemi contrattuali». Ma poco può farci. Deve arrendersi all’emergenza e accettare la situazione. In nome della Guerra al Terrorismo è nato ovunque un corpus giuridico sempre più esteso che sta divorando il sistema di bilanciamenti delle vecchie costituzioni.

Non è l’unico caso in cui la Grande Paura di una qualche nuova peste, alimentata dai media e da molti governi, porta a forzare le leggi per estendere verso limiti mai visti i poteri delle sempre più ingombranti strutture di ”protezione civile”. E non è nemmeno l’unico caso in cui, con poche righe, i governi garantiscono grandi affari ai produttori del controverso vaccino dell’influenza suina.

Il conduttore di una radio newyorchese, Al Roney di NY WGY, ha rivelato ad esempio le imbarazzanti connessioni che legano il commissario alla Salute dello stato di New York, Richard Daines, e il gigante dei vaccini MedImmune. Si dà il caso che la moglie di Daines, Linda, sia una manager di punta dell’onnipresente Goldman Sachs, la società finanziaria che oltre a essere il maggiore azionista di MedImmune ha anche intermediato una commercializzazione di vaccini del valore di 15 milioni di dollari.

Roney ha fatto appello ai suoi ascoltatori affinché si rivolgessero a Andrew Cuomo, il brillante politico che oggi ricopre la carica di Attorney General, e ha quindi la titolarità della pubblica accusa nello stato di New York. Il tema sollevato da Roney era il conflitto d’interessi. Roney ha proposto ai radioascoltatori di fare causa sul fatto che oltre 500mila lavoratori dello stato, in vario modo legati alla sanità, stavano per essere sottoposti a una vaccinazione obbligatoria, con un potenziale profitto per Goldman Sachs. Dopo la campagna lanciata da Roney, il 23 ottobre il commissario Daines ha sospeso il suo provvedimento, adducendo una carenza di dosi di vaccino. Va notato che lo stato di New York finora è stato l’unico in USA a prevedere vaccinazioni obbligatorie.

Più in generale si può riconoscere un metodo fondato su un allarme martellante, poco preoccupato di provocare panico, fortemente assecondato dai media, con i governi impegnati a rilanciarlo. Un metodo già sperimentato nei casi della SARS e dell’influenza aviaria, e ormai sempre più rodato.

Ai tempi dell’allarme SARS i giornali, imbeccati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, arrivarono a pubblicare grafici e ricostruzioni che pretendevano senza ironia di identificare il «paziente zero»: una scenetta in cui un canadese, un cinese e un vietnamita si incrociavano in un ascensore di Hong Kong, e da lì irradiavano la nuova pandemia per l’universo mondo. Avete visto cosa ne è stato della SARS, che poteva «uccidere miliardi di individui». Sono stati classificati come SARS solo ottomila casi in tutto il mondo e meno di ottocento morti.

Ricordo anche una surreale apertura del Tg1, quando la prima notizia fu un fenicottero morto in uno stagno rumeno. «Un altro caso di aviaria? E se passa all’uomo?». Ho in mente il Tg1, ma non è che gli altri organi d’informazione si fermassero a riflettere. Ovunque aviaria, aviaria, polli, fagiani, e allarmi.

Nel frattempo i produttori di antivirali (una delle categorie di farmaci più inutili che si possano immaginare) gongolavano con profitti miliardari. Gongolava anche Donald Rumsfeld, allora segretario alla difesa USA, in qualità di perfetto anello di collegamento fra il complesso militare-industriale-mediatico e le gradi case farmaceutiche. Proprio Rumsfeld era stato il capo della Gilead Science, la società che brevettò il Tamiflu prima di cederlo alla Roche non senza lasciarsi succulente royalty, governate oggi da un consiglio di amministrazione che comprende vari pezzi grossi dell'atlantismo, tra cui l'ex segretario di Stato George Schulz.

Rumsfeld, uno degli artefici del nuovo diritto d’emergenza e del nuovo stato d’eccezione nato con l’allarme terroristico, ha avuto buon gioco a spingere la manipolazione della paura in più di una direzione, militare, mediatica, medica, ovunque con gli stessi metodi e le stesse complicità. Rumsfeld è lo stesso Rumsfeld che nel 1976 svolgeva il ruolo di Capo di Gabinetto del presidente Ford, quando questi ordinò una vaccinazione di massa per un caso di influenza suina molto simile a quello odierno.

Così, eccoci qui, in un mondo in cui da sempre sono esistite le malattie e le influenze stagionali, ma che solo da qualche anno le vede come una guerra spaventosa nonostante i morti siano in declino, e non certo grazie ai vaccini antinfluenzali, che persino secondo «The Lancet», la più importante rivista medica, sono praticamente inefficaci. Come dice l'epidemiologo Tom Jefferson, «c'è tutta un'industria che si sta aspettando una pandemia». Basta guardare il grafico qui sotto per capire perché questa insistenza sulle influenze “speciali” non si giustifichi scientificamente. Altre malattie simili fanno più morti, ma non suscitano altrettanta attenzione perché non ci sono montagne di soldi né carriere da innalzare su di esse. Lo sviluppo dell'influenza A non sta modificando minimamente il trend delle malattie infettive, ma si presenta come un esperimento affaristico di proporzioni mostruose.

A questo punto però non vorrei caricare di troppe domande il governo italiano. Lo scenario è grandioso, e a Berlusconi non voglio chiedere conto dei guadagni di Rumsfeld. Sarebbe troppo.

Anzi, non voglio essere nemmeno io a fargli delle domande sullo strano contratto con i produttori di vaccini stipulato dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, il ministero guidato da Maurizio Sacconi.

Lascio le domande nientemeno che a Vittorio Feltri, che il 30 gennaio 2009, quando era ancora direttore di «Libero», titolava così un suo editoriale: «Caro Berlusconi, chiedi cosa fa la moglie di Sacconi». E cosa fa la moglie di Sacconi? Lo facciamo dire da Feltri, che qui ragiona su una cosa verissima: «Si dà infatti il caso che Sacconi sia coniugato (...) con una donna talmente in gamba da essere assurta alla direzione generale di Farmindustria. Anche chi non ha dimestichezza con certi affari comprende: siamo di fronte a un gigantesco conflitto di interessi; il responsabile del dicastero (sia pure tramite il sottosegretario Fazio) controlla la Salute pubblica, e sua moglie è al vertice non di un’azienda di elettrodomestici bensì di un colosso quale Farmindustria che, come dice la parola stessa, si occupa di farmaci. Il premier ne è al corrente? Se lo è, provveda per favore a scorporare la Sanità dal resto (Lavoro e Previdenza) onde non offrire il fianco agli attacchi dell’opposizione.»

Ecco, l'opposizione. Bersani, dove sei? Ti fai scavalcare anche da Feltri? È troppo, chiedere che si faccia luce sull'acquisto di una bazzeccola come 24 milioni di dosi per vaccinare il 40% della popolazione, che farà da cavia per un vaccino non sufficientemente sperimentato?

È troppo poi, diffidare dei fabbricanti dei vaccini che saranno ora iniettati a milioni di persone, visto che a loro carico si registrano processi per corruzione o per gli effetti collaterali dei vaccini?

Un piccolo aggiornamento istruttivo:

Le pagine dei quotidiani del 3 novembre 2009 sono coperte di titoli allarmistici e richiamano «la morte sospetta di un bimbo». Già alle ore 10,15 di questa stessa giornata un lancio di agenzia rivela che «il bambino deceduto ieri all'ospedale romano San Pietro è risultato negativo ai test per il virus H1N1. Le analisi effettuate dal laboratorio di virologia del policlinico Gemelli - secondo quanto appreso dall'Agenzia Italia - hanno dato esito negativo». Nel frattempo milioni di persone hanno ricevuto l'imprinting della paura e i poveri pediatri sono presi d'assalto.



Leggi il dossier sull'influenza suina ed i vaccini tossici; scaricalo sul tuo Pc e diffondilo.

Leggi e diffondi il dossier della dottoressa Forcades Vila.

http://scienzamarcia.blogspot.com

mercoledì 20 gennaio 2010

HAITI E I QUATTRO TIRAPIEDI

DI JIM KIRWAN
rense.com

Le quattro creature in questione sono George H. W. Bush, Bill Clinton, George Bush Jr. e Obamanation [da Obama e "abomination", ovvero orrore, disgusto, termine coniato per descrivere ciò che è successo agli Stati Uniti dopo l'elezione di Barack Obama, ndt], che è appena stato accolto nel club esclusivo dei criminali di guerra. Messi insieme, il loro operato in materia di diritti umani in periodi di calamità, che siano di origine naturale o umana, lascia letteralmente inorridito chiunque pensi che il governo degli Stati Uniti possa essere "qui per aiutare".

L'uragano Andrew e le sue conseguenze è uno degli esempi più clamorosi che il mondo abbia visto perpetrare da parte di questi quattro criminali di guerra, per quel che riguarda la differenza tra il comportamento del governo e le necessità reali in tempi di difficoltà. Ci sono state più del doppio delle vittime dell'11 Settembre a causa dell'uragano Andrew, nel 1992, ma il pubblico non ne sa quasi nulla. Ad oggi, gli avvenimenti che riguardano quell'episodio, che ha avuto luogo nel sud della Florida, rimangono sigillati sotto accordi di segretezza nazionale.

"La più grande catastrofe nazionale mai avvenuta nella storia degli Stati Uniti è stato l'uragano Andrew, che si è abbattuto sulla contea di South Dade, in Florida, poco dopo la mezzanotte del 24 Agosto 1992. A differenza di quanto diffuso dai media americani negli Stati Uniti e in Europa, i primi effetti si sono abbattuti su South Dade con venti oltre le 214 miglia orarie [circa 350 km/h] che sono rapidamente saliti oltre le 350 miglia orarie [circa 560 km/h]. Gran parte dei 414.151 residenti nella zona di maggior pericolo stavano dormendo quando questo è successo. Migliaia di loro hanno perso la vita, nessuno era stato evacuato, o anche solo avvisato di una possibile evacuazione. Anzi, gli abitanti del luogo erano stati più volte informati dai telegiornali locali che il South Dade avrebbe sperimentato venti attorno alle "50 miglia orarie" [(80 km/h].

A partire dalle 11 della mattina seguente, 8.230 case trasportabili [abitazioni tipiche statunitensi, che possono essere interamente trasportate da un luogo all'altro, ndt] e 9.140 appartamenti erano letteralmente scomparsi dalla faccia della Terra. Intere famiglie sono morte in modi troppo orribili per poterli descrivere. Il tanfo di morte aveva già iniziato a riempire miglia e miglia di massiccia devastazione; il caldo umido stava saturando l'aria dell'odore di carne marcia in putrefazione.

Come faccio a saperlo? Perché ci sono capitato in mezzo. I sopravvissuti all'uragano Andrew e il resto del popolo americano sono stati traditi dal loro governo. Ma il tradimento si è esteso anche ai cittadini di altri paesi. Quando Andrew è arrivato, il South Dade era abitato da un gran numero di immigrati clandestini provenienti dal Messico. Il Ministero dell'Immigrazione degli Stati Uniti era del tutto consapevole della loro presenza, ma ha fatto finta di niente, ben sapendo che gli agricoltori del South Dade non avrebbero mai potuto lavorare ai loro raccolti senza l'aiuto dei clandestini messicani. Tali campi, pesantemente popolati da immigrati, erano situati al bordo delle Everglades della Florida. Le persone che abitavano in quella zona sono sparite senza lasciare alcuna traccia, durante quella notte. Molti corpi furono trovati a grande distanza dalle Everglades.

Quando sono andato a parlare alla convention Clearwater, tenutasi in Florida nel 1999, un uomo del pubblico si è alzato e si è presentato come il Chief Petty Officer [figura analoga al sottufficiale, ndt] Roy Howard. Ha proseguito rivolgendosi all'uditorio con queste precise parole, che sono documentate pubblicamente:

"Per sua informazione, io sono stato chiamato per prestare servizio in seguito al passaggio dell'uragano Andrew lungo la contea di South Dade. Ho trascorso nove settimane in quella zona. Ora ci tengo a certificare, per il beneficio dell'uditorio qui presente, che le cifre relative ai morti ufficialmente pubblicate sono del tutto inaccurate. Secondo le informazioni che mi sono state date da fonti all'interno della Guardia Nazionale, le cifre riferitemi mentre mi trovavo sul luogo si attestano attorno alle 5.280 e rotte unità. Corpi dei quali ci si è occupati semplicemente grazie ad inceneritori che sono stati rapidamente allestiti sia dalla Guardia Nazionale che dalla FEMA [Federal Emergency Management Agency, ovvero l'Agenzia Federale per la Gestione delle Emergenze, ndt]...".

Come ha detto il Chief Petty Officer, "5.280 e rotti" cadaveri furono requisiti dalla Guardia Nazionale degli Stati Uniti. In aggiunta a questo, la Guardia Costiera ha confiscato altri "1.500 corpi" dai laghi e dalle acque circostanti. Nessuna di queste cifre tiene conto del numero di cadaveri confiscati da altri organi federali e statali coinvolti nelle operazioni di recupero. Questo fa sì che il numero esatto di morti sequestrati dalle autorità statunitensi nel South Dade risulti ancora sconosciuto.

Il numero totale di persone morte durante l'uragano Andrew è chiaramente oscillante, quindi ogni volta che i media parlano di "vittime ufficiali" si fa riferimento ad una cifra qualunque tra 15 e 59. La popolazione delle 21 comunità spazzate via dall'occhio del ciclone è stata stimata dall'anagrafe della contea di Dade in 415.151 persone, prima dell'arrivo di Andrew. Corpi di esseri umani confiscati ed eliminati come fossero spazzatura, come se le loro vite non avessero più valore o significato di una montagna di immondizia - è orribile l'immediato confronto con le atrocità perpetrate dai Nazisti. Ancora una volta la storia si ripete, un occultamento ben architettato è stato messo in atto dalle forze militari, nel bel mezzo di una tremenda sofferenza umana.

Quando l'uragano Andrew si è abbattuto sul South Dade, il Procuratore di Stato della Florida era niente meno che Janet Rino. Il suo ufficio si trovava nel Palazzo di Giustizia della Contea di Dade, nella città di Miami. Il presidente degli Stati Uniti era George H.W. Bush, e il vicepresidente era Dan Quayle. Bill Clinton era candidato alla presidenza e Al Gore alla vicepresidenza. Il senatore Bob Graham era in carica e Lawton Chiles era sul finire del suo incarico come governatore della Florida. Il suo successore risultò essere Jeb Bush, tutt'ora governatore della Florida, e - abbastanza ironicamente - figlio dell'ex Presidente Bush, il cui altro figlio, George W. Bush, era allora governatore del Texas, poi divenuto il presidente "auto-eletto" degli Stati Uniti...". [1]

Andrew è capitato sotto lo sguardo di George H.W. Bush, con Clinton dietro le quinte (Slick-Willie [uno dei soprannomi di Clinton, ndt] ha diretto le operazioni di occultamento). George Bush Junior ci ha regalato Katrina, Houston, Galveston, oltrea a molti incendi catastrofici e inondazioni devastanti. Tuttavia, i rapporti ufficiali della FEMA che riguardano questi eventi non sono soltanto pessimi, ma anche negligenti in maniera criminale sotto ogni punto di vista, e tutto il mondo lo sa, eppure nulla è stato fatto.

Oggi Obamanation, il presidente guerrafondaio di questo Stato di polizia, ha annunciato che sta chiedendo il supporto di George W. Bush (junior) e Bill (nessun interesse nei problemi relativi ai diritti umani) Clinton, affinché lo assistano nell'organizzazione delle operazioni di soccorso ad Haiti! Wow, evidentemente non sono ancora morte abbastanza persone ad Haiti per soddisfare la sete di sangue dei grandi burattinai nei confronti dei loro coloni; allora, con lo scopo di salvare politicamente la faccia anziché vite umane, Obama coinvolge i Grandi Criminali, probabilmente per gestire la redistribuzione dei beni che non siano già stati rubati alla gente di Haiti.

Un'altra importante figura è stata convocata, ovvero il traditore ed ex Generale Colin Powell. Ci si può ricordare di lui come l'uomo che ha ingannato il mondo raccontando la storia delle Armi di Distruzione di Massa alle Nazioni Unite, che sappiamo essere nient'altro che un mucchio di bugie. Una volta che questo fu chiaro al mondo intero, il "generale" è rimasto al suo posto anziché fare il nobile gesto di rassegnare le dimissioni.

Se si trattasse di un'operazione militare, questra tragedia smisurata di Haiti avrebbe già visto truppe occupare ogni spazio libero dove gli elicotteri possano atterrare e decollare ogni cinque minuti. Al largo la Seabees [flotta della Marina militare statunitense impegnata nella costruzione edilizia, ndt] e la Army Corp of Engineers [sezione dell'esercito statunitense specializzata in ingegneria e progettazione, ndt] sarebbero concentrate a ripulire dalle macerie ed impegnate a ricostruire le strade necessarie; lavorerebbero per ristabilire le comunicazioni, e si occuperebbero di fornire cibo e medicine laddove fosse necessario. Le navi ospedali sarebbero a disposizione per l'evacuazione dei pazienti più critici e a tutto questo si sarebbe provveduto ieri. Per come stanno le cose ora, le nazioni principali sono ancora impegnate ad organizzarsi e a cercar di capire come farsi ripagare da Haiti per una generosità che non gli arriverà mai!

Se fosse stata una semplice operazione militare, i soldi necessari sarebbero stati istantaneamente stanziati dai parlamentari corrotti (e dalle forze alleate delle nazioni "volenterose"). Tutti gli sforzi possibili a dirottare il maggior numero di aiuti sarebbero stati fatti; quantomeno si sarebbe riusciti ad alleviare il dolore e a salvare qualche centinaia se non migliaia di vite.

L'intera calamità puzza di inganno, ma comunque sia potuto "succedere" sta di fatto che con l'occasione sarà possibile mettere alla prova molte nazioni, vedendo come si occupereranno del recupero post-terremoto di Haiti. Non preoccupatevi delle Nazioni Unite o delle molte altre agenzie private, poiché questo è il tipo di eventi per i quali gran parte di tali organizzazioni, apparentemente umanitarie, sono state costituite, con lo scopo di prosciugare le tasche di quelle che hanno bisogno di aiuto (ma solo ad una certa distanza).

Il mondo è così gambe all'aria in questo momento proprio perché in casi come questi non ci "ricordiamo" di tutti i misfatti che ogni "nuova" amministrazione porta avanti, e generalmente amplifica, nonappena prende il posto dell'impresa criminale precedente, godendo del proprio turno per esaurire il denaro pubblico e riempire le proprie tasche, già ricolme, per vantaggi ancor più privati, in qualunque modo quest'occasione si presenti. Giusto ieri tre grandi compagnie che gestiscono carte di credito sono state sorprese a trarre profitto dalle transazioni con le quali venivano mandati aiuti, operazione che avevano visto come una enorme opportunità di profitto inatteso. Tali compagnie hanno dovuto rinunciare a quello che credevano sarebbe stato un guadagno improvviso tra il 5 e il 7 % dei movimenti grazie alla creazione di una "tassa-furto". Questa mossa sarebbe stata perseguibile per legge, ma una volta che le compagnie hanno acconsentito a fare marcia indietro (solo perché sono state scoperte) l'intera storia è stata fatta cadere nel silenzio dopo poche parole di critica alla CNN.

Anziché aiutare qualcuno, i media statunitensi stanno solamente girando a vuoto tenendosi per mano e lamentandosi della crisi, aggiungendoci anche la malafede per quello che non hanno mai detto circa le vere crisi che questa o qualunque altra nazione abbiano dovuto affrontare.

Haiti ha una storia bagnata di sangue, durante la quale è stata saccheggiata e brutalizzata da Francesi e Americani, insieme ad altri, perché è stato il primo paese di neri sottomessi a schiavitù che si è rivoltato con successo sconfiggendo i propri cosiddetti padroni. Gli Stati Uniti hanno invaso ed occupato quella "sfortunata nazione dell'Emisfero Occidentale" troppo spesso per poter essere considerati come un paese che se ne preoccupa in alcun modo - se non per quel che riguarda l'invasione e la redistribuzione dei beni e del potere politico, ogni manciata di decadi. I francesi sono stati talmente d'aiuto fin dall'inizio che hanno mantenuto Haiti in schiavitù finanziaria per un centinaio di anni, estorcendo risarcimenti per gli schiavi persi durante la vittoriosa ribellione. Chiunque pensi che la schiavitù sia morta, o che gli stati coloniali siano qualcosa che riguarda il passato, ha bisogno di documentarsi meglio su Haiti: la storia di quella minuscola Repubblica è crivellata da contraddizioni e bugie che sono ancora vive e vegete oggi.

Ovunque sia la verità, tra tutti quegli omicidi protetti da segreto e quei rapporti sigillati, ci vorrebbe qualcuno abbastanza coraggioso da chiedere che i documenti su quelle "catastrofi" vengano desegretati. Ma come disse Rummy all'inizio della Shock & Awe [tecnica militare basata sull'uso del potere, nota anche come "predominio rapido", ndt] a Baghdad: "Non ci occupiamo di costruire nazioni", e potremmo aggiungere, visto il continuo fiasco, "non ci occupiamo nemmeno di aiuti umanitari". La preoccupazione attuale sono i profitti privati e la redistribuzione dei beni, non importa a quali costi, al punto tale che occorre scavare molto a fondo tra le cause di questo presunto terremoto, a patto che esista una verità da sapere circa ciò che è realmente successo su quell'isola in lotta.

Questa "catastrofe" si dimostrerà l'ennesimo esempio dell'ipocrisia e delle bugie a cui hanno portato il nostro prolungato silenzio, per il quale pagheremo milioni di volte perché troppo poche persone sono interessate al fatto di essere trattate come una mandria di bestie, di venire usati ed abusati, e poi massacrati in nome dei mega-profitti dei loro padroni su scala mondiale!

Jim Kirwan (kirwanstudios@sbcglobal.net)
Fonte: www.rense.com
Link: http://www.rense.com/general89/haitss.htm
16.01.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELISA NICHELLI

[1] fonte: Huricane Andrew, http://members.iimetro.com.au/~hubbca/hurricane_andrew.htm

martedì 19 gennaio 2010

Il problema di "Via Craxi". Ovvero: la storia della luna e del dito


Sopra: questo uno dei discorsi che causò la rovina di Craxi.



Paolo Franceschetti


Premessa.

In questi giorni infuoca la polemica sulla opportunità o meno di dedicare una via a Craxi, nella città di Milano. Di Pietro e Grillo hanno organizzato una manifestazione per protestare contro questa proposta.
Travaglio ricorda che Craxi è stato un delinquente, latitante, che ha portato allo sfascio l’Italia.
Qualcuno fa paralleli ironici e afferma “se dedichiamo una via a Craxi, allora perché non una a Riina e a Pacciani?”.
Altri ricordano che non bisogna dedicare una via a Craxi perché non ne esiste una dedicata a Ciaccio Montalto e a tanti altri magistrati che hanno perso la vita per la lotta alla mafia.

Sul Corriere della Sera leggo: “Il PD (ma non compatto, si precisa) dice no”.

Io invece vorrei ricordare alcune cose che Grillo, Travaglio e Di Pietro, e in generale tutto il PD, nella loro ansia di legalità, dimenticano, spiegando perché nell’attuale polemica molti di coloro che protestano contro una via dedicata a Craxi sono palesemente in malafede.

Cominciamo da un dato di fatto. Alcuni comuni italiani hanno già dedicato vie o piazze a Craxi e in un comune (Aulla) addirittura una statua.
Mentre per la città di Roma ci ha già pensato Veltroni a fare una proposta del genere. Proprio quel Veltroni che ha addirittura detto che Craxi, come statista, è superiore a Berlinguer.
http://www.corriere.it/politica/09_luglio_15/Garibaldi_veltroni_berlinguer_b06da232-7107-11de-b1fb-00144f02aabc.shtml

Quindi dire che il PD è contrario, sia pure con la precisazione che il no non è compatto, è un falso.

Anzitutto alcuni personaggi del PD hanno fatto di peggio che intitolare una via Craxi. Quando andarono al governo hanno nominato sottosegretario alla Camera D’Elia, ovverosia uno che aveva ammazzato a sangue freddo un poliziotto. Bertinotti disse che D’Elia era un uomo che in fondo aveva pagato il suo debito.
Vorrei ricordare inoltre che nel PD hanno candidato, e fatto eleggere, persone colluse con la mafia, la camorra, la ’ndrangheta.
Vorrei ricordare che Marco Pannella, leader della Rosa nel pugno, voleva candidare nelle sue liste anni fa nientemeno che Licio Gelli. Sì, avete letto bene. Licio Gelli.
Vorrei ricordare che molte persone che erano vicinissime a Craxi, oggi sono nel PD, come Del Turco, Intini, Benvenuto e Pillitteri e tanti altri; addirittura il figlio è nell’attuale sinistra che, a dire del Corriere della Sera, si è schierato per il “no” a Via Craxi.

Allora sorgono spontanee due domande.
Prima domanda.
Perché tutto questo can can da parte delle sinistra? Cosa vogliono realmente? Si sono dimenticati delle porcate fatte da loro nel passato e nel presente, oppure c’è dell’altro?

Seconda domanda.
Come mai qualcuno, nonostante il nome di Craxi sia ormai indissolubilmente legato a Tangentopoli, vuole dedicargli una via? Se infatti la protesta del PD suona molto come la storia del bue che dice cornuto all'asino, va detto che anche l'idea di dedicare una via a un personaggio come Craxi è il chiaro sintomo del marcio che esiste nel sistema politico nel suo complesso.

Proviamo a dare una spiegazione e a raccontarvi la storia di Craxi, vista da una diversa prospettiva. Una storia diversa dalla tesi innocentista ma diversa soprattutto dalla prospettiva forcaiola di Di Pietro, Grillo e Travaglio, che puzza molto di malafede e di gioco delle parti.


La storia di Craxi.

Craxi era un uomo del "sistema". Ne faceva parte e lo conosceva bene, e lui era una delle personalità più potenti di esso, quindi era informato bene dei suoi meccanismi, fino in fondo. Questo "sistema" era stato una manna fino a quel giorno per Craxi, Andreotti, Veltroni, D’Alema, Pannella, e tutti gli altri. Comandavano impuniti, ammazzavano magistrati, quando non potevano li trasferivano, ingrassavano alle spalle del contribuente e si sentivano dei piccoli re.

Ad esempio, quando Carlo Palermo indagò, a Brescia, proprio su alcuni traffici di armi ricollegabili al partito socialista e a Craxi, fu trasferito a Catania, e da lì a qualche mese subì un attentato in cui morirono tre persone, mentre il magistrato si salvò per miracolo.
Insomma, era una bella vita.

Purtroppo però le persone più potenti del sistema non sono a conoscenza di tutto. Loro, come tutti, conoscono solo alcune parti del gioco complessivo, potendone intuire altre, ma ignorandone completamente altre ancora.

E possono muovere alcuni fili, ma non tutti. E loro stessi sono mossi da altri fili, cui non si possono sottrarre.

In segreto, le persone realmente al potere, preparavano l’operazione Tangentopoli, che a sua volta avrebbe dovuto aprire la strada al sistema bipartitico, che a sua volta avrebbe dovuto portare all’ascesa di Berlusconi, e infine alla dittatura di destra post–berlusconiana (cioè l’ultima fase, quella che sta per arrivare).
In segreto, per far partire l’operazione Tangentopoli, viene scelto come bersaglio Craxi; vuoi per punirlo di alcune sue prese di posizione antiamericane (Craxi infatti spesso era stato sostenitore di una politica di emancipazione dall’influenza USA, non gradita ovviamente alla massoneria di vertice); vuoi perché assunse delle posizioni a favore dei Palestinesi e contro Israele, il che nel nostro sistema politico mondiale significa essere rovinati senza pietà; vuoi perché era comunque uno dei simboli del sistema partitico; vuoi, forse, per altre ragioni a noi sconosciute.

Arriva quel fatidico 19 febbraio 1992. I magistrati arrestano Mario Chiesa e sta per partire l’immensa macchina di Tangentopoli, ma Craxi ancora non lo sa. Pensa che sia un caso, che sia uno di quegli avvenimenti, che ogni tanto capitano, in cui si silura un personaggio scomodo, magari perché qualche persona seria prova a giocare al magistrato onesto finché non intervengono loro a raddrizzargli la schiena.

Quindi Craxi prende le distanze da Chiesa e lo definisce un “mariuolo” sostenendo al contempo che il partito socialista è il partito dalle mani pulite e facendo un’affermazione che, letta tanti anni dopo, suona quasi comica: “il partito socialista non ha mai avuto un amministratore condannato per reati contro la Pubblica amministrazione”.
Pensa in tal modo di recitare la parte dell’onesto, come da anni succede in ogni parte d’Italia quando si becca un politico con le mani nella marmellata.

Ma passano poche settimane e Bettino si rende conto che qualcosa non va. Gli arresti proseguono, le polemiche non si placano, e inizia un’operazione mediatica senza precedenti fino a che non viene indagato anche lui.

Bettino riceve decine di avvisi di garanzia e capisce che non può più controllare la cosa; se l'indagine è una sola la si argina, si trasferisce il magistrato, si fanno sparire i fascicoli. Ma venti indagini no. Venti indagini significa che qualcuno vuole fregarlo, che la cosa è più grossa di quel che pensava all’inizio.
Quindi in parlamento, tenta un’ultima, disperata carta. E’ il 3 luglio del 1992; in un discorso che verrà mandato in onda in tutte le televisioni, Craxi afferma che tutto il sistema è corrotto; afferma che è vero, il partito socialista si è macchiato di diverse colpe, ma se è colpevole lui allora lo è tutto il parlamento.
“Capii che il sistema era corrotto fin da quando portavo i pantaloni alla zuava” affermò Craxi poco tempo dopo.
Si tratta di affermazioni corrette, che in teoria dovrebbero aprire un cataclisma e dibattiti a non finire.
Ma i media, ben addomesticati a puntare l’attenzione solo su ciò che serve al piano prestabilito, puntano per poco l’attenzione su questo fatto; passa qualche giorno e i giornali e le tv iniziano nuovamente ad accanirsi nell’accusare singole persone.
Dal canto loro i politici rimangono zitti e commentano poco questa uscita di Craxi in parlamento. Sono silenziosi, perché da una parte non possono parlare a meno di non scoprirsi veramente, e poi perché in quel clima molti sanno che potrebbero fare la stessa fine di Craxi senza saperlo.
E quasi tutti sanno che, ad alzare troppo la voce, a sentirsi troppo potenti, a ribellarsi ai diktat imposti dai burattinai, si finisce suicidati, o magari si muore di un malore improvviso.


Il gioco si fa duro, iniziano arresti eccellenti ovunque, e l’operazione di pulizia invade tutta l’Italia. Craxi viene raggiunto da una ventina di avvisi di garanzia, e più in avanti verrà condannato a diversi anni di galera per vari reati, dalla corruzione.

Il 29 aprile 1993 il parlamento nega l’autorizzazione a procedere richiesta dalla procura, creando un pandemonio.

Tra aprile e maggio in tutta Italia si svolgono manifestazioni contro Craxi, fino ad arrivare alla famosa vicenda del lancio delle monetine quando lui uscì dall’Hotel Raphael, a Roma.
Una scena deprimente, squallida, specie tenendo conto che ci sono altri politici, tanti, che avevano le mani sporche come lui, la cui storia gronda del sangue di innocenti, magistrati, giornalisti, cittadini, poliziotti, testimoni di processi, nonché popolazioni invase senza motivo, dall’Iraq all’Afghanistan.
Ma questi politici facevano e fanno i moralisti in parlamento.

Le vicende giudiziarie in tutta Italia peraltro dimostreranno che Craxi aveva ragione. Il sistema era corrotto ovunque, ed era un meccanismo perfetto come un orologio, oliato alla perfezione, e coinvolgeva tutti, nessuno escluso. Ma a quell’epoca non avevamo gli strumenti per capire quello che diceva Craxi. Io stesso, che all’epoca avevo una ventina di anni, presi le parole di Craxi per un patetico tentativo di salvare la faccia, infangando gli altri. Invece a risentire oggi quelle parole, mi accorgo che sono lucide, precise, ed è uno dei rari momenti in cui un politico stava dicendo la verità.
Ma i mass media, come un esercito il cui compito era sbaragliare l’opinione pubblica, invece di affrontare il problema della corruzione diffusa, invece di indagare le ragioni di tutto questo marcio, che fanno?
Puntano il dito sulle singole persone, e scatenano la polemica sulla magistratura rossa che abusa del suo potere.
Parte la campagna antimagistrati.
Si comincia a dire che il problema è che la sinistra vuole vincere le elezioni per via giudiziaria e che i magistrati sono tutti rossi.
E comincia il solito caos mediatico in cui nessuno ci capisce più nulla.
Soprattutto, il problema non diventa più che siamo governati da una classe politica corrotta. No. Diventano i magistrati.

Ai primi di maggio Craxi si rifugia ad Hammamet. Fa appena in tempo a partire, perché il 12 dello stesso mese gli viene ritirato il passaporto e di lì a poco sarebbe stato arrestato. Evidentemente capisce in tempo che oramai è giunto il suo momento, che il sistema lo ha scaricato, e che sarebbe un errore combattere dall’Italia. Certo, sa bene che per questo la sua immagine pagherà un prezzo molto alto; diranno che perde la faccia, diranno che è un latitante, i suoi avversati lo attaccheranno con maggior forza, ma provenendo tale giudizio da gente con la coscienza anche più sporca di lui, non potrebbe fregargliene di meno. Lui sa quanto conta il giudizio dei politici: zero.
Mentre del giudizio dell’opinione pubblica se ne frega; sa bene che l’opinione pubblica non conta nulla, perché non è in grado di capire il sistema e qualsiasi giudizio proveniente dalla massa è falso, perché si basa su dati falsi.

Dirà infatti Craxi a Pillitteri che parlava di un futuro in cui tutto il caos sarebbe finito: “Paolo, vuoi capire che è finita per sempre?”. Perché in fondo lui era sempre un uomo di sistema, e alla fine aveva capito.
Aveva capito il piano in cui era stato coinvolto, e infatti ironicamente mandava rose rosse ai funerali delle persone coinvolte in Tangentopoli, perché si rendeva conto che non era lui l’unica vittima del sistema; l’operazione Tangentopoli ha fatto una vera e propria strage, anche fisicamente, di persone che prima con quel sistema avevano mangiato a quattro palmenti e che ora si rivoltava contro di loro.

Conclusioni.

Ecco quindi perché molti politici vogliono intitolare una via a Craxi. Perché tutti sanno che Craxi non era né migliore né peggiore di altri; era uno come gli altri, che forse aveva più meriti di altri. In effetti, la statura perlomeno intellettuale di Craxi è da gigante rispetto ai politici di adesso che sembrano completamente incompetenti su tutto.
E francamente, a sentire adesso alcune sue idee politiche, occorre dire che oggi il parlamento è composto solo da nani.

Il cittadino non riesce a capire quindi il motivo della volontà di intitolare una via a Craxi, ma se guardiamo la cosa dal punto di vista politico questa richiesta è perfettamente legittima. I politici sanno perfettamente che Craxi ha solo pagato per tutti, ed è stato l’agnello sacrificale di un sistema che oggi è uguale a ieri.
Quindi, dal loro punto di vista, è perfettamente normale dedicare una via a Craxi, come un giorno la dedicheranno ad Andreotti, Dell'Utri, Berlusconi, Previti, ecc...

Ci sarà anche una via Pannella, probabilmente, e nessuno scriverà sulla targa "Marco Pannella, candidò Licio Gelli, e fondò la Rosa nel Pugno perché probabilmente era uno dei vertici della Rosa Rossa".

Al contrario, molte delle proteste sono in malafede, fatte apposta per creare un gioco delle parti che svii ancora una volta dal reale problema.

Il problema di Tangentopoli non è se dedicare o meno una via a Craxi. Il problema di Tangentopoli è che era stato svelato e portato alla luce un sistema che coinvolgeva, tutti, tutti, tutti, nessuno escluso, e che è ancora vivo e vegeto. Il dibattito dovrebbe essere su questo, cioè sul perché tale sistema continua a vivere più forte che mai.
Ma si sa… se all’imbecille mostri la luna con il dito, quello guarderà il dito, e non la luna.
E Craxi era il dito. Tangentopoli la luna.
E oggi si ripete la stessa storia di allora. Ancora una volta, il problema è Craxi, e se intitolare o meno una via a Craxi.
Ma il problema di via Craxi è il dito. La luna è costituita dal Trattato di Lisbona, dalla crisi finanziaria che si abbatterà ancora peggiore su tutta Europa, dalle leggi dittatoriali che piano piano stanno introducendo in tutti i paesi per togliere le libertà democratiche.
Craxi, dal canto mio, possiamo pure riabilitarlo. Anche perché, sia pure tardivamente, e sia pure perché colpito da 20 avvisi di garanzia, aveva detto molte cose giuste, e per alcune di esse ha pagato un prezzo molto alto, troppo, rispetto agli altri.

E quando ascolto i discorsi di Borghezio, Schifani, Bossi, Prestigiacomo, Maroni, Gelmini, D'Elia, Berlusconi, Rutelli, quasi quasi dico a me stesso "ridateci Craxi, e lunga vita ad Andreotti".

fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com/

mercoledì 13 gennaio 2010

RAZZA CHE RAMAZZA

DI EUGENIO BENETAZZO
eugeniobenetazzo.com

Adesso mi è tutto più chiaro. Al momento in cui sto scrivendo mi trovo allo Space Needle di Seattle, ormai saranno più di trenta giorni che sto girovagando per gli States con l'intento di realizzare un videodocumetario sulla crisi finanziaria e quella immobiliare: Boston, New York, Miami, Atlanta, Phoenix, Las Vegas, Los Angeles, Seattle e Chicago. L'economia americana è collassata per motivazioni razziali: il suo destino sembra ormai segnato da un lento ed inesorabile declino economico e sociale. Chi confidava in un miglioramento con l'avvento di Obama, mitizzandolo come il nuovo Kennedy, ha iniziato a ripensarci. L'America di Obama non è l'America di Kennedy: alla metà degli sessanta, la popolazione americana era costituita per circa l'80% da bianchi caucasici (europei ed anglosassoni) e per il il 20% da svariate minoranze etniche (afroamericani, ispanici, orientali). Oggi è tutto cambiato: il 30% sono bianchi caucasici, il 30% sono ispanici, il 30% sono afroamericani ed infine il 10 % sono orientali. L'America come vista nei serial televisivi con i quali siamo cresciuti, da Happy Days a Melrose Place, non esiste più.

Nella foto: una scena del film "Gran Torino"

Questa trasformazione del tessuto sociale ha comportato un lento e progressivo cambiamento negli stili di vita, nella capacità di risparmio, nella responsabilità civica e soprattutto nella stabilità e sicurezza economica. La cosiddetta crisi dei mutui subprime trova fondamento proprio in questa constatazione. Mi permetto di aprire una parentesi per accennare al meccanismo del credit scoring (necessario per comprendere il fenomeno dei subprime): in America ad ogni contribuente viene assegnato un punteggio di affidabilità utilizzando una scala valori che va da un minimo di 300 ad un massimo di 850 punti (è un modello matematico sviluppato da una società quotata al Nyse, Fair Isaac Corp.). All'interno di questo range possiamo individuare tre categorie di soggetti: prime consumer (750-850 punti con excellent credit), midprime consumer (720-750 con good credit) ed infine subprime consumer (660-720 con fair credit). Evito di soffermarmi nelle categorie con il rating inferiore (low and bad credit) per limiti di esposizione. In base alla categoria di appartenenza varia la disponibilità di accesso al credito ed il costo dello stesso. Sostanzialmente il credit scoring è un modello di valutazione che consente di comprendere chi affidare e per quanto, oltre al fatto di selezionare i buoni pagatori da quelli cattivi, il tutto rapportato alla propria posizione debitoria e disponibilità reddituale.

Più carte di credito utilizzate, più fido richiedete, più le rate dei prestiti pregressi pesano in percentuale sul vostro reddito mensile, più ritardi nei pagamenti avete nel vostro track record personale, più il vostro credit scoring tenderà ad essere di basso livello. Sulla base di questo sistema, il 20% della popolazione americana è un soggetto prime, un altro 25% midprime ed infine quasi il 30% è un soggetto subprime. Il livello medio di credit scoring per un cittadino americano si attesta intorno ai 680 punti (subprime). Dal punto di vista statistico, troviamo tra i soggetti fair e low credit, per la stragrande maggioranza, gli appartenenti alle classi sociali legate alle ondate immigratorie degli ultimi decenni (per quello che ho potuto vedere non penso sia casuale).

Ma torniamo a noi. Durante la metà degli anni novanta, con l'intento di mitigare le tensioni e le disparità sociali della popolazione, nella constatazione che solo il 20% degli afroamericani ed il 30% degli ispanici erano proprietari della loro casa contro il 60% della popolazione bianca, vennero istituite delle piattaforme di ammortizzazione sociale che avrebbero consentito l'acquisto facilitato di un'abitazione a soggetti con capacità di redditto e disponibilità limitate. In buona sostanza il governo federale avrebbe garantito attraverso le varie GSE (Government Sponsored Enterprise come Fannie Mae e Freddie Mac) la remissione dei debiti concessi alle fasce sociali più deboli. Fu così che le banche iniziarono lentamente, ma con le pressioni del governo, a prestare denaro quando qualche anno prima non lo avrebbero mai fatto. La ratio su cui poggiava questa scelta politica era identificata nella volontà di rendere i poveri meno poveri in quanto se “possiedi” un'abitazione puoi pensare di pianificare la tua vita e stabilizzare il tuo nucleo familiare, oltre a questo non dimentichiamo le motivazioni politiche volte a conquistare nuove fasce di elettorato grazie a proposte molto popolari.

Quello che è successo dopo a distanza di anni, dalla Lehman Brothers alla Fannie Mae, ormai fa parte della storia, senza dimenticare anche la complicità o incompetenza della FED. Una politica immigratoria troppo liberale e la mancanza di protezionismo culturale hanno presentato un conto impossibile da pagare per l'America che oggi inizia a comprendere cosa significa aver perso la propria originaria identità etnica. Lo scenario macroeconomico che caratterizza adesso il paese è tutt'altro che confortante e a detta di molti analisti indipendenti americani il peggio deve ancora arrivare. La disoccupazione è ovunque con disperati (non gli homeless) che chiedono l'elemosina di qualche dollaro e accampamenti di tende sotto i ponti delle freeway nelle grandi città. Obama ha subito una perdita di popolarità devastante, persino le persone di colore che lo hanno votato girano per le città con cartelli appesi al collo con la dicitura “Obama, dovè il mio assegno ? Allora quando arriva il cambiamento ?” In più occasioni mi sono sentito dire che la colpa è riconducibile ad un eccesso di liberalità immigratoria e ad una insensata politica di sostegno alle fasce sociali più deboli, che ha innescato il fenomeno dell'”overbuilding in bad areas”. Si è costruito troppo ovunque in area residenziali scadenti, prestando parallelamente denaro a chi non lo avrebbe mai meritato in passato.

Troppi messicani ed orientali entrati nel paese, legalmente e clandestinamente, hanno consentito l'abbassamento medio dei salari, mentre le concessioni, i sussidi ed il credito facile ai neri hanno distorto l'economia statunitense, rendendola drogata ed artefatta, portandola a basarsi esclusivamente sul consumismo sfrenato, il ricorso al debito e sulla totale incapacità di risparmio. Non lo avrei potuto immaginare, ma vi è un risentimento ed un odio trasversale tra le varie etnie che popolano il paese che mi ha più volte intimorito: bianchi contro afroamericani, ispanici contro afroamericani, orientali contro ispanici, insomma tutti contro tutti. In più occasioni per le strade di Miami e Chicago ho assistito ad episodi di tensione razziale stile “Gran Torino””. Chi parla con ingenuità evangelica di integrazione razziale per questo paese, probabilmente ha studiato per corrispondenza all'Università per Barbieri di Krusty (noto personaggio della serie televisiva The Simpsons)..

I bianchi benestanti che fanno gli executive (dirigenti, funzionari o colletti bianchi ben pagati) si autoghettizzano da soli in quartieri residenziali che assomigliano a paradisi dentro a delle prigioni, con videosorveglianza e servizi di sicurezza privati degni del Pentagono. Di contrasto dai fast food, ai jet market, alle pompe di benzina, a qualsiasi altro retail service a buon mercato, trovate tutte le altre razze che ramazzano i pavimenti, servono ai tavoli, lavano le vostre auto, consegnano pizze a domicilio o guidano i taxi per uno stipendio discutibilmente decoroso. L'America per alcuni aspetti (opportunità di lavoro per i giovani che hanno indiscusse capacità) può sembrare superficialmente un buon paese, ma se ti soffermi ad osservarla con un occhio critico, sotto sotto è un paese marcio e primitivo da far schifo, a me si è rivelato per quello che è realmente ovvero un calderone multirazziale con la maggior parte delle persone (bianchi compresi) che hanno il senso di autocoscienza di uno scarafaggio. L'americano medio (che sia un bianco, cinese, messicano o afroamericano) se ne frega assolutamente dei problemi ambientali del pianeta, della sofferenza inaudita degli animali nei loro allevamenti intensivi, delle carestie in Africa o dei conflitti in Medio Oriente, si interessa solo che possa ingozzarsi di hotdog, bere fiumi di coca cola, guardarsi il superbowl e guidare il suo megatruck dai consumi spropositati. Pur tuttavia, nel lungo termine sono piuttosto dubbioso che si possa riprendere dal processo di imbarbarimento ed impoverimento sociale che lo sta caratterizzando, per quanto potenziale bellico possa vantare, questo non lo sottrarrà dalla sorte che lo attende, prima il collasso economico e dopo quello sociale, scenario confermato anche da molte fonti di informazione indipendente che non si mettono a scimmiottare a turno a seconda della corrente politica che vince le elezioni, tipo la CNN o la FOX.

Eugenio Benetazzo
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/razza_che_ramazza.htm

martedì 12 gennaio 2010

USA E CINA: UNO PERDE, L’ALTRO VINCE

DI JAMES PETRAS
Rebelion

Introduzione

Il capitalismo asiatico, in particolare Cina e Corea del Sud, è in concorrenza con gli Stati Uniti per il potere mondiale. Il potere asiatico globale ha una crescita economica dinamica, mentre gli USA perseguono una strategia di costruzione di un impero con i mezzi militari.

Lettura di una edizione del Financial Times

Anche una lettura superficiale di un singolo numero del The Financial Times – come quella del 28 dicembre 2009-ci fa capire le diverse strategie di costruzione di un impero. In prima pagina, il principale articolo sugli Stati Uniti parla dei conflitti militari in atto e della “guerra contro il terrorismo”, sotto il titolo di “Obama chiede la revisione dell’elenco delle organizzazioni terroristiche”. Paradossalmente ci sono due articoli nella stessa pagina, uno sulla Cina che parla della inaugurazione del treno passeggeri più veloce al mondo e della decisione di mantenere la loro moneta legata al dollaro USA per promuovere il loro settore di esportazioni. Mentre Obama è focalizzato sulla creazione di un quarto fronte di battaglia (Yemen) nella “guerra al terrore” (dopo l’Iraq, Afghanistan e Pakistan), il Financial Times nella stessa pagina informa che un trust della Corea del Sud ha vinto un appalto di 20.400 milioni di dollari per sviluppare l’energia nucleare ad uso civile negli Emirati Arabi Uniti, battendo i suoi concorrenti americani ed europei.

A pagina due del FT c’è un lungo articolo sulla nuova rete ferroviaria cinese, sottolineando la sua superiorità nei confronti del servizio ferroviario degli Stati Uniti. Il treno cinese d’ultima generazione ad alta velocità unisce due importanti città distanti 1.100 km, in meno di tre ore, mentre “l’Espress” della compagnia Amtrack, nordamericana “impiega tre ore e mezza per coprire i 300 km da Boston a New York.” Mentre le ferrovie statunitensi si logorano per mancanza di fondi e di manutenzione, la Cina investe 17.000 milioni di dollari nella costruzione delle sue linee. Inoltre sono in preventivo la costruzione di altri 18.000 km di linee del suo sistema ultramoderno entro il 2012, mentre gli USA investiranno altrettanti soldi nel finanziamento dell'offensiva militare in Afghanistan e Pakistan, e nell’apertura del nuovo fronte bellico nello Yemen.

La Cina costruisce un sistema di trasporti che collega i produttori e i mercati del lavoro nelle province interne con i centri di produzione e porti situati sulla costa, mentre a pagina quattro del FT si legge come gli Stati Uniti sono ancora aggrappati alla politica di affrontare la “minaccia islamica” in una “infinita guerra al terrorismo”. L’invasione e le guerre ai paesi musulmani hanno dirottato centinaia di milioni di dollari dei fondi pubblici verso una politica senza benefici per il paese, intanto la Cina modernizza la sua economia civile. La Casa Bianca e il Congresso soddisfano e sovvenzionano lo Stato militarista e coloniale di Israele, con la sua base di insignificanti risorse di mercato, allontanandosi da 1.500 milioni di musulmani (FT , pag. 7), il Pil della Cina è aumentato di dieci volte negli ultimi 26 anni (FT , pag.9). Mentre gli Stati Uniti hanno stanziato più di 1.400 miliardi di dollari a Wall Street e ai militari, aumentando il deficit fiscale e il deficit bancario, raddoppiando il tasso di disoccupazione e prolungando la recessione (FT , pag.12), il governo cinese ha lanciato un pacchetto di incentivi mirati ai settori interni del manifatturiero e della costruzione che ha prodotto una crescita dell’8% del PIL, una significativa riduzione della disoccupazione e “la ripresa delle economie coinvolte” in Asia, America del Sud e Africa (FT , pag12).

Mentre gli Stati Uniti sciupavano il loro tempo, le risorse e il personale nella organizzazione di “elezioni “ per conto dei suoi corrotti Stati satelliti in Afghanistan ed Iraq, e faceva da inutile mediatore fra il suo intransigente partner israeliano e il suo impotente cliente palestinese, il governo sudcoreano ha sostenuto un gruppo condotto dalla Kora Electric Power Corporation nella riuscita manovra di 20.400 milioni di dollari per l’installazione di centrali nucleari, aprendo così la strada a svariati altri contratti miliardari nella zona (FT , pag. 13).

Mentre gli USA spendono più di 60.000 milioni di dollari per il controllo interno nella crescita a dismisura dei suoi organismi interni di sicurezza in cerca di potenziali terroristi, la Cina investiva più di 25.000 milioni di dollari per consolidare i suoi scambi energetici con la Russia (FT , pag.13).

Quello che ci raccontano gli articoli e le notizie di una sola edizione, in un solo giorno, nel Financial Times , riflette una realtà più profonda che illustra la grande divisione del mondo d’oggi. I paesi dell’Asia, con in testa la Cina, stanno raggiungendo lo status di potenze mondiali, a suon di grandi investimenti nazionali ed esteri nell’industria manifatturiera, nel trasporto, nelle tecnologie, nell’estrazione e lavorazione dei minerali. Contrariamente, gli Stati Uniti sono una potenza in declino, con una società in caduta, risultato della costruzione dell’Impero con mezzi militari e della economia finanziaria speculativa:

1-Washington cerca clienti militari minoritari in Asia, mentre la Cina allarga i suoi accordi commerciali e di investimenti con importanti partner economici: la Russia, Giappone, Corea del Sud ed altri.

2-Washington prosciuga la sua economia nazionale per finanziare le guerre all’estero. La Cina estrae minerali e risorse energetiche per fomentare il suo mercato interno del lavoro e dell’industria.

3-Gli Stati Uniti investono in tecnologia militare per combattere contro i ribelli locali nei loro Stati satelliti, la Cina investe in scienza tecnologica per poter fare esportazioni competitive.

4-La Cina inizia a ristrutturare la sua economia per poter meglio sviluppare il paese all’interno, e conferisce maggiori spese sociali per correggere le disuguaglianze e i grandi squilibri, gli Stati Uniti riscattano e rinforzano il settore finanziario sfruttatore, che ha saccheggiato l’industria (riducendo i suoi attivi tramite fusioni e acquisizioni), e speculano su mete finanziarie senza impatto sul lavoro, sulla produttività e sulla competitività.

5-Gli Stati Uniti moltiplicano la guerra e l’ammasso di truppe in Medio Oriente, Asia meridionale, Corno d’Africa e nei Caribi. La Cina mette a disposizione investimenti e prestiti pari a 25.000 milioni di dollari per la costruzione di infrastrutture, estrazioni minerarie, produzione di energia e per le costruzione de impianti di assemblaggio in Africa.

6-La Cina firma accordi commerciali di migliaia di milioni di dollari con l’Iran, Venezuela, Brasile, Argentina, Cile, Perù e Bolivia, assicurando l’accesso all’energia strategica e alle risorse minerarie ed agricole; Washington offre 6.000 milioni di dollari di aiuti militari alla Colombia, ottiene dal presidente Uribe la cessione di sette basi militari (con le quali minacciare il Venezuela), appoggia un colpo militare nel Honduras, e denuncia il Brasile e la Bolivia perchè diversifichino le loro relazioni economiche con l’Iran.

7-La Cina incrementa le sue relazioni economiche con le economie dinamiche dell’America del Sud che rappresentano più dell’80% della popolazione del continente; gli Stati Uniti si associano con il fallito stato del Messico, che detiene il peggior ruolo economico dell’emisfero e nel quale potenti cartelli della droga controllano ampie regioni e sono profondamente infiltrati nel macchinario statale.

Conclusioni

Come paese capitalista la Cina non fa eccezione. Sotto il loro capitalismo vi è sfruttamento del lavoro, abbondano disuguaglianze di ricchezza e di accesso al benessere come altrove, i piccoli agricoltori si vedono sfollare a causa di progetti di megadighe, le aziende cinesi estirpano minerali ed altre risorse naturali nel Terzo Mondo senza troppi indugi. Ma la Cina ha creato decine di milioni di posti di lavoro nell’industria ed ha ridotto la povertà molto più velocemente e per molte più persone nel lasso di tempo più breve della storia. Le sue banche finanziano soprattutto la produzione. La Cina non bombarda, non invade, non saccheggia altri paesi. In compenso, il capitalismo statunitense è una mostruosa macchina militare mondiale che prosciuga l’economia nazionale e riduce il tenore di vita del paese pur di finanziare le sue interminabili guerre all’estero. I capitali finanziari, commerciali, immobiliari minano il settore manifatturiero, a beneficio della speculazione e delle importazioni a basso costo.

La Cina investe nei paesi ricchi di petrolio; gli Stati Uniti li attaccano. La Cina vende vassoi e ciotole per i matrimoni afghani, gli Stati Uniti bombardano le loro feste con i droni. La Cina investe in industrie estrattive, ma a differenza dei coloni europei costruisce ferrovie, porti, aeroporti e fornisce crediti a prezzi accessibili. La Cina non finanzia né arma guerre etniche, ne organizza “rivoluzioni colorate” come la CIA. La Cina autofinanzia la propria crescita, il suo commercio ed il suo sistema di trasporto, nel frattempo gli USA stanno sprofondando sotto un debito di parecchi miliardi di dollari per finanziare guerre senza fine, per salvare le loro banche a Wall Street e appoggiare altri settori privi di produttività, mentre molti milioni di persone restano disoccupate.

La Cina crescerà ed eserciterà il suo potere attraverso i mercati economici, gli Stati Uniti entreranno in guerre senza fine verso il cammino del fallimento e del declino interno. La crescita diversificata della Cina è legata a partner economici dinamici; il militarismo degli Stati Uniti è vincolato ai narcostati, regimi sotto controllo dai signori della guerra, registi delle repubbliche delle banane e all’ultimo e peggiore regime razzista e coloniale dichiarato: Israele.

La Cina attira i consumatori del mondo; le guerre globali degli Stati Uniti producono terroristi nel proprio territorio e all’estero.

La Cina potrebbe trovarsi di fronte ad una crisi e anche alle agitazioni dei lavoratori, ma ha i mezzi finanziari per risolverli. Gli Stati Uniti sono in crisi e potrebbero dover affrontare una sommossa interna, ma hanno esaurito il loro credito e le loro fabbriche sono all’estero, mentre le loro basi ed installazioni militari portano conti passivi, non attivi. Ci sono sempre meno fabbriche negli USA disposte a riassumere i loro disperati lavoratori: uno sconvolgimento sociale potrebbe mostrarci i lavoratori statunitensi occupando con i loro scheletri i vuoti delle loro vecchie fabbriche.

Per diventare uno Stato “normale” dobbiamo ripartire dall’inizio: chiudere tutte le banche e le basi militari all’estero, tornare in Nord America. Dobbiamo cominciare una lunga marcia verso la ricostruzione di una industria al servizio delle nostre necessità nazionali, dobbiamo vivere dentro il nostro proprio ambiente naturale e abbandonare la costruzione dell’impero a favore della costruzione di una repubblica socialista democratica.

Quando è che prendendo il Financial Times , o qualsiasi altro giornale, leggeremo che i nostri treni ad alta velocità ci portano in meno di un’ora da New York a Boston? Quando saranno le nostre fabbriche a fornire i nostri negozi di ferramenta? Quando costruiremo generatori di energia eolica, solare o marina? Quando potremo abbandonare le nostre basi militari e far sì che i signori della guerra, i trafficanti di droga e i terroristi si trovino ad affrontare la giustizia della loro propria gente?

Arriveremo a leggere tutto questo sul Financial Times ?

In Cina tutto ebbe inizio con una rivoluzione.........

Titolo originale: "Uno pierde, el otro gana"

Fonte: http://www.rebelion.org/
Link
06.01.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARISA CRUZCA