giovedì 30 aprile 2009
L’Oms alza il livello d’allarme. Panico globale costruito ad arte ?
L’Oms alza il livello d’allarme Panico globale costruito ad arte ?
Il primo bimbo contagiato dall’influenza suina si chiama Enrique Hernandez e oggi gioca a calcio, si arrampica sugli alberi. Un monello vispo e sorridente che davanti ai giornalisti giura: «Mi sento bene». Difficile non credergli. A Ginevra l’Organizzazione mondiale della Sanità continua a giocare con i livelli d’allarme. Era tre, poi è diventato quattro, ieri ha toccato il cinque su una scala di sei. Ma leggendo attentamente i suoi ansiogeni comunicati si scoprono dati tutt’altro che preoccupanti. I morti accertati per il virus dei porci sono sette. Anzi, otto, calcolando l’infante messicano morto ieri in una clinica del Texas. Otto? Ma non erano 159 solo in Messico? E i casi sospetti non erano duemilacinquecento?
Qualcosa non torna. Il dubbio che la vicenda sia stata ingigantita ad arte è sempre più forte, sempre più concreto. Anche perché le analogie con l’influenza aviaria sono evidenti, innanzitutto considerando come è sorto il contagio. Il focolaio del virus degli uccelli fu individuato nel sud della Cina in un allevamento di oche, tenuto, come consuetudine da quelle parti, in condizioni igieniche disastrose. E oggi? Nel villaggio di La Gloria, 2500 abitanti nello stato Veracruz, in Messico, celebre per la sua povertà e per i giganteschi allevamenti di maiali, non certo esemplari per pulizia e rispetto delle norme di tutela della salute.
E chi morì allora? Coloro che vivevano a contatto con gli animali infetti senza adottare le dovute precauzioni e il cui fisico era debilitato da un’altra malattia o con carenze immunologiche che abbassavano il livello degli anticorpi; guarda caso, come oggi. Ad ammalarsi non erano (e non sono) persone in salute, bensì predisposte, per un verso o per l’altro.
Questo, evidentemente, non significa che un’influenza mutuata dagli animali debba essere trascurata. Al contrario, ma un conto è monitorare una situazione e prendere le precauzioni nella giusta proporzione; un altro è ingigantire un problema locale e trasformarlo in un allarme mondiale, alimentando lo spettro di una pandemia.
Quando ciò accade è consigliabile diffidare. C’è odore di spin ovvero di quelle tecniche che consentono di orientare e talvolta di manipolare l’opinione pubblica. A vantaggio di chi e perché? Sull’aviaria - come dimostrò, tra l’altro, una splendida inchiesta di Sabrina Giannini per Report - a beneficiarne furono una società di ricerca americana, la Gilead Science, a lungo presieduta dall’ex capo del Pentagono, Donald Rumsfeld, che aveva creato il Tamiflu. E la Roche, come noto, produce e commercializza l’ormai famosissimo antivirale, le cui vendite esplosero. Non si è mai saputo chi fu il regista; ma il film di allora assomiglia assai a quello di oggi, perché diffondere il panico collettivo è meno complicato di quanto si creda. A condizione di coinvolgere le istituzioni, che, spesso inconsapevolmente, garantiscono l’effetto leva.
L’operazione richiede: primo, un committente, che resta sempre nell’ombra. Secondo, specialisti della comunicazione che sanno usare a proprio vantaggio le dinamiche della moderna società dell’informazione. Terzo, Una prova, vera o apparente: qualche morte sospetta, alcuni contagiati. Quarto, un angosciante mistero: la malattia sconosciuta e capace di evocare paure ataviche come quella dell’influenza spagnola. Finché l’allarme è confinato a una realtà locale, l’opinione pubblica resta quieta; ma non appena un governo o un istituzione internazionale si accorge del problema, il panico inizia a diffondersi e si auto-alimenta.
L’allarme per la suina è scattato quando il governo messicano ha parlato al Paese con toni drammatici, seguito a distanza di poche ore da quello americano. A quel punto l’Oms è entrato in fibrillazione e, a ruota, tutti i governi del mondo. Quale Stato può correre il rischio di essere accusato di aver sottovalutato la «peste del Duemila»? E allora via con comunicati e conferenze stampa, che inviano messaggi spesso contraddittori. Il virus c’è, ma non è grave. Anzi sì, e presenta «potenziale pandemico». Il vaccino manca? Aiuto, ma sta per arrivare; anzi, no e comunque ci sono gli antivirali. La gente è confusa. Meno capisce, più ha paura. Una paura che a qualcuno giova e tanto. Per ragioni che noi, ancora, non sappiamo.
Marcello Foa
Fonte: www.ilgiornale.it
Link: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=347624
mercoledì 29 aprile 2009
Se fossimo in America (dopo i primi cento giorni di Obama)
Il ritornello è noto. E pure un po’ logoro. Marco Travaglio, per esempio, lo ripete spesso: se fossimo in America, i politici pescati con le mani nella marmellata si dimetterebbero al volo. Beppe Grillo, invece, ha cantato la stessa solfa qualche settimana fa a proposito di certi “prenditori” nostrani: negli Stati Uniti, Tanzi si sarebbe beccato 25 anni di galera. Mentre Michele Santoro, ex maoista ed ex penna di “Servire il popolo”, ci ha messo la classica ciliegina sulla torta. In occasione del terremoto in Abruzzo, pure lui, dagli schermi di RaiDue, ha rispolverato lo stesso refrain: fossimo in America, anzi in California, i soccorsi li avrebbero organizzati meglio. Parole che hanno dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la caduta del muro ha sgretolato anche le certezze dei comunisti che furono. Ma non certi luoghi comuni sull’esistenza di una sorta di paradiso a stelle e strisce.
Eppure: se fossimo in America, forse ieri avremmo letto il New York Times. E ci avremmo trovato ben poco da stare allegri o di cui essere orgogliosi. E infatti, a quanto pare: il ministero del Tesoro del governo Obama ha inviato al Congresso, ovvero al Parlamento americano, una bozza di legge nuova di zecca. Materia: banche e istituzioni finanziarie colabrodo. Obiettivo: dare più poteri al governo per iniettare quattrini (dei contribuenti) nelle banche e nelle istituzioni finanziarie di cui sopra. Unico neo: la copia elettronica della legge in questione recava, stranamente, l’impronta dei computer dello studio legale Polk&Wardwell. Che sempre, stranamente, rappresenta molte banche e lobby di quell’industria finanziaria che dall’inizio della crisi dei mutui subprime ad oggi ha già succhiato trilioni (cioè migliaia di miliardi di dollari) dalle tasche dei soliti contribuenti americani poverazzi. Ma davvero, davvero? Oh-yeah.
Ma il bello - o il brutto - è che se fossimo in America, leggendo ieri il New York Times, non ci saremmo neppure stupiti più di tanto. Anzi: avremmo avuto l’impressione di un mezzo déjà vu.
Da bravi cittadini informati, infatti, ci sarebbero venute in mente le gesta di un signore chiamato Henry Paulson Jr. Che fino a pochi anni fa era amministratore delegato di una delle più grosse banche americane, la Goldman Sachs. E che poi - nel 2006 e per coincidenza - è diventato ministro del Tesoro dell’allora presidente Bush. Perchè ce lo saremmo dovuti ricordare? Perchè, guardacaso: Paulson - sempre per coincidenza e nel pieno della crisi dei mutui subprime (ad autunno 2008) - aveva pensato bene di mettere a punto una legge chiamata Tarp (sigla che sta per Trouble asset relief program). Materia: le solite banche e istituzioni colabrodo. Obiettivo: prendere 700 miliardi di dollari dei soliti contribuenti poverazzi e darli in mano a banche e istituzioni finanziarie di cui sopra. Unico neo: i contribuenti poverazzi per ora non hanno tratto grandi benefici da questo investimento. Ma, per esempio: Goldman Sachs - l’ex banca dell’ex ministro - sì. Perchè si è beccata 10 dei 700 miliardi di cui sopra. Più altri quattrini, sempre provenienti dalle tasche dei soliti contribuenti, ma passati attraverso le casse del gruppo assicurativo American international group. Esattamente i danari che aveva bisogno per evitare il fallimento. O la nazionalizzazione.
Risultato: fossimo in America, avremmo come l’impressione che banche e banchieri siano riusciti, per ora, nell’impresa di cadere in piedi. Ma con aiutini non proprio disinteressati e a spese degli altri. E per certo: sentiremmo l’odore sgradevole di quello che in italiano si chiama conflitto di interessi. Anzi, quella puzza la sentiremmo da un bel pezzo. Addirittura: fin dai tempi dell’amministrazione Clinton (quella, per la cronaca, di Clinton Bill, non di Clinton Hillary). Cioè dai lontani anni Novanta.
Allora: ministro del Tesoro era il signor Robert Edward Rubin. Che prima di diventare ministro, per coincidenza aveva passato anni e annorum (poco meno di 30) a lavorare per la solita Goldman Sachs (sì, proprio quella di Mr. Paulson, ministro di Bush). E guardacaso: pure Rubin, una volta al governo, si era subito impegnato proprio per mandare in pensione una leggiuzza chiamata Glass-Steagal Act, che era in vigore dai tempi della Grande depressione. Materia: le solite banche e istituzioni finanziarie, al tempo (apparentemente) un po’ meno colabrodo. Premessa: il vecchio Glass-Steagal act era stato pensato per evitare fallimenti di banche a catena come nel ‘29 e dintorni. Obiettivo: con le nuove regole, invece, si voleva dare all’Alta Finanza un’impronta un po’ più moderna. Qualunque cosa questo volesse dire.
Ebbene, in questo caso i “nei”, cioè i difettuzzi della nuova leggiuzza, si sono rivelati due. Primo neo: l’abolizione del Glass-Steagal Act è da tempo sul banco degli imputati, come causa della crisi finanziaria che si sta abbattendo da mesi sull’economia mondiale, perchè avrebbe lasciato mani troppo libere a certi giochi di prestigio di banchieri e finanzieri. Secondo neo: le nuove regole sostenute da Rubin permisero la fusione tra due grosse banche: Citicorp e Travelers. Che diedero vita, nel 1998, a un nuovo gigante del credito a stelle strisce, chiamato Citigroup. Che - di lì a poco e per le solite coincidenze del destino - avrebbe scelto un presidente d’eccezione. Indovinate un po’? Sì, proprio lui: l’ex ministro del Tesoro, Robert Edward Rubin.
E non è finita qui. Perchè oggi Barack Obama, che per puro caso tra i finanziatori della sua campagna elettorale aveva alcuni dei più bei nomi di Wall Street, ha scelto per la squadra di governo alcuni pezzi pregiati della fu amministrazione Clinton. Pezzi evidentemente da novanta. E di cui proprio non si poteva fare a meno.
Come l’attuale capo dei consiglieri in materia economica della Casa Bianca: ovvero Mr. Lawrence H. Summers. Che dal 1995 al 1998, in piena “era (Bill) Clinton”, è stato il numero due del Rubin di cui sopra al ministero del Tesoro. Poi: nel 1999 è diventato ministro del Tesoro al posto di Rubin. E quindi e sempre nel 1999, ha completato di gran carriera il lavoro di Rubin, facendo abolire il Glass-Steagal Act. E spianando la strada al suo ex capo. Che così diventò presidente di Citigroup. Che dire? Destini che si incrociano. E solite coincidenze della vita. E sicuramente è solo un’altra coincidenza, quella raccontata sempre dal New York Times, lo scorso 6 aprile: prima di tornare alle dipendenze della Casa Bianca, Summers ha lavorato per due anni (dal 2006 al 2008) per un grosso fondo di investimento di Wall Street. Un lavoro part-time. Che gli ha fruttato - per certo molto meritatamente - 5,2 milioni di dollari. Lavorando solo un giorno a settimana. Miracoli, è proprio il caso di dirlo, dell’Alta Finanza.
Ma non è certo un miracolo che - a fare il ministro del Tesoro del governo Obama - sia finito un altro volto non proprio nuovo della politica a stelle e strisce: Timothy Geithner. Che durante gli anni dell’amministrazione Clinton lavorò sempre al ministero del Tesoro guidato dai soliti Rubin&Summers. Per poi finire, nel 2003 - anche su pressione di Rubin&Summers (come potete leggere sempre su NyTimes) - sulla poltrona di presidente della Federal Reserve di New York. Poltrona dalla quale, in teoria, aveva il compito di vigilare su alcune delle principali banche del Paese. Tra cui, per ennesima coincidenza di un destino davvero strabico, anche quella Citigroup del suo ex capo, Robert Edward Rubin.
Inutile dire che Geithner - nel ruolo di controllore delle banche newyorchesi - avrà per certo dato il meglio di sè. Ma che la famosa crisi dei mutui subprime, stranamente, è scoppiata comunque. E proprio a Wall Street, cioè a New York. Ma in compenso e, verrebbe da dire, come da copione: Geithner da ministro del Tesoro ha subito messo mano all’ennesima leggiuzza controversa, chiamata questa volta Ppip (ovvero il Public-private investment program) Materia: ça va sans dire, banche e istituzioni finanziarie. Missione (quasi) impossibile: ridarre valore ai titoli tossici che hanno causato la crisi. Unico neo: secondo il premio nobel per l’Economia, Paul Krugman, si tratta di “cash for trash”. Cioè di danaro buono dei contribuenti (circa 1 trilione di dollari) in cambio di spazzatura (i famosi titoli tossici).
Insomma: se fossimo in America, avremmo già visto con i nostri occhi i primi cento giorni della nuova amministrazione Obama. Qualche Bernard Madoff rischiare la galera. Ma anche cinque milioni di disoccupati nell’ultimo anno. Molti grandi manager di grandi banche che si sono ritirati carichi di buonuscite milionarie. E altri, la maggior parte, semplicemente rimasti al loro posto. Come quel Vikram Pandit, che oggi sta al posto di Rubin alla guida di Citigroup. E che a marzo voleva spendere - alla faccia dei contribuenti americani che hanno salvato anche la sua banca (con la bellezza di 45 miliardi di dollari) - 10 milioni di dollari per l’arredamento del suo nuovo studio.
E allora? E allora, magari, la penseremmo non come i Grillo, i Travaglio e i Santoro. Ma come Simon Johnson. Che non è un pericoloso sovversivo. Ma un ex economista capo del Fondo monetario internazionale. E che poco tempo fa, sulle colonne del mensile The Atlantic, ha scritto nero su bianco che l’America e il suo governo sembrano ostaggio di una specie di “oligarchia” di banchieri e operatori di Borsa. Tipo “Repubblica delle Banane”, insomma. Ma in doppiopetto.
Ma appunto e purtroppo, non siamo in America. Siamo in Italia. E di queste oligarchie e di questi conflitti di interessi a stelle e strisce, qui si parla poco o non si parla affatto. Forse perchè anche i nostri opinionisti più brillanti hanno visto troppi film dei cowboy e degli indiani. E hanno fatto un po’ di confusione. Scambiando i buoni per i cattivi. Cose che capitano. Soprattutto quando si vive ai confini dell’Impero.
Fonte: www.bamboccioni-alla-riscossa.org
martedì 28 aprile 2009
DAL G20 A DURBAN II, I RETROSCENA
Intervista di SILVIA CATTORI a THIERRY MEYSSANRéseau Voltaire
Con sullo sfondo la crisi finanziaria, i vertici e le conferenze internazionali, dal G20 a Durban II, si susseguono senza che i media dominanti ci illuminino molto su quello che è in gioco e che viene deciso veramente. Silvia Cattori ha raccolto le analisi di Thierry Meyssan sulla riorganizzazione del mondo a cui stiamo assistendo. Secondo lui, dietro Obama hanno ripreso il potere vecchie squadre. Una volta archiviata la parentesi della guerra in Iraq, Washington è tornata al suo progetto di guerra al terrorismo e di globalizzazione forzata.
Nella foto, gli ottuagenari che governano degli Stati Uniti in agonia: Henry Kissinger (85 anni), Zbigniew Brzezinski (81 anni) e Brent Scowcroft (84 anni). Avete detto "cambiamento"?
Silvia Cattori: Quali erano gli obiettivi degli Stati Uniti al recente G20 di Londra? In quale misura sono riusciti a raggiungerli? Sono riusciti a raccogliere l'adesione della maggioranza dei responsabili politici?
Thierry Meyssan: I due vertici di Capi di Stato e di governo del G20 a Washington, poi a Londra, hanno consacrato la supremazia della finanza anglo-sassone e poste le premesse per un governo economico mondiale sotto leadership anglo-sassone.
Il terzo summit è previsto a New York a margine dell'Assemblea generale dell'ONU; che è una maniera di umiliare questa assemblea e di affermare l'esistenza di un direttorio economico dei 20, equivalente al direttorio politico del Consiglio di sicurezza, al di fuori delle istituzioni dell'ONU.
Tuttavia, malgrado i pubblici abbracci, non è stato concluso alcun accordo significativo tra i membri del G20. Le dichiarazioni finali enumerano principi generali che non impegnano nessuno e azioni precise che sono state tutte prese al di fuori del vertice e nessuna delle quali riguarda l'insieme dei 20 [1]. Il vertice di Londra potrebbe dunque rivelarsi un vertice degli inganni.
La politica finanziaria ed economica dell'amministrazione Obama è elaborata da un insieme di organismi. Si situa in totale continuità con quella dell'amministrazione Bush [2]. D'altronde vi ricorderete che i piani Bush-Paulson sono stati sottoposti al candidato Obama e da lui approvati prima di essere presentati al Congresso. Il segretario al Tesoro Tim Geithner è succeduto a Henry Paulson con il quale lavorava da diversi mesi. Geithner ha cominciato la sua carriera come "negro" di Henry Kissinger di cui scriveva i testi economici. Per farla breve, il cambiamento esiste solo negli slogans di Barack Obama.
Il Consiglio economico nazionale degli Stati Uniti è presieduto da Lawrence Summers, l'economista che ha organizzato, nel 1999, lo smantellamento della legislazione messa in opera all'epoca della crisi del 1929 per impedirne il ripetersi. All'epoca, il suo scopo era quello di favorire una speculazione senza limiti per drenare le ricchezze del mondo verso Wall Street. E' sempre con lo stesso obiettivo che egli prosegue la sua opera attraverso i diversi piani di salvataggio, di stabilizzazione, ecc. che ha immaginato.
Il Comitato dei consiglieri economici della Casa Bianca, diretto dalla storica Christina Romer, ritiene che la guerra in Iraq abbia provocato la crisi finanziaria. Essa non ha portato granché agli Anglo-sassoni ma li ha pesantemente indebitati. Secondo la signora Romer, che è una specialista della crisi del 1929, la guerra non è dunque una soluzione alla crisi, è una delle sue cause. Contestando le analisi classiche dei suoi colleghi storici dell'economia, la signora Romer afferma che non è stata la Seconda Guerra mondiale ad aver permesso agli Stati Uniti di uscire dalla crisi del '29, non più del New Deal di Roosevelt, ma l'afflusso di capitali europei a partire dal 1936 e con la "l'aumento dei pericoli". E' dunque conveniente provocare un identico fenomeno anche oggi.
Da parte sua, il Comitato della Casa Bianca per la ripresa economica, presieduto da Paul Volcker e collegato alle autorità britanniche, si preoccupa di approfittare della crisi per ristrutturare le [imprese] transnazionali e permettere loro di rilevare il maggior numero di imprese per un pezzo di pane. I Francesi hanno potuto assaggiare il gusto amaro delle sue raccomandazioni con la chiusura della fabbrica Caterpillar di Grenoble; il proprietario di questa multinazionale siede in questo Comitato alla Casa Bianca [3].
Inizialmente, la messa in atto di queste strategie doveva essere coordinata dal Consiglio di Summers. Ma in definitiva tutto è finito al Consiglio di sicurezza nazionale del generale James Jones dove l'inevitabile Henry Kissinger e il suo ex socio Brent Scowcroft sovrintendono quotidianamente alle decisioni. Mentre si distrae l'opinione pubblica discutendo della differenza di colore della pelle tra Bush e Obama, le stesse persone continuano ad esercitare il potere e ad esercitarlo nel medesimo modo.
Concretamente, nel corso degli ultimi mesi, gli Anglo-sassoni hanno orientato la politica dei loro "clienti" (nel senso imperiale romano del termine, ossia dei loro protetti) perché rinsanguino il sistema bancario internazionale. Gli Stati, dunque i popoli, hanno dovuto pagare le perdite dei banchieri anglo-sassoni. In alcuni casi, gli Stati hanno nazionalizzato - parzialmente o totalmente – alcune banche, creando così l'equivalente dei fondi sovrani degli Stati petroliferi. Il sistema speculativo, che è all'origine della crisi, è stato quindi confermato e gli Stati ne sono diventati direttamente attori.
Per salvare il livello di vita degli Anglo-sassoni, sono state prese tre decisioni:
- In primo luogo, sono stati aumentati i mezzi del FMI e della Banca mondiale per tenere sotto pressione il terzo mondo. I paesi poveri sono stati i primi ad essere messi al lavoro per rimpinguare i ricchi, sperando che la loro popolazione non venga decimata dalla futura crisi alimentare.
- Secondariamente, si è aperta la caccia per costringere i capitali piazzati nelle banche di paesi fuori dal G20 a migrare verso gli Stati Uniti, il Regno Unito ed i loro paradisi fiscali [4]. Per fare ciò, gli Anglo-sassoni e il loro "utile idiota" Nicolas Sarkozy hanno proclamato la "fine del segreto bancario", sarebbe a dire la fine della protezione della vita privata. Va da sé che tutte le frodi e gli abusi potranno continuare come prima, purché abbiano luogo al riparo nelle banche anglo-sassoni, alle Bahamas o nelle isole normanne. Gli Svizzeri saranno senza dubbio le prime vittime di questo grande racket.
- Infine, se questo non bastasse, gli Anglo-sassoni hanno previsto di destabilizzare i paesi ricchi per costringere i capitali che si trovano lì a migrare a loro volta. Un test a grandezza naturale è stato realizzato in Grecia. La CIA e il MI6 hanno portato in autobus delle canaglie reclutate in Kosovo e in Albania per fare danni nei centri delle città in Grecia. Si è assistito immediatamente a fughe di capitali.
Non si tratta solamente di una politica statunitense, ma piuttosto di una politica anglo-sassone mirante a salvare nello stesso tempo Wall Street e la City. I principali responsabili economici dell'amministrazione Bush (Geithner, Volcker, ecc.) sono membri della molto discreta Pilgrim's Society, la cui assemblea annuale a Londra è presieduta dalla regina Elisabetta II d'Inghilterra e la cui sezione USA ha come vice-presidente Henry Kissinger.
Silvia Cattori: Secondo lei, lo sviluppo della crisi economica porterà a un rapido e durevole declino della posizionane degli Stati Uniti nel mondo?
Thierry Meyssan: Non sono un economista ma un analista politico. Al momento, ciò non è un handicap per risponderle perché la politica economica degli Stati Uniti è oggi pilotata da politici e militari, non da economisti.
Washington ha scelto la fuga in avanti. Henry Kissinger ha affermato che la crisi era un'occasione insperata per portare a termine la globalizzazione approfittando dell'indebolimento di tutti quelli che le si opponevano. Questo modo di pensare, secondo me, rivela dell'hybris, un delirio di onnipotenza. Questo genere di ragionamenti ha già spinto più di un impero alla rovina. Washington vuole uscire dalla crisi rimodellando il mondo secondo la sua convenienza, ma senza cambiare egli stesso. Questo potrebbe portare ad una rottura brutale.
La logica degli imperi vorrebbe che tutto cominci dalla rivolta dei vassalli e il risveglio di forze centrifughe. Potrebbe essere uno sganciamento in seno alla NATO o all'Unione Europea, seguito da tumulti interni agli USA e secessioni. Non si tratta di una predizione, ma di una deduzione elaborata applicando modelli storici alla situazione attuale. Mi limito a descrivere la direzione naturale della caduta, restando inteso che gli uomini possono sempre scrivere la loro storia. Ma questa deduzione ha tanto maggiori probabilità di verificarsi quanto i dirigenti statunitensi continuano nella loro corsa e rifiutano ostinatamente di rimettere in discussione il sistema.
Il mio amico, professor Igor Panarin [5], che studia i movimenti separatisti negli Stati Uniti da un decennio, stima che essi siano arrivati a maturazione. Prevede la prima secessione nel 2010 e lo smembramento degli Stati Uniti entro cinque anni per poi dare vita a nuovi Stati. La sua riflessione tiene conto al medesimo tempo del modello di disgregazione dell'URSS, di fattori etnici specifici degli USA e di conflitti storici interni alle società anglo-sassoni.
I regimi fantoccio posti in essere da Washington in numerosi paesi non sopravvivranno al crollo degli Stati Uniti. Assisteremo ad una profonda trasformazione del paesaggio politico mondiale, come all'epoca della scomparsa dell'URSS.
Quello di cui parliamo le può sembrare surreale, ma nessuno all'inizio del 1989 prevedeva che il Patto di Varsavia e l'URSS sarebbe scomparsi alla fine del 1991.
Silvia Cattori: In quale misura questa evoluzione si ripercuoterà a corto e medio termine sulla potenza militare degli Stati Uniti, e con quali conseguenze?
Thierry Meyssan: Per il momento, gli Stati Uniti sono ancora là. Nella vita selvaggia, un animale ferito è più pericoloso di un animale sano. Ignoriamo se i dirigenti USA sono capaci del sangue freddo di cui diedero prova Michail Gorbaciov e la sua equipe assistendo alla morte della propria patria.
Figlio di una sociologa che lavorava ai programmi di contro-insurrezione della CIA in Indonesia, formato poi da Zbignew Brzezinski all'università della Columbia e probabilmente alla Commissione Trilaterale, Barack Obama ha messo il suo talento al servizio del National Endowment for Democracy (NED), un organismo creato dai neo-conservatori per esternalizzare le azioni di destabilizzazione della CIA [6]. Per questo il suo tropismo personale lo porterà spontaneamente a privilegiare le azioni segrete. E tutto porta a pensare che Washington ne abbia attualmente in preparazione, specialmente in America latina.
Al momento, osserviamo che mentre la stampa occidentale spettegola sulla scelta del "first dog" ed altre notizie distraenti, gli Stati Uniti si preparano a nuove aggressioni. Ad esempio, gruppi kosovari, organizzati dalla CIA, hanno vandalizzato delle città greche. O ancora, i servizi segreti romeni, fiancheggiati dalla CIA, hanno appena tentato di prendere il potere in Moldavia. Nessuno ha reagito, anche se la potenza che ha in subappalto l'aggressione, la Romania, è membro dell'Unione Europea.
Comunque sia, la maggior parte degli analisti pensa che George W. Bush non abbia mai esercitato il potere, ma che se ne siano incaricati altri dietro di lui. Non vedo perché il cambio di presidente avrebbe cambiato qualcosa di questa realtà. Negli Stati Uniti il potere appartiene prima di tutto ai militari. Questi devono fare fronte alla crisi finanziaria. Manca circa un quarto alle risorse necessarie per il completamento del budget 2009 della Difesa. Ciò significa che essi devono non solo rinunciare ad acquistare nuovi materiali e a rinnovare quelli vecchi, ma che devono operare giganteschi tagli nelle spese ordinarie.
In un primo tempo, Robert Gates e i suoi mentori, Brent Scowcroft e Henry Kissinger, hanno optato per il mancato rinnovo dei contratti dei mercenari in Iraq e per l'arresto del programma di armamenti faraonici. Poi, è stato necessario decidere di sospendere il cosiddetto "scudo anti-missile" e il mantenimento della "forza di dissuasione nucleare". Tutto ciò presentato come un gesto di buona volontà di fronte alla Russia e come un'iniziativa unilaterale per un mondo senza bombe atomiche. Ciò sarà molto insufficiente se la crisi finanziaria prosegue.
Sul piano strategico, è un momento di ripiegamento. Il Pentagono cerca il modo di uscire dall'Iraq a testa alta e cerca di rifilare lo sforzo afgano-pakistano ai suoi alleati. Si trova intrappolato nella decomposizione del Pakistan. Questo Stato di 173 milioni di abitanti è di fatto già saltato. Sarà impossibile non intervenire, perché bisognerà bene controllare in che mani cadrà la bomba pachistana.
Silvia Cattori: Come giudica i rapporti dei paesi occidentali con l'Iran, e il braccio di ferro ingaggiato dalle forze militari, particolarmente da Israele, e il fervente sostegno della Francia verso la "minaccia nucleare" iraniana?
Thierry Meyssan: Il progetto di attacco all'Iran rispondeva solamente all'agenda dei fautori del rimodellamento del Medio Oriente, sarebbe a dire le lobby dei petrolieri e il movimento sionista. I neo-conservatori avevano inventato la favola del programma militare nucleare iraniano e una stampa credulona l'ha ripetuta, come aveva ripetuto la favola delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.
Quando abbiamo sfiorato il bombardamento nucleare dell'Iran, l'opzione è stata respinta da quelli che sono stati definiti "i generali ribelli", nel dicembre 2007 [7]. Obama si è messo al loro servizio nel 2008, come ha reso pubblico il generale Colin Powell, e l'hanno aiutato ad installarsi alla Casa Bianca. Non vi è dunque alcuna ragione di pensare che l'attacco all'Iran verrà rimesso in programma.
Le discussioni tra Washington e Teheran sono condotte su numerosi canali contemporaneamente e sono molto avanzate. Il pentagono ha bisogno dell'aiuto degli Iraniani in Iraq e in Afghanistan. Di più, Washington deve sedurre Teheran per allontanarla da Mosca e prevenire l'estensione dell'influenza russa in medio oriente.
E' penoso sentire Nicolas Sarkozy e Bernard Kouchner prendersela ancora con l'Iran mentre i loro padroni statunitensi non hanno più bisogno che abbaino in questa direzione.
E' ugualmente grottesco sentire i dirigenti israeliani continuare a minacciare l'Iran senza averne i mezzi. Sostenuta sottobanco dall'amministrazione Bush, Tel-Aviv aveva progettato di bombardare l'Iran durante i Giochi Olimpici. Israele aveva affittato due basi aeree in Georgia e vi aveva posizionato i suoi bombardieri. Tecnicamente, poteva farli decollare da Tbilisi per bombardare degli obiettivi in Iran e riportarli nella Palestina occupata, mentre è impossibile – tenuto conto della distanza e dell'autonomia di volo – realizzare tale operazione dalla Palestina occupata. Ora, la Russia, che ha firmato un accordo di difesa con l'Iran [8], è intervenuta appena ha potuto per distruggere le installazioni israeliane in Georgia e gli Stati Uniti non hanno reagito. Per essere ancora più chiari, le autorità russe hanno risposto alle ultime dichiarazioni israeliane ricordando che i tecnici della centrale nucleare di Bushehr sono tutti russi. In altri termini, bombardare gli impianti nucleari iraniani, significa uccidere dei cittadini russi ed entrare in guerra con la Russia.
Silvia Cattori: Dato questo contesto generale, quale ruolo gli Stati Uniti cercano di fare giocare alla NATO, e quali ostacoli potrebbero incontrare nei loro piani?
Thierry Meyssan: Per comprendere l'attuale posta in gioco, bisogna prima di tutto capire cosa succede da nove anni.

[Henry Kissinger e Brent Scowcroft alla cerimonia d'investitura di Barack Obama]
Nel 2000, quando la classe dirigente USA ha truccato le elezioni e imposto George W. Bush alla Casa Bianca, il progetto era di fondare "un nuovo secolo americano". Queste persone pensavano che gli Stati Uniti dovessero approfittare del loro vantaggio militare per diventare un impero globale. Avevano programmato uno choc psicologico, "una nuova Pearl Harbour" secondo la loro espressione, per realizzare questa svolta. Fu l'11 settembre. Quel giorno, Henry Kissinger ha definito la "guerra globale al terrorismo" [9]. Ha spiegato che lo scopo non era quello di punire gli autori degli attentati, ma di distruggere il "sistema" che si opponeva alla potenza USA, come la risposta messa in capo a Pearl Harbour non aveva come scopo punire il Giappone, ma distruggere tutto quello che si opponeva alla potenza degli Stati Uniti.
Ora, nel 2003, l'amministrazione Bush-Cheney si allontanò dal mandato ricevuto dalla classe dirigente USA. Decise di colonizzare l'Iraq e fece gestire l'occupazione da una società privata, l'Autorità della Coalizione in Iraq, costituita sul modello della Compagnia delle Indie [10]. Il generale Brent Scowcroft fu il primo ad opporsi a questo progetto [11]. Non come Dominique de Villepin in nome del diritto internazionale, ma perché questo progetto d'altri tempi avrebbe "distratto gli Stati Uniti dalla guerra al terrorismo".
Scowcroft fu le "maître à penser" dei generali che si ribellarono nel 2006 contro il progetto di attacco all'Iran. Il vecchio esercitò un'influenza preponderante sulla Commissione Baker-Hamilton attraverso il suo figlio spirituale, Robert Gates, da lui presto imposto al Dipartimento della Difesa. E' ancora Scowcroft che consiglia oggi Obama per tutte le nomine relative alla difesa e alla politica estera. E il generale James Jones, consigliere alla sicurezza nazionale, ha egli stesso ammesso di prendere quotidianamente gli ordini non dal presidente Obama ma dagli eterni complici Brent Scowcroft e Henry Kissinger.
Dopo la parentesi 2003-2006 della colonizzazione dell'Iraq, eccoci ritornati alla casella dell'11 settembre. L'obiettivo assegnato all'amministrazione Obama è la ripresa della "guerra al terrorismo" che il tandem Bush-Cheney non avrebbe mai dovuto retrocedere al secondo posto.
La NATO, che i signori Bush e Cheney non erano riusciti a mobilitare in Iraq, viene sollecitata per la guerra al terrorismo – eventualmente anche per la pretesa prevenzione di genocidi. E' il caso dell'Afghanistan. Robert Gates, poi Barack Obama hanno sottolineato che se gli Europei non fossero andati in Asia centrale, avrebbero dovuto affrontare sul proprio suolo degli 11 settembre. Il ricatto non avrebbe potuto essere più chiaro. E' la stessa cosa nell'oceano indiano. Gli USA stanno testando un nuovo alibi, la pirateria. Gente scalza, disponendo di informazioni eccezionali e di armamenti all'ultimo grido, abbordano navigli di tutte le categorie, dalle barche da diporto per far piangere le casalinghe ai cargo che trasportano armi per stuzzicare gli alleati. Una storia holliwoodiana è stata recentemente messa in scena con il coraggioso capitano Philips pronto a sacrificare la propria vita per salvare il suo equipaggio, prima di essere salvato a sua volta dai commandos degli USA Seal. Comunque sia, lo scopo è immutato: trovare una nobile causa che giustifichi uno spiegamento militare che permetta di distruggere quello che ostacola la potenza USA. I media USA d'altronde l'hanno paragonata alla Guerra contro i Barbari, che oppose gli Stati Uniti, il Regno Unito e i Paesi Bassi all'Impero ottomano. E' con questo stato d'animo che la NATO ha ingaggiato dalla metà di marzo l'operazione Allied Protector al largo del corno d'Africa. Si tratta di un'estensione dell'operazione Active Endeavour (controllo del Mediterraneo) messa in atto dall'11 settembre.
Silvia Cattori: Quali implicazioni avrà la crisi economica mondiale sulla politica degli Stati Uniti in Medio Oriente? I regimi arabi alleati di Washington continueranno la loro politica di allineamento a dispetto dell'avversione delle loro popolazioni verso gli Stati Uniti?
Thierry Meyssan: In Medio Oriente come altrove Washington non ha più i mezzi per la sua politica e i suoi impiegati devono pensare a cambiare le loro prospettive di carriera.
L'amministrazione Obama, che pensa di poter venire a capo della crisi finanziaria, ha deciso di congelare il Medio Oriente per il tempo necessario alla convalescenza della propria economia. I suoi protetti sono perciò certi di rimanere in sella a beve termine. Tuttavia molti di loro pensano che gli Stati Uniti non si risolleveranno e che verranno abbandonati come l'URSS malato ha abbandonato i regimi comunisti dell'Europa orientale. Da qui la volontà di alcuni attori di negoziare dei compromessi con l'asse Teheran – Damasco – Hezbollah – Hamas fin dove è possibile. Ma per il momento si tratta di atteggiamenti individuali di qualche opportunista e non di una svolta dei regimi.
Silvia Cattori: Lei come vede le ripercussioni di questa evoluzione sulla questione palestinese?
Thierry Meyssan: Per arrivare alla Casa Bianca, Obama ha costituito una coalizione eterogenea, che comprende tanto i generali nazionalisti che rifiutano di intraprendere guerre per servire gli interessi israeliani, quanto la fazione "realista" del movimento sionista. Questa coalizione è consapevole di poter scoppiare sulla questione israeliana e che dunque ognuna delle sue componenti è obbligata a fare concessioni per giungere a un accordo.
Il mantenimento della colonia ebraica in Palestina resterà un obiettivo primario per gli Stati Uniti ma gli Israeliani non possono sperare in alcun aiuto oltre a questo. Non possono tentare nessuna avventura militare in questo periodo. D'altronde hanno obbedito all'amministrazione Obama quando essa ha preteso che le operazioni contro gli abitanti di Gaza venissero interrotte prima dell'inizio della cerimonia d'investitura.
Bisogna adesso vedere le cose sotto un'altra visuale: come potrà Washington continuare a proteggere la colonia ebraica in Palestina se rivoluzioni popolari dovessero rovesciare il governo egiziano e l'Autorità palestinese?
Silvia Cattori: Come giudica lo scontro che ha opposto l'Iran ai paesi dell'Unione Europea presenti ieri alla conferenza Durban II delle Nazioni Unite?
Thierry Meyssan: Una delle principali poste in gioco della conferenza di Durban era quella di definire il sionismo. Nel 1975, l'Assemblea generale dell'ONU aveva adottato una risoluzione che affermava che "il sionismo è una forma di razzismo e di discriminazione razziale" [12]. Alla conferenza di Madrid sulla pace in Medio Oriente, l'Assemblea generale ha abrogato questa risoluzione per salutare il nuovo atteggiamento d'Israele [13]. Quattro anni dopo, l'assassinio di Ytzakh Rabin da parte di un fanatico ebreo ha posto fine ad ogni speranza di pace. A partire da questa data, è necessario restaurare la risoluzione del 1975 per combattere questo flagello, ciò che è stato tentato a Durban I e dovrebbe essere fatto a Durban II.
Il segretario generale dell'ONU, Ban Ki Moon, ha adottato una posizione preliminare consistente nel dire che tutti gli Stati membri lottano contro il razzismo e, quindi, nessuno di loro è razzista. Gli Stati Uniti, che si ricordano di come il segretario di Stato Colin Powell sia stato umiliato a Durban I, hanno deciso di boicottare la conferenza. La Francia ha designato un ambasciatore speciale, il lobbysta sionista François Zimeray [14], per sabotare la conferenza oltre alla segretaria ai Diritti umani, Rama Yade, che vi ha consacrato tutta la sua energia. Molti governi si sono accordati in anticipo per abbandonare la sala al momento del discorso del presidente iraniano, cosa che i loro ambasciatori hanno fatto.
Abbiamo dunque assistito ad uno straordinario numero di disinformazione. Prima che il presidente iraniano avesse potuto terminare la sua prima frase, tre militanti dell'Unione degli studenti ebrei di Francia mascherati da clowns hanno disturbato la seduta. Poi, lo show è continuato, gli ambasciatori dell'Unione Europea hanno lasciato la sala. Tutto è stato fatto affinché il pubblico occidentale non fosse a conoscenza del discorso della delegazione iraniana.
Ora, cosa ha detto il presidente Ahmadinejad? Non ha invitato a cancellare Israele dalla carta geografica e non ha negato il genocidio ebraico. Non lo ha, d'altronde, mai fatto contrariamente alle accuse menzognere della stampa atlantista [15].
No. Ha portato degli elementi di riflessione [16]. Secondo lui, la creazione dello Stato d'Israele non è una riparazione dei crimini commessi contro gli ebrei d'Europa durante la Seconda Guerra mondiale, ma la continuazione dell'ideologia razzista che caratterizza non solo il nazismo, ma anche il colonialismo. Gli ebrei d'Europa furono vittime del razzismo, come i Palestinesi, gli Afgani e gli Iracheni lo sono oggi. Non si tratta di assimilare il regime sionista con il regime hitleriano – due realtà fondamentalmente differenti – ma di mettere in discussione in modo molto più ampio l'ideologia occidentale.
Ciò premesso, Mahmoud Ahmadinejad ha denunciato il ruolo del Consiglio di sicurezza nell'immunità dei crimini razzisti in Palestina, in Afghanistan e in Iraq. E ha concluso richiedendo l'abrogazione del diritto di veto delle grandi potenze al Consiglio di sicurezza. Si è espresso a favore di istituzioni internazionali democratiche, dove ciascuno Stato disponga di uguale voce, compresi il FMI e la Banca mondiale che hanno attualmente sistemi di voto elitari. Secondo lui, l'ideologia razzista si esprime all'interno dell'ONU con la gerarchia stabilita tra gli Stati; gerarchia al vertice della quale si trovano i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza.
Al momento attuale, il comportamento degli Anglo-sassoni e degli Europei, che hanno boicottato la conferenza, disturbato il suo discorso e lasciato la sala, attesta il loro rifiuto di istituzioni democratiche e da ragione al presidente iraniano.
NOTE
[1] «Dichiarazione dei capi di Stato e di governo del G20» (in francese o in inglese), «Déclaration du G20 sur la fourniture des ressources par l’intermédiaire des institutions financières internationales», «Déclaration du G20 sur le renforcement du système financier», Réseau Voltaire, 2 aprile 2009.
[2] «Économie : Obama choisit ceux qui ont échoué», di Éric Toussaint e Damien Millet; «Les artisans de la débâcle économique continuent leur besogne au sein du gouvernement Obama», di di Michel Chossudovsky, Réseau Voltaire, 1 e 8 dicembre 2008.
[3] «Révolte des ouvriers français de Caterpillar», Réseau Voltaire, 31 marzo 2009
[4] «Le G 20: une hiérarchisation des marchés financiers», di Jean-Claude Paye, Réseau Voltaire, 9 aprile 2009.
[5] Sito ufficiale del professor Igor Panarin (in russo)
[6] «La NED, nébuleuse de l’ingérence "démocratique"», di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 23 gennaio 2004.
[7] «Washington décrète un an de trêve globale», diThierry Meyssan, Réseau Voltaire, 3 dicembre 2007.
[8] «Déclaration finale du deuxième sommet des pays riverains de la mer Caspienne», Réseau Voltaire, 16 ottobre 2007.
[9] «Destroy The Network», di Henry Kissinger. Articolo messo in linea sul sito del Washington Post nella serata dell'11 settembre 2001, poi pubblicato nell'edizione cartacea del 12 settembre.
[10] «Qui gouverne l’Irak?», di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 13 maggio 2004.
[11] «Don’t Attack Saddam It would undermine our antiterror efforts », di Brent Scowcroft, The Wall Street Journal, 15 agosto 2002.
[12] «Résolution 3379 de l’Assemblée générale de l’ONU (10 novembre 1975)»
[13] «Résolution 46/86 de l’Assemblée générale de l’ONU 16 dicembre 199)».
[14] «Sarkozy nomme ambassadeur spécial un lobbyiste pro-israélien», Réseau Voltaire, 21 febbraio 2008.
[15] «Comment Reuters a participé à une campagne de propagande contre l’Iran», Réseau Voltaire, 14 novembre 2005.
[16] Mahmoud Ahmadinejad: «Le Conseil de sécurité a donné aux sionistes le feu vert pour poursuivre leurs crimes», discorso integrale di Durban, Réseau Voltaire, 20 aprile 2009. [una traduzione in italiano si trova sul sito "Io non sto con Oriana", ndt]
Titolo originale: “Du G20 à Durban II, le dessous des cartes”
Fonte : www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article159805.html
22.04.2009
Scelto e tradotto per Come donchisciotte.org da MATTEO BOVIS
Il pollo ha il raffreddore, lo zibetto la polmonite e il suino la febbre! Storia dell'ennesima pandemia
Eccoci qua a distanza di qualche anno a commentare l’ennesima pandemia.
Dodici anni sono passati da quel lontano 1997, anno dell’aviaria (H5N1, il virus non dei polli ma dei “pollastri”), passando per il 2001 con l’antrace e il 2002 con la “terribile” S.A.R.S. (sindrome respiratoria acuta, una specie di polmonite derivata, si dice, dallo zibetto), fino ad arrivare ai nostri giorni con la “febbre dei maiali”.
Il virus è ignoto e “la situazione è seria e va seguita con grande attenzione” ha dichiarato da Ginevra il Direttore dell’O.M.S. (l’Organizzazione Mondiale della Sanità), Margaret Chan.
Si tratterebbe, secondo gli esperti, di un cocktail sconosciuto, un virus oriundo, denominato H1N1 mai rilevato prima sia negli animali che negli esseri umani, contenente i tratti genetici di quattro virus: l’influenza suina e aviaria del Nord America, influenza umana e suina Eurasiatica.[1]
Un supervirus “che si è realizzato nel corso di una serie di passaggi e di trasformazioni genetiche…sicuramente nuovo e largamente sconosciuto al sistema immunitario umano”, ha detto l’epidemiologo Pietro Crovari dell’Istituto di Medicina preventiva dell’Università di Genova.
Sarebbe interessante sapere se le “trasformazioni genetiche” citate dal prof. Crovari, sono “normali” trasformazioni che avvengono in Natura, oppure se necessitano il supporto di qualche laboratorio militare…
A rincarare la dose e ovviamente aumentare la paura generale ci ha pensato la direttrice del C.D.C. (il più importante Centro di controllo delle malattie con sede ad Atlanta), Anne Schuchat, dicendo che la situazione è talmente pericolosa che non è possibile “contenere il contagio”.
Ufficialmente non sanno nulla del virus H1N1, non esistono dati epidemiologici certi, eppure sanno già per certo che non riescono a contenere il contagio!
Contagio che ha fatto ad oggi circa 152 vittime e che sembra essere partito dal Messico, dove si è registrato il primo caso lunedì 13 aprile. Venti segnalazioni in Usa e casi sospetti in Francia, Spagna (uno confermato), Scozia (due casi confermati) e Canada.
Che fine hanno fatto le altre pandemie?
Molti analisti indipendenti si aspettavano qualcosa di simile oggi.
Dopo l’aviaria, l’antrace e
Molti avranno rimosso dalla memoria i titoli dei giornali e i servizi televisivi sulle altre pandemie. Qualcuno per fortuna no.
Nel 1997 l’influenza dei polli, detta aviaria, partita da Hong Kong, doveva sterminare milioni di persone nel mondo e invece non fece nulla.
Le immagini però che circolavano in tutti i media, rappresentavano un mondo in panico totale, dove le persone giravano con la mascherina bianca alla ricerca di un vaccino e/o antibiotico.
Nel 2001 le spore del carbonchio sono state fatte uscire direttamente dal laboratorio militare di Fort Detrick nel Maryland e inviate mediante posta ai rappresentati democratici. Il tutto per far passare delle leggi che violano i diritti sacrosanti dei cittadini e che non sarebbero passate altrimenti, come le Patriot Act I e II.
Nel 2002 è stata la volta della S.A.R.S. che doveva proseguire l’opera devastatrice dell’aviaria.
Dati alla mano, su 8.100 casi ci sono stati 774 morti, il che indica una mortalità molto bassa, inferiore all'influenza ordinaria. Ricordiamo che l'influenza classica colpisce da 3 a 5 milioni di persone nel mondo ogni anno e uccide circa 500.000 morti, ed è per questo la terza causa di morte per malattie infettive dopo Aids e Tbc.
Anche in questo caso, le immagini mediatiche mostravano mascherine bianche o blu…
Ufficialmente questa “epidemia” si è spenta dopo un anno, nel luglio del 2003, ma è più corretto dire che in luglio si sono spostati gli interessi dei media spostando i riflettori nella guerra in Iraq.
E oggi, aprile 2009 è per caso arrivata la nuova pandemia?
Dagli articoli e dai servizi dei media, sembra proprio di sì
Le maschere cinematografiche
Si continuano a vedere foto a colori di persone che girano per le strade con tanto di mascherina bianca, come se una simile e ridicola protezione servisse a bloccare il contagio di un virus.
E’ bene sapere che le uniche maschere che bloccano effettivamente l’eventuale contagio per via respiratoria di un virus sono le maschere N.B.C. (nucleare-biologico-chimico), quelle che si vedono nei film usate da militari o da scienziati nei laboratori.
Tutte le altre sono maschere cinematografiche utili a far crescere e aumentare paura e tensione nella popolazione!
Vera propaganda che nessuno ha il coraggio di denunciare.
“Tranquilli: abbiamo il vaccino”
“Il Ministero della salute italiano rassicura tutti: l’Italia è in regola con i piani dell’U.E. e nei suoi magazzini sono attualmente stoccati 40 milioni di dosi di antivirali utili ad affrontare una eventuale pandemia di H1N1”.[2]
Per essere più precisi, nei nostri magazzini sono disponibili 10 milioni di dosi di Zanamivir (Relenza della britannica GlaxoSmithKline), 60 mila dosi di Oseltamivir (Tamiflu della svizzera Roche), e altre 30 milioni di dosi sempre di Tamiflu, sotto forma di polvere che potrebbero essere incapsulate dall’Istituto Militare di Firenze, oppure in estrema urgenza, rilasciate per essere prese in soluzione liquida.[3]
Quali sono questi piani europei e soprattutto come mai i nostri magazzini militari sono pieni zeppi di antivirali?
Forse qualcuno era a conoscenza che prima a poi sarebbe arrivata la pandemia e sarebbero tornate utili?
Domande prive di risposta.
Un po’ di gossip
Il presidente statunitense Barack Obama il 16 aprile scorso è andato in visita a Città del Messico ed è stato accolto dal famoso archeologo Felipe Solis, al quale ha stretto la mano.
Fin qui nulla di strano.
La cosa allarmante è avvenuta il giorno seguente: Felipe, accusando sintomi simili a quelli del virus H1N1, è morto!
Non sappiamo se è stato il virus dei maiali ad uccidere il famoso archeologo messicano o l’emozione di stringere la mano al presidente afroamericano…
Dalla “spagnola” alla “messicana”
L’esercito statunitense il 18 marzo
Forse non tutti sanno che il virus dell’influenza chiamato “spagnola” (guarda caso H1N1 [5]
Secondo la testimonianza di un sopravvissuto si poteva morire in un giorno, ma la cosa più interessante che ha detto è che tale pandemia “colpì solo le persone vaccinate; quelli che rifiutarono le vaccinazioni non si ammalarono”.
Per quale motivo - se non quello batteriologico – oggi gli scienziati del Pentagono, sono così interessati al Dna di un virus così mortale?
Studiarlo per tenerlo dentro in laboratorio superprotetto, come il colabrodo Fort Detrick, oppure usarlo come arma batteriologica?
Dove collocare il "nuovissimo" virus messicano visto che si tratta, come nel caso della Spagnola, di un virus H1N1?
Ennesima bufala mediatica per vendere milioni di dosi e far vaccinare milioni di persone ignare? Far passare leggi ad hoc che violano i diritti civili, come in America? Si tratta di un test sulla popolazione?
O tutto questo assieme?
Esercitazione in Texas
Il sempre vigile e attento giornalista Maurizio Blondet segnala in un suo articolo (www.effedieffe.com) che a Seguin, una cittadina del Texas vicino a San Antonio e quasi confinante con il Messico, il quotidiano locale, "Seguin Gazette-Enterprise", del 19 aprile 2009 ha dato la notizia di una esercitazione (che avverrà il 2 maggio prossimo) che simulava una vaccinazione di massa!
Tale esercitazione era la risposta ad una "eventuale" pandemia infettiva. Strana coincidenza, vero?
Come strane sono quelle 500.000 bare di plastica pronte per l'uso (quale non si sa), che la F.E.M.A. (Federal Emergency Management Agency) conserva nei suoi depositi (vedi video, http://dailymotion.virgilio.it/video/x6ggje_500000-cercueils-prt-lemploi-aux-us_news o cerca su YouTube).
Gli americani conoscono molto bene le esercitazioni, per esempio l'11 settembre 2001 ne erano in corso diverse, e guarda caso proprio per "attacchi aerei"...
Qualcosa da sapere sui virus
A prescindere dalle risposte precedenti vediamo cosa potrebbero essere i virus.
Nonostante quello che ci vengono a raccontare, i virus non sono microrganismi perfidi e terribili, ma delle semplici “proteine a DNA”.
In pratica i virus sono dei pezzi di DNA avvolti da una capsula proteica.
Quindi non ”esseri” superintelligenti e subdoli pronti ad uccidere milioni di persone e/o animali, ma delle sostanze aggregate in molecole complesse (alle volte tossiche) racchiuse in una capside di materiale proteico.[6]
Il problema per tanto è sempre del terreno biologico, ed è in questo che va ricercata la causa fisiologica delle malattie.
La duplicazione dei virus avviene per opera delle cellule, quindi per opera del terreno!
Un terreno alterato (e tra poco capiremo in che modo) produce questi virus e non il contrario.
Secondo il biologo francese Gaston Naessen (ideatore del microscopio particolare chiamato Somatoscopio, che ingrandendo di 30 mila volte permette l’osservazione di organismi viventi piccolissimi senza ucciderli) i virus sono agenti utili alla ricostruzione delle zone ammalate dei tessuti, come spiegato anche dal dottor G.R. Hamer nelle cinque leggi biologiche della “Nuova Medicina Germanica”.
Anche il virologo Stefan Lanka (il primo ad isolare un virus marino) è della stessa opinione.
In tutte le sue osservazioni scientifiche non ha mai visto un virus uccidere nessuno, per il semplice fatto che il virus si occupa di “trasportare informazioni” da una cellula all’altra.[7]
In pratica, secondo il prof. Lanka, il virus è una specie di “postino cellulare” che viaggia a bordo del DNA.
Informazione ricoperta da una proteina.
Ecco perché il biologo P. Medawar definisce “virus” come un “cattivo messaggio (informazione tossica) avvolto da una proteina”[8]
Questa “cattiva informazione rivestita da proteina” in un organismo debilitato, il cui terreno biologico è pregno di tossine, inquinato da anni di alimentazione spazzatura (come la stragrande maggioranza di noi occidentali) è normale aspettarsi dei danni.
Il sistema immunitario è occupato a fagocitare gli scarti metabolici (tossine, metaboliti, metalli pesanti, ecc.) creati dal nostro stile di vita e quindi non è in grado di riconoscere questi agenti, che per questo trovano lo spazio per moltiplicarsi a dismisura senza alcun intoppo.
La Vis Medicratix Naturae, cioè la “forza risanatrice” che ogni essere vivente possiede, è totalmente esaurita dallo sforzo del corpo di espellere tali pericolosi rifiuti.
Il virus in un organismo sano, il cui terreno è in equilibrio, non crea alcun problema (moltissime persone nel 1918 sono venute a contatto con la “Spagnola” ma non sono morte e neppure ammalate. Come mai?).
In questo caso il virus non può creare alcun problema, perché verrà riconosciuto immediatamente e non replicato o addirittura fagocitato (se fosse necessario) da un sistema immunitario attivo e perfettamente funzionante.
Detto questo è sottinteso l’importanza dello stile di vita nella prevenzione e nella cura delle malattie infettive.
Ricordando che la prevenzione si fa quando si è sani e si sta bene, non quando si è malati, in questo caso si parla di cura.
Per esempio:
- Mangiando cibi industriali morti pregni di additivi chimici (aromi, conservanti, coloranti, ecc.). Questi non vengono riconosciuti dall’organismo e dal sistema immunitario e creano tossiemia;
- Mangiando (in eccedenza) proteine animali (carne, uova, pesce, latte e derivati) si aumenta il carico tossinico e l’acidità del terreno biologico. Il terreno della salute è alcalino e non acido.
- Combinando gli alimenti in modo scorretto (amidi-proteine, grassi-proteine, zuccheri-proteine, zuccheri-amidi, acido-proteine, acido-amidi, ecc.) si provocano fermentazione e putrefazione intestinale aumentando l’acidificazione e dando origine a problematiche anche serie.
Questo insieme di fattori crea tossiemia (base per qualsiasi malattia) che blocca il sistema immunitario e svuota totalmente
Il tutto viene aggravato dal mondo dei sentimenti sempre più bersaglio da “operazioni” mirate ad aumentare nelle masse emozioni che bloccano e debilitano dall’energia vitale.
Una tensione – di qualsiasi tipo - prolungata nel tempo snerva il corpo (energia muscolare e funzionale che possiede ogni organo); mentre una paura costante paralizza le coscienze impedendo all’uomo di agire, diventando l’artefice della propria vita.
I giornali in generale e particolarmente la televisione, sono in prima linea nel creare e spedire “virus mediatici”: “informazioni tossiche”, dannose e debilitanti per l’essere umano.
Per tanto una semplice chiave per potenziare l’organismo e proteggerlo da eventuali “attacchi” esterni e/o interni è alimentarsi correttamente, bloccando ogni mezzo “infettivo virulento”: giornali e tivù.
[1] “L’OMS: ‘un virus ignoto, la situazione è seria’”, Natalia Andreani, “Il Mattino di Padova”, 26 aprile 2009
[2] “Noi non importiamo quella carne”, “Il Mattino di Padova”, 26 aprile 2009
[3] Dichiarazione di Ferruccio Fazio, Sottosegretario alla Salute.
[4] “Laboratori e vaccini dei soldati: negli USA dilaga la psicosi”, Guido Olimpio, “Corriere della Sera”, 26 aprile 2009
[5] "La sorveglianza dell'influenza umana, aspetti epidemiologici" Azienda USL 4 Prato, 19 novembre 2004
[6] “Cosa è un virus”, tratto da www.mednat.org
[7] Idem
[8] Idem
lunedì 27 aprile 2009
Rockefeller si fa l’Arca di Noè. Cosa ci nasconde?

I lavori per lo scavo nel granito della Doomsday Seed Vault
Nella gelida isola di Spitsbergen, desolato arcipelago delle Svalbard (mare di Barents, un migliaio di chilometri dal Polo) è in via di febbrile completamento la superbanca delle sementi, destinata a contenere i semi di tre milioni di varietà di piante di tutto il mondo.
Una «banca» scavata nel granito, chiusa da due portelloni a prova di bomba con sensori rivelatori di movimento, speciali bocche di aerazione, muraglie di cemento armato spesse un metro.
La fortificazione sorge presso il minuscolo agglomerato di Longyearbyen, dove ogni estraneo che arrivi è subito notato; del resto, l'isola è quasi deserta.
Essa servirà, fa sapere il governo norvegese titolare dell'arcipelago, a «conservare per il futuro la biodiversità agricola».
Per la pubblicità, è «l'arca dell'Apocalisse» prossima ventura.
Il fatto è che il finanziatore principale di questa arca delle sementi è
Questa dà al progetto 30 milioni di dollari l'anno.
Ce ne informa l'ottimo William Engdahl (1) che ragiona: quella gente non butta soldi in pure utopie umanitarie.
Che futuro si aspettano per creare una banca di sementi del genere?
Di banche di sementi ne esistono almeno un migliaio in giro per le università del mondo: che futuro avranno?
Fu un grande lavoro che cominciò con la creazione dell'Agricolture Development Council (emanazione della Rockefeller Foundation), e poi dell'International Rice Research Institute (IRRI) nelle Filippine (cui partecipò
Nel 1991 questo centro di studi sul riso si coniugò con il messicano (ma sempre dei Rockefeller) International Maize and Wheat Improvement Center, poi con un centro analogo per l'agricoltura tropicale (IITA, sede in Nigeria, dollari Rockefeller).
Questi infine formarono il CGIAR, Consultative Group on International Agricolture Research.
In varie riunioni internazionali di esperti e politici tenuti nel centro conferenze della Rockefeller Foundation a Bellagio, il CGIAR fece in modo di attrarre nel suo gioco
Questi portarono il verbo nei loro Paesi, costituendo una rete di influenza straordinaria per la penetrazione dell'agribusiness Monsanto.
«Con un oculato effetto-leva dei fondi inizialmente investiti», scrive Engdahl, «negli anni '70
Tutto nel nome della scientificità umanitaria («la fame nel mondo») e di una nuova agricoltura adatta al mercato libero globale.

Il progetto di scavo della banca
La genetica è una vecchia fissa dei Rockefeller: fino dagli anni '30, quando si chiamava «eugenetica», ed era studiata molto nei laboratori tedeschi come ricerca sulla purezza razziale.
La mappatura del gene, la sequenza del genoma umano, l'ingegneria genetica da cui Pannella e i suoi coristi si aspettano mirabolanti cure per i mali dell'uomo - insieme agli OGM brevettati da Monsanto, Syngenta ed altri giganti - sono i risultati di quelle ricerche ed esperimenti.
Nel 1946, del resto, Nelson Rockefeller lanciò la parola d'ordine propagandistica «Rivoluzione Verde» dal Messico, un viaggio nel quale lo accompagnava Henry Wallace, che era stato ministro dell'Agricoltura sotto Roosevelt, e si preparava a fondare la già citata Pioneer Hi-Bred Seed Company.
Norman Borlaug, l'agro-scienziato acclamato padre della Rivoluzione Verde con un Nobel per la pace, lavorava per i Rockefeller.
Lo scopo proclamato: vincere la fame del mondo, in India, in Messico.
Ma davvero Rockefeller spende soldi per l'umanità sofferente?
La chiave è nella frase che Henry Kissinger pronunciò negli anni '70, mentre nasceva
Il petrolio, i Rockefeller lo controllavano già con
Oggi sappiamo che Rivoluzione Verde era il sinonimo pubblicitario per OGM, e il suo vero esito è stato quello di sottrarre la produzione agricola familiare ed assoggettare i contadini, specie del Terzo Mondo, agli interessi di tre o quattro colossi dell'agribusiness euro-americano.
In pratica, ciò avvenne attraverso la raccomandazione e diffusione di nuovi «ibridi-miracolo» che davano raccolti «favolosi», preparati nei laboratori dei giganti multinazionali.
I semi ibridi hanno un carattere commercialmente interessante per il business: non si riproducono o si riproducono poco, obbligando i contadini a comprare ogni anno nuove sementi, anziché usare (come fatto da millenni) parte del loro raccolto per la nuova semina.
Quei semi erano stati brevettati, e costavano parecchio.
Sono praticamente un monopolio della Dekalb (Monsanto) e della Pioneer Hi-Bred (DuPont), le stesse aziende all'avanguardia negli OGM.
La relativa autosufficienza e sostenibilità auto-alimentantesi dell'agricoltura tradizionale era finita.
Ai semi ibridi seguirono le «necessarie» tecnologie agricole americane ad alto impiego di capitale, gli indispensabili fertilizzanti chimici Monsanto e DuPont e con l'arrivo degli OGM, gli assolutamente necessari anti-parassitari e diserbanti studiati apposti per quello specifico seme OGM.
Tutto brevettato, tutto costoso.
I contadini che per secoli avevano coltivato per l'autoconsumo e il mercato locale, poco importando e poco esportando, non avevano tanto denaro.
Ecco pronta la soluzione: lanciarsi nell'agricoltura «orientata ai mercati globali», produrre derrate non da consumo ma da vendita, cash-crop, raccolti per fare cassa.
Addio autosufficienza ed autoconsumo, addio chiusura alle importazioni superflue.
I contadini potevano vendere all'estero sì: sotto controllo di sei intermediari globali, colossi e titani come
Ma questo ai grandi imprenditori agricoli con latifondi.
I piccoli contadini, per le sementi-miracolo e i diserbanti e i fertilizzanti scientifici, si dovettero indebitare «sul mercato», ossia con gli usurai.
I tassi d'interesse sequestrarono il raccolto-miracolo; a molti, divorarono anche la terra.
I contadini, accade in India specialmente, dovettero lavorare una terra non più loro, per pagare i debiti.
La stessa rivoluzione sta prendendo piede in Africa.
Chilometri di monoculture di cotone geneticamente modificato, sementi sterili da comprare ogni anno.
E il meglio deve ancora arrivare.
Dal 2007
La estensione di sementi geneticamente modificate - ossia di cloni con identico corredo genetico - è ovviamente un pericolo incombente per le bocche umane: una malattia distrugge tutti i cloni, ed è la carestia.
Occorre la biodeversità, di cui si sciacquano le labbra ecologisti e verdi radicali.
E qui si comincia ad intuire perché si sta costruendo l'Arca di Noè delle sementi alle Svalbard: quando arriva la catastrofe, le sementi naturali dovranno essere controllate dal gruppo dell'agribusiness, e da nessun altro.
Le banche di sementi, secondo
Le più grandi sono usate e possedute da Monsanto, Syngenta, Dow Chemical, DuPont, che ne ricavano i corredi genetici da modificare.
Perché hanno bisogno di un'altra arca di Noè agricola alle Svalbard, con tanto di porte corazzate e allarmi anti-intrusione, scavata nella roccia.
Le altre banche sono in Cina, Giappone, Corea del sud, Germania, Canada, evidentemente non tutte sotto il controllo diretto dei grandi gruppi.
La tecnologia «Terminator» può suggerire uno scenario complottista fantastico: una malattia prima sconosciuta che infetta le sementi naturali conservate nelle banche fuori-controllo USA, obbligando a ricorrere al caveau delle Svalbard, l'unico indenne.
E' un pensiero che ci affrettiamo a scacciare: chi può osar diffamare benefattori dell'umanità affamata come Rockefeller, Monsanto, Bil Gates, Syngenta?
Ma Engdahl ricorda le parole del professor Francis Boyle, lo scienziato che stilò la prima bozza delle legge americana contro il terrorismo biologico (Biological Weapons anti-Terrorism Act), approvata dal Congresso nel 1989.
Francis Boyle sostiene che «il Pentagono sta attrezzandosi per combattere e vincere la guerra biologica», e che Bush ha a questo scopo emanato due direttive nel 2002, adottate «senza conoscenza del pubblico».
Per Boyle, nel biennio 2002-2004, il governo USA ha già speso 14,5 miliardi di dollari per le ricerche sulla guerra biologica.
Il National Institute of Health (ente governativo) ha connesso 497 borse di studio per ricerche su germi infettivi con possibilità militari.
La bio-ingegneria è ovviamente lo strumento principale in queste ricerche.
Jonathan King, professore al MIT, ha accusato: «I programmi bio-terroristici crescenti rappresentano un pericolo per la nostra stessa popolazione; questi programmi sono invariabilmente definiti 'difensivi', ma nel campo dell'armamento biologico, difensivo e offensivo si identificano».
Altre possibilità sono nell'aria, e Engdahl ne ricorda alcune.
Nel 2001, una piccola ditta di ingegneria genetica californiana,
Epicyte aveva creato questa semente miracolo con fondi del Dipartimento dell'Agricoltura USA (USDA), il ministero che condivide con Monsanto i brevetti del Terminator; ed a quel tempo, la ditta aveva in corso una joint-venture con DuPont e Syngenta.
Ancor prima, anni '
Perché solo le donne?
Forse che gli uomini, nei Paesi poveri, sono esenti da tetano, e non si feriscono mai con ferri sporchi e arrugginiti?
Se lo domandò il Comite pro Vida, l'organizzazione cattolica messicana ben conscia delle campagne anti-natalità condotte in Sudamerica dai Rockefeller.
Fece esaminare il vaccino fornito dall'OMS gratuitamente e generosamente alle donne di età fertile: e scoprì che esso conteneva gonadotropina corionica umana, un ormone naturale che, attivato dal germe attenuato del tetano contenuto nel vaccino, stimolava speciali anticorpi che rendevano incapaci le donne di portare a termine la gravidanza.
Di fatto, un abortivo.
Risultò che questo vaccino-miracolo era il risultato di 20 anni di ricerche finanziate dalla Rockefeller Foundation, dal Population Council (dei Rockefeller), dalla CGIAR (Rockefeller), dal National Institute of Health (governo USA)… e anche
Guarda caso, lo stesso Stato che oggi partecipa all'Arca di Noè e che la sorveglierà nelle sue Svalbard.
Ciò fa tornare in mente ad Engdahl (non a noi) quella vecchia fissa dei Rockefeller per l'eugenetica del Reich: la linea di ricerca preferita era ciò che si chiamava «eugenetica negativa», e perseguiva l'estinzione sistematica delle razze indesiderate e dei loro corredi genetici.
Margaret Sanger, la femminista che fondò (coi soldi dei Rockefeller) il Planned Parenthood International,
Come scrisse in una lettera ad un amico fidato, il succo del progetto era questo: «Vogliamo eliminare la popolazione negra».
Ah pardon, scusate: non si dice «negro», si dice «nero», «afro-americano».
E' questo che conta davvero, per i progressisti.
Maurizio Blondet
