martedì 31 marzo 2009

Una irreale aria di ripresa

Da qualche giorno si respira una irreale aria di ripresa nelle borse, sui giornali e sui media allineati. Come se il piano PPIP di Geithner & Obama fosse in grado di dare davvero una scossa all'economia.

Bloomberg ci informa infatti che a febbraio negli USA le vendite delle nuove abitazioni sono cresciute del 5,1%, in controtendenza rispetto alle previsioni di un calo del 2,9%.

In Giappone, il numero uno di Toyota ha dichiarato, nonostante le fabbriche al minimo dell'operatività:


Con l'inizio di maggio, mi auguro che non ci siano più giorni di riposo forzato e che si ritorni alla normalità

Non è tutto oro quello che luccica, dicevano le nostre nonne.

A grattare un pochino più sotto, nello stesso discorso dell'AD di Toyota leggiamo

Non so quando si potrà dire che i mercati hanno toccato il loro punto minimo


A proposito del piano PPIP di Geithner & Obama, il premier ceco Mirek Topolanek lo ha definito "una via per l'inferno". Topolanek è anche presidente di turno dell'Unione Europea ed ha pronunciato queste parole davanti al Parlamento Europeo in sessione plenaria.

Un portavoce della presidenza dell'Unione ha tenuto a stemperare i toni e correggere il tiro: Topolanek in realtà avrebbe solo detto "porta alla rovina".

Uh, meno male!

Vediamo ora qualche notizia dall'economia reale:


In Francia va di moda chiudere i manager in ufficio per tutta la notte. Dopo il caso dei manager e dell'AD di Sony Francia, anche in una fabbrica di 3M (quelli del post-it) specializzata nel settore farmaceutico gli operai hanno tenuto un manager chiuso in nel suo ufficio tutta la notte.

I sindacalisti della fabbrica hanno tenuto a precisare:

Questa azione è l'unica nostra possibilità, ma non c' è alcuna aggressività


In Grecia, la tendenza per la primavera-estate è ormai consolidata verso le tonalità più calde e colorate: ieri (25 marzo) altri attentati dinamitardi contro banche e uffici commerciali.

Una sede della Piraeus Bank, nel centro di Atene, e della Proton Bank, alla periferia, sono state attaccate nelle prime ore di ieri mattina, causando danni non gravi.

Attentati dello stesso tipo sono avvenuti contro un'impresa di servizi telefonici, la Phone Market, e un'agenzia di consulting, la Exclusive, provocando pesanti danni materiali.


Saluti felici

Felice Capretta
http://informazionescorretta.blogspot.com/

lunedì 30 marzo 2009

L’ECONOMIA DELLA BOLLA NEGLI STATI UNITI: UN ULTIMO SGUARDO INDIETRO

Economia DI SAM PIZZIGATI
Toomuch

I ricercatori della Federal Reserve hanno appena pubblicato una montagna di dati che costituiscono una storia esemplare sulla disuguaglianza che le famiglie della classe media di tutto il mondo non dovrebbero mai dimenticare.

Ogni tre anni i sondaggisti della Federal Reserve percorrono in lungo e in largo gli Stati Uniti per fare delle stime sui comportamenti delle famiglie americane in ambito economico. Suonano a circa 4500 porte e attraverso interviste incredibilmente ricche di dettagli mostrano tutte le sfaccettature di quello che le famiglie fanno e di ciò che posseggono.

A volte i dati di queste interviste vengono resi pubblici, come l’inchiesta “Survey on Consumer Finances” (indagine sul capitale dei consumatori) della Federal Reserve, di gran lunga il miglior rapporto statistico nazionale, sul comportamento economico e su come le famiglie vivono realmente.



L’ultima edizione di questa inchiesta della Fed, sempre affascinante, è stata pubblicata da una settimana e si riferisce al 2007. Ovviamente le cose sono molto cambiate rispetto al 2007, l’ultimo anno pieno prima che l’economia statunitense sprofondasse nell’abisso. Questo colare a picco rende del tutto obsoleti i dati del 2007 della Fed? Dovremmo semplicemente mettere questa inchiesta su uno scaffale qualsiasi e dimenticarcene?

Non così in fretta. Allo stato attuale la nostra economia ha assoluto bisogno di interventi urgenti, ma non si può aggiustare nulla se prima non si capisce cosa si è fatto male. I numeri della Fed per il 2007 possono aiutarci a comprendere.

Cosa possiamo dedurre dai dati della Fed? Semplicemente che, in una società piena di disuguaglianze, in cui i ricavi e la ricchezza si concentrano sempre più negli strati superiori, i debiti aumenteranno e le bolle speculative si gonfieranno. Alla fine le bolle esploderanno. La disuguaglianza le farà scoppiare sempre.

Come mostrano chiaramente i dati della Fed, gli Stati Uniti sono entrati nel XXI secolo in qualità di luogo delle diseguaglianze, per diventarlo ancora di più.

Nel 2007 le famiglie che stavano all’esatta metà nella distribuzione del reddito negli Stati Uniti, famiglie con reddito tra 36.500 e 59.600 dollari al mese, hanno avuto mediamente un calo delle entrate di 400 dollari, tolta l’inflazione, rispetto al 2004.

Di contro, le famiglie che si trovavano al livello più alto della scala economica americana hanno ottenuto un significativo aumento dei guadagni nello stesso periodo di tempo. Il 10 per cento più ricco della nazione, famiglie con reddito superiore a 140.900 dollari l’anno, hanno visto aumentare i loro ricavi di 65.000 dollari di media, fino a 397.700 dollari annuali.

A prima vista le cifre della Fed non sembrano raccontare la stessa storia. Sicuramente la Fed ha riscontrato un incremento sostanziale della ricchezza netta, ossia la somma dell’attivo meno i debiti, degli americani più ricchi. Nel 2007 il 10 per cento più elevato delle famiglie possedeva quasi il doppio rispetto al 1998. Nell’arco di nove anni queste famiglie con reddito alto hanno fatto un balzo del 94 per cento nella ricchezza netta media, fino a 1,2 milioni di dollari.

La ricchezza netta della famiglia media americana non si avvicina nemmeno a questo incremento. Ma la ricchezza netta della classe media è salita in modo considerevole. Nel 2007 la tipica famiglia americana della classe media possedeva al netto 88.100 dollari, il 30 per cento in più, inflazione esclusa, rispetto alla ricchezza netta della stessa famiglia nel 1998 e il 12 per cento in più rispetto al 2004.

Questo da origine ad un’ovvia domanda: com’è possibile che la media della ricchezza familiare netta crescesse mentre le entrate – delle famiglie della classe media – fossero stagnanti? Non c’è alcun mistero. I valori netti crescevano perché il valore dell’attivo in possesso delle famiglie, in modo particolare case e azioni, si gonfiava.

Il valore delle azioni, una delle chiavi di volta, è salito del 41 per cento tra il 2004 e il 2007. I prezzi delle case in questi tre anni sono crollati in alcuni stati – per esempio in Michigan le case hanno perso l’8 per cento del loro valore nel 2007 – ma a livello nazionale i valori continuavano a salire.

Grazie soprattutto a questa bolla dei prezzi delle case, quasi i tre quarti delle famiglie statunitensi, il 72,4 per cento per l’esattezza, hanno concluso il 2007 trascurando le minusvalenze, il che aggiungeva, per le famiglie tipiche di questa coorte di “bollisti”, 75.000 dollari alla ricchezza familiare netta.

Queste decine di migliaia di nascondevano una realtà economica molto più sintomatica: le famiglie americane della classe media potevano essersi arricchite sulla carta, ma i fogli non pagano i conti. Solo i dollari veri li pagano, e le famiglie, visto che i loro guadagni erano fermi, non li avevano.

I nuovi dati della Fed mostrano che allora le famiglie hanno stipulato prestiti a tassi record. Tra il 2004 e il 2007 la media del bilancio familiare insoluto delle famiglie con debiti sulla carta di credito è balzato al 30,4%, l’equivalente di 7.300 dollari.

Gli economisti utilizzano un parametro di misurazione per capire a che livello i debiti diventano pericolosi. Se i tuoi debiti superano il 40 per cento dei guadagni, dichiarano, si rischiano guai grossi. Nel 2007, tra il 20% delle famiglie più povero della nazione, famiglie che guadagnano meno di 20.600 dollari l’anno, più di una su quattro superava per debiti il 40% delle entrate.

I ricercatori della Fed hanno scoperto nel 2007 alti livelli di indebitamento anche tra le famiglie presunte benestanti. Tra le famiglie con guadagni tra 58.600 e 98.200 dollari annui, più di una su otto, il 12,7%, spendevano il 40% delle proprie entrate per pagare i debiti.

Ora sappiamo com’è andata avanti questa storia del debito. Lo schiacciante fardello del debito avrebbe continuato a sopraffare milioni di famiglie americane. L’insolvenza nei pagamenti ha demolito l’influente sistema di carte di credito di Wall Street e fatto cadere l’economia.

Il capitale medio netto delle famiglie americane è diminuito del 22,7% dal 2007 secondo stime della Fed, abbastanza per cancellare virtualmente ogni dollaro di guadagno che le famiglie avevano fatto nell’ultimo decennio.

E le famiglie di alta classe, come se la passano? Non avremo una visione su come stanno i veri ricchi americani fino a quest’inverno. I ricercatori del Survey of Consumer Finances non sono solito divulgare dati sulla ricchezza dell’1% delle famiglie dell’elite prima che siano passate settimane dalla pubblicazione del rapporto iniziale.

Quest’anno quell’analisi sarà ancora più attesa.

Sam Pizzigati
Fonte: www.rebelion.org
Link: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=81977
10.03.2009

domenica 29 marzo 2009

11 SETTEMBRE: UNA PROVOCAZIONE MONDIALE

11 Settembre 2001- UN'ANALISI DEL GENERALE LEONID IVASHOV

DI L. IVASHOV
Redvoltaire/ inSurGente

”Il terrorismo favorisce la realizzazione degli obiettivi di dominio mondiale e la sottomissione degli Stati agli interessi di un’oligarchia mondiale”

Il Generale russo in congedo Leonid Ivashov, ex capo delle Forze Armate della Russia, è una delle persone meglio informate nel mondo, non soltanto a causa del ruolo che ha occupato e che gli ha permesso di godere di tutta una serie di sofisticati strumenti: satelliti artificiali, una squadra di analisti e altre reti d’informazione segrete o confidenziali, ma anche perché attualmente è il vice presidente dell’Accademia di Geopolitica a Mosca. Ma ciò che maggiormente lo contraddistingue è la trasparenza e la sincerità quando parla sui problemi politici del potere mondiale che stanno colpendo l’Umanità cosa di cui altre persone, nella sua condizione, per motivi di Stato, taccerebbero. Redvoltaire/inSurGente

L’esperienza dell’umanità dimostra che il terrorismo appare dove si voglia che si produca un’aggravante delle contraddizioni di un momento determinato, dove le relazioni cominciano a degradarsi in seno alla società e dove l’ordine sociale soffre dei cambiamenti, lì dove nasce l’instabilità politica, economica e sociale, dove si liberano potenziali di aggressività, dove cadono i valori morali, dove trionfano il cinismo e il nichilismo, dove si legalizzano i vizi e dove la criminalità si sviluppa velocemente.

I processi legati alla globalizzazione creano situazioni favorevoli per questi fenomeni, molto pericolosi. Provocano una nuova divisione della cartina geopolitica del mondo, una redistribuzione delle risorse del pianeta, violano la sovranità e cancellano le frontiere degli Stati, smantellano il diritto internazionale, mettono fine alle diversità culturali, impoveriscono la vita spirituale e morale.

Penso che oggigiorno possiamo parlare di una crisi sistemica della civiltà umana. Questa si manifesta in modo particolarmente acuto sul piano dell’interpretazione filosofica della vita. Le sue manifestazioni più spettacolari hanno a che fare con il senso che si dà alla vita, all’economia e al campo della sicurezza internazionale.

L’assenza di nuove idee filosofiche,la crisi morale e spirituale, la deformazione della percezione del mondo, la diffusione di fenomeni amorali contrari alla tradizione, la competitività per l’arricchimento illimitato e per il potere, la crudeltà, portano l’umanità verso un decadimento e a chissà quale catastrofe.

L’inquietudine, così come la mancanza di prospettive di vita e di sviluppo nella quale si vedono sommersi molti paesi e Stati, conformano un importante fattore di instabilità mondiale.

L’essenza della crisi economica si manifesta nella lotta implacabile per le risorse naturali, negli sforzi che impiegano le grandi potenze mondiali, principalmente gli Stati Uniti di America, così come alcune aziende multinazionali, per sommettere ai loro interessi i sistemi economici di altri Stati e prendere il controllo delle risorse del pianeta, soprattutto le fonti di approvvigionamento degli idrocarburi.

La distruzione del modello multipolare che garantiva l’equilibrio delle forze nel mondo ha causato anche la distruzione del sistema di sicurezza internazionale, delle norme e principi che reggevano i rapporti tra gli Stati, e il ruolo dell’ Onu e del suo Consiglio di Sicurezza.

Attualmente gli Stati Uniti si abrogano il diritto di decidere il destino di altri Stati, di commettere atti aggressivi, di sommettere i principi della Carta delle Nazioni Unite alla loro stessa legislazione. Sono stati precisamente i paesi occidentali che, attraverso le loro azioni e aggressioni contro la Repubblica Federale di Iugoslavia e Iraq e al permettere in maniera palese l’aggressione di Israele contro il Libano, minacciando la Siria, l’Iran e altri paesi, a liberare un enorme energia di resistenza, di vendetta e di estremismo, energia che ha rinforzato il potenziale di terrore prima di ritornare, come un boomerang, contro l’Occidente stesso.

L’analisi dell’essenza dei processi di globalizzazione, così come le dottrine politiche e militari degli Stati Uniti, dimostra che il terrorismo favorisce la realizzazione degli obiettivi di dominio mondiale e la sottomissione degli Stati agli interessi di un’oligarchia mondiale.

Questo significa che (il terrorismo) non costituisce per se stesso un attore della politica mondiale bensì un semplice strumento, il mezzo per instaurare un nuovo ordine unipolare con un centro di comando mondiale unico, per cancellare le frontiere nazionali e garantire il dominio di una nuova elite mondiale. E’ precisamente quest’ultima il principale attore del terrorismo internazionale, il suo ideologo e “padrino”. E’ lei stessa che viene rinforzata per dirigere il terrorismo contro gli altri Stati, inclusa la Russia.

Il principale obiettivo della nuova elite mondiale è la realtà naturale, tradizionale, storica e culturale che ha messo le basi al sistema di rapportarsi tra gli Stati, dell’organizzazione della civiltà umana negli Stati nazionali, dell’identità nazionale.

L’attuale terrorismo internazionale è un fenomeno che consiste, per strutture governative e non- governative, nell’utilizzo del terrore come un mezzo per raggiungere obiettivi politici terrorizzando, destabilizzando la popolazione sul piano socio-psicologico, demotivando le strutture del potere dello Stato e creando le condizioni che permettano di manipolare la politica di Stato e il comportamento dei cittadini.

Il terrorismo è un modo di fare la guerra in modo differente, non convenzionale. Contemporaneamente, il terrorismo, unito ai media, si comporta come un sistema di controllo dei progetti mondiali.

E’ precisamente la simbiosi tra i media e il terrore che crea le condizioni favorevoli ai grandi disordini nell’ ordine mondiale e della realtà esistente.

Se si esaminano in questo contesto i fatti avvenuti l'11 Settembre 2001 negli Stati Uniti, possiamo giungere alle seguenti conclusioni:

L'attentato terrorista contro le torri gemelle del World Trade Center ha modificato il corso della storia mondiale distruggendo definitivamente l'ordine mondiale che era risultato dagli accordi Yalta- Potsdam; ha permesso di slegare le mani agli Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele, permettendo loro di realizzare azioni contro altri paesi in aperta violazione delle regole dell’Onu e degli accordi internazionali; Ha stimolato lo sviluppo del terrorismo internazionale. Dall’altra parte, il terrorismo si presenta come uno strumento radicale di resistenza ai processi di globalizzazione, come un mezzo di lotta di liberazione nazionale, di separatismo, come un mezzo per risolvere conflitti tra le nazioni e le religioni e come uno strumento di lotta economica e politica.

In Afghanistan, in Kosovo, nell’Asia Centrale, in Medio Oriente e nel Caucaso, abbiamo corroborato che il terrore serve anche per proteggere i narcotrafficanti, destabilizzando le loro zone di passaggio.

E’ comprovato che in un contesto di crisi sistemica mondiale il terrore si è trasformato in una specie di cultura della morte, nella cultura della nostra quotidianità. Irrompe nella prosperosa Europa, tormenta la Russia, scuote il M.O e l’est asiatico.

Fa sì che la comunità internazionale torni dipendente alla ingerenza violenta e illegale negli affari degli Stati e nel comportamento dei governi e della popolazione.

Ciò che è più spaventoso è che il terrorismo ha molto futuro a causa della nuova spirale di guerra che oggi si profila per la redistribuzione delle risorse mondiali e per il controllo delle zone strategiche del pianeta. Dentro la strategia della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, approvata quest’anno dal congresso Usa, l’obiettivo apertamente dichiarato della politica di Washington è “garantire l’accesso a regioni chiave del mondo, alle comunicazioni strategiche e alle risorse mondiali”, avendo come mezzo per ottenerlo la realizzazione di golpe preventivi contro qualsiasi paese.

Dal punto di vista del Congresso, gli Stati Uniti possono adottare una dottrina di golpe nucleari preventivi, che hanno molto del terrorismo nucleare.

Questo implica a grande scala, l’uso di sostanze nocive e di armi di distruzione di massa. Non ci saranno scrupoli al momento di scegliere i mezzi da usare per rispondere ad un attacco. Sarà solo questione di scegliere i mezzi.

La provocazione attraverso un atto di terrorismo si trasforma in un mezzo per raggiungere gli obiettivi politici a livello globale, regionale e locale. Così è stato che una provocazione organizzata nella località di Rachic (Kosovo, Serbia) finì per dare luogo al cambio del regime politico in Serbia e alla caduta della Repubblica Federale della Iugoslavia, mentre serviva come scusa per l’aggressione della Nato e la separazione del Kosovo e della Serbia. In questo caso trattasi di una provocazione a livello regionale. Lo stesso si può dire della recente provocazione che ha dato luogo all’aggressione di Israele contro il Libano, a luglio del 2006.

L’esplosione nella metropolitana a Londra, i disordini a Parigi nel 2005 e 2006, sono provocazioni locali che hanno avuto delle ripercussioni nella politica e nell’opinione pubblica della Gran Bretagna e in Francia.

Praticamente dietro ogni atto di terrorismo si nascondono forze politiche molto potenti, aziende transazionali o strutture criminali con degli obiettivi ben precisi. E quasi tutti gli atti terroristici, eccettuate le attività di liberazione nazionale, sono in realtà delle provocazioni. Anche nel caso dell’Iraq, le esplosioni nelle moschee sunnite e sciite non sono altro che provocazioni organizzate secondo il principio “dividi et impera”. Lo stesso succede con la presa di prigionieri e l’assassinio di membri della missione diplomatica russa a Baghdad.

L’atto terroristico commesso con fini di provocazione è tanto antico come l’umanità stessa. Si può anche parlare di un’operazione su scala mondiale. Le operazioni di questo tipo in genere permettono di risolvere vari problemi mondiali allo stesso tempo. Si possono definire nel seguente modo:

1. L’oligarchia finanziaria mondiale e gli Stati Uniti hanno ottenuto il diritto non formale di ricorrere alla forza contro qualsiasi Stato.

2. Il ruolo del Consiglio di Sicurezza si è liquefatto. Attualmente svolge sempre maggiormente un ruolo di organizzazione criminale complice dell’aggressore e alleato alla nuova dittatura fascista mondiale.

3. Grazie alla provocazione dell’11 Settembre, gli Stati Uniti hanno consolidato il loro monopolio mondiale e ottenuto il via libera a qualsiasi regione del mondo così come alle sue risorse.

Lo sviluppo dell’operazione-provocazione conta sempre sulla presenza obbligatoria di 3 elementi:

chi ordina che si realizzi,
l’organizzatore,
chi lo esegue.

Nel caso della provocazione dell’11 Settembre, e contrariamente all’opinione dominante, “Al Qaeda” non poteva ordinare la sua realizzazione, né organizzarla, dato che non disponeva delle risorse finanziarie (enormi) che esige una azione di tale magnitudine. Tutte le operazioni che ha realizzato questa organizzazione sono azioni di tipo locale e molto primitive. Non ha le risorse umane, di una rete di agenti abbastanza sviluppata nel territorio degli Usa, che gli permetterebbe di penetrare le decine di strutture pubbliche e private che garantiscono il funzionamento dei trasporti aerei e che vigilano per la loro sicurezza. Conseguentemente, Al Qaeda non può essere stato l’organizzatore di questa operazione (sennò a cosa servono l’FBI e la CIA?)

Ma potrebbe essere stato un semplice esecutore di questo atto terroristico.

Nella mia opinione, può essere stata l’oligarchia finanziaria mondiale che ha ordinato la realizzazione di questa provocazione, per instaurare una volta per tutte “la dittatura fascista mondiale delle banche” (espressione del noto economista statunitense Lyndon Larouche) e per garantire il controllo delle limitate risorse mondiali degli idrocarburi.

Si tratterebbe, inoltre, di garantire a se stessa il predominio mondiale per un lungo periodo. L’invasione in Afghanistan, paese ricco in giacimenti di gas, quella dell’Iraq e forse anche quella dell’Iran, paesi che contano su riserve di petrolio di livello mondiale, così come l’instaurare un controllo militare sulle strategiche vie di trasporto di petrolio e il considerevole aumento del prezzo di quest’ultimo, sono le conseguenze dei successi dell’11 Settembre del 2001.

L’organizzatore dell’operazione può essere stato un consorzio ben organizzato e abbondantemente finanziato e composto da rappresentanti (antichi e attuali) dei servizi segreti, di organizzazioni massoniche e di impiegati dei trasporti aerei.

La copertura mediatica e giuridica è stata garantita dagli organi della stampa, dai giuristi e dai politici al soldo. Gli esecutori sono stati scelti in funzione della loro origine etnica nella regione che possiede le risorse naturali di importanza mondiale.

L’espressione di “terrorismo internazionale”, come principale minaccia per l’umanità, è entrata di colpo nelle faccende giornaliere politiche e sociali.

Questa minaccia si identifica con la persona di un islamico, cittadino di un paese che ha enormi risorse di idrocarburi. E’ stato distrutto il sistema internazionale costruito nel periodo nel quale il mondo era bipolare e si sono alterate le nozioni di aggressione, di terrorismo di Stato e di diritto alla difesa.

Il diritto dei popoli alla resistenza di fronte all’aggressione e di fronte alle attività sovversive dei servizi segreti esteri, così come il diritto a difendere i propri interessi nazionali, cominciano ad essere calpestati. E al loro posto vengono conferite tutte le garanzie alle forze che cercano di instaurare una dittatura mondiale e di dominio mondiale.

Ma la guerra mondiale non è ancora finita. E’ stata provocata l’11 Settembre del 2001 e non è altro che il preludio di grandi eventi che stanno per accadere.

Il generale in congedo Leonid Ivashov, ex Capo delle Forze Armate della Federazione Russa, oggi Vicepresidente dell’Accademia di Problemi Geopolitici. E’ stato Capo del Dipartimento degli Affari Generali del Ministero della Difesa Dell’Unione Sovietica, segretario del Consiglio dei Ministri di Difesa della Comunità degli Stati Indipendenti (CEI), capo del Dipartimento di Cooperazione Militare del Ministero di Difesa della Federazione Russa. L’11 Settembre del 2001 occupava l’incarico di capo dello Stato Maggiore delle Forze Armate Russe.

Titolo originale: "11 de septiembre: una provocación mundial; un análisis del General Leonid Ivashov "

Fonte: http://www.insurgente.org
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17.03.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di VANESA

sabato 28 marzo 2009

MAN O’ WAR

Nel 2005 il premio di Man of Peace Award dell’anno è stato consegnato a Bob Geldof, nonostante la sua promozione dei regimi sanguinari di Bush e Blair. A metà dicembre i premi Nobel per la pace che conferiscono questa onorificenza, si sono riuniti a Parigi e l’hanno data ad una scelta persino peggiore: Bono.

Bono non è un uomo di pace -- deve ancora dichiararsi contrario ad una sola guerra. Bono è comproprietario della Pandemic/Bioware, che ha prodotto Mercenaries 2, un videogioco che simula un’invasione del Venezuela. L’anno scorso Bono si è incontrato con il segretario della difesa USA Robert Gates per discutere i programmi di istituire un nuovo comando militare americano per l’Africa. La rivista Forbes, di cui Bono è comproprietario, batte costantemente il tamburo per la guerra (Bono dice di essere stato attratto dalla rivista perché ha una “filosofia coerente”).


Come Sir Bob, Bono canta le lodi di alcune delle figure pubbliche più bellicose. Comincia con Dubya e Blair – Bono ha lodato il primo ministro britannico per “aver fatto le cose in cui credeva”. Chiaramente voleva alludere anche all’enorme coinvolgimento britannico nella guerra in Iraq. Bono non ha altro che lodi anche per persone estremamente reazionarie quali Jesse Helms e Billy Graham. Nel video per il video di Pat Boone, “Thank You Billy Graham”, Bono intona “rendo grazie per la sanità mentale di Billy Graham, un cantante dello spirito umano”. Interessante. Nel 1966, Graham è salito sul podio dopo LBJ al National Prayer Breakfast [2] per dare una chiara approvazione della guerra del Vietnam. “Ci sono quelli,” ha detto Graham, “che hanno cercato di ridurre Cristo alla stregua di un pacificatore geniale ed innoquo; ma Gesù ha detto ‘Vi sbagliate – io sono venuto come un incendiatore che maneggia la spada. Io sono venuto per portare il fuoco sulla terra’” [3]. Canta quello spirito umano, Billy – Bono ti fa il coro. Infatti, circondato dai politici più belligeranti d’America, Bono ha fatto un servile discorso programmatico al National Prayer Breakfast nel 2008. In una recente intervista con la rivista di musica britannica Q, il batterista degli U2 Larry Mullen ha detto che è “raccapricciante” vedere Bono in compagnia di George Bush e Tony Blair, aggiungendo che quei due leader mondiali dovrebbero essere processati come dei “criminali di guerra”.

Potrebbe sembrare strano che un gruppo di premi Nobel per la pace consacrino Bono come un uomo di pace. Ma forse non lo è. I precedenti vincitori del premio [Nobel] per la pace comprendono Henry Kissinger, che ha tramato il violento rovesciamento del regime cileno di Salvador Allende ed è stato l’architetto del bombardamento della Cambogia, l’amico di Bono, Al Gore che ha appoggiato entrambe le guerre del Golfo dopo aver votato a favore del missile MX “first-strike” [4].

Una delle persone che avrebbe potuto dare un’iniezione di idee nuove alle celebrazioni di Man of Peace di Parigi è Tookie Williams. Cofondatore della gang dei Crips di LA, che è diventato un portavoce contro la vita della gang, nonché un autore di libri per bambini mentre era nel braccio della morte ed è stato nominato cinque volte per il premio Nobel per la pace (e una volta per il premio Nobel per la letteratura). Naturalmente, Williams non ha potuto essere presente perché è morto per iniezione letale a San Quentin il 13 dicembre 2005, dopo che il governatore della California Arnold Schwarzenegger ha rifiutato gli appelli da tutto il mondo per la clemenza.

Tuttavia il 23 ottobre c’era Bono, “uomo di pace”, a tessere le lodi di Arnold mentre faceva un altro discorso programmatico, stavolta alla California Women’s Conference di Long Beach. Tra gli altri a parlare c’erano il governatore, sua moglie Maria Shiver, e Madeline Albright. La Albright, segretaria di stato di Bill Clinton, ha detto una volta alla televisione nazionale quando le è stato chiesto come potesse giustificare la morte di 500000 bambini iracheni come risultato delle sanzioni Clinton/Gore: “Crediamo che ne valesse la pena”.

Bono non ha fatto menzione del drammatico aumento della povertà in California causato dalle politiche filoaziendali di Schwarzenegger. Neanche una parola sui due milioni di bambini nello stato che soffrono la fame o sugli immigrati inseguiti nelle strade come se fossero animali fuggiti da uno zoo. Il tema principale del discorso incoerente di Bono è stata la povertà in Africa e solo in Africa, anche se ha fatto un breve accenno a quando come aspirante musicista si era ispirato ai Clash (ironico, dato che erano artisti che hanno reso la loro opposizione alla guerra molto esplicita).

Nonostante l’ispirazione che molte persone traggono dagli inni scritti da Bono, non c’è traccia di prova che Bono sia in disaccordo su qualsiasi questione – la guerra, le scappatoie fiscali, l’immigrazione – con gli agenti del potere che ci vuol far credere siano l’ultima migliore possibilità per il genere umano.

Dave Marsh (insieme a Lee Ballinger) è editore di Rock & Rap Confidential, una delle newsletter preferite di CounterPunch, ora disponibile gratuitamente mandando una e-mail a: rockrap@aol.com. La biografia definitiva e monumentale di Bruce Springsteen di Dave Marsh è stata appena ristampata, con 12000 nuove parole, con il titolo di Two Hearts. Marsh può essere contattato all’indirizzo e-mail: marsh6@optonline.net.

NOTE DEL TRADUTTORE

[1] Il testo originale fa riferimento ad una visione del mondo del tipo ‘Sesame Street’, un noto programma per bambini.

[2] Una colazione di preghiera con la partecipazione del presidente americano che si tiene annualmente a Washington e raduna personaggi politici e diplomatici di tutto il mondo.

[3] Credo sia un riferimento a due passi distinti del Vangelo (liberamente interpretati) “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada” (Matteo 10,34-11,1) e “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra” (Luca 12,49-53).

[4] “First strike” ovvero “al primo allarme”, la cosiddetta “dottrina del primo colpo”. Vedi anche www.unimondo.org/notizie/Archivio/Atomiche-anche-l-Italia-verso-il-first-strike

Titolo originale: "Sir Bono: the Knight Who Fled From His Own Debate "

Fonte: http://www.counterpunch.org
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19.03.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

venerdì 27 marzo 2009

La faccia nascosta del messaggio di Obama all’Iran

di

Simone Santini

obama-barack

Salutato dai media occidentali come un grande segnale di apertura e pacificazione, il video-messaggio lanciato dal presidente statunitense Barack Obama all’Iran in occasione del capodanno persiano sembra aprire una nuova stagione nei rapporti internazionali. Ma molteplici segnali indicano una soluzione opposta. L’Amministrazione americana, infatti, potrebbe aver deciso: sarà guerra per l’Iran.
Per spiegare questa drastica e preoccupante ipotesi, è necessario fare riferimento alla attuale situazione geopolitica. Se non interverranno forze esterne, nel termine di pochi anni la SCO (Organizzazione di Shangai per la Cooperazione) determinerà il consolidarsi di un blocco asiatico tale da provocare la fine dell’egemonia statunitense. Dell’organizzazione fanno ora parte Cina, Russia ed un gruppo di paesi centro-asiatici già parti integranti dell’Unione Sovietica. A giugno si discuterà dell’ingresso dell’Iran che ha proposto la candidatura per passare dal ruolo di osservatore a quello di membro effettivo.
Specialmente la Cina avrà molto da guadagnare dall’imporsi di una alleanza strategica, economica e militare, con Russia e Iran.
L’impero americano si regge essenzialmente su due pilastri: il potere finanziario del dollaro e l’egemonia tecnologico-militare. La divisa americana è il parametro di riferimento negli scambi commerciali a livello planetario, ogni transazione, e specialmente nel nevralgico settore dell’energia, viene effettuata in dollari. Gli americani possono così stampare banconote a loro piacimento per finanziare i propri consumi senza che l’emissione di moneta abbia nessun corrispettivo di valore economico reale. Si tratta di un autentico signoraggio monetario applicato all’intero pianeta, ovvero si scambiano foglietti di carta verde (senza nessun valore intrinseco) contro merci, creando una enorme bolla speculativa fondata sul debito. La globalizzazione degli ultimi anni è stato questo: la Cina produceva beni reali e pagava in dollari le materie prime; gli Stati Uniti compravano a debito le merci prodotte pagandole in dollari (che loro stessi stampavano).
Il risultato è che il deficit pubblico americano è andato fuori controllo, e i maggiori creditori sono proprio Cina, Giappone, i paesi produttori di petrolio arabi. Ora, nella congiuntura di crisi i nodi vengono al pettine drammaticamente: il presidente cinese Hu Jintao ha cominciato a chiedersi, pubblicamente, ciò che da anni si sussurra. Gli Stati Uniti sono in grado di onorare il proprio debito?
La domanda potrebbe altresì porsi in questo modo: i creditori avranno mai la forza di costringere gli americani ad onorare il debito, ovvero porli di fronte alla scelta tra il ridimensionamento drastico del loro potere o la bancarotta? La risposta è evidente. Finché l’egemonia militare sarà nelle mani di Washington, nessun paese avrà tale forza.
Ma un’alleanza Cina-Russia-Iran potrebbe creare tali presupposti. Sul piano militare Russia e Cina non sono singolarmente in grado di fare fronte agli Stati Uniti, ma in un contesto di difesa strutturata potrebbero già oggi essere un boccone indigesto da affrontare, tanto più che il divario sarebbe destinato ad assottigliarsi nel futuro. Sul piano economico il meccanismo è ancora più evidente. All’interno della SCO la Cina avrebbe i più grandi detentori di riserve di gas e petrolio al mondo, Russia, Iran e Kazakistan, e tramite loro un accesso indipendente dagli Stati Uniti al bacino del Mar Caspio, il nuovo Eldorado energetico. A quel punto nulla impedirebbe a questi paesi di dotarsi di una moneta autonoma dal dollaro per i loro scambi commerciali. Sarebbe lo sganciarsi dell’area più produttiva al mondo dall’influenza del dollaro e la fine dell’Impero americano.
Gli Stati Uniti hanno ancora del tempo per scongiurare questo scenario. L’occupazione militare dell’Asia centrale cominciata dall’11 settembre aveva evidentemente questo scopo strategico ultimo, il controllo dell’ Heartland e delle sue risorse energetiche per mettere sotto tutela lo sviluppo economico della Cina ed imporle il controllo.
L’Iran rimaneva l’ultimo ed essenziale pezzo del mosaico ma il risorgere della Russia aveva determinato una spaccatura nella strategia imperiale negli ultimi due anni dell’Amministrazione Bush, spaccatura che si è riproposta nell’Amministrazione Obama. obamatrioskaContinuare la strategia neo-con che portava alla collisione con l’Iran, come propugnato ora dalla fazione filo-sionista del Dipartimento di Stato con Hillary Clinton, o al contrario dialogare con Teheran e rivolgere la propria determinazione verso la Russia come voluto dal confermato ministro della Difesa Robert Gates esponente di un’area nazional-conservatrice?
Una scelta risultava necessaria perché gli Stati Uniti non sono attualmente in grado di fronteggiare contemporaneamente due scenari di crisi: una rinascente guerra fredda con la Russia ed una possibile guerra calda con l’Iran. L’azione doveva essere diretta a disarticolare il nascente triangolo Mosca-Teheran-Pechino puntando sulla sua divisione. La tentazione di far transitare l’Iran nel campo occidentale è stata reale, ma ora i giochi sembrano fatti. Si troverà l’accordo con Mosca, si mostrerà il volto duro all’Iran.
Zbigniew Brzezinski, uno degli strateghi americani della guerra fredda (fu lui da consigliere per la sicurezza dell’Amministrazione Carter, 1976-80, ad organizzare la trappola afgana in cui caddero i sovietici), in una recente intervista al Corriere della Sera (del 21 marzo 2009, pag. 3) ha dato una lezione di diplomazia indicando due diversi modi per portare a termine una trattativa diplomatica. La prima, con l’intenzione di farla fallire, è quella di fare annunci roboanti che celino richieste inaccettabili alla controparte. La seconda è realmente propositiva, molto più difficile, ed in quel caso è necessario armarsi di tempo, pazienza e soprattutto disponibilità a concessioni.
Il messaggio di Obama all’Iran ha esattamente le caratteristiche della prima ipotesi. In un video di quattro minuti ci si può limitare, come è stato, a fare dichiarazioni di principio e buona volontà ma senza determinare significativi mutamenti di scenario. Ed infatti l’embargo contro Teheran rimane, e rimangono i diktat di interrompere il programma nucleare ed il sostegno al terrorismo (ovvero il supporto di Hezbollah in Libano e Hamas in Palestina). La risposta della guida spirituale e massimo leader iraniano, Alì Khamenei, è stata infatti quella che gli stessi americani si aspettavano e volevano. Gli iraniani chiedono fatti concludenti, non parole. Per il sistema mediatico occidentale, però, il risultato è stato ottenuto. Obama avrebbe dato una grande apertura di credito agli ayatollah, un grande segnale di distensione accolto con freddezza.
Anche sul piano interno iraniano il messaggio non va nella direzione di favorire il dialogo, quanto piuttosto nell’arroccamento delle posizioni dell’attuale leadership. Il presidente Ahmadinejad in vista delle elezioni di giugno potrà spiegare agli elettori che la posizione di fermezza ha dato il risultato di costringere gli americani ad una apertura. Perché cambiare strategia ora con l’elezione di un moderato?
Da non sottovalutare poi l’effetto determinato dal presidente di Israele Shimon Peres, che accodandosi al messaggio di Obama ha espresso amicizia al popolo iraniano invitandolo allo stesso tempo a cambiare il proprio governo. Presso una opinione pubblica fortemente nazionalista e anti-israeliana, il messaggio di Peres assomiglia più al video di Osama bin Laden, che durante la campagna elettorale americana del 2004 invitava a non rieleggere Bush, che ad un vero tentativo di pacificazione.

Ben diversa da quella con l’Iran appare la trattativa intavolata dagli Stati Uniti con Mosca, ovvero una trattativa vera e propria. In vista del primo incontro tra Barack Obama e Dimitri Medvedev che si terrà a Londra il 1 aprile (ai margini della riunione del G-20), la diplomazia americana ha deciso di inviare in Russia i prìncipi della sua diplomazia per determinare l’agenda dell’incontro, o come spesso accade in questi casi, discutere o ratificare accordi che poi vengono pubblicamente suggellati dai rispettivi leaders.
La delegazione americana è ai massimi livelli e bi-partisan, anzi con molti esponenti di area repubblicana, a testimonianza del fatto che quando sono in gioco gli interessi nazionali, la leadership americana si muova con assoluta unità di intenti. Alcuni nomi, in particolare, dicono quale sia la posta in gioco.
Partecipano Henry Kissinger, il decano della diplomazia a stelle e strisce, uomo di riferimento delle lobbies ebraiche e George Schultz, già Segretario di Stato nell’amministrazione Reagan, indicato da analisti come Lyndon La Rouche quale uomo di riferimento della finanza anglosassone, e segnatamente britannica, negli Stati Uniti. Questo gruppo era stato preceduto da un incontro ai massimi livelli al Cremlino avuto dal generale Brent Scowcroft, già consigliere alla sicurezza nell’amministrazione Bush sr. ed indicato come l’ideologo dei cosiddetti "generali ribelli", ovvero esponenti delle forze armate che avevano contrastato al Pentagono Donald Rumsfeld fino ad ottenerne l’allontanamento e la sostituzione con Robert Gates.
Questa fazione militare si è strenuamente opposta, finora, all’intervento bellico in Iran. Addirittura, durante le ultime settimane del suo mandato, George Bush jr. aveva rivelato alla stampa che dietro pressione di Gates gli americani avevano bloccato la scorsa estate un blitz aereo israeliano contro le installazioni nucleari iraniane, ciò che avrebbe innescato un conflitto.
La notizia che Scowcroft è uno dei personaggi chiave del dialogo tra Wasghington e Mosca potrebbe indicare un mutamento di scenario all’interno della stessa fazione militare finora pro-iraniana, e che, anzi, l’ex generale divenga una sorta di garante di tale cambiamento di rotta.
Certo è che gli americani stanno cedendo su tutta la linea. In un primo rapporto che questi gruppi di contatto hanno consegnato ad Obama (17 marzo) si legge l’intenzione netta di rivoluzionare i rapporti bilaterali con Mosca. Dopo l’autocritica ("Tutte le precedenti amministrazioni americane non capivano assolutamente la Russia ed hanno spacciato i loro desideri per realtà, sostituendo la propria logica a quella russa"; fonte: Etleboro, 19 marzo), le concessioni: rivedere il piano di scudo missilistico da dislocarsi in Europa orientale (Polonia, Cekia) che tanto aveva allarmato Mosca; stop all’ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato, come voluto fortemente anche da alcuni paesi europei come la Francia, appena rientrata nel comando integrato dell’Alleanza atlantica e portatrice di una politica decisamente pro-russa e anti-iraniana; rilanciare il dialogo sul controllo della proliferazione delle armi nucleari e giungere ad un nuovo trattato che sostituisca lo START II; coinvolgere la Russia in un progetto di sicurezza integrato europeo; riconoscere alla Russia uno speciale interesse nell’area dei paesi ex-sovietici (come dire fine delle ingerenze americane in Europa orientale, Caucaso, Repubbliche asiatiche ex sovietiche); appoggio all’ingresso della Russia nell’Organizzazione mondiale del Commercio sganciato da controlli e verifiche sul rispetto dei diritti umani, considerati questione interne.
Un ulteriore segnale di questa dinamica appare altamente significativo. Il vice Segretario di Stato americano Matthew Bryza, partecipando ad un incontro internazionale in Turchia sulle tematiche energetiche, ha dichiarato: "Attualmente, l’amministrazione statunitense non vede con occhio di favore la partecipazione dell’Iran al progetto Nabucco" [fonte: Etleboro, 18 marzo] ovvero al gasdotto costruito dagli americani che attraverso il Caucaso e la Turchia dovrebbe unire l’Asia centrale all’Europa. Al tempo stesso il Nabucco è stato declassato come progetto non prioritario nel bilancio dei fondi della UE: dai 250 milioni previsti si è passati a 50.
Questo significa che gli unici grandi progetti di gasdotti che arriveranno da oriente in Europa saranno quelli russi e del monopolista di stato Gazprom. A nord il North-Stream che attraverso il Baltico arriverà in Germania by-passando Polonia e Paesi baltici; e soprattutto a sud il South-Stream (consorzio Gazprom/Eni) che attraverso il Mar Nero unirà Russia ed Europa meridionale scavalcando l’Ucraina.
Il South-Stream era il concorrente diretto del Nabucco. Ma come ebbe a dire Putin, "è inutile depositare migliaia di kilometri di tubi, se poi non hai il gas da metterci dentro", e mentre i russi il gas da convogliare attraverso il South-Stream ce l’hanno, gli americani avrebbero potuto avere le risorse necessarie solo tramite un accordo politico-commerciale con l’Iran. È chiaro che a Washington ad un tale accordo qualcuno aveva pensato, ma ora non più. E se si accetta che i maggiori paesi europei diverranno dipendenti dal gas russo, significa che evidentemente tale salatissimo sacrificio sarà ampiamente ricompensato da un’altra partita, altrettanto o ancor più cruciale.
Se tutti questi segnali portano verso uno scenario di guerra con l’Iran (si vedrà in che modi e tempi), è possibile immaginare un solo spiraglio di pace. Ovvero che Barack Obama incarni effettivamente ciò che ampie fasce della opinione pubblica mondiale si aspettano (forse troppo ingenuamente) da lui, che egli sia il traghettatore del proprio paese verso un mondo realmente multipolare in cui gli Stati Uniti rappresentino una voce importante ma in mezzo a tante altre: Cina, India, Europa e Russia, America Latina, un nuovo mondo, cioè, in cui gli Stati Uniti possano fare la pace con tutti e contemporaneamente poiché smettono la volontà di essere la superpotenza imperiale.
Ma anche se così fosse, permetteranno mai ad Obama di realizzare tale progetto? Glielo permetterà il potere fondato su quello che Eisenhower chiamava il "complesso militare-industriale"? Glielo permetterà la lobby ebraico-sionista? Glielo permetteranno i padroni del pianeta, il potere finanziario transnazionale?

Fonte: www.clarissa.it

L’INGANNO DI OBAMA

L’INGANNO DI OBAMA

mar 27th, 2009 | By admin | Category: News

di

Alex Jones

Europe2020: Geab Report 33 italiano parte II

Nel post precedente dedicato alla traduzione del GEAB Report n.33 di Europe2020, abbiamo esposto l’introduzione alla questione delle frizioni tra Europa e USA ed il presunto tentativo da parte angloamericana di ingigantire il problema delle insolvenze in Europa Orientale.

In questa seconda parte del report di questo mese, Europe 2020 delinea due possibili scenari per il futuro, in funzione del risultato del G20 del 2 di Aprile.

I due possibili scenari:
1. Verso una crisi risolvibile in 3-5 anni

2. Verso una crisi fuori controllo lunga un decennio



Diamo ora la parola ad Europe2020 con la seconda parte della traduzione di ampi stralci del GEAB Report.

GEAB Report 33, seconda parte

Il summit G20 di Londra al bivio: verso una crisi risolvibile in 3-5 anni o una crisi fuori controllo lunga un decennio


Nel report precedente (che gli affezionati lettori possono trovare partendo da questo post), il nostro team anticipava che la crisi sarebbe entrata nella quinta fase: il dissesto geopolitico globale, affermando che questo pericoloso sviluppo sarebbe largamente dipeso dalle decisioni prese dal summit del G20 del 2 Aprile 2009, e tali decisioni fossero implementate entro l’estate 2009.

[...]

In questa edizione, il nostro team presenta una prospettiva più dettagliata delle due alternative disponibili entro l’estate 2009.

Il Gioco

Poco più di 60 anni fa, il sistema globale (che chiameremo da qui in poi il “Gioco”) consisteva in una superpotenza globale in una fase terminale: il Regno Unito, e una superpotenza in rapida ascesa: gli USA.

Questi due giocatori decisero di unire le forze per massimizzare i profitti (USA) e per minimizzare le perdite (UK). Il resto del mondo o era sotto controllo coloniale, oppure era così impoverito dalla seconda guerra mondiale da non avere grande influenza sul corso degli eventi.

L'URSS di Stalin aveva qualche influenza. Ma, data l’impossibilità di entrare nel Gioco, l’URSSrifiuto’ di giocare con gli altri e creo’ il suo proprio Gioco, in ambiente chiuso: il cosiddetto “Blocco Comunista”.

Poco a poco, il resto del mondo si organizzò intorno agli USA, all’ombra della quale UK gradualmente scomparve. La moneta americana e l’economia divennero il punto di riferimento per il mondo intero.

Nel 1989 l’URSS inizio’ ad implodere e dall’inizio degli anni 90 il Gioco globale rimase con un solo giocatore principale: gli USA.

(Il ruolo privilegato del giocatore principale) non ha a che vedere con una sorta di “destino manifesto”, superiorità culturale o con la Fine della Storia, ma al contrario, ha a che vedere solo con le specifiche condizioni in cui il sistema è stato creato nel 1945: gli USA sono l’intero sistema stesso, con il 50% delle industrie globali ed il 90% delle riserve in oro del mondo.

In un momento in cui l’oro sosteneva l’intero sistema monetario internazionale, gli USA erano i banchieri del mondo e la fabbrica del mondo, erano il Gioco. E la moneta, il Dollaro, era lo strumento preferito del Gioco. Gli USA erano Il Giocatore!

Bisogna quindi considerare che il problema che il mondo aveva nel 1945 era di ricostruire un sistema stabile internazionale dopo la distruzione del precedente. Molto semplice: come creare un Gioco gradito al Giocatore? Come assicurarsi che Il Giocatore fosse disposto a giocare (comprare, vendere, finanziare, produrre,...) con gli altri?

La risposta a queste domande è la base del sistema che abbiamo ereditato dal 1945.

La situazione ora è drasticamente cambiata.

Non esiste più un solo giocatore principale, esistono numerosi giocatori preminenti (Cina, Russia, India, Brasile, ....) e per riprendere il Gioco è necessario che questi giocatori giochino.

Per questo scopo, le regole devono soddisfarli.

Altrimenti, alcuni di loro semplicemente si rifiuteranno di giocare, e questo rifiuto oggi genererà una crisi lunga e profonda per l’intero sistema finanaziario, economico e commerciale.

[...]

In principio era Bretton Woods, nel 1944: la moneta di riferimento internazionale. A Bretton Woods, la discussione si incentro’ naturalmente sul dollaro. Mentre per ora al G20 si parla di qualunque cosa tranne che del dollaro.

La chiave del problema

La natura del sistema monetario internazionale definisce il Gioco: se la moneta di riferimento internazionale è la moneta di un solo giocatore, quel giocatore diventa Il Giocatore e tutti gli altri sono secondari.

Se il sistema si affida ad un paniere di monete, si hanno numerosi giocatori.

Da questa regola (un paniere e numerosi giocatori) deriva tutto il resto:

  • stabilità dei mercati monetari
  • stabilità dei prezzi delle materie prime
  • dei mercati finanziari
  • e anche stabilità globale

perchè ogni giocatore ha interesse a giocare secondo le regole.

Se, nonostante questo fatto ovvio, il G20 si dimostrera’ incapace di cambiare le regole del gioco, ognuno dei Giocatori principali sarà spinto a fare cio’ che fece Stalin nel 1949.


Come conseguenza di questo, nessuno dei giocatori principali giocherà il grande Gioco e creerà il suo piccolo gioco, il suo blocco o la sua sfera di influenza, lasciando che gli scontri frontali in materia politica, economica e militare determinino le relazioni con gli altri blocchi.

La Storia Moderna ci insegna che queste tendenze finiscono sempre tragicamente.

E sappiamo anche che la Storia non concede mai una seconda opportunità.

LEAP/Europe2020 ritiene che sono rimasti solo 6 mesi per non mancare la seconda opportunità ancora aperta, avviare il processo della ridefinizione delle regole del gioco e ricostruire un nuovo sistema internazionale basato sulla creazione di una nuova moneta di riferimento internazionale che rimpiazzi il dollaro.


I due scenari possibili: 1. verso una crisi risolvibile in 3-5 anni

L’implementazione di una nuova moneta di riferimento potrebbe essere la seguente:

Aprile-Luglio 2009: il FMI e le principali banche centrali propongono una nuova moneta di riferimento, definiscono i tempi di lancio e le regole

  • Stabilizzazione dei mercati
  • Ritorno della fiducia
  • Continua la crescita della disoccupazione

Agosto-Dicembre 2009: creazione di un Istituto Monetario Globale da parte del FMI e dalle banche centrali le cui monete costituiranno il paniere, lancio di un contest internazionale via internet per la scelta del nome, definizione dei tassi di cambio.

  • Definizione della cornice globale della regolamentazione finanziari
  • Tendenza alla stabilizzazione dei prezzi delle materie prime
  • Continua la crescita della disoccupazione
  • Fine del crollo del commercio globale


Gennaio – Marzo 2010
Rimpiazzo del sistema SDR del FMI e aumento di capitale del FMI denominato nel nuovo paniere di monete

  • Lancio di piani di salvataggio delle economie più indebolite
  • Stabilizzazione del prezzo dell’energia
  • Stabilizzazione della discoccupazione
  • Instabilità sociale negli USA (15% disoccupazione)
  • Rischio contenuto di colpi di stato militari a seguito delle riduzioni dei budget
  • UK aiutati da FMI e UE
  • Disordini in Cina e Russia

Aprile 2010 – Aprile 2013: passaggio al nuovo sistema monetario internazionale per tutti i mercati dell’energia e delle materie prime e di tuti i conti internazionali (naturalmente tranne quelli denominati in una moneta specifica)

  • Riavvio del commercio globale
  • Crescita del PIL in Asia, Russia, Europa e delle nazioni produttrici di energia
  • Stabilizzazione del PIL USA al 20% in meno del 2008 e dello standard di vita americano al 30% in meno
  • Riforma del sistema sanitario americano: copertura del 100% della popolazione
  • Nuova serie di accordi del WTO
  • Riforma dell’ONU
  • Creazione di una Unione Asiatica ed apertura della Area di Libero Scambio del Pacifico (APEC)


(ndFC: si noti che questa è la proiezione di uno scenario. Non rispecchia il punto di vista di Informazione Scorretta: ci limitiamo a tradurre. Inoltre vi ricordiamo che questa è l’analisi, non necessariamente la raccomandazione, di Europe2020)


La Storia ha ampiamente provato che, quando non vengono avviate alternative costruttive, le forze della disintegrazione e del conflitto vincono. Gli sforzi di perpetuare un sistema al collasso sono sempre stati spazzati via con il collasso del sistema!



I due scenari possibili: 2. verso una crisi fuori controllo lunga un decennio

Le date sono solo indicative: non pretendiamo di anticipare la data degli eventi con molti anni di anticipo. Ma vale la pena considerare la sequenza ed il passo dei processi descritti di seguito.


Aprile-Luglio 2009: Il G20 non è in grado di avviare una alternativa al sistema monetario internazionale attuale.

  • Conflitti tra i nuovi piani di salvataggio e le nuove regolamentazioni
  • Adozione di mezze misure e compromessi che incoraggiano la perdita di fiducia del pubblico
  • Fallimenti di grandi aziende USA
  • Nazionalizzazione delle banche USA con effetto domino in Europa e Asia
  • Impossibilità del governo inglese di finanziare il suo debito se non con la Banca d’Inghilterra
  • Crollo della Sterlina e intervento del FMI e dell’UE per evitarne il default

Agosto-Ottobre 2009
  • Competizione frontale USA-EU-Asia per attirare i risparmi non più sufficiente a finanziare i deficit pubblici
  • Incapacità e mancanza di interesse ad acquistare buoni del tesoro USA creati per finanziare il debito americano esponenziale da parte di Cina, Giappone e monarchie dei paesi produttori di petrolio
  • Acquisto dei buoni del tesoro americani da parte della FED e crollo del dollaro.
  • Default del sistema finanziario americano, governo compreso
  • Crescita della disoccupazione in tutto il mondo


Novembre 2009 – Marzo 2010: in mancanza di una agenda comune, è impossibile convocare un nuovo G20
  • Disoccupazione al 20% in USA
  • Disordini quotidiani in Cina da parte dei lavoratori immigrati
  • Elezione di un governo socialista in Giappone
  • Manifestazioni quotidiane nelle principali città europee
  • Crollo del gettito fiscale in USA, molti stati (Texas e California per esempio) rifiutano di inviare la quota fiscale a Washington
  • Moltiplicazione di attacchi su obiettivi federali negli USA, lanciati dai militanti di estrema destra
  • Avvio del ritiro delle truppe americane da più della metà delle basi all’estero per tagli di budget
  • Disastro del tessuto economico globale (linee di produzione interrotte dai fallimenti dei principali fornitori)
Aprile 2010 – Aprile 2014:
  • Mancanza di cibo, medicine, pezzi di ricambio, energia in numerose aree del globo
  • Caduta del 30% del PIL americano e del 50% dello standard di vita americano rispetto al 2008
  • Conflitti a fuoco negli USA
  • Erosione della frontiera a sud degli USA
  • Rischio secessione da parte dei singoli stati USA, tentazione di compiere azioni militari contro di loro da parte del governo federale
  • Completamento del ritiro delle truppe dall’Europa
  • Creazione dell’Unione Sudamericana su iniziativa di Brasile, Venesuela, Peru e Argentina
  • Stato di emergenza in Russia per preservare l’integrità nazionale, divisione dell’Ucraina
  • Migrazione di massa dall’Africa all’Europa
  • Riduzione dello standard di vita del 20% in EU rispetto al 2008
  • Colpi di stato fondamentalisti nei paesi arabi, produttori di petrolio compresi
  • Gravissima crisi economica in Israele, che decide di attaccare le installazioni nucleari iraniane
  • Caduta della produzione petrolifera per mancanza di investimenti
  • Maggioranze di estrema destra vincono le elezioni europee nel 2014 con lo slogan “Europa agli Europei”
  • Creazione dell’Unione Asiatica, firma di accordi speciali con gli stati americani che si affacciano sul pacifico.

2014 - ....

  • Nelle nazioni-giocatori principali, salgono al potere i leader che decidono di giocare il nuovo Gioco: “Vince il più forte”.
  • Ad un secolo dalla prima guerra mondiale, il mondo assomiglia molto all’Europa del 1914.


Si chiude qui la seconda parte del GEAB Report numero 33.

Resta naturalmente un certo senso di inquietudine, specialmente alla luce del fatto che i leader del G20 probabilmente non troveranno un accordo ed il secondo scenario prenderà corpo.
A nostro avviso, infatti, il potere angloamericano preferirà la soluzione “muoia sansone con tutti i filistei”, facendo crollare le Colonne del Tempio (ed ogni riferimento a simboli e gruppi di potere è puramente voluto).

Coni nostri migliori saluti felici, vi rimandiamo a breve alla terza e ultima parte con i consigli per i vostri investimenti di Europe2020.

Felice Capretta

giovedì 26 marzo 2009

Europe2020: Geab Report 33 italiano

Mentre la stampa allineata sta combattendo la guerra ai cani randagi assassini nella provincia siciliana, noi preferiamo guardare ad argomenti più interessanti, come il nuovo GEAB Report n.33 di LEAP/Europe2020 pubblicato ieri di cui traduciamo ampi stralci in Italiano.

Se non sapete di cosa stiamo parlando, potete iniziare da questo post dedicato a “quanto durerà la crisi economica”.

Ricordiamo che Informazione Scorretta traduce per voi ampi stralci del GEAB Report completo di 15 pagine circa, non la versione gratuita di 2-3 pagine che potete trovare facilmente online.

Veniamo al dunque: questo mese cambio di marcia nel GEAB Report. Dopo una introduzione generale (che presentiamo nel post di oggi) questo e i prossimi report saranno focalizzati sulle previsioni a 12 mesi per le principali macro-aree mondiali: Stati Uniti, Europa, Russia, Cina. Questo mese il focus è sugli USA.

Prima di entrare nel merito, una considerazione generale nostra.

Con il passare dei mesi è andata crescendo per noi la sensazione che il gruppo Europe2020 si stia ponendo in stato di antagonismo nei confronti del dollaro e del mondo angloamericano, come per rafforzare l’Euro e la zona euro, come se euro e dollaro fossero acerrimi nemici che combattono una guerra per la propria salvezza a scapito dell’altro.

A nostro avviso non è una questione di aree economiche nè una questione di valute, nè una questione di contrapposizioni: è l’intera economia che sta andando al macello, con dollaro e stati uniti in prima fila. Essere nella zona euro significa risentire meno del crollo, ma vorremo che sia chiaro ai nostri affezionati lettori che a nostro avviso nè l’euro, nè la zona euro, nè le istituzioni sovranazionali europee o a guida europea, nè un nuovo sistema monetario internazionale basato o partecipato dall’euro, nessuna di queste è la risposta radicale nè la via di uscita alla crisi profonda della società in cui stiamo precipitando.

Cio’ premesso e messo in chiaro, cediamo la parola agli esperti di LEAP/Europe2020 per la prima parte del report.


GEAB Report n. 33

Crescono le tensioni atlantiche alla vigilia del G20
; tentativi di Wall Street e della Ctiy di destabilizzare l'Euro ed il sistema bancario

Secondo LEAP/E2020, sono rimaste solo due opzioni ai leader del G20 che si incontreranno il prossimo 2 Aprile a Londra:

  • o ricostruire un nuovo sistema monetario internazionale, creando le condizioni per un nuovo sistema globale che coinvolgerà tutti gli attori principali e ridurrà la crisi ad un massimo di 3-5 anni
  • o cercare di prolungare il sistema attuale, che spingerà più velocemente il mondo in una lunga e tragica crisi che inizierà nella fine del 2009.

Dopo l’estate del 2009, il nostro team stima che l’opzione “crisi di breve periodo” sarà obsoleta e che il mondo sarà sulla strada del dissesto geopolitico globale e di una crisi profonda e lunga un decennio.

Per questo motivo LEAP/E2020 ha deciso di pubblicare il prossimo 24 Marzo una lettera aperta su scala globale a tutti i leader del G20. Questo sarà il tentativo del nostro team di dirottare il sistema dalla strada della crisi lunga e tragica.

Le tensioni crescenti alla vigilia di questo summit di importanza storica dimostrano che, in modo più o meno cosciente, i leader del G20 sono consapevoli del’importanza della posta in gioco al prossimo meeting. Le minacce ormai pubbliche del primo ministro cinese riguardo al valore dei BOT americani (e di conseguenza del dollaro) segnano una chiara escalation nel bluff giocato dai leader cinesi ed americani.

[...]

Per iniziare, vediamo il deliberato tentativo di indebolire l’unione europea e la zona euro, concepito ed eseguito da un insieme di potenti attori angloamericani (ed i loro clientes europei).

L’idea è brillante:

  • prendere un tema caldo per assicurare l’interesse
  • aggiungere una o due forti analogie per assicurarsi che i media e internet facciano circolare l’informazione
  • infine contattare una manciata di uomini ed organizzazioni devote, sempre disponibili a raccontare una o più bugie.

Con questo cocktail, si puo’ fare credere alle persone che la guerra in Iraq è un successo, che la crisi dei subprime non avrà effetti sulla finanza, che la crisi finanziaria non avrà effetti sull’economia reale, che la crisi non sarà poi così severa, e che, se possibile, è tutto sotto controllo!


Nel nostro caso:

  • Il tema è un classico, riguarda la separazione tra la “vecchia europa”, ricca ed egoista, e la “nuova europa”, povera e speranzosa.
  • Le analogie sono due: la crisi nell’europa dell’est è la crisi dei subprime dell’europa (cerchiamo ci capirci, ognuno ha la sua crisi subprime...!) e la crisi nell’europa dell’est avra’ lo stesso terribile effeto
  • Infine, per rendere la cosa più credibile, prendete alcuni media fortemente anti-Euro e fate circolare la notizia dello “tsunami finanziario” dovuto alle esposizioni bancarie della vecchia europa sul settore finanziario della nuova europa. Fate sparire presto questa notizia perchè inaccurata, così che guadagnerà credibilità in virtu’ dal suo ritiro.

Per coloro che non sono a loro agio con la geografia europea, un titolo come “Ungheria in Bancarotta” potrebbe suonare come “California in bancarotta”. Per le persone che restano disoccupate in conseguenza di questo, il problema è effettivamente analogo. Ma, nei termini dell’impatto su vasta scala, non hanno niente in comune. Il PIL ungherese rappresenta meno dell’1,1% del PIL dell’eurozona, equivalente più all’Oklahoma che non alla Florida o alla California.

Tutti i nuovi stati membri insieme coprono meno del 10% del PIL dell’Unione Europea. In particolare, l’Unione Europea ha preso la guida del consorzio che ha già iniettato 25 miliardi (20% dello scenario peggiore)

Infine, il valore delle nuove case in europa orientale non crollerà drammaticamente (anche se il valore sarà più basso del 2007/2008) perchè, dopo 50 anni di comunismo, c’e’ carenza di edifici moderni. Negli USA, al contrario, sono state costruite una quantità eccessva di abitazioni durante l’ultima bolla immobiliare, di qualità variabile e il cui valore è già in caduta negli stati più colpiti.

Là c’e’ vera distruzione di ricchezza per i prorietari terrieri, creditori, banche e tutta l’economia.

Qui si conclude la prima parte.

A nostro avviso
la situazione in Europa orientale non è da sottovalutare, visto che le banche austriache sono esposte per importi pari al 70% del PIL austriaco . Il rischio di crollo del sistema è elevato.

Dunque in questa occasione dissentiamo dall'analisi di Europe2020.

Seguite qui la seconda parte sull'analisi delle tendenze per gli USA. Mancanza di cibo, possibili scontri, erosione delle frontiere e molto altro.

Stay tuned.

Saluti felici

Felice Capretta

mercoledì 25 marzo 2009

FILIPPO FACCI E GLI STUPRI IN CRISI



FONTE: BYOBLU.COM

Non si uccide più come una volta. Furti e omicidi a scopo di rapina negli ultimi venti anni sono diminuiti. Perfino dimezzati. Gli stupri sono in netto calo. Nel 2008 sono scesi da 5.062 a 4.637. L' otto virgola quattro percento in meno. Le violenze sessuali aggravate, nel triennio 2006-2008, sono entrate in profonda crisi: -16%. E gli stupri di gruppo, le cosiddette gang bang, lamentano nel 2008 una diminuzione di ben il 24,6%.
Urgono immediate misure statali per contrastare questa tendenza. A Milano, nel 2006, si stupravano 526 donne. Quarantasei di loro nel 2008 sono rimaste a secco. Il settore è sull'orlo della bancarotta anche a Bologna dove, delle 179 donne violentate nel 2006, solo 139 sono riuscite a conservare la loro posizione nel 2008.

Il mercato dello stupro, insomma, è in forte crisi. Per fortuna gli italiani sono un popolo generoso. Oltre il 60% dei maschi autoctoni stringono la cinghia, o meglio la slacciano, per tenere il settore a galla. Sono loro che aggrediscono il mercato, generano domanda e vanno a cercarsi l'offerta. I romeni si danno un gran daffare ma non riescono a superare una quota del 7,8% del transato, tallonati dai marocchini con un promettente 6,3%. E' il cosiddetto lavoro in nero.

Nella foto: Filippo Facci

Per non generare il panico, le emittenti televisive cercano di nascondere la crisi che ha colpito la microcriminalità. Il Centro di Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva ha rilevato che, tra il 2003 e il 2007, i TG nazionali hanno piu’ che raddoppiato il tempo dedicato alle notizie di cronaca nera, passando dal 10% al 24%.
La stampa dal canto suo ha cercato di fare quello che poteva. Siccome uno stupro al giorno toglie le altre crisi di torno, se non c'è bisogna inventarselo.

E' successo con il caso di Davide Franceschini, lo stupratore di capodanno che aveva trascinato una giovane in un bagno chimico per poi abusare di lei sotto l'effetto di stupefacenti. Ricorderete che la concessione degli arresti domiciliari aveva scatenato interrogazioni parlamentari e innescato la norma del carcere diretto. Oggi è stato scarcerato. Non solo la ragazza era consenziente, ma non si è consumato alcun rapporto sessuale.
E' successo ancora con il caso dello stupro di Primavalle, il 21 gennaio scorso. Pare che la donna si fosse inventata tutto. Per giustificare la totale assenza di tracce di DNA, ha prima sostenuto di essersi lavata con l'acqua minerale (in questi casi è consigliabile la Perrier per via di tutte quelle bollicine), e poi che il suo aguzzino si fosse educatamente infilato il preservativo prima di consumare la violenza. Se la chiesa non tollera che si usino i profilattici per non morire di AIDS, forse potrebbe almeno distribuire goldoni antistupro, di cui gli energumeni si possano servire per evitare gravidanze indesiderate e soprattutto per non lasciare tracce biologiche.

Gli stupri calano ma l'attenzione dei media aumenta. Qualcosa non va. Se poi a dirlo è Filippo Facci, allora possiamo davvero crederci. Raggiunto al telefono da Giuseppe Cruciani, durante La Zanzara del 23 marzo, dichiara:

«Io non sarò un dietrologo però non sono neanche cieco. Il governo ha avuto tutti gli interessi affinchè si parlasse dell'emergenza stupri in un certo modo. La stampa legata al Governo (ndr: lui la conosce bene, dato che scriva su Il Giornale) ha cercato assolutamente di drammatizzare determinate situazioni e al tempo stesso però di specificare che si trattava di determinate situazioni e non altre, cioè ha cercato di far convivere il dato del calo degli stupri con l'emergenza invece degli stupri compiuti da stranieri. La stampa non trova di meglio, talvolta, che appunto mettere giù articoli a sensazione, in parte assolutamente giustificati, che però rendono estremamente difficile fare marcia indietro quando ci si è precipitati troppo. Il ventiduenne, Davide Franceschini, è colpevole nei confronti di una ragazza consenziente che si è chiusa in un bagno chimico a capodanno con lui. E' l'unico soggetto che ha permesso che si scoprisse la verità sul suo caso perchè si è costituito. Non sarebbe mai stato scoperto, perchè lei non aveva nessuna traccia di DNA addosso per il semplice fatto che il rapporto sessuale non ha avuto luogo. Lui ha avuto una defiance, che è stata la cosa che ha scatenato il suo nervosismo dopo che lei l'aveva preso in giro. Gli stessi inquirenti che sono stati durissimi in altre circostanze con i rumeni, il GIP in particolare che si è dichiarato favorevole alla liberazione del ventiduenne è una donna nota per le sue sentenze durissime. Per tre mesi nessuno l'ha tirato fuori pur se i materiali fossero a disposizione di tutti.
Tanti altri colleghi hanno cercato di parlare di questo caso, e non ci sono riusciti. Io stesso ho dovuto insistere molto, perchè c'è l'emergenza, perchè c'è la sindrome... Tra l'altro nel secondo stupro di cui è stato accusato uno dei due romeni già dichiarati innocenti, che è quello di Primavalle del 21 gennaio scorso, non solo il romeno non è colpevole neanche di quello, ma è ormai pressocchè certo che non c'è stato nessuno stupro. Pare che la donna si sia inventata tutto, visto che non hanno trovato tracce di DNA, se non quelle di una persona con cui abitualmente si intratteneva sessualmente, e visto che per giustificare l'assenza di questo DNA si è attorcigliata intorno a improbabili scuse tipo che si era lavata con l'acqua minerale e addirittura che il violentatore avesse messo il preservativo prima di violentarla, cosa che non è stata ritenuta molto plausibile.»


Propongo nuovi ammortizzatori sociali per gli stupratori disoccupati. In fin dei conti, tengono famiglia pure loro.

Fonte: www.byoblu.com
Link: http://www.byoblu.com/post/2009/03/24/Gli-stupri-sono-in-crisi.aspx
24.03.2009

visto su: http://informazionesenzafiltro.blogspot.com/

I CANI DI MODICA - I VERI BASTARDI SONO GLI UOMINI

FONTE: GIORNALE.IT

Mark Twain lo sapeva già: «Se raccogliete un cane affamato e gli date da mangiare, potete star sicuri che non vi morderà. Questa è la principale differenza tra l’uomo e il cane». Verranno abbattuti con un’iniezione, mentre guaiscono a terra, tremando. I cani hanno paura dei veterinari, anche quelli randagi, anche gli assassini. Quando vedono una siringa sbarrano gli occhi. I cani bisogna saperli accarezzare, altrimenti mordono e dimenticano che da millenni amano l’uomo. Il sindaco di Modica abbasserà il pollice e penserà di aver fatto il proprio dovere. Giustizia è fatta. La coscienza è pulita. La morte di un bambino può essere archiviata con un po’ di veleno nelle vene del branco ribelle. L’uomo è un animale meschino, quando trova qualcuno a cui sbattere sul groppone la colpa si sente in grazia con Dio. Basta un agnello sacrificale e tutti i peccati del mondo vengono spazzati via. Il guaio è che i randagi moriranno e non servirà a nulla. Li hanno già catturati. Le agenzie annunciano che hanno preso anche il capo branco, quasi fosse Bin Laden o il brigante Fra Diavolo. L’enfasi è la stessa.



Quello che fa paura è altro. In Sicilia i randagi vagano nelle città e nelle periferie. Si ritrovano in branchi, abbandonati dall’uomo, affamati, cattivi, perché la fame è cattiva, e con la diffidenza negli occhi. La Sicilia è come Budapest, un’altra terra dove l’uomo ha rotto il contratto con il cane. Lo ha ripudiato. E anche lì c’è lo stesso problema. Il branco è pericoloso. Ma all’origine di tutto questo c’è un essere senza morale, l’uomo.
È l’uomo che prende i cani e li abbandona, perché l’amore è fatica. È responsabilità. È impegno. Il cane non è una merce. Non si prende al supermercato. Non lo butti nella spazzatura. E per ucciderlo, comunque, ci vuole stomaco. Il randagismo non è un’invenzione dei cani. È menefreghismo, vigliaccheria, avidità. Tutti difetti umani. C’è gente che ci campa con i canili. Sapete quanto ricevono dai Comuni i canili in Sicilia? Tre euro al giorno. A Milano 80 centesimi. I canili servono, ma troppo spesso sono solo un affare. È l’uomo che abbandona. È l’uomo che fa diventare il cane selvaggio. È l’uomo che incrocia le razze per moda o brutalità. E crea macchine da guerra. È l’uomo che non fa l’unica cosa saggia da fare di fronte a queste emergenze: sterilizzare i cani randagi. È l’uomo che se ne frega e ora diffonde la paura.

Tutti noi stiamo accarezzando un gioco malsano. Ogni giorno buttiamo fuori chili di paura, li diffondiamo nella società, quasi a voler dare una forma al male che si agita dentro di noi. Stiamo creando eserciti di mostri su cui scaricare ossessioni e sensi di colpa. Oggi tocca ai cani killer, ieri e domani a qualcun altro. La psicosi dei cani assassini farà altro male. Altra gente lascerà per strada il presunto omicida. Paura, paura, paura. Questa è la ricetta per risolvere tutti i nostri problemi. Poi ogni tanto facciamo il nostro sacrificio agli dei. Basta una siringa, un guaito e per qualche giorno siamo liberi dal male.
Fonte: www.ilgiornale.it
Link: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=337309

Crisi carte di credito USA e altre news sfuggite ai più

Ben ritrovati agli affezionati lettori.

Prima di pubblicare la traduzione della terza parte del report di questo mese, vi proponiamo un intermezzo con alcune notizie degne di nota semiscomparse dai media, specialmente alla luce dei vari GEAB Report di Europe2020.

Carte di credito

I giornali italiani ne parlano ancora poco o per niente, ma sta scoppiando negli USA la crisi delle carte di credito.

Ricorderete qualche mese fa un semicoraggioso Tremonti che diceva più o meno che la crisi è come un videogame: anche se sconfiggi il mostro e superi il livello, ti trovi davanti un mostro più pericoloso ed un livello più difficile. Subprime, CDO, crisi finanziaria, carte di credito, CDS. Il problema è che non si puo’ spegnere il videogame.

(stendiamo del pietoso vello caprino sulla copertina di 24 minuti, che quel giorno titolava “Tremonti: la crisi è come un videogame” con un fotomontaggio ispirato a SuperMario)

Su internet se ne parla da mesi, se non anni.

Diamo atto a Tremonti di essere uno che ha detto un po’ di vero qualche tempo fa.

Risulta infatti che i default sulle carte di credito negli USA sono infatti saliti ai livelli più alti negli ultimi 20 anni, con perdite particolarmente pesanti per American Express e Citigroup (che emette la maggior parte delle MasterCard).

Secondo Walter Todd, portfolio manager di Greenwood Capital Associates

La tendenza sulle carte di credito peggiorerà prima di migliorare


Il che è un modo molto elegante per dire che siamo già caduti nel baratro, anche perchè la disoccupazione negli USA non fa che aumentare e la crisi dei mutui e del credito è benzina sul fuoco. E cosa mai farà un disoccupato che non riesce a ripagare la carta di credito? Facile, fa default su una – o tutte – delle sue carte di credito.

Secondo gli analisti, le insolvenze potrebbero arrivare al 10% quest’anno contro il 6%-7% del 2008, per un totale di 70 miliardi di dollari bruciati. Secondo Meredith Whitney, uno degli analisti bancari più ribassisti di Wall Street, le linee di credito sulle carte americane saranno tagliate di 2700 miliardi di dollari entro la fine del 2010.

Dunque un probabile taglio del 50% sulle carte di credito negli USA, un paese dove la maggior parte degli acquisti si basa su carta di credito!


G20 e tensioni transatlantiche

Come anticipato da Europe2020, si va verso un G20 di rottura e di fallimento, il che aprirà la strada al secondo scenario analizzato nel post precedente, già definito in altri post, il famoso dissesto geopolitico globale.

Sui giornali di oggi leggiamo infatti che Europa (continentale, soprattutto) e USA divergono sul tema degli aiuti all'economia americana. Gli USA chiedono disperatamente denaro, gli europei hanno le loro grane casalinghe e si guardano bene dal concedere altri aiuti a cuor leggero.

Preme sottolineare che, a nostro avviso, la maggior parte dei leader europei non concorda sul tema degli aiuti agli USA solo perchè rischiano di essere presi a calci dalla popolazione inferocita e dunque perdere la loro posizione di privilegio, non per una qualche forma di interesse al buon governo o al buon andamento delle rispettive nazioni o dell’europa nel suo complesso.


Soldi dei salvataggi distribuiti in bonus

Sicuramente gli affezionati lettori staranno seguendo il tema degli aiuti ad AIG, che in parte sono stati usati per pagare bonus favolosi ai manager che hanno portato AIG al tracollo.

Anche qui, è solo sull’ondata del malcontento generale che Geithner ha tentato di metterci una pezza: è notizia di oggi che i bonus pagati con i soldi dei salvataggi saranno tassati al 90%.

Il CEO di AIG, invece, ha chiesto che i manager restituiscano il 50% dei bonus sopra i 100.000 dollari. Dice Edward Liddy, testuali parole, che sta facendo il massimo "per evitare un crollo incontrollato" della sezione dei prodotti finanziari.

L’affezionato lettore ricorderà uno dei punti chiave del piano Geithner

  • Trasparenza su come saranno utilizzati i fondi pubblici e restrizioni sui dividendi, per evitare che i fondi pubblici vengano distribuiti agli azionisti invece di finanziarie il credito.


Forse era meglio inserire clausole specifiche per evitare che i manager si spartissero la torta prima ancora di spartirla con gli azionisti.

Sull’esempio e sull’esperienza di AIG, anche Citigroup se la sta spassando non poco: sarà l’euforia di oscillare da 2 e 3 euro per azione?

Questo articolo è comparso su 24minuti (il quotidiano di free press del sole 24 ore) di ieri sera:

Citigroup, spesa record per uffici
Citigroup - la banca americana che ha ricevuto aiuti pubblici per 45 miliardi di dollari - ha in programma di spendere 10 milioni di dollari per rinnovare gli uffici di Park Avenue dell’amministratore delegato Vikram Pandit e dei suoi manager più stretti.

Secondo la documentazione relativa ai lavori di ristrutturazione, Citigroup ha indicato che 3,2 milioni di dollari saranno spesi per l’abbattimento di muri e ammodernamento del sistema idraulico e di quello antincendio, mentre altri sei milioni di dollari verranno pagati per la consulenza degli architetti e l’acquisto di nuovi mobili.


Giusto.

No, dico.. ottimo investimento. Quando Citigroup fallirà, dopo essersi divorata altri miliardi di denaro pubblico, almeno i creditori potranno rifarsi sull’arredamento dell’ufficio del megapresidente.


Disordini in Europa

Ieri dimostrazione in Francia con scontri in serata. Non si capisce bene quanti fossero, perchè secondo swissinfo erano 350.000 secondo i sindacati e 85.000 per la polizia, mentre secondo il corriere erano 3 milioni per i sindacati e un milione e 200.000 per la polizia. Forse parlano di due manifestazioni diverse?

Fatto sta che i francesi, rivoluzionari nel DNA, sono alquanto inferociti.
Senza contare nuovi episodi di scontri nelle banlieu nei giorni scorsi.

In Grecia si preferisce invece la via bombarola: un nuovo ordigno artigianale ad alto potenziale è esploso ieri nel centro di Atene (Stiamo preparano un approfondimento sulla crisi in Grecia, stay tuned).

L’organizzazione che ha rivendicato gli attentati specifica agli esponenti del potere politico ed economico che "quando il popolo prenderà finalmente in mano il proprio destino" finiranno giustiziati e "appesi a testa in giù in piazza Syntagma", al centro di Atene (un apparente riferimento alla fine di Benito Mussolini a Piazzale Loreto).

Anche questa non è una novità per i lettori di Informazione Scorretta.

Per concludere l’allegro quadretto, lo scienziato britannico John Beddington prevede

sommosse, disordini, migrazioni di massa, guerre, disastri ambientali, carenza di cibo, acqua ed energia entro il 2030:
Ci avviciniamo ad una perfetta tempesta nel 2030, perché tutti questi fattori stanno operando insieme. Se non affrontiamo il problema, dobbiamo aspettarci una grande instabilità a livello globale, un aumento delle rivolte e dei disordini e problemi con le migrazioni di massa, quando la gente lascerà i luoghi dove il cibo e l'acqua vengono a mancare

Per non lasciarvi in preda ad inutili attacchi di panico, concludiamo citando il commento che un affezionato lettore ha lasciato ieri in calce al post del GEAB Report parte II:

ho letto " europe 2020" , parte seconda.
pur rispettando le idee espresse, leggo , con un pò di tristezza, alcuni commenti.
rispecchiano la parte umana, basata sulla paura di morire o perdere qualcosa.
vorrei esporre il mio pensiero.
premesso che l' attuale situazione è stata preparata e voluta, da quel gruppo di persone che attulamente gestiscono la politica e l' economia.
vede, la vita è perfetta, non conosce errori.
ogni cosa che avviene è dovuta a scelte precedenti.
l' umanità è da circa 2000 anni che è schiava.
un gruppo di persone, da dietro le quinte , domina quasi 7 miliardi di persone.
i ns politici e banchieri sono solo burattini.
i giornalisti sono scribacchini al servizio di questo potere.
adesso espongo il mio pensiero sulla situazione attuale.
allo stato attuale di cose, ciò che troveremo i prossimi mesi, corisponde, in un certo senso, alla possibilità "2" da lei riportata.
però , europe 2020, considera solo l' aspetto materiale del problema.
ci sono altri fattori che si andranno a sommare in questa crisi.
la crisi, non è altro che una situazione emozionale creata da tutti, in conseguenza da un vivere non conforme alla evoluzione stessa della vita.
ci saranno cambiamenti climatici, con sbalzi frequenti di temperatura.
la riunione di aprile del g 20, al di fuori delle parole, non sarà di nessun aiuto, e oltre tutto, porterà ad una spaccatura interna dello stesso gruppo.
i mesi che avremo davanti saranno duri, saranno mesi di cambiamento.
ci saranno rivolte.
ci sarà caos e disperazione.
ma tutto , purtroppo, deve passare cosi.
siamo solo noi, che possiamo far cambiare la realtà.
è semplice, non facile , per tutti.
sarà necessario amare la vita.
considerare l' altro come noi stessi.
sarà necessario abbandonare il superfluo, la vanità.
amare la terra e ogni forma di vita.
ogni ns scelta deve essere pensata e realizzata in maniera impersonale, dove l' obiettivo è il tutto, ossia l' umanità e la terra, senza separazioni.
questo è l' unica possibilità che abbiamo, per poter continuare a restare dove siamo.
vorrei esortare chi legge, a portare questo nuovo pensiero, nelle vs vite, nei vs gruppi, nel vs mondo.
siate voi stessi, non date potere ai governanti , ne tanto meno alle chiese.
non abbiate paura di morire.
non esiste la morte, ma solo cambiamento di stato.
solo una ultima cosa, troveremo solo ciò che pensiamo.
se pensate che quando sopra riportato possa essere realizzato, allora insieme costruiremo un mondo migliore.
vorrei che prestate attenzione a tanti bimbi che stanno nascendo, i famosi bimbi indaco, loro saranno la nuova umanità.
loro e chi avrà il coraggio di cambiare.

Saluti felici e a presto con la terza parte del GEAB Report.

Felice Capretta