venerdì 28 novembre 2008

TEXACO: 27 MILIARDI DI DANNI ALL’AMBIENTE IN ECUADOR

Gennaro Carotenuto

Dal 1964 al 1992 la multinazionale petrolifera statunitense Texaco (oggi Chevron) ha causato danni all’ambiente e alla salute, che hanno provocato il genocidio di intere popolazioni native dell’Ecuador. Nel corso degli anni ha sistematicamente sversato 80 miliardi di litri di rifiuti tossici, prodotti chimici velenosi e residui della produzione petrolifera nei fiumi che alimentano l’intera Amazzonia distruggendo flora e fauna, vite umane e intere culture senza fermarsi di fronte a nulla. Oggi potrebbe essere condannata a pagare 27 miliardi di dollari di risarcimento per i propri crimini.
In Ecuador 30.000 persone, soprattutto indigeni e contadini delle regioni sfruttate e distrutte dalla Texaco, riunite in un’associazione in difesa dell’Amazzonia, sono in attesa di una sentenza per l’azione collettiva (class action in italiano corrente) da loro presentata contro la multinazionale per danni all’ecosistema, alla salute e per aver favorito la sparizione di intere popolazioni ancestrali dei quali oltre la metà si concentrano nella sola provincia di Sucumbíos, alla frontiera con la Colombia.
La Chevron si difende e contrattacca, sostiene che non vi sia alcuna prova della sua colpevolezza, che la responsabilità sarebbe del governo ecuadoriano e di Petroecuador e che comunque il calcolo dei danni sarebbe stato fatto lievitare dalle parti civili in maniera scandalosa e che il processo è sarebbe già segnato da parzialità in favore delle vittime. Invece secondo uno degli avvocati della parte civile, Pablo Fajardo, 27 miliardi di dollari coprirebbero solo i danni materiali ma non le vite perdute e le intere culture fatte sparire dalla multinazionale statunitense.
La storia della richiesta di giustizia per i crimini del neoliberismo reale in Ecuador è lunga e sono cinque anni che le popolazioni danneggiate dalla Texaco stanno raccogliendo testimonianze e prove dei danni. Un mese e mezzo fa si è compiuto il passo più importante quando la Corte federale di Nuova York, negli Stati Uniti, decise che solo la giustizia ecuadoriana è competente in materia e non quella statunitense come pretendeva la multinazionale.
La sentenza fu un ribaltamento dei paradigmi del neoliberismo che pretendeva che le multinazionali potessero rispondere dei loro crimini solo nel nord del mondo e sulla base delle leggi di questi paesi beneficiando, soprattutto negli Stati Uniti, di normative favorevolissime in materia di distruzione dell’ambiente. Nonostante la Chevron abbia provato in tutti i modi ad essere giudicata negli Stati Uniti sarà quindi la giustizia ecuadoriana, il paese che si considera il più danneggiato al mondo in materia di distruzione neoliberale dell’ambiente, e per la precisione la Corte Superiore di Nueva Loja, proprio nella provincia di Sucumbíos, che nei prossimi mesi emetterà una sentenza.

fonte www.gennarocarotenuto.it

giovedì 27 novembre 2008

Vi hanno fregati di nuovo?

DI PAUL CRAIG ROBERTS

Counterpunch

Non sarà Obama a cambiere le cose: il cambiamento che sta arrivando è la fine dell’impero americano e del Nuovo Secolo Americano
Se il cambiamento che il presidente eletto Obama ha promesso comprende la fine delle guerre di aggressione Usa e la fine del furto ai danni dei contribuenti da parte dei potenti interessi finanziari, come si spiegano le scelte di Obama in merito ai consiglieri di politica estera ed economica? Infatti, la scelta di Obama di Rahm Emanuel come capo dello staff della Casa Bianca è un segnale che il cambiamento è finito con l’elezione di Obama. L’unica cosa diversa della nuova amministrazione saranno le facce.
Rahm Emanuel è un sostenitore dell’invasione dell’Iraq da parte di Bush. Emanuel ha ottenuto importanza nel partito democratico come risultato dei suoi legami di finanziamento con l’AIPAC. Grande sostenitore del American Israeli Public Affairs Committee, egli proviene da una famiglia terrorista. Suo padre era un membro dell’Irgun, un’organizzazione terrorista ebraica che utilizzò la violenza per cacciare i britannici e i palestinesi fuori dalla Palestina allo scopo di creare uno Stato ebraico. Durante la guerra del Golfo del 1991, Rahm Emanuel si presentò volontario per prestare servizio nell’Israel Defense Forces, l’esercito israeliano.
Egli era un membro del consiglio di amministrazione di Freddie Mac, ricevendo $231655 come compenso dirigenziale nel 2001. Secondo Wikipedia, ” durante il periodo in cui Emanuel fece parte del consiglio, Freddie Mac fu tormentata da scandali riguardanti contributi elettorali e irregolarità contabili”.
Nel suo articolo “Hail to the Chief of Staff,” Alexander Cockburn descrive Emanuel come un “super falco del Likud”, che, come presidente del Democratic Congressional Campaign Committee nel 2006, ” ha compiuto grandi sforzi per tagliare le gambe a candidati democratici contrari alla guerra”.
I miei scoraggiati amici nel movimento pacifista israeliano si chiedono: “Che cosa ci fa quest’uomo nell’amministrazione Obama?”.
L’elezione di Obama era necessaria come unico mezzo a disposizione degli americani per dare ai repubblicani la responsabilità per i loro crimini contro la costituzione e i diritti umani, per la loro violazione delle leggi Usa e internazionali, per le loro menzogne e i loro inganni, e per i loro trucchi finanziari. Come ha scritto un editorialista della Pravda: “solo Satana sarebbe stato peggio del regime Bush. Perciò si poteva ipotizzare che la nuova amministrazione Usa non sarebbe mai potuta essere peggio di quella che ha separato i cuori e le menti degli americani dai loro fratelli nella comunità internazionale, che ha sconvolto il resto del mondo con le tattiche ‘colpisci e terrorizza’ comprendenti campi di concentramento, tortura, genocidio e totale mancanza di rispetto per la legge internazionale”.
Ma i consiglieri di Obama provengono dalla stessa banda di Bush, fatta di delinquenti di Washington e banchieri gangster di Wall Street. Richard Holbrooke, era assistente segretario di Stato e ambasciatore per l’amministrazione Clinton. Egli ha implementato la politica per allargare la Nato e portare l’alleanza militare sui confini russi contravvenendo alla promessa fatta da Reagan a Gorbaciov. Holbrooke è anche coinvolto nell’illegale bombardamento della Serbia compiuto dall’amministrazione Clinton, un crimine di guerra che ha ucciso civili e diplomatici cinesi. Se non è egli stesso un neocon, Holbrooke è un loro stretto alleato.
Madeline Albright è il segretario di Stato dell’era Clinton che disse a Leslie Stahl (60 Minutes) che la politica Usa di sanzioni in Iraq, che risultò nella morte di centinaia di migliaia di bambini iracheni, aveva obiettivi abbastanza importanti da giustificare la morte di quei bambini. Le ignobili parole della Albright furono: ” pensiamo che ne sia valso il prezzo” [“we think the price is worth it”, vedi filmato sotto n.d.t.]. Wikipedia riporta che questa immoralista ha fatto parte del consiglio di amministrazione della borsa di New York al tempo dello scandalo per il compenso da $ 187,5 milioni a Dick Grasso.

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Dennis Ross ha legami di lunga data con i “negoziati di pace” Israelo-palestinesi. Un membro della sua squadra al tempo dell’era Clinton, Aaron David Miller, ha scritto che durante il 1999-2000 la squadra per i negoziati guidata da Ross agì come avvocato di Israele: “dovevamo prima di tutto passare le cose a Israele”. Ciò ” spogliò la nostra politica dell’indipendenza e della flessibilità richieste da un serio processo di pace. Se non potevamo mettere sul tavolo delle proposte senza averle prima controllate insieme agli israeliani, e se ci rifiutavamo di fare pressioni quando dicevano di no, come poteva essere efficace la nostra mediazione?” Secondo Wikipedia, Ross “è il presidente di un nuovo think tank con base a Gerusalemme, il Jewish People Policy Planning Institute [Istituto di Pianificazione Politica del Popolo Ebraico n.d.t.], finanziato e fondato dalla Jewish Agency”.
Chiaramente questo non è un gruppo di consiglieri che fermerà le guerre dell’America contro i nemici di Israele, o costringerà il governo israeliano ad accettare le condizioni necessarie per un’autentica pace in Medioriente.
Ralph Nader aveva previsto tutto ciò. Nella sua ” lettera aperta a Barack Obama” (3 novembre 2008), Nader faceva notare ad Obama che la sua “trasformazione da articolato difensore dei diritti dei palestinesi… a un automa della lobby della linea dura AIPAC” mette Obama in disaccordo con la “maggioranza degli ebrei americani” e “con il 64% degli israeliani”. Nader cita la descrizione dell’apparizione di Obama davanti all’AIPAC fatta dallo scrittore e pacifista israeliano Uri Avnery: “qualcosa che ha rotto ogni record di ossequiosità e servilismo”. Nader condanna Obama per la sua ” palese mancanza di coraggio politico, per essersi arreso alle richieste degli estremisti di proibire all’ex presidente Jimmy Carter di parlare alla convention nazionale democratica”. Carter, che raggiunse l’unico significativo accordo di pace tra Israele e gli arabi, è stato demonizzato dalla potente lobby AIPAC per avere criticato la politica israeliana di apartheid verso i palestinesi i cui territori sono occupati con la forza da Israele.
Il team economico di Obama è altrettanto pessimo. La sua star è Robert Rubin, il banchiere gangster che è stato segretario al Tesoro nell’amministrazione Clinton. Rubin è responsabile per l’abolizione della legge Glass-Steagall e, perciò, per l’attuale crisi finanziaria. Nella sua lettera a Obama, Nader fa notare che Obama ha ricevuto contributi elettorali senza precedenti da interessi aziendali e di Wall Street. “Mai prima d’ora un candidato democratico alla presidenza aveva ottenuto questa supremazia sul suo avversario repubblicano”.
Il discorso della vittoria di Obama è stato magnifico. Le telecamere che riprendevano le facce nel pubblico mostravano la speranza e la convinzione che hanno spinto Obama alla presidenza. Ma Obama non può portare un cambiamento a Washington. Non c’è nessuno tra quelli del gruppo di Washington che egli può nominare che sia capace di portare un cambiamento. Se Obama dovesse andare a cercare fuori dal solito circolo, chiunque venisse sospettato come portatore di cambiamento non potrebbe essere confermato dal Senato. Potenti gruppi di pressione – AIPAC, il complesso militare-industriale, Wall Street– usano la loro influenza politica per bloccare nomine inaccettabili.
Come Alexander Cockburn ha detto di Obama in un articolo pre-elettorale, “la fredda mano del passato non ha mai tenuto così strettamente in pugno un candidato ‘riformista’”. Obama ha confermato il verdetto di Cockburn nella sua prima conferenza stampa da presidente eletto. A dispetto delle unanimi US National Intelligence Estimate [valutazioni dell'intelligence USA n.d.t.], che hanno concluso che l’Iran ha smesso di lavorare ad armi nucleari 5 anni fa, e ignorando le continue certificazioni da parte della International Atomic Energy Agency sul fatto che nulla del materiale per il reattore civile iraniano è stato dirottato ad uso bellico, Obama ha ritirato fuori la propaganda della Lobby Israeliana e ha accusato l’Iran di “sviluppo di armi nucleari” e ha promesso di “impedire che ciò accada”.
Il cambiamento che sta arrivando in America non ha nulla a che vedere con Obama. Il cambiamento proviene dalla crisi finanziaria creata dall’avidità e dalla irresponsabilità di Wall Street, dall’erosione del ruolo di moneta di riserva del dollaro USA, dagli innumerevoli pignoramenti a seguito di mutui, dall’offshoring di milioni dei migliori posti di lavoro americani, da una recessione sempre più profonda, dal fatto che pilastri della manifattura USA –Ford e General Motors– stanno implorando il governo perchè dia loro il denaro dei contribuenti per rimanere in vita, e dai deficit commerciali e di bilancio che sono troppo grandi per essere chiusi con mezzi normali.
Tradizionalmente il governo si affida alla politica monetaria e a quella fiscale per sollevare l’economia fuori da una recessione. Ma il denaro facile non sta funzionando. I tassi di interesse sono già bassi e la crescita monetaria è già alta, eppure la disoccupazione aumenta. Il deficit di bilancio è già enorme – un record mondiale– e i conti in rosso non stimolano l’economia. Tassi di interesse ancora più bassi e un deficit di bilancio ancora più alto possono aiutare un’economia che si è spostata all’estero, lasciando dietro di se dei consumatori senza lavoro sovraccarichi di debiti?
Quanto ancora potrà prendere a prestito il governo? I creditori stranieri dell’America si stanno ponendo la domanda. Un organo ufficiale del partito di governo cinese ha recentemente chiesto ai paesi europei e asiatici di “bandire il dollaro USA dalle loro relazioni commerciali dirette, affidandosi solamente alle loro valute”.
“Perché”, si chiede un’altra pubblicazione cinese, “la Cina dovrebbe aiutare gli USA a emettere debito senza fine con la convinzione che il credito nazionale degli USA possa espandersi senza limite?”.
Il mondo si è stancato dell’egemonia americana e ne ha abbastanza dell’arroganza dell’America. La reputazione dell’America è a pezzi: la debacle finanziaria, i conti in rosso senza fine, Abu Ghraib, Guantanamo, le rendition, la tortura, le guerre illegali basate su bugie e inganni, la mancanza di rispetto per la sovranità degli altri paesi, i crimini di guerra, il disprezzo per la legge internazionale e le Convenzioni di Ginevra, l’assalto contro l’habeas corpus e la separazione dei poteri, uno stato di polizia in patria, la costante interferenza negli affari interni degli altri paesi, l’ipocrisia senza limiti.
Il cambiamento che sta arrivando è la fine dell’impero americano. L’egemone ha finito il denaro e l’influenza. Obama, in quanto “primo presidente nero dell’America” solleverà speranze e, perciò, permetterà che la recita continui un po’ più a lungo. Ma il Nuovo Secolo Americano è già finito.
Paul Craig Roberts è stato Assistante Segretario al Tesoro USA nell’amministrazione Reagan. E’ stato Associate Editor della pagina editoriale dello Wall Street Journal e Contributing Editor della National Review. E’ coautore di “The Tyranny of Good Intentions“. Può essere contattato all’indirizzo: PaulCraigRoberts@yahoo.com.

Titolo originale: “Conned Again?”
Fonte: http://www.counterpunch.org/
Link
Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO


mercoledì 26 novembre 2008

Il falò delle banalità

di Eugenio Benetazzo

Le emittenti nazionali fanno ormai a gara ad organizzare nei loro palinsesti la tal puntata di turno incentrata sulla crisi finanziaria del 2008, invitando uno stuolo di politici e pseudo giornalisti finanziari improvvisati economisti che fino a qualche mese fa se ne uscivano con sparate del tipo "tanto l'economia europea è sana e la crisi dei mutui più di tanto non cagionerà danno al nostro sistema bancario". Opinionsiti degni di un titolo di laurea honoris causa rilasciato dall'Università per Barbieri di Paperopoli. Adesso sono diventati tutti catastrofisti e terroristi finanziari, alla faccia del falso ottimismo e garantismo che si sciorinava nei dibattiti pubblici sino a qualche semestre fa. Una fenomenale opera di banalizzazione e volgare semplificazione di quanto sta accadendo che non consente di spiegare in modo esaustivo a livello socioeconomico e macroeconomico l'attuale scenario di mercato.

Mi piace in particolar modo come vengono dipinti e rappresentati i mutui subprime (che tra l'altro esistono da decenni) ovvero come mutui erogati agli homeless che girano con le buste ed i carrelli della spesa rubati a qualche jet market. Niente di più fuorviante: quando in realtà rappresentano mutui erogati a soggetti che hanno un credit score (punteggio di merito creditizio) inferiore a 670 punti (su una scala valori che va da 500 a 850), in seguito a tardivi o mancati pagamenti su prestiti precedentemente concessi o impegni di pagamento verso utenze di servizi primari (bollette della luce, gas e telefono). Dai subprime si devono distinguere i mutui "nodocs" ovvero "no documents" quelli concessi a soggetti privi di un lavoro a tempo indeterminato e senza mezzi patrimoniali propri, mutui che erano sin dall'inizio destinati ad essere titolarizzati (faccio notare che questa tipologia di mutui ipotecari li hanno erogati anche in Italia ai cosi detti precari, i nuovi morti di fame in giacca e cravatta).

Sappiate comunque che oltre il 25 % della popolazione americana rientra nella categoria di affidamento subprime, mentre il restante 75 % si divide nelle altre due fasce: i soggetti prime e midprime. Tuttavia l'apoteosi di questo falò di banalità propinatoci dai media nazionali l'abbiamo con le spiegazioni sull'origine della crisi (secondo loro passeggera) riconducibili ad una semplice argomentazione: le banche americane che hanno prima concesso mutui a tutti e successivamente hanno cartolarizzato all'inverosimile. Niente di più fuorviante ! L'attuale scenario che stiamo vivendo non rappresenta infatti una crisi generale del sistema finanziario quanto piuttosto una fase terminale che scaturisce dalla convergenza delle conseguenze economiche e sociali causate dal WTO. L'Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization), nata dalle ceneri del GATT (un sistema multilaterale di accordi internazionali per favorire il commercio mondiale voluti dagli USA nel 1947 per controllare e dominare l'economia di tutto il pianeta) ha uno scopo principe ovvero promuovere la globalizzazione di tutti i mercati, tanto finanziari quanto alimentari. Un mercato globalizzato presuppone l'abbattimento di tutte le barriere commerciali (dazi e restrizioni doganali) unito all'abolizione dei sussidi all'agricoltura assieme alla libera circolazione dei capitali.

Proprio il WTO ha reso conveniente e possibile le tanto famigerate delocalizzazioni produttive che hanno rappresentato sia per gli USA quanto per l'Unione Europea un autentica emorragia di posti di lavoro e capitali a favore di paesi come la Cina e l'India che adesso vengono considerate le due fabbriche del pianeta. Le grandi corporations industriali, sfruttando le economie di scala attraverso i ridicoli costi di manodopera di questi paesi, hanno potuto in questo modo aumentare a dismisura i loro profitti a parità di output produttivo, il quale poteva venire assorbito solo dai mercati occidentali statunitensi ed europei. A fronte di questo diabolico arricchimento di pochi si è contrapposto un drammatico depauperamento in Occidente a causa della polverizzazione dei posti di lavoro ed a causa della concorrenza spietata di prodotti e beni di consumo importati che spazzano via per convenienza economica sul prezzo quelli autoctoni.

La trasformazione del tessuto sociale ed imprenditoriale tanto negli USA quanto in Europa, che adesso devono convivere con il mostro che hanno creato ovvero un esercito di impiegati ed operai senza alcuna prospettiva lavorativa ed una occupazione a singhiozzo, ha lentamente impoverito il paese creando nuove sacche di povertà e disagio sociale a ritmo costante. Solo con il ricorso al debito questi zombie globalizzati hanno potuto continuare a consumare come prima, fino a quando non si è raggiunta la saturazione finanziaria. Nessuno ha fatto ancora notare come in questi ultimi anni tutto è stato venduto a rate, dalle abitazioni alle vacanze alle isole tropicali, causa estinzione della capacità di risparmio, soprattutto nelle giovani generazioni. Il peggioramento dello scenario planetario porterà ad un consistente ridimensionamento dei fatturati delle imprese a cui faranno seguito un crollo del gettito fiscale ed un aumento vertiginoso della disoccupazione.

Le borse in questi termini ci possono aiutare a leggere il futuro: si comportano letteralmente come un termometro che misura la temperatura dello stato febbrile, i loro continui crolli rappresentano un sensibile ridimensionamento delle proiezioni degli utili attesi in futuro e quindi della capacità di fare profitto per le aziende nei prossimi anni. Dalla contrazione del credito bancario concesso alle imprese passando per il crollo del mercato dei consumi, le aspettative future sono tutt'altro che confortanti. Per comprendere la gravità di quanto stiamo vivendo vi voglio ricordare che durante la Grande Depressione degli anni Trenta oltre il 60 % della popolazione mondiale era impiegata nel settore primario (agricoltura) e le donne non avevano una presenza consistente nel mondo del lavoro visto che la società era organizzata attorno al modello della famiglia patriarcale. Oggi l'1 % del pianeta mantiene il restante 99 % sul piano alimentare, mentre la società è caratterizzata da una spiccata presenza della donna nel mondo lavorativo a cui si deve affiancare il modello di famiglia mononucleare che ha sostituito quella patriarcale. Se in futuro dovessimo descrivere all'interno di un libro quest'epoca infelice e la sua futura evoluzione, adesso ci troveremmo a leggere la prefazione.

martedì 25 novembre 2008

Timothy Geithner, l’uomo delle riforme economiche di Obama

L’ultima grave crisi di borsa era nell’aria da tempo eppure sembra avere colto tutti di sopresa ed in particolar modo proprio quegli autorevoli istituti di controllo sulle società legati all’alta finanza internazionale. Chissà come mai? E visto l’attuale corso finanziario possiamo aspettarcene tranquillamente un’altra assai peggiore che servirà da pretesto per conferire ulteriore potere ai banchieri internazionali. Le masse impaurite di fronte al collasso economico generalizzato chiederanno così ai governi di adottare le opportune contromisure finanziarie, risposte che in realtà sono già belle e pronte da tempo nei cassetti degli azionisti privati delle banche centrali. In pratica dopo ogni grande crisi economica viene sempre fatta seguire una maggiore concentrazione di potere nelle loro mani. Si tratta cioè della più classica modalità d’azione dell’elite, una tecnica collaudata da secoli che segue sempre la stessa dinamica del problema-reazione-soluzione. E infatti fu sempre l’apparente ragione di evitare future crisi finanziarie (problema) che nel 1913 venne definitivamente scippata la sovranità monetaria ad una America intimorita (reazione) per istituire una unica grande banca centrale privata (soluzione). Il provvedimento in questione venne astutamente fatto approvare in nome della stabilità economica con una sessione speciale nel pieno delle festività natalizie, ovvero il 23 e il 24 dicembre 1913 a camere praticamente deserte [1]. L’istituzione della Fed pertanto non servì a scongiurare la famosa depressione del ‘29 proprio in quanto il vero motivo per cui venne fondata riguardava esclusivamente l’assalto legalizzato dei più illustri banchieri al monopolio sul mercato del credito. Ciò premesso e visto il tanto sbandierato parallelo tra l’attuale recessione con la crisi del 29 che sentiamo denunciare dai grandi media dell’informazione, siamo tutti legittimati ad investirci del potere divinatorio della predizione per ciò che concerne il nostro prossimo futuro. Se infatti il sistema politico non fosse già completamente corrotto fino al midollo, con un minimo di memoria storica e un po’ di buon senso, i governi, dinanzi all’ennesima colossale crisi finanziaria pessimamente gestita dalle banche centrali, dovrebbero adoperarsi per restringere il potere dei banchieri privati sull’economia e non fare esattamente il contrario. Le leggi sui conflitti d’interessi invece sembrano riguardare esclusivamente i comuni mortali e così gli uomini dei poteri forti che guadagnano sull’indebitamento delle nazioni con lo scandaloso strumento del signoraggio e che hanno i pacchetti azionari di maggioranza nelle grandi corporations vengono pubblicamente investiti di tutte le cariche governative per far fronte alle crisi da loro stessi provocate. E’ un po’ come se si chiedesse ad un vampiro famelico di mettersi d’accordo con la sua vittima per non bere più altro sangue. E per sapere cosa attendersi dal passacarte Obama dopo che è stato trionfalmente accolto da tutti i grandi media del globo con grande speranza di cambiamento basterà leggere il nome dell’ultimo entrato nella sua squadra di governo. Chi sarà mai costui? Niente poco di meno che Timothy Geithner [2], l’attuale presidente della Federal reserve di New York nonchè ex membro del Fondo Monetario Internazionale. Insomma, il personaggio giusto per guidare le prossime concentrazioni di potere finanziario nelle mani dell’elite finanziaria globale che preme per la nascita del suo Nuovo Ordine Mondiale.

Marco Pizzuti

lunedì 24 novembre 2008

LE RIVELAZIONI DI COSSIGA

Di Aantonella Randazzo

Questo video mostra l’ex presidente Francesco Cossiga, che intervenendo telefonicamente ad una trasmissione televisiva all’inizio di quest’anno, spiega la svendita dell’Italia avvenuta sul panfilo Britannia nel 1992. Per approfondire leggi:
http://www.disinformazione.it/svendita_italia2.htm
Cossiga continua a darci la certezza che alcune caratteristiche agghiaccianti del sistema o alcuni episodi di natura truffaldina e criminale non sono fantasie ma una tragica realtà. Sul Britannia, personaggi di destra e sinistra si piegarono al gruppo di potere anglo-americano, facendosi beffe dei diritti di sovranità degli italiani e della “democrazia”.
Scrive Andrea Cinquegrani: “Negli splendidi saloni del panfilo si son dati appuntamento oltre centro tra banchieri, uomini d’affari, pezzi da novanta della finanza internazionale, soprattutto di marca statunitense e anglo-olandese. A guidare la nostra delegazione - raccontano in modo scarno le cronache dell’epoca - proprio lui, Draghi, che ai «signori della City» illustra per filo e per segno il maxi programma di dismissioni da parte dello Stato e di privatizzazioni. Un vero e proprio smantellamento dello Stato imprenditore. A quel summit, secondo i bene informati, avrebbe partecipato anche l’attuale ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che sul programma Draghi cercò di far da pompiere: «non venne programmata alcuna svendita - osservò - fu solo il prezzo da pagare per entrare tra i primi nel club dell’euro». Più chiari di così…. In perfetta sintonia con l’attuale “avversario” (del Polo) l’allora presidente Iri, Romano Prodi e quello dell’Eni, Franco Barnabè. Pochissime le voci di dissenso. Il napoletano Antonio Parlato, all’epoca sottosegretario al Bilancio, di An, sostenne che Draghi aveva intenzione di portare avanti un progetto di privatizzazioni selvagge. E aggiunse che proprio sul Britannia si sarebbero raggiunti gli accordi per una supersvalutazione della lira. Guarda caso, tra gli invitati “eccellenti” del Britannia fa capolino George Soros, super finanziere d’assalto di origini ungheresi ma yankee d’adozione, a capo del Quantum Fund e protagonista di una incredibile serie di crac provocati in svariate nazioni nel mirino degli Usa, potendo contare su smisurate liquidità, secondo alcune fonti di origine anche colombiana. E guarda caso, per l’Italia sarà settembre nero, anzi nerissimo, con una svalutazione del 30 per cento che costringerà l’allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi (direttore generale Lamberto Dini) a prosciugare le risorse della banca centrale (quasi 50 miliardi di dollari) per fronteggiare il maxi attacco speculativo nei confronti della lira.
A infilarci pesantemente uno zampino anche Moody’s, l’agenzia di rating che declassò i nostri Bot. Le inchieste per super-aggiotaggio avviate in diverse procure italiane (fra cui Napoli e Roma) sono finite nella classica bolla di sapone. Eppure, anche allora, e come al solito, a rimetterci l’osso del collo sono stati i cittadini-risparmiatori. Craxi puntò l’indice contro «una quantità di capitali speculativi provenienti sia da operatori finanziari che da gruppi economici», parlando di «potenti interessi che pare si siano mossi allo scopo di spezzare le maglie dello Sme», e di un «intreccio di forze e circostanze diverse»… Super Mario Draghi… in otto anni porterà a casa un bottino da quasi 200 mila miliardi di vecchie lire, vendendo a destra e a manca gli ex gioielli di casa, anzi dello Stato. Una mission messa a segno con grande determinazione, portandoci in testa alla hit internazionale dei ‘privatizzatori’ (secondi solo alla Gran Bretagna dell’amico Tony Blair)…
La finanza anglo-americana, quella a bordo del Britannia, gongola, ed un segnale più che significativo arriva con lo sbarco del neo ambasciatore Reginald Bartholomew, che dopo qualche mese di acclimatamento tra i salotti romani dichiara: «continueremo a sottolineare ai nostri interlocutori italiani la necessità di essere trasparenti nelle privatizzazioni, di proseguire in modo spedito e di rimuovere qualsiasi barriera agli investimenti esteri».
I signori della finanza, evidentemente, amano le acque. Vuoi quelle marine, come nel caso della crociera d’affari sul Britannia di Sua Maestà, vuoi quelle, più tranquille, di un bel lago. Come è successo, ad esempio, sulle rive del Maggiore, in quel di Stresa, dove a giugno 2003 il Gruppo Bilderberg a festeggiato i suoi primi 50 anni. Li ritroviamo lì, in un abbraccio appassionato, i potenti della terra, dall’immancabile Henry Kissinger a David Rockfeller fino a Melinda Gates. E la nostra truppa? Mista al punto giusto, trasversale che più non si potrebbe. Il meeting del cinquantennio ha visto la partecipazione, sul versante finanziario, di Franco Bernabè, Rodolfo De Benedetti, Mario Draghi, Mario Monti, Tommaso Padoa Schioppa, Riccardo Passera, Paolo Scaroni, Marco Tronchetti Provera. Per la serie: tutti i candidati possibili alla successione di Fazio al vertice di Bankitalia! Tra gli economisti-politici, i due ultimi ministri dell’Economia nel governo Berlusconi, Domenico Siniscalco e Giulio Tremonti. Ma nel corso degli anni le presenze agli annuali meeting - a partire dal 1982 ad oggi - sono state numerose e di grande prestigio: non ha fatto mancare la sua presenza il gruppo Fiat, con i fratelli Gianni e Umberto Agnelli, Paolo Fresco e l’amico Renato Ruggiero (per pochi mesi al timone del ministero degli Esteri); e poi i banchieri Rainer Masera, al vertice del gruppo Imi San Paolo, e Alessandro Profumo, Confindustria con Innocenzo Cipolletta; e un folto drappello di politici, dai polisti Giorgio La Malfa, Gianni De Michelis e Claudio Martelli (oltre ai già ricordati Tremonti e Siniscalco), agli ulivisti Romano Prodi, Walter Veltroni e Virginio Rognoni”.

(http://www.disinformazione.it/stirpedraghi.htm).

venerdì 21 novembre 2008

MA QUALE CRISI? (Parte 2 di 2)

Nel 1991 il presidente argentino Carlos Menem attuò riforme economiche devastanti, che peggiorarono la situazione già drammatica del paese. Egli prometteva al popolo importanti cambiamenti, mentre in segreto si accordava con Washington per continuare le devastazioni economiche. Nel 1991, verrà addirittura inserita nella carta costituzionale, la parità di cambio tra il peso ed il dollaro, che favorirà un'economia basata sulle importazioni. La situazione economica si aggravò ulteriormente, e si arricchirono soltanto i pochi che avevano investito all'estero. Washington dette al governo argentino miliardi di dollari, per indurlo ad attuare altre riforme favorevoli all'élite. Il progetto era quello di far crollare l'intero sistema economico-finanziario argentino. Menem continuò a fare il doppio gioco, illudendo il popolo argentino di poter accrescere la ricchezza del paese attraverso la privatizzazione delle aziende pubbliche e la deregulation in numerosi settori, per attrarre gli investitori stranieri. In realtà, egli stava attuando riforme che avrebbero messo il paese nelle mani dell'élite americana. Le riforme, imposte dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale, prevedevano il taglio della spesa pubblica e il licenziamento di migliaia di persone. Il debito estero raddoppiò, la povertà e la disoccupazione aumentarono, e la classe media venne cancellata. A metà degli anni Novanta, nacque il movimento dei piqueteros (disoccupati), che lottava per il lavoro, suscitando molti consensi popolari. I piqueteros rendevano visibili le persone costrette a rimanere ai margini del mondo del lavoro, che erano aumentate a dismisura in seguito alle riforme del Fmi.
Nel 1999 fu eletto Fernando De La Rua, che promise di lottare contro la corruzione e di processare i vecchi esponenti delle dittature militari. In realtà, egli si mostrava disposto a riprendere le politiche del precedente governo, e a questo scopo, chiamò al governo l'ex ministro menemista Domingo Cavallo, e altri sostenitori della linea neoliberista, che continuarono a privatizzare e fecero tagli a stipendi e pensioni.
Seguendo la linea imposta dal Fmi, il peso argentino fu svalutato del 70% rispetto al dollaro. Tutto fu privatizzato, anche i servizi (gas, telefono, trasporti, acqua, ecc.). I prezzi aumentarono del 42% e oltre 170 mila lavoratori furono licenziati. Cavallo tagliò gli stipendi e le pensioni del 13%, e attuò riforme che fecero crollare il consumo, le produzioni industriali e le esportazioni.
Le riforme del Fmi avevano messo l'intera economia argentina nelle mani di privati stranieri, che non avevano alcun interesse a rispettare le esigenze della popolazione, e ancora meno desideravano sacrificare facili profitti per i diritti dei lavoratori. Si ebbero tagli drastici alle spese sociali e ai sussidi a favore dell'agricoltura e dell'industria.
Nell'agosto del 2001, il Fmi fece aumentare il debito pubblico (che era stato congelato), da 8 a 14 miliardi di dollari. Nel dicembre dello stesso anno, Cavallo impose il congelamento dei depositi bancari, che impedì ai comuni cittadini di ritirare dalle banche i risparmi, mentre i grandi speculatori nazionali e internazionali avevano ritirato di colpo tutti gli investimenti. Anche le numerose corporation transnazionali, che prima avevano investito in Argentina, improvvisamente ritirarono la valuta e si rifugiarono altrove, lasciando il paese nel caos. Il New York Times scrisse che erano stati prelevati dalle banche "100 milioni di dollari al giorno".(2)
Dal gennaio 2001, 30.000 negozi furono costretti a chiudere, e la povertà salì al 49%. Il “Los Angeles Times”, calcolò che l'élite argentina fece sparire 106 miliardi di dollari, nascondendoli nei paradisi fiscali esteri, e 30 miliardi di dollari furono investiti in titoli “intoccabili”, mentre il denaro della classe media veniva gravemente svalutato e congelato. Migliaia di risparmiatori si riversarono davanti alle banche gridando "dateci i nostri soldi". La classe media, improvvisamente, dovette diventare cosciente che il sistema non tutelava i diritti fondamentali, e che i cittadini argentini avrebbero dovuto organizzarsi autonomamente per rimettere in sesto il paese. Milioni di persone del ceto medio rimasero senza nemmeno la possibilità di sfamarsi, e si aggiunsero ai milioni di poveri già presenti nel paese. Per quasi tre anni il popolo argentino protestò con blocchi stradali, scioperi, proteste e occupazioni, e venne quotidianamente represso dalle forze dell'ordine.
La sera del 19 dicembre 2001, De La Rua annunciò il crollo, e per tre giorni si ebbero disordini ovunque. Gli argentini chiedevano di riavere il loro denaro, e che fossero perseguiti i responsabili del saccheggio del paese.
Le repressioni governative provocarono 40 morti e 2000 feriti, e 40.000 persone vennero arrestate. Il 20 dicembre, la Plaza de Mayo divenne un campo di battaglia, in cui i poliziotti pestavano e sparavano.
Il Fmi, pur essendo il maggiore responsabile del collasso argentino, si considerò estraneo al disastro, e spacciò le strategie per saccheggiare il paese come "un programma che poteva essere sostenuto economicamente e politicamente".(3) Le autorità della Bm e del Fmi cambiarono la versione dei fatti, per far apparire che avevano cercato di aiutare il paese ma non vi erano riusciti, nascondendo che proprio le loro "riforme" avevano causato la bancarotta.

Ma la crisi argentina non fu soltanto un disastro: molti lavoratori si accorsero che poteva essere un’opportunità per cambiare il sistema, almeno parzialmente. Il popolo si sollevò e cacciò ben tre presidenti (Fernando De la Rua, Federico Ramón Puerta, Adolfo Rodriguez Saà). Si formarono assemblee popolari, sulla base del modello di democrazia diretta, che portarono verso l'autogestione delle fabbriche abbandonate dai proprietari. Oltre 200 fabbriche furono occupate e rimesse in funzione. Gli operai pianificarono la creazione di cooperative, avviando una lotta per l'espropriazione e la statalizzazione delle fabbriche autogestite.
L'occupazione della prima fabbrica, la Yaguanè (surgelazione), si ebbe nel 1996, seguì nel 1998 l'Impa (industria di imballaggi e carta di alluminio) e nel 2000, 90 operai metalmeccanici della Gip formarono una cooperativa e presero possesso dell'azienda. Dopo il 2001 si ebbero oltre 1000 industrie fallite, e i lavoratori presero possesso di alcune di esse. Nel 2001 furono autogestite la Zanon (fabbrica di ceramiche) di Neuquen e la Brukman (tessile) di Buenos Aires, che i vecchi proprietari avevano abbandonato. La Zanon e altre fabbriche diventarono un esempio di successo del sistema dell'autogestione.
Oggi circa 170 aziende sono gestite da 10.000 operai, che hanno creato un assetto privo di gerarchie. In tal modo molti sprechi sono stati eliminati, in quanto, con il vecchio patronato, almeno il 65-70% dei guadagni costituivano il reddito dei dirigenti e dei proprietari.
Per tutelare il nuovo assetto, continuamente minacciato dall’èlite, si è formato il Movimento Nazionale delle Imprese Occupate (Mner), che chiede l'estensione dell'Articolo 17 della Costituzione, che prevede le espropriazioni per "interesse pubblico". Secondo il Mner, anche espropriare un'azienda per creare occupazione significa operare per l'interesse pubblico.
I cittadini argentini si sono riappropriati di parte delle risorse del paese, dopo le devastazioni del Fmi. Oltre alle industrie, anche supermercati, miniere, case editrici ecc., abbandonati dai vecchi proprietari, sono stati rilevati dai lavoratori e rimessi in sesto. La lotta per riappropriarsi del proprio paese è anche una lotta per cancellare un passato fatto di ingiustizie e crimini. Racconta Raúl Godoy, segretario del Sindacato Ceramista di Neuquen: "Questa fabbrica (la Zanon) fu inaugurata nell'80, in piena dittatura. E come furono i mondiali, così anche queste grandi inaugurazioni contribuirono a far sì che il silenzio sulle morti, sui sequestri, sulla desaparecion continuasse impunito.... Ed oggi, a un anno dall'occupazione dell'impianto, posso dire con gioia che la fabbrica è inaugurata di nuovo, stavolta dalle Madri di Plaza de Mayo.... ed è una fabbrica nuova, una fabbrica degli operai, e delle Madri."(4)

I lavoratori che autogestiscono le fabbriche, le miniere ecc., hanno l'appoggio di quasi tutta la popolazione, compresi professori universitari e studenti. Per tutti gli argentini si tratta di far rinascere il paese da una devastazione colossale, architettata dall'élite statunitense per saccheggiare il paese. Il futuro dell'Argentina è affidato ai lavoratori, e alla loro capacità di autodeterminarsi. Si può considerare tutto questo come una rivoluzione pacifica, che determina un nuovo modo di intendere il lavoro e la proprietà. I lavoratori argentini, gestendo direttamente le fabbriche, stabilendo regole retributive eque e liberandosi del controllo dei "padroni", hanno generato un assetto realmente democratico.
Nel gennaio del 2002, diventò presidente Eduardo Duhalde, che cercò di sganciare il peso argentino dal dollaro, in seguito alla svalutazione del 300% della valuta argentina, che aveva trascinato il paese verso l'iperinflazione.
Il 25 maggio del 2003 fu eletto presidente Nestor Kirchner, che iniziò da subito una grande campagna contro la corruzione nell'amministrazione pubblica. Egli promise al popolo di essere disposto a contrastare gli obblighi imposti dal Fmi per difendere i diritti della popolazione argentina.

Il caso dell’Argentina è soltanto un esempio di come una crisi possa generare desiderio di libertà e rinuncia all’asservimento. Gli argentini capirono quello che era avvenuto: la responsabilità dei banchieri nel provocare la crisi e nel trarne profitto.
Accettare il principio di autorità nel settore finanziario ci ha resi schiavi di un ristretto gruppo di personaggi. Questi personaggi sanno che il loro potere si basa sulla nostra creduloneria, ovvero sulla disponibilità a credere che la moneta sia coniata nell’interesse di tutti, che l'economia abbia "cicli naturali" o che la Borsa dipenda da fattori completamente non prevedibili e non sia controllata da nessuno.

In parole semplici, l'accettazione psicologica appare fondamentale per mantenere il sistema, e addirittura le “crisi” possono rafforzare tale accettazione, provocando il vuoto che appare prima di un radicale cambiamento.
I banchieri si valgono di esperti in materie psicologiche e sociologiche, e sanno che le crisi sono utili quando una certa quantità di persone comprende la loro truffa e cercano il modo di uscirne.

Ovviamente, arriverà prima o poi la crisi definitiva che spazzerà l’attuale sistema di potere, Ma essa non potrà avvenire prima di una totale presa di coscienza delle popolazioni e dell’acquisizione di un forte senso di responsabilità necessario alla libertà.
Si dovrà comprendere che ogni “crisi” del sistema è vantaggiosa per i popoli.
Il problema è che i popoli temono di creare un sistema che li veda sovrani, perché pensano di dover dipendere dall’esterno e di non essere in grado di reggersi da soli. Se così non fosse non esisterebbe di certo un sistema finanziario basato sul nulla, e controllato da pochi personaggi, che agiscono come una banda di pericolosi gangster.

Forse occorre chiedersi come superare la gabbia di massa, che ci imprigiona a tal punto che anche quando le sbarre si allentano gridiamo di paura. Occorre chiedersi in cosa crediamo realmente: se nella libertà che esige responsabilità e rischio, o nell’asservimento, che è dovuto alla paura e al senso di impotenza.
Cosa sono le banche per noi? Siamo sicuri di non poter fare a meno dei banchieri attuali? Siamo sicuri che il fallimento delle banche non possa essere un’opportunità per rivoluzionare il sistema finanziario? Certo, questo richiederebbe un impegno e un senso di responsabilità che i popoli non si sono mai assunti prima d’ora (tranne casi sporadici), ma è certo che prima o poi un sistema fondato sulla truffa crollerà. E' dal nostro cambiamento che potrà derivare un cambiamento della realtà, e non saranno certo Berlusconi o Veltroni a dirci come demolire l’attuale regime.

I cambiamenti potrebbero essere già iniziati, grazie alla presa di coscienza di alcuni, e saranno irreversibili. Nel mondo molte persone vogliono uscire dal sistema. Questo è reale, anche se non vi verrà detto al telegiornale.
Arriverà il momento in cui ci sarà il crollo definitivo, prepariamoci per questo, superando ogni paura e credendo fermamente che il peggio sarà passato proprio nel momento del crollo.
Non dobbiamo più cedere il nostro potere ad autorità esterne, perché possiamo essere responsabili del nostro benessere, della nostra felicità e creare un sistema che non sia a servizio del profitto ma del bene collettivo. Possiamo iniziare sin da adesso a non essere più motivati dalla paura.
Non bisogna per forza avere uno spirito temerario e rivoluzionario per accogliere con favore le novità, che in apparenza potranno sembrare sgradevoli. Pensiamo a cosa hanno fatto negli ultimi secoli le grandi famiglie stegocratiche: guerre, povertà, fame e sofferenze di vario genere ed entità; due terzi degli abitanti del pianeta costretti a vivere in grave miseria, milioni di lavoratori-schiavi chiusi nelle industrie della Walt Disney, della Nike, della Coca Cola, ecc.; le mafie internazionali che estendono i loro affari sempre più in tutti i settori economici; la disoccupazione e il precariato lavorativo; l’inquinamento che aumenta a causa della resistenza ad applicare le nuove tecnologie energetiche; i sistemi politici sempre più basati sullo spettacolo e sulla corruzione, i media sempre più squallidi e degradanti, ecc.
Credete che rimpiangeremo qualcosa?

NOTE

1) Moreau Emile, Memorie di un governatore della Banca di Francia, Cariplo-Laterza, Roma-Bari 1986. www.centrostudimonetari.org
2) New York Transfer, 24 Aprile 2002.
3) Intervista a Thomas Dawson, responsabile delle relazioni esterne del Fondo Monetario Internazionale. http://italy.indymedia.org/news/2002/08/76632.php
4) http://italy.peacelink.org/latina/articles/art_19896.html

giovedì 20 novembre 2008

MA QUALE CRISI? (Parte 1 di 2)

Ormai da tanti giorni i titoli dei giornali gridano alla “crisi finanziaria”. Ovunque si parla di questo, e si fanno congetture su quello che potrà accadere o di come “salvare” il salvabile. E’ stata creata una generale situazione di allarme, alzando il livello emotivo e seminando paura.
In realtà occorre chiedersi se realmente quello che sta succedendo rappresenta per noi tutti una “crisi”. In fondo cosa sta accadendo? Il sistema finanziario, che sappiamo essere radicalmente iniquo e truffaldino, sta mostrando le sue falle.
Ma questo è un male o un bene?
Adesso mi direte “ma sei impazzita? E’ ovvio che è un male se rischiamo tutti di perdere i nostri soldi!”
E io replico: ma quali soldi? Nel contesto attuale non esiste denaro come valore ma soltanto come mezzo di dominio. Infatti, le nostre banconote, come ormai molti sanno, non sono altro che debito verso le banche che le stampano e fanno pagare pezzi di carta come avessero valore nominale più gli interessi. Gran parte dei nostri guadagni serve a pagare questo debito.

La domanda è: il fallimento delle banche e la crisi finanziaria potrebbero rappresentare per i popoli la possibilità di uscire dall’asservimento?
Negli ultimi secoli ci sono state diverse occasioni per abbattere il sistema, ma a causa della paura del cambiamento non sono state colte.
Sono gli stessi banchieri, in una certa misura (non sono infallibili), a provocare o rendere possibili le crisi, sia attraverso il meccanismo “immettere o sottrarre banconote dal mercato”, sia attraverso il sistema delle bolle speculative. Occorre notare che le crisi possono persino servire a provocare affezione al sistema, attraverso la paura del cambiamento.
Nel 1929, i banchieri fecero aumentare i prezzi delle azioni, fino a quando raggiunsero livelli molto elevati. L'aumento vertiginoso doveva servire ad attrarre molte persone. A metà del 1929, ben nove milioni di americani avevano investito in borsa. A questo punto, i banchieri avevano tutto l'interesse a provocare la crisi. Il crollo sarebbe servito ad impossessarsi di una quantità enorme di beni (negozi, industrie, piccole banche, case, automobili ecc.) di coloro che non avrebbero più potuto pagare i debiti.
L'aumento o il ribasso azionario sono dovuti ad elementi di natura informativa o psicologica, e i banchieri possono controllare e condizionare le notizie che riguardano la Borsa.
Nell'ottobre del 1929, la caduta del valore delle azioni, provocata dai banchieri di Wall Street, produsse effetti devastanti. Le banche esigevano i pagamenti e i clienti non potevano pagare. Le industrie cessarono la produzione, e molte persone rimasero disoccupate. Piccole banche e industrie diventarono proprietà dei grandi banchieri che avevano innescato la crisi. Milioni di persone rimasero disoccupate o andarono in bancarotta, e alcune di esse si suicidarono.
La truffa del crollo del 1929 era stata ben compresa da Emile Moreau, governatore della banca di Francia, che l'8 febbraio del 1928 aveva scritto nel suo diario: "Le banche avevano ritirato improvvisamente dal mercato diciottomila milioni di dollari, cancellando le aperture di credito e chiedendone la restituzione".(1) I banchieri avevano agito in modo da bloccare l'economia, e questo si sarebbe riversato anche sul mercato borsistico. Sarebbe inevitabilmente scoppiata una grave crisi, che si ebbe il 29 ottobre del 1929.

Cosa accadde dopo?
Accadde che milioni di lavoratori rimasti senza denaro e senza lavoro si sollevarono, ma non furono in grado di cogliere l’occasione per occupare le fabbriche confiscate dai banchieri o per non riconoscere più il vecchio sistema finanziario che si era rivelato truffaldino.
Alcuni però si resero conto dell’opportunità, e stavano per organizzarsi in modo da abbattere il vecchio sistema, ma a quel punto intervenne lo stesso presidente, che si mostrò pronto ad offrire lui la via d’uscita. A quel punto, si rivelava più comodo e rassicurante continuare a riconoscere la “protezione” delle autorità piuttosto che lavorare arduamente per demolire il potere dell’èlite.

Il presidente americano Franklin Delano Roosevelt dette vita, nel 1933, al New Deal. Il nuovo corso mirava ad approvare una serie di leggi a tutela del lavoratore dell'industria e sullo stato sociale. Per la prima volta nella storia degli Usa, il governo interveniva nella vita economica e sociale del paese, a favore delle classi inferiori. Furono approvate leggi come il National Recoveru Act, che comprendeva la legge sul risanamento industriale, in cui veniva determinato l’orario di lavoro, il salario minimo e la lotta contro il lavoro nero.
In tal modo Roosevelt salvò il sistema, a costo di riconoscere alcuni diritti ai lavoratori, che sarebbero stati smantellati a partire dagli anni Ottanta dai successivi presidenti.

L’incapacità di cambiare costò ai popoli una durissima guerra, in cui i soliti personaggi si dettero da fare per accrescere ulteriormente il loro potere e la loro ricchezza, a danno delle popolazioni che continuavano a cercare la soluzione alle crisi nel sistema stesso che le aveva create.
Come molti sanno, le guerre mondiali hanno modificato profondamente la società dei paesi europei, decretando il trionfo di una ristretta élite economico-finanziaria, l’unica che ha ottenuto enormi vantaggi, concentrando ulteriormente il potere nelle sue mani. Le classi medie, come quelle povere, hanno perso potere e ricchezza, e sono state indotte a dipendere dalle decisioni prese dai governi, che diverranno sempre più lo specchio del potere dell’élite.

Ormai sappiamo che il sistema bancario, la Borsa e il sistema detto "capitalistico" hanno al loro interno aspetti paradossali, che siamo indotti ad accettare come "normali" o "essenziali". Sappiamo che i cosiddetti organismi di "vigilanza" o di "controllo", sono una truffa, in quanto lo stesso gruppo di persone è al contempo controllore e controllato. Le stesse persone che hanno il dominio finanziario si “travestono” da autorità che “tutelano” interessi collettivi.
Capiamo che si tratta di una messinscena, architettata in modo tale da far credere alle persone ciò che esse sono abituate a credere: che l'attuale sistema sia voluto dal popolo, sia a servizio del popolo, o comunque l'unico possibile.
Dobbiamo ricordare che sono le grandi banche ad avere nelle loro mani il potere speculativo della Borsa. Almeno il 70% del credito speculativo mondiale è nelle mani di tre grandi banche: Morgan Stanley, Goldman Sachs e Ubs. La Borsa è un sistema senza alcuna logica: è come una luce ad intermittenza irregolare, che pur essendo controllata dall'alto, dà l'illusione di potere anche a molti operatori e agenti. Fa parte del gioco, come anche il far credere che ci sia una logica di base o delle regole. In realtà la Borsa non ha regole certe, e le azioni non sono collegate alla situazione delle società a cui si riferiscono, né ad altri parametri chiari. Credere di avere potere investendo in Borsa è come credere che i banchieri siano a servizio della gente e vogliano condividere con tutti il potere. Certo, qualcuno può guadagnarci, e anche questo fa parte del gioco.
Ricordiamo anche che, come molti sanno, la Federal Reserve è formata da un gruppo di banche private controllate da personaggi come i Rothschild, i Rockefeller, i Morgan e i Warburg. Quando un banchiere muore o va in pensione, il potere viene ereditato dalla generazione successiva, in tal modo questo ristretto gruppo di famiglie esercita potere da diversi secoli.
Queste persone hanno il potere di impoverire qualsiasi area del pianeta, facendo crollare la valuta o sottraendo il denaro circolante. Ciò è avvenuto in Argentina, in Messico, nel sud-est asiatico e in molti altri paesi, con l’appoggio di personaggi che si curano di far eleggere.
(continua...)

mercoledì 19 novembre 2008

Chi sono gli artefici del crollo economico?

Il G20 al completo si prepara a realizzare una nuova Bretton Woods

L’amministrazione Obama riuscirà a dare una svolta?
La più grave crisi della storia moderna.


Il crollo finanziario dell’ottobre 2008 non è il risultato di un fenomeno economico ciclico. E’ il risultato voluto di una politica del governo americano orchestrata attraverso il Tesoro e il Consiglio di Amministrazione della Federal Reserve.
Il “salvataggio” proposto dal Tesoro americano non costituisce una “soluzione” alla crisi, se mai il contrario: è la causa di un ulteriore crollo che scatena una concentrazione di ricchezza senza precedenti la quale, a sua volta, contribuisce all’allargamento delle disuguaglianze economiche e sociali all’interno e tra le nazioni.
I livelli di indebitamento sono schizzati alle stelle. Le grandi imprese industriali sono spinte al fallimento, rilevate dagli istituti finanziari globali. Il credito, vale a dire l’offerta di fondi che possono essere prestati, che costituisce la linfa vitale della produzione e degli investimenti, è controllato da una manciata di conglomerati finanziari.
Con il “salvataggio” il debito pubblico è aumentato vertiginosamente. L’America è il paese più indebitato del pianeta. Prima del “salvataggio” il debito pubblico americano era nell’ordine di 10.000 miliardi di dollari. Questo debito espresso in dollari americani è composto dai buoni ordinari del Tesoro in sospeso e dalle obbligazioni governative detenute dai singoli individui, dai governi stranieri, dalle società per azioni e dagli istituti finanziari.
“Il salvataggio”: l’Amministrazione americana sta finanziando il proprio indebitamento
Ironicamente, le banche di Wall Street – che sono le beneficiarie dei soldi del salvataggio – sono anche le intermediarie e le assicuratrici del debito pubblico americano. Anche se le banche detengono solamente una piccola parte del debito pubblico, trattano e negoziano in tutto il mondo strumenti del debito pubblico espressi in dollari americani.
Per un amaro scherzo del destino, le banche sono le beneficiarie di un’elemosina da oltre 700 miliardi dollari e, allo stesso tempo, agiscono da creditori del governo americano.
Siamo alle prese con un’assurda relazione circolare: per finanziare il salvataggio Washington deve prendere a prestito dalle banche, che sono le beneficiarie del salvataggio.
L’amministrazione americana sta finanziando il proprio indebitamento.
Il governo federale, gli Stati e le amministrazioni comunali si trovano sempre più stretti in una morsa, sotto il rigido controllo dei conglomerati finanziari globali. I creditori dicono quello che deve fare il governo sulle riforme.
Il salvataggio contribuisce al consolidamento e alla centralizzazione del potere bancario che, a sua volta, reagisce violentemente sulle attività dell’economia reale, portando ad una catena di fallimenti e ad una disoccupazione di massa.
L’amministrazione Obama riuscirà a dare una svolta?
La crisi finanziaria è il risultato di un’architettura finanziaria deregolamentata.
Obama ha dichiarato esplicitamente la sua risolutezza nell’affrontare i fallimenti politici dell’amministrazione Bush e di “democratizzare” il sistema finanziario americano. Il presidente eletto Barack Obama sostiene di essersi impegnato nel dare una svolta:

“Ricordiamo che se questa crisi finanziaria ci ha insegnato qualcosa è che non possiamo avere una Wall Street che prospera mentre Main Street[1] soffre. In questo paese cresciamo o cadiamo come un’unica nazione, come un unico popolo.” (Presidente eletto Barack Obama, 4 novembre 2008, grassetto aggiunto).

Con nonchalance i Democratici danno la colpa all’amministrazione Bush per il crollo finanziario di ottobre.
Obama dice che presenterà un programma di governo completamente diverso che risponderà agli interessi di Main Street:

“Domani si potrà voltare la pagina delle politiche che hanno anteposto l’avidità e l’irresponsabilità di Wall Street al duro lavoro e ai sacrifici degli uomini e delle donne di tutta Main Street. Domani si potranno scegliere delle politiche che investono nella nostra classe media e creano nuovi posti di lavoro e fanno crescere quest’economia in modo che chiunque possa avere una possibilità di successo, dall’amministratore delegato alla segretaria al custode, dal fabbricante agli uomini e alle donne che lavorano nelle officine (Barack Obama, campagna elettorale, 3 novembre 2008, grassetto aggiunto)

La cosa ironica è che queste politiche di “avidità e irresponsabilità” furono adottate sotto l’amministrazione Clinton.
La legge del 1999 sulla Modernizzazione dei Servizi Finanziari ha contribuito all’abrogazione della legge Glass-Steagall del 1933. Un pilastro del “New Deal” del Presidente Roosevelt, la legge Glass-Steagall era stata approvata in risposta al clima di corruzione, manipolazione finanziaria e “insider trading” che aveva provocato più di 5.000 fallimenti bancari negli anni successivi al crollo di Wall Street del 1929.
Bill Clinton approva la legge Gramm-Leach-Bliley di Modernizzazione dei Servizi Finanziari il 12 novembre 1999.
Sotto questa legge, il controllo effettivo dell’intero settore dei servizi finanziari americani (comprese le compagnie di assicurazione, i fondi pensione, le società di securities e così via) è stato trasferito ad una manciata di conglomerati finanziari e ai loro hedge fund collegati.

I responsabili del disastro finanziario
Chi sono gli artefici di questa débâcle?
Per un amaro scherzo del destino, gli artefici del disastro finanziario sono ora tenuti in considerazione dalla squadra di transizione del Presidente eletto Barack Obama per l’incarico di Segretario al Tesoro:

Lawrence Summers ha avuto un ruolo cruciale nel fare pressioni sul Congresso per l’abrogazione della legge Glass-Steagall. La sua provvidenziale nomina a Segretario al Tesoro nel 1999 da parte del Presidente Clinton ha portato all’adozione della legge di Modernizzazione dei Servizi Finanziari nel novembre 1999. Dopo aver terminato il proprio mandato alla guida del Tesoro americano, è diventato rettore della Harvard University (dal 2001 al 2006).
Paul Volker è stato presidente del Consiglio di Amministrazione della Federal Reserve negli anni ‘80 durante l’epoca reaganiana. Ha avuto un ruolo centrale nell’implementazione della prima fase della deregolamentazione finanziaria, che ha portato a fallimenti di massa, fusioni e acquisizioni, fino alla crisi finanziaria del 1987.
Timothy Geithner è l’amministratore delegato della Federal Reserve Bank di New York, che è l’istituto finanziario privato più potente d’America. E’ stato inoltre un ex funzionario al Tesoro sotto l’amministrazione Clinton, ha lavorato per Kissinger Associates e ha avuto una posizione di rilievo presso il Fondo Monetario Internazionale. La Federal Reserve Bank di New York rimane dietro le quinte nel modellare la politica finanziaria. Geithner agisce per conto di potenti finanzieri, che si celano dietro la Federal Reserve Bank di New York. E’ anche membro del Council on Foreign Relations.
John Corzine è attualmente governatore del New Jersey ed è stato amministratore delegato di Goldman Sachs.

Nel momento in cui scriviamo, il preferito di Obama è Larry Summers, in testa per la posizione di Segretario al Tesoro.
Docente di economia alla Harvard University, Lawrence Summers è stato responsabile economico della Banca Mondiale dal 1991 al 1993, contribuendo al modellamento di riforme macroeconomiche imposte a numerosi stati indebitati in via di sviluppo. L’impatto sociale ed economico di queste riforme sotto il programma di adattamento strutturale (PAS) sponsorizzato da FMI e Banca Mondiale è stato devastante, avendo come risultato una povertà di massa.
Il periodo di lavoro di Larry Summers alla Banca Mondiale ha coinciso con il crollo dell’Unione Sovietica e l’imposizione della “medicina economica” mortale del FMI e della Banca Mondiale sull’Europa dell’Est, sulle ex Repubbliche sovietiche e sui Balcani.
Nel 1993 Summers si è spostato al Tesoro dove all’inizio ha avuto l’incarico di Sottosegretario per gli affari internazionali e, in seguito, di vice Segretario. In collegamento con i suoi ex colleghi al FMI e alla Banca Mondiale, ha avuto un ruolo cruciale nel creare il pacchetto di riforme economiche “shock” imposte a Corea del Sud, Thailandia e Indonesia al culmine della crisi asiatica del 1997.
Gli accordi sul salvataggio negoziati con questi tre paesi furono coordinati attraverso l’ufficio di Summers al Tesoro in collegamento con la Federal Reserve Bank di New York e le istituzioni di Bretton Woods[2] con sede a Washington. Summers ha lavorato a fianco del vicedirettore generale del FMI Stanley Fischer, che in seguito è stato nominato governatore della banca centrale di Israele.
Larry Summers è diventato Segretario al Tesoro nel luglio 1999 ed è un protetto di David Rockefeller. E’ stato uno dei principali artefici della famigerata legge di Modernizzazione dei Servizi Finanziari, che dava piena legittimazione all’inside trading e alla completa manipolazione finanziaria.

Come mettere la volpe alla guardia del pollaio
Al momento Summers è consulente per Goldman Sachs e amministratore delegato di un hedge fund, il D.E. Shaw Group. Come amministratore di hedge fund, i suoi contatti al Tesoro e a Wall Street gli forniscono delle preziose informazioni riservate sul movimento dei mercati finanziari.
Mettere un amministratore di hedge fund (con legami con l’establishment finanziario di Wall Street) alla guida del Tesoro equivale a mettere la volpe alla guardia del pollaio.
Il Consenso di Washington
Summers, Geithner, Corzine, Volker, Fischer, Phil Gramm, Bernanke, Hank Paulson, Rubin, per non parlare di Alan Greenspan, sono tutti amiconi. Giocano a golf insieme, hanno legami con il Council on Foreign Relations e i Bilderberg, agiscono simultaneamente secondo gli interessi di Wall Street, si incontrano a porte chiuse, si trovano sulla stessa lunghezza d’onda, sono Democratici e Repubblicani.
Anche se possono essere in disaccordo su alcune questioni, sono fermamente dediti al Consenso di Washington e a Wall Street. Sono letteralmente spietati nella loro gestione dei processi economici e finanziari. Le loro azioni mirano al profitto. Al di fuori dei loro interessi ristretti nella “efficienza” dei “mercati”, si preoccupano ben poco della “vita degli esseri umani”. Di come le vite delle persone siano toccate dalla serie mortale di riforme macroeconomiche e finanziarie che stanno contribuendo al fallimento di interi settori dell’attività economica.
Il ragionamento economico alla base del discorso economico neoliberale è spesso cinico e sprezzante. A questo proposito, spicca la dissertazione economica di Lawrence Summers. E’ noto tra gli ambientalisti per aver proposto lo scarico dei rifiuti tossici nei paesi del Terzo Mondo perché le persone nei paesi poveri hanno vite più brevi e il costo della manodopera è incredibilmente basso, il che significa fondamentalmente che il valore di mercato delle persone del Terzo Mondo è di molto inferiore. Secondo Summers questo rende di gran lunga più “redditizia” l’esportazione di materiali tossici nei paesi poveri. In una discutibile comunicazione di servizio della Banca Mondiale del 1991 firmata dal responsabile economico Larry Summers si legge (alcuni estratti, grassetto aggiunto):

DATA: 12 dicembre 1991 A: Distribuzione DA: Lawrence H. Summers Oggetto: GEP
Le industrie dei rifiuti: detto tra noi, perché la Banca Mondiale non dovrebbe favorire una maggiore migrazione delle industrie dei rifiuti nei Paesi Meno Sviluppati? Mi vengono in mente tre motivi:
I calcoli dei costi di un inquinamento che danneggi la salute dipendono dagli inevitabili guadagni derivanti dall’aumento della morbosità e della mortalità.. Da questo punto di vista una determinata quantitàdi inquinamento che danneggi la salute dovrebbe essere realizzata nel paese con il costo minore, che sarà il paese con i salari più bassi. Penso che la logica economica dietro lo scarico di una quantità di rifiuti tossici nel paese con i salari più bassi sia impeccabile e dovremmo prenderla in esame.
I costi dell’inquinamento verosimilmente non saranno lineari mentre è probabile che gli aumenti iniziali dell’inquinamento avranno un costo molto basso. Ho sempre pensato che i paesi sottopopolati dell’Africa siano ampiamente SOTTOINQUINATI, la loro qualità dell’aria è probabilmente di gran lunga inefficacemente bassa in confronto a Los Angeles o Città del Messico. Solo il fatto spiacevole che un simile alto livello di inquinamento sia generato da settori industriali non negoziabili (trasporti, generatori di energia elettrica) e che i costi del trasporto di rifiuti solidi siano così elevati impediscono al benessere mondiale di accrescere il commercio dell’inquinamento dell’aria e dei rifiuti.
La domanda di un ambiente pulito per motivi estetici e sanitari probabilmente avrà un’altissima elasticità di entrate [la domanda aumenta quando aumenta il livello del reddito]. La preoccupazione che un agente patogeno abbia una probabilità su un milione di causare un cancro alla prostata è ovviamente molto maggiore in un paese in cui la gente sopravvive dal cancro alla prostata rispetto ad un paese in cui la mortalità dei bambini sotto i 5 anni è del 200 per mille…
http://www.globalpolicy.org/socecon/envronmt/summers.htm

La posizione di Summers sull’esportazione dell’inquinamento nei paesi in via di sviluppo ha avuto un forte impatto sulla politica ambientale americana:

Nel 1994, praticamente ogni paese del mondo si è dissociato dalle riflessioni di “logica economica” di Summers sullo scarico dei veleni dei paesi ricchi sui loro vicini più poveri, e hanno convenuto nel proibire l’esportazione dei rifiuti pericolosi dai paesi OCSE verso quelli non OCSE [in via di sviluppo] secondo la Convenzione di Basilea. Cinque anni dopo, gli Stati Uniti erano uno dei pochi paesi che dovevano ancora ratificare sia la Convenzione di Basilea che l’emendamento della Convenzione stessa sul divieto di esportazione dei rifiuti pericolosi dai paesi OCSE verso i paesi non OCSE. (Jim Valette, Larry Summers’ War Against the Earth, Counterpunch, non datato).

La crisi asiatica del 1997: le prove generali per quello che sarebbe avvenuto
Nel corso del 1997 la speculazione monetaria orchestrata dai più importanti istituti finanziari e diretta contro Thailandia, Indonesia e Corea del Sud ha contribuito al crollo delle valute nazionali e al trasferimento di miliardi di dollari dalle riserve delle banche centrali nelle mani di privati. Diversi osservatori hanno evidenziato la manipolazione deliberata dei mercati equity e valutari da parte della banche di investimento e delle società di intermediazione.
Mentre gli accordi sul salvataggio asiatico furono formalmente negoziati con il FMI, le principali banche commerciali di Wall Street (tra cui Chase, Bank of America, Citigroup e J. P. Morgan) e anche le cinque più importanti banche d’affari (Goldman Sachs, Lehman Brothers, Morgan Stanley e Salomon Smith Barney) furono “consultate” sulle clausole da inserire negli accordi asiatici.
Il Tesoro americano, in collegamento con Wall Street e le istituzioni di Bretton Woods, ha avuto un ruolo centrale nei negoziati sugli accordi sul salvataggio. Nel 1997 sia Larry Summers che Timothy Geithner furono attivamente coinvolti per conto del Tesoro americano nel salvataggio della Corea del Sud:

[Nel 1997] “Summers e Geithner hanno lavorato per convincere Rubin ad appoggiare un aiuto finanziario alla Corea del Sud. Rubin era molto cauto, preoccupato del fatto che fornire del denaro ad un paese in serie difficoltà poteva essere un’impresa infruttuosa…” (Wall Street Journal, 8 novembre 2008)

Quello che è avvenuto in Corea sotto i consigli del vice Segretario al Tesoro Summers e degli altri non aveva nulla a che vedere con un ”aiuto finanziario”.
Il paese è stato letteralmente saccheggiato. Il sottosegretario al Tesoro David Lipton fu inviato a Seul all’inizio di dicembre del 1997. Iniziarono dei negoziati segreti. Washington aveva chiesto l’allontanamento del Ministro delle Finanze coreano e l’accettazione incondizionata del “salvataggio” del FMI.
Fu nominato un nuovo Ministro delle Finanze, che si dà il caso fosse un ex funzionario del FMI e della Banca Mondiale, che fu inviato immediatamente a Washington per delle “consultazioni” con il suo ex collega al FMI, il vicedirettore generale Stanley Fischer.

“Il Parlamento coreano si è riunito in una seduta di emergenza il 23 dicembre. La decisione finale in merito all’accordo da 57 miliardi di dollari è stata presa il giorno seguente, la vigilia di Natale, dopo l’orario d’ufficio a New York. I grandi finanzieri di Wall Street (Chase Manhattan, Bank America, Citicorp e J. P. Morgan) sono stati chiamati per una riunione presso la Federal Reserve Bank di New York. Inoltre, in quest’incontro della vigilia di Natale, vi erano i rappresentati delle cinque più importanti banche d’affari di New York tra cui Goldman Sachs, Lehman Brothers, Morgan Stanley e Salomon Smith Barney. A mezzanotte, dopo aver ottenuto il via libera dalle banche, il FMI ha acconsentito “ad inviare urgentemente 10 miliardi di dollari a Seul per far fronte alla valanga di debiti a breve termine in scadenza”.
“I forzieri della banca centrale coreana sono stati saccheggiati. I creditori e gli speculatori stavano aspettando con ansia di riscuotere il bottino. Gli stessi istituti che in precedenza avevano speculato contro il won coreano stavano incassando i soldi del salvataggio del FMI. E’ stata una truffa (vedi l’articolo di Michel Chossudovsky, The Recolonization of Korea, in seguito pubblicato come capitolo in The Globalization of Poverty and the New World Order, Global Research, Montreal, 2003.)

Una “forte medicina economica” è la prescrizione del Consenso di Washington. “Sofferenze a breve termine per un guadagno a lungo termine” è stato il motto alla Banca Mondiale durante il periodo di Lawrence Summers come responsabile economico (vedi IMF, World Bank Reforms Leave Poor Behind, Bank Economist Finds, Bloomberg, 7 novembre 2000.)
Abbiamo a che fare con un “sistema da vecchi compagni di scuola” di funzionari e consiglieri al Tesoro, alla Federal Reserve, al FMI, alla Banca Mondiale, gruppi di esperti di Washington, che sono in relazione permanente con i più importanti finanzieri di Wall Street.
Chiunque verrà scelto dalla squadra di transizione di Obama apparterrà al Consenso di Washington.
La legge di Modernizzazione dei Servizi Finanziari del 1999
Quello che è accaduto nell’ottobre del 1999 è fondamentale.
Sulla scia delle lunghe trattative avvenute a porte chiuse nelle sale di rappresentanza di Wall Street in cui Larry Summers ha avuto un ruolo centrale, le restrizioni normative sui potenti conglomerati bancari di Wall Street sono state revocate “con un tratto di penna”.
Larry Summers ha lavorato a fianco del Senatore Phil Gramm (dal 1985 al 2002), presidente della Commissione Bancaria al Senato, che è stato l’artefice legislativo della legge Gramm-Leach-Bliley di Modernizzazione dei Servizi Finanziari, approvata il 12 novembre 1999. Come Senatore del Texas, Phil Gramm era molto legato alla Enron.
Nel dicembre 2000, alla fine del mandato Clinton, Gramm presentò una seconda legge, la cosiddetta legge Gramm-Lugar di Modernizzazione dei Futures sulle Commodity che spianava la strada all’attacco speculativo sulle commodities principali, tra cui petrolio e alimenti base.

“La legge, aveva dichiarato, avrebbe garantito che né la SEC né la Commissione sulle Trattative dei Futures sulle Commodity (CFTC) si sarebbero immischiati nella regolamentazione degli innovativi prodotti finanziari chiamati swap – e avrebbe perciò “protetto gli istituti finanziari da una sovraregolamentazione” e “consentito ai nostri servizi finanziari di essere leader mondiali nel nuovo secolo” (vedi David Corn, Foreclosure Phil, Mother Jones, luglio-agosto 2008).

Phil Gramm era la prima scelta di McCain come Segretario al Tesoro.
Sotto le nuove norme della legge di Modernizzazione dei Servizi Finanziari – ratificata dal Senato americano nell’ottobre 1999 e approvata dal Presidente Clinton – le banche commerciali, le società di intermediazione, gli hedge fund, gli investitori istituzionali, i fondi pensione e le compagnie di assicurazione potevano investire liberamente nei settori altrui e unificare completamente le loro operazioni finanziarie.
Era stato creato un “supermercato finanziario globale”, preparando la strada ad un’enorme concentrazione di potere finanziario. Una delle figure chiave dietro questo progetto è stato il Segretario al Tesoro Larry Summers, in collegamento con David Rockefeller. Summers ha definito la legge di Modernizzazione dei Servizi Finanziari come la “base legislativa del sistema finanziario del ventunesimo secolo”. Quella base legislativa è una delle cause principali del crollo finanziario del 2008.
Disarmo finanziario
Non ci può essere una soluzione significativa alla crisi a meno di un’importante riforma nell’architettura finanziaria che implica, tra le altre cose, il congelamento del commercio speculativo e il “disarmo dei mercato finanziari”. Il progetto di disarmo fu proposto per primo da John Maynard Keynes negli anni ‘40 come mezzo per l’istituzione di un sistema monetario internazionale multipolare (vedi J.M. Keynes, “Activities 1940-1944, Shaping the Post-War World: The Clearing Union”, The Collected Writings of John Maynard Keynes, Royal Economic Society, Macmillan and Cambridge University Press, Vol. XXV, London 1980, p. 57).

Main Street vs Wall Street


Dove sono le persone designate da Obama provenienti da Main Street, cioè coloro che rispondono agli interessi della gente in tutto il paese? Non c’è nessun leader sindacale, nessun esponente di punta di una comunità nella lista di Obama per le posizioni chiave.
Il Presidente eletto sta nominando gli artefici della deregolamentazione finanziaria.
Una riforma finanziaria significativa non può essere adottata da funzionari nominati da Wall Street e che agiscono per conto di Wall Street.
Coloro che nel 1999 hanno dato alle fiamme il sistema finanziario sono stati richiamati per spegnere l’incendio.
Il “salvataggio” come soluzione proposta per la crisi è la causa di un ulteriore crollo economico.
Non ci sono soluzioni politiche all’orizzonte.
Comandano i conglomerati bancari e questi decidono sulla composizione del governo Obama. Decidono anche l’ordine del giorno del Washington Financial Summit che si terrà il prossimo 15 novembre, che ha in programma di porre le basi per l’istituzione di una nuova “architettura finanziaria globale”.
Il progetto di Wall Street è già stato discusso a porte chiuse: il programma nascosto istituirà un sistema monetario internazionale unipolare, dominato dal potere finanziario americano che, a sua volta, sarà protetto e messo al riparo dalla superiorità militare degli Stati Uniti.

Neoliberalismo dal “volto umano”
Non c’è alcuna indicazione sul fatto che Obama possa rompere i suoi legami con i suoi sponsor di Wall Street, che hanno così generosamente finanziato la sua campagna elettorale.
Goldman Sachs, J. P. Morgan Chase, Citigroup e la Microsoft di Bill Gates sono tra i suoi contributori principali.
Warren Buffett, uno degli uomini più ricchi del mondo, non solo ha appoggiato la campagna elettorale di Barack Obama ma fa anche parte della sua squadra di transizione, ricoprendo un ruolo chiave nel decidere la composizione del governo.
A meno di un enorme sconvolgimento nel sistema delle nomine alle posizioni chiave, un programma economico alternativo mirato alla riduzione della povertà e alla creazione di occupazione è altamente improbabile.
Quello a cui stiamo assistendo è una continuità.
Obama offre un “volto umano” allo status quo. Questo volto umano serve ad ingannare gli americani sulla natura del processo economico e politico.
Le riforme economiche neoliberali rimangono intatte.
La sostanza di queste riforme, tra cui il “salvataggio” dei più importanti istituti finanziari d’America, alla fine distrugge l’economia reale contribuendo al fallimento di intere aree manifatturiere e dell’economia dei servizi.
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[1] Con il termine “Main Street” si intende la moltitudine degli investitori privati, non professionisti [NdT]
[2] In questo caso ci si riferisce al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale (entrambi con sede a Washington) che furono istituiti nel 1944 durante i lavori della Conferenza di Bretton Woods, nel New Hampshire.
Titolo originale: “Who are the Architects of Economic Collapse?”
Fonte: http://globalresearch.ca
Link
09.11.2008
Scelto e tradotto da JJULES per www.comedonchisciotte.org

martedì 18 novembre 2008

Che cos’è la Federal Reserve Bank (FED) e perché ce l’abbiamo?

DI GREG HOBBS
1 novembre 1999

La FED è una banca centrale. Le banche centrali dovrebbero implementare le politiche fiscali di un paese. Monitorizzano le banche commerciali per assicurarsi che mantengano patrimoni sufficienti, contanti, per restare solventi e stabili. Le banche centrali fanno anche affari, come scambi di valute e transazioni in oro con altre banche centrali. In teoria, una banca centrale dovrebbe essere una cosa positiva per il paese, e lo sarebbero se non fosse per il fatto che non sono di proprietà o controllate dal governo che servono. Le banche centrali private, inclusa la nostra FED, non operano nell’interesse pubblico, ma per il profitto.

Ci sono state tre banche centrali nella storia della nostra nazione. Le prime due, pur fraudolente e fallaci, impallidiscono a confronto con la grandezza della frode che viene perpetrata dalla nostra attuale FED. Quello che hanno tutte in comune è una pratica insidiosa detta "banking frazionale".

Il banking frazionale o prestito frazionale è la capacità di creare soldi dal nulla, prestarli al governo o a qualcun altro e alzare gli interessi a piacimento. La pratica è nata prima che le banche esistessero. Gli orefici affittavano spazi nei loro sotterranei ad individui o mercanti come deposito per il loro oro o argento. Gli orefici davano a questi "depositanti" un certificato che dimostrava l’importo di oro depositato. Questi certificati venivano usati per condurre trattative.

Con il tempo gli orefici notarono che l’oro nei loro magazzini veniva raramente prelevato. Piccole quantità si muoveva avanti e indietr ma la maggior parte rimaneva lì. Capendo l’opportunità di profitto, gli orefici rilasciavano ricevute doppie per l’oro, creando di fatto soldi (certificati) dal nulla e prestando quei certificati (creando debiti) ai depositari e caricandoli di interessi.

Visto che i certificati rappresentavano più oro di quello che veramente esisteva, i certificati erano "frazionalmente" corrisposti in oro. Alla fine alcune di queste operazioni di magazzini furono trasformate in banche e la pratica del banking frazionale continuò.

Tenete a mente il concetto del banking frazionale mentre esaminiamo la nostra prima banca centrale, la First Bank degli Stati Uniti (BUS). Fu creata, dopo un amaro dissidio al Congresso, nel 1791 e durò 20 anni. Come la FED attuale, la BUS usava il suo controllo sulla valuta per frodare il pubblico e stabilire una forma legale di usura.

Questa banca praticava il prestito frazionale con il tasso di 10 a 1, dieci dollari di credito per ogni dollaro che avevano in deposito. Questo uso e abuso del loro potere pubblico continuò per gli interi venti anni della sua esistenza. La pubblica rabbia riguuardo a questi abusi era tale che la licenza non fu rinnovata e la banca smise di esistere nel 1811.

La guerra del 1812 lasciò il paese in un caos economico, visto dai banchieri come un altro modo di fare profitti facili. Influenzarono il Congresso ad autorizzare una seconda banca centrale, la Seconda Banca degli Stati Uniti (SBUS), nel 1816.

La SBUS era più costosa della BUS. La SBUS faceva franchising e raddoppiò letteralmente il numero delle banche in un breve periodo di tmepo. Il paese iniziò ad espandersi e a muoversi verso il west, e questo richiedeva denaro. Usando il prestito frazionale con il tasso 10 a 1, la banca centrale e i suoi satelliti crearono il debito per l’espansione.

Le cose andarono bene per un po’, ma poi le banche decisero di eliminare il debito, citando la necessità di controllare l’inflazione.

Quest’azione da parte della SBUS causò bancarotte ed esclusioni. Le banche presero poi il controllo dei finanziamenti che furono usati per far fronte ai crediti.

Esaminiamo attentamente come la SBUS ha ideato questo ciclo di prosperità e depressione. La banca centrale ha causato l’inflazione creando debiti per crediti e rendendo questi fondi prontamente disponibili. L’economia esplose. Poi usarono l’inflazione che avevano creato come una scusa per chiudere i crediti.

La risultante mancanza di contanti ha portato l’economia a vacillare o cadere drammaticamente e ci furono molte bancarotte. La banca centrale allora distribuiva i fondi usati come base per i crediti. Il benessere creato dai mutuatari durante il boom era così trasferito alla banca centrale durante l’arresto.

Ora, chi pensate sia il responsabile di tutti gli alti e bassi nella nostra economia, negli ultimi 85 anni? Pensa alla depressione tra la fine degli anni ‘20 e tutti gli anni ‘30. La FED avrebbe potuto immettere molto denaro nel mercato per stimolare l’economia e rimettere la nazione in carreggiata, ma l’ha fatto? No; infatti, hanno diminuito l’apporto di denaro. Tutti conosciamo i risultati di quest’azione, no?

Perché avrebbe dovuto farlo? Durante quel periodo i valori dei fondi e delle azioni erano a prezzi bassissimi. Chi pensate stesse comprando tutto a 10 cents al dollaro? Io credo che se ne parli dicendo "consolidamento del benessere". Quante volte l’hanno già fatto negli ultimi 85 anni?

Lo faranno ancora?

Come digressione a questo punto, date un’occhiata all’economia di oggi. I mercati sono in declino. Perché? Perché la FED è stata molto liberale con il suo /debito/credito/denaro. Il mercato è stato gonfiato. Chi ha creato l’inflazione? La FED. Come fa la FED ad occuparsi dell’inflazione? Restringono il denaro di debito e credito. Che succede quando lo fanno? Il mercato collassa.

Molti mesi fa, dopo che certe banche centrali dissero che avrebbero venduto grandi quantità d’oro, il prezzo dell’oro cadde raggiungengo il record negativo degli ultimi 25 anni, 260 dollari per oncia. Le banche centrali hanno poi comprato l’oro. Dopo averlo comprato a prezzo bassissimo, un gruppo di 15 banche centrali annunciò che avrebbero ridotto l’apporto di oro da rilasciare nel mercato nei successivi cinque anni. Il prezzo dell’oro salì a 75.000 dollari l’oncia in solo pochi giorni. Quante centinaia di trilioni di dollari hanno guadagnato le banche centrali con queste due dichiarazioni a mezzo stampa?

L’oro è considerato una barriera contro condizioni economiche più gravi. Pensate che le famiglie di banking private che possiedono la FED stiano comprando o vendendo azioni ordinarie? (Ricordate: compra basso, vendi alto.) Quanti soldi pensate che i proprietari di queste FED abbiano fatto riducendo l’apporto di denaro al massimo del suo ultimo ciclo di valuta?

Alan Greenspan ha detto pubblicamente in più occasioni che pensa che il mercato sia sopravvalutato. Solo un accenno al fatto che alzerài tassi di interesse (diminuendo l’apporto di denaro), e il mercato delle azioni ordinarie ha avuto una reazione negativa. I governi e i politici non controllano le banche centrali, le banche centrali controllano i governi e i politici. Il presidente Andrew Jackson, vinse le elezioni del 1828 con la promessa di eliminare il debito pubblico e eliminare la SBUS. Durante il suo secondo incarico il presidente Jakobson ritirò tutti i fondi governativi dalla banca e l’8 gennaio 1835 saldò il debito nazionale. E’ l’unico presidente nella storia ad averlo fatto. La licenza della SBUS scadde nel 1836.

Senza una banca centrale che controlli l’indotto di denaro, gli Stati Uniti sperimentarono una crescita mai vista per 60 o 70 anni e il benesere risultante era troppo perché i banchieri lo potessero sopportare. Dovevano rimettersi in gioco. Così, nel 1910 il senatore Nelson Aldrich, poi presidente della Commissione monetaria nazionale, in collusione con i rappresentanti delle banche centrali europee, produsse un piano per costringere e frodare il Congresso facendo approvare la legislazione che stabiliva clandestinamente una banca centrale privata.

Questa banca avrebbe assunto il controllo sull’economia americana controllando l’emissione di denaro. Dopo un’enorme campagna di public relations, ideata dalle banche centrali straniere, il Federal Reserve Act del 1913 fu passato al Congresso durante il periodo natalizio, quando molti membri del Congresso erano assenti. Il presidente Woodrow Wilson, forzato dai suoi sostenitori politici e finanziari, lo firmò il 23 dicembre 1913.


[Il presidente Jackson (sinistra) che abolì la Seconda Banca degli Stati Uniti e il presidente Woodrow Wilson
che diede il permesso per la creazione dela terza e attuale banca centrale (privata), la Federal Reserve]

L’atto creò il Federal Reserve System, un nome attentamente selezionato e scelto per truffare. "Federal" avrebbe portato le persone a crederla un’organizzazione governativa. "Reserve" avrebbe portato le persone a credere che la valuta era coperta dall’esistenza di oro e argento. "System" era usato in luogo della parola "banca" così che nessuno avrebbe sospettato che fosse stata creata una nuova banca centrale.

In realtà, l’atto creava una corporazione di banche centrali private e per profitto di proprietà di un gruppo di banche private. A chi appartiene la FED? I Rothschild di Londra e Berlino; i Lazard Brothers di Paris; Israel Moses Seif in Italia; Kuhn, Loeb e Warburg della Germania; e i Lehman Brothers, Goldman, Sachs e le famiglie Rockefeller di New York.

Sapevate che la FED è l’unica corporazione a scopo di lucro in America esentata dal pagamento delle tasse federali e statali? La FED guadagna circa un trilione di dollari l’anno per l’esenzione dalle tasse! Le famiglia di banchieri elencate poco sopra si spartiscono tutti questi soldi.

Quasi tutti pensano che i soldi che si pagano in tasse vadano alla tesoreria degli Stati Uniti per pagare le spese del governo. Volete sapere dove vanno i vostri dollari veramente? Se guardate sul retro di un assegno reso pagabile all’IRS vedrete che è stato girato come: "Pay Any F.R.B. Branch or Gen. Depository for Credit U.S. Treas. This is in Payment of U.S.Oblig." [Pagate a qualunque ramo della Federal Reserve Bank o al Deposito Generale per il Credito del Tesoro USA] Sì, esatto, ogni centesimo che pagate in tasse è dato a quelle famiglie, conosciute come FED, esentasse.

Come molti di voi, ho avuto qualche difficoltà col concetto di creare denaro dal nulla. Avrete sentito parole come "monetizzare il debito", che è qualcosa del genere. Ad esempio, se il governo degli Stati Uniti vuole prendere in prestito 1 milione di dollari, il governo prende in prestito ogni dollaro che spende, va alla FED a prenderlo. La FED chiama la Tesoreria e dice di stampare 10.000 banconote della Federal Reserve in pezzi da cento dollari.

La Tesoreria chiede alla FED 2.3 cents per ogni banconota, per un totale di 230 dollari per le 10.000 banconote della Federal Reserve. La FED dà poi 1 milione di dollari al governo più interessi. Per aggiungere il danno alla beffa, il governo ha creato un buono di 1 milione di dollari come copertura del prestito. E i ricchi diventano più ricchi. Questo era solo un esempio, perché in realtà la FED non stampa neanche soldi; è solo un’entrata di computer nella loro contabilità. Per metterla su un livello personale, facciamo un altro esempio.

Le banche di oggi sono membri del Federal Reserve Banking System. Quest’appartenenza rende legale il fatto che producano soldi dal nulla e li prestino a te. Le banche di oggi, come gli orefici nell’antichità, sanno che solo una piccola parte dei soldi depositati nei loro caveau viene davvero prelevata in forma di contanti. Solo il 4 percento di tutto il denaro che esiste è in forma di valuta. Il resto è solo una scritta in un computer.

Diciamo che vi approvino un prestito di 10.000 dollari per fare delle ristrutturazioni in casa.

Voi sapete che la banca non prende davvero 10.000 dollari dei suoi per darli a voi? Vanno solo al computer e mettono un accredito di 10.000 dollari sul vostro conto. Creano, con della semplice aria, un debito che dovrete coprire e ripagare con interessi. La banca ha il permesso di creare e autorizzare quanti debiti vogliono fino a che non superano il livello 10:1 imposto dalle FED.

Questo cambia il vostro modo di vedere la vostra cara amica banca, no? Il modo in cui loro vi analizzano col microscopio prima di concedervi un prestito creato con aria fritta. Che colpo! La fanno difficile per un motivo. Non vogliono che voi capiate cosa stanno facendo. Le persone che hanno paura di quello che loro fanno non capiscono. Quando siete ignoranti e spaventati siete più facilmente controllabili.

Adesso mettiamo la cigliegina sulla torta. Quando è stata creata la "income tax" [tassa sul reddito]? Se dite 1913, lo stesso anno della creazione della FED, avete vinto. Coincidenza? Quali sono le casualità? Se stai per usare la FED per creare debito, chi ripagherà il debito? La "income tax" fu creata per completare l’illusione che il denaro reale era stato prestato e per questo il denaro reale doveva essere ripagato. E pensavate che Houdini fosse bravo.

Allora, che si può fare? Mio padre mi ha insegnato che bisogna sempre lottare per ciò che è giusto, anche se è una lotta solitaria.

Se "Noi, le persone" non facciamo qualcosa adesso, potrà arrivare un momento in cui "noi, le persone" non ci saremo più. Dovreste scrivere una lettera o inviare una email ad ognuno dei vostri rappresentanti. Molti dei nostri rappresentanti eletti non capiscono la FED. Una volta informati non potranno appoggiarsi sull’ignoranza e rimanere in silenzio.

L’articolo 1 della sezione 8 della Costituzione statunitense dice specificatamente che il Congresso è l’unica istituzione che può forgiare denaro e regolare il suo valore. La Costituzione non è mai stata modificata per permette a qualcuno che non fosse il Congresso di forgiare e regolare la valuta.

Chiedete ai vostri rappresentanti, alla luce di questa informazione, come è possibile che il Federal Reserve Act del 1913, e la Federal Reserve Bank che ha creato, siano costituzionali. Chiedete loro perché queste banche private hanno il permesso di sfruttare trilioni di dollari di profitto senza pagare le tasse. Pretendete una risposta.

Thomas Jefferson diceva, "Se il popolo americano permetterà mai alle banche private di controllare l’emissione della valuta, prima per l’inflazione e poi per la deflazione, le banche e le corporazioni che nasceranno toglieranno alle persone la loro prosperità fino a che i bambini si sveglieranno senzatetto nel continente che i loro padri hanno conquistato."

Jefferson se ne era accorto 150 anni fa. La domanda è "Vi rendete conto adesso cosa c’è in serbo per noi se permettiamo alla FED di continuare a controllare il nostro paese?" "La condizione secondo cui Dio ha dato la libertà all’uomo è la vigilanza eterna; se la condizione viene rotta, la servitù è la conseguenza del suo crimine, e la punizione della sua colpa."

Titolo originale: "John F. Kennedy vs The Federal Reserve"