giovedì 28 agosto 2008

Una casa solo per i palazzinari

fonte: il Manifesto

Il ministro Tremonti presenta il «piano casa» e promette 20 mila nuovi alloggi già a partire dal 2009. «Una truffa» secondo il sindacato inquilini. I soldi erano quelli già stanziati dal governo Prodi e gli aiuti sembrano destinati ad alleviare solo le sofferenze degli immobiliaristi. Intanto, contro i tagli della manovra triennale si levano le proteste degli statali, che annunciano la mobilitazione a settembre, e dei magistrati
Sara Farolfi
ROMA

Con un gioco delle tre carte dal sicuro effetto mediatico, il ministro Tremonti ha presentato ieri in pompa magna il «piano casa», contenuto nella manovra triennale. Che forse però più che le sofferenze dei cittadini - alle prese con prezzi di affitto inaccessibili o indebitati fino al collo con mutui il cui tasso d'interesse cresce in proporzione diretta con le tensioni del credito internazionale - allevierà le sofferenze dei palazzinari nostrani, alle prese con un settore (l'edilizia) in caduta libera, dopo anni di fasti e fortune senza precedenti.
Procediamo con ordine, a partire dal gioco delle tre carte. Tremonti promette 20 mila nuovi alloggi, già a partire dall'anno prossimo. Tutto vero probabilmente, «non fosse che intanto ne cancella 12 mila», denuncia Luigi Pallotta, segretario generale del Sunia (il sindacato inquilini della Cgil). Come? Stornando sul nuovo «piano casa», 550 milioni di euro che il governo Prodi aveva già stanziato nel 2007 all'emergenza abitativa, in particolare alle famiglie disagiate sottoposte a sfratto. Il piano era già passato al vaglio - nell'ordine - di comuni, regioni e dell'allora ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro che aveva emanato il decreto. I cantieri per il recupero di 12 mila alloggi erano pronti a partire. E invece niente, contrordine. «Quei 550 milioni sono ora destinati a un fondo nazionale che dovrà finanziare un piano casa tutto ancora da definire, entro sei mesi, e che successivamente dovrà essere attuato da regioni e comuni».
Seconda carta, seconda parte del finanziamento. Si tratta di quei 280 milioni di euro che sempre il governo Prodi aveva destinato ai contratti di quartiere, ossia agli accordi territoriali di programma finalizzati al recupero edilizio di 'pezzi di città' e ad alloggi in locazione a canoni sostenibili per i magri redditi dei cittadini. Anche qui, stessa musica. Via i contratti di quartiere, i 280 milioni di euro passano al piano Tremonti.
E arriviamo all'ultima carta, la terza parte delle risorse stanziate dal governo al «piano casa». Quei restanti 100 milioni di euro stornati da Tremonti e che invece l'ultima finanziaria targata Prodi aveva destinato ad una società dell'agenzia del demanio per l'utilizzo di tutte le aree demaniali dismesse (per esempio, le ambitissime caserme). Anche in questo caso aree poi vincolate a canoni di affitto sostenibili.
Secondo Pallotta si tratta di «una vera e propria truffa», «l'ennesimo sostegno ai costruttori nostrani che per effetto della crisi vedono crollare le compravendite». Tanto più che, nota ancora il Sunia, nel corso dei mesi, e cioè dalla presentazione del decreto legge che anticipa la manovra finanziaria alla sua approvazione, le parole «affitto» e «locazione» sono praticamente scomparse: «Si parla di edilizia residenziale, tutta l'enfasi è sulla casa di proprietà quando il problema di fondo per i redditi medi è che non si trova una casa in affitto». E' vero che in Italia l'80% circa delle famiglie possiede una casa di proprietà, ma si tratta di cittadini o famiglie indebitati e strozzati oggi da tassi di interesse che da qualche mese sono ai massimi. Ed è altresì vero che, sempre l'italia, è il paese europeo con il più basso livello di case in affitto.
Ciò che promettono Berlusconi e Tremonti è la risoluzione dei problemi per i cittadini più poveri, famiglie, giovani coppie, e poi studenti, inquilini sotto sfratto. Tutti rigorosamente italiani (per gli immigrati vale la regola dell'assegno sociale: diritti sì a condizione che siano residenti in Italia da almeno dieci anni). «Il piano - si legge nel decreto - è rivolto all'incremento del patrimonio immobiliare ad uso abitativo, attraverso l'offerta di abitazioni di edilizia residenziale, con il coinvolgimento di capitali pubblici e privati, destinate prioritariamente a prima casa». Come? Attraverso la costituzione di «fondi immobiliari destinati alla valorizzazione e all'incremento dell'offerta abitativa», e alla promozione di «strumenti finanziari immobiliari innovativi con la partecipazione di soggetti pubblici o privati». Bene, dato che i suddetti costruttori - o palazzinari che dir si voglia - non navigano certo in buone acque di questi tempi, travolti come sono dallo scoppio della bolla immobiliare che dagli Stati uniti è rapidamente arrivata anche nel belpaese, il sospetto fondato - e esplicitato dal sindacato inquilini - è che il governo pensi soprattutto ad correre in loro soccorso. Secondo Andrea Martella, responsabile infrastrutture del Pd, «il Sunia svela l'ennesimo inganno di Tremonti ai danni degli italiani più deboli. Il piano casa non esiste, è il solito bluff mediatico che scarica su regioni e comuni ulteriori oneri».

martedì 26 agosto 2008

Come te stesso

di Vania Lucia Gaito

Fino a qualche anno fa il DSM IV, il Manuale statistico diagnostico utilizzato da psicologi e psichiatri, classificava l'omosessualità tra le deviazioni sessuali, insieme ad altre espressioni della sessualità in cui l'oggetto sessuale è "deviato". Per un uomo adulto, di norma, l'oggetto sessuale è la donna adulta e viceversa. Biologicamente, serve a perpetuare la specie. Esistono tuttavia alcune forme di sessualità che, anche volendolo, non possono essere finalizzate alla perpetuazione della specie, pertanto erano definite come "devianze", e l'omosessualità era tra queste. L' Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 1993, depennò definitivamente l' omosessualità dal novero delle patologie o dei disagi psichici, come già aveva fatto l'APA nel 1973.
In alcuni Paesi del mondo, l'omosessualità è socialmente accettata mente in altri è addirittura punita con la pena capitale.

Sull'eziologia dell'orientamento omosessuale si sono espressi in molti, con teorie differenti. Ma quale che ne sia l'eziologia, la Chiesa istituzionale ritiene che l'omosessualità sia una "prova" alla quale alcuni vengono sottoposti e distingue tra l'orientamento omosessuale e l'atto omosessuale: ad essere condannato non è l'orientamento omosessuale, ma l'atto omosessuale, «abominio» in quanto contrario alla «legge naturale» e dunque precludente al dono della vita. Dunque, le persone che manifestano un orientamento omosessuale, sono chiamate alla castità.

Come sempre, si predica bene ma si razzola malissimo, e la Chiesa è pronta a guardare la "pagliuzza nell'occhio del vicino", glissando sulle proprie travi. Soprattutto perchè non pone sufficiente attenzione a quella che viene definita "omosessualità situazionale", fenomeno enormemente diffuso in tutti gli ambienti cosiddetti "a sesso unico", in cui si è costretti a stare insieme, per lunghi periodi, con persone del proprio sesso: per esempio i seminari. Facciamo un esempio diverso da quello dei seminari, e prendiamo le carceri. In molti casi, si instaurano relazioni omosessuali tra detenuti, sebbene in altri contesti, le stesse persone non abbiano mai espresso tendenze omosessuali. Lo stesso accadeva sulle navi di lungo corso, che restavano molti mesi in mare, così come nelle caserme. E’ un fenomeno che si manifesta regolarmente, e di cui prendere atto. E se accade in contesti di individui adulti, quindi maggiormente in grado di gestire le proprie pulsioni, accade anche in contesti adolescenziali, in cui i singoli individui sono meno capaci di gestire la sessualità, soprattutto sotto la forte spinta ormonale che contraddistingue l’adolescenza.
Nei seminari minori, in particolare, dove i ragazzini entrano a 11 o a 12 anni, l’educazione sessuofobica tipica di queste strutture può avere effetti devastanti: la donna può divenire, nell’immaginario inconsapevole, una figura angosciante e castrante, innescando così quella che viene definita “omosessualità situazionale”. Senza contare il fatto che, in un ambiente a “sesso unico” e con standards educativi di questo genere, si viene lasciati completamente soli ad affrontare le prime pulsioni sessuali dell’adolescenza. Sperimentando il sesso, in molti casi, in maniera onanistica o con rapporti omosessuali. In alcune circostanze, il processo di crescita individuale, che coinvolge anche la sfera della sessualità, si “fissa”all’adolescenza, dando luogo ad una sessualità efebofila: l’efebolifilo è, emotivamente, un adolescente, dal punto di vista sessuale, anche quando ha passato da decenni l’età dell’adolescenza. Tuttavia, essendo rimasto un “adolescente mentale”, ricerca il sesso con “coetanei”, quindi con altri adolescenti.


Mi sembra doveroso sottolineare questo atteggiamento dissonante della Chiesa, soprattutto alla luce di quanto sta accadendo a Bologna negli ultimi tempi, dove l'omofobia sembra aver trovato appoggio nelle dichiarazioni di Ernesto Vecchi, vescovo ausiliare di Bologna, e del cardinale Carlo Caffarra, che ha pubblicamente stigmatizzato l'amore omosessuale come "di serie B". Il culmine s'è raggiunto qualche settimana fa, quando due persone sono state ferocemente picchiate perchè omosessuali. Monsignor Ernesto Vecchi ha dichiarato ai giornalisti: "Una società che spesso educa o quantomeno ammicca con indulgenza o compiacimento a comportamenti trasgressivi... non può poi far finta di meravigliarsi se tra le tante trasgressioni nasce anche il mostro aberrante e obbrobrioso della violenza".

Nei Vangeli si ricorda come Cristo abbia lasciato agli uomini il più grande dei comandamenti: Ama il prossimo tuo come te stesso. Anche se diverso da te. Anche se non lo capisci. Anche se lo ritieni un peccatore (Chi è senza peccato...). Ama il prossimo tuo come te stesso. Non mi pare vi abbia aggiunto dettagli, nè condizioni.

Monsignor Vecchi, sarà bene ricordarlo, è strettamente legato alla vicenda degli abusi sessuali in un asilo di Ferrara per i quali è stato condannato (in primo grado a sei anni e dieci mesi) un sacerdote della diocesi di Bologna.
Secondo le testimonianze rese in aula da diverse persone che frequentavano la scuola materna all’interno della struttura parrocchiale di cui il prete era responsabile (maestre trimestrali, bidelle, cuoche), l’uomo era stato visto palpeggiare alcune bambine nelle parti intime, accompagnarle in bagno per guardarle orinare, baciarle sulla bocca, infilare una caramella nelle mutandine per poi farla leccare. Le vittime avevano tutte tra i 3 e i 6 anni e frequentavano la struttura. Una struttura in provincia di Ferrara ma ricadente nella diocesi di Bologna.


Nel marzo del 2004, due maestre dell'asilo si erano accorte dei comportamenti del sacerdote e lo avevano riferito ad alcuni religiosi che avrebbero dovuto informare la Curia. Si presume che tale compito sia stato svolto: il comportamento del sacerdote accusato pare ritornare alla normalità e le due maestre vengono licenziate. A seguito delle accese proteste dei genitori degli alunni, le due maestre furono riassunte all'inizio del nuovo anno scolastico. Contestualmente, fu assunta anche una direttrice didattica. E fu proprio quest'ultima, accortasi delle attenzioni del sacerdote verso le bambine, ad informare i genitori di quanto accadeva nella struttura e a richiedere un colloquio con la Curia, per denunciare il sacerdote ai suoi superiori.

L'incontro avvenne l'8 gennaio 2005. La direttrice ed i rappresentanti dei genitori furono ricevuti proprio dal vescovo ausiliare, monsignor Ernesto Vecchi. Due sono le frasi rilevanti di monsignore: "Quell'uomo è malato", riferendosi al sacerdote, e "Quest'incontro non è mai avvenuto". Nei confronti del sacerdote non furono presi provvedimenti e gli abusi continuarono. Due mesi dopo, la direttrice e le educatrici denunciarono l'accaduto ai carabinieri di Ferrara.

L'incontro col vescovo ausiliare è stato riferito in aula, riportando anche le affermazioni in questione. Non ci sono state smentite. Interrogato dai giudici, monsignor Vecchi ha affermato di ricordare l'incontro ma di non ricordare quale fosse l'argomento di cui avevano discusso.

Il vescovo sapeva e, com'è prassi, non ha fatto nulla
, lasciando il sacerdote a contatto quotidiano con i bambini ed esponendoli a rischio. A fronte di questo suo specchiato comportamento, condanna la società che "ammicca con indulgenza" alla trasgressione e pare giustificare la violenza contro gli omosessuali.

Travi e pagliuzze, come sempre...

venerdì 22 agosto 2008

Oggi relax..

Oggi non (mi) vi voglio avvilire.

Vi voglio segnalare alcune Social Radio dove poter ascoltare gratis la nostra musica preferita. Ve ne segnalo 3 che conosco.

http://www.deezer.com

http://www.jango.com

http://www.last.fm/

buon relax

A presto

giovedì 14 agosto 2008

Arrivano le vacanze!

Il Politicon si prende una pausa.. il blog riprenderà la sua attività (a ritmo ridotto) il 22 agosto!
A presto e grazie sempre per la vostra attenzione!

mercoledì 13 agosto 2008

Repressione: TECNO-FASCISMO: NULLA PASSERA' INOSSERVATO

DI CHELLIS GLENDINNING
Counterpunch

Sorveglianza delle telefonate private e delle email. Telecamere che documentano ogni mossa. Niente habeas corpus. Accesso libero ai dati finanziari personali. Macchine del voto che cambiano i risultati di un’elezione con la pressione di un tasto. La protesta che viene definita terrorismo. Molte persone si augurano che la perdita dei diritti civili che gli americani hanno sofferto dagli attacchi inferti dalla seconda amministrazione Bush, sia una realtà politica che possa essere rovesciata esprimendo il proprio voto.

I meccanismi fondati del potere politico sono naturalmente i mezzi immediatamente disponibili per affrontare un cambiamento. Nozioni sui diritti civili, sulla libertà e sulla partecipazione democratica sono principi innegabili che hanno notevolmente ispirato il coraggio dei cittadini americani; e tuttavia l'anziano ociologo, Sheldon Wolin, che ha insegnato la filosofia della democrazia per cinque decenni, vede l’attuale difficoltà dell’egemonia dell’alleanza di governo come qualcosa di più endemico.

“Il totalitarismo inverso,” come lo definisce nel suo recente Democracy incorporated, “consiste nel mantenere il potere totale senza darlo a vedere, senza istituire campi di concentramento o obbligare ad un’omogeneità di pensiero, senza sopprimere con la forza elementi di dissidenza fino a che questi rimangono inefficaci.” Per Wolin una tale forma di potere politico fa degli Stati Uniti “la vetrina del modo in cui la democrazia può essere gestita senza apparire soppressa.”

Wolin fa giustamente notare che il governo degli Stati Uniti “ha nelle sue origini una inclinazione contro la democrazia,” e tuttavia il sistema ha domato velocemente le sue meno che democratiche radici agrarie per diventare una società urbana di massa che, con un caratteristico aroma alla 1984, potrebbe essere chiamata tecno-fascismo. Il ruolo della tecnologia è il pezzo mancante del puzzle del rompicapo politico attuale.

Quali sono i suoi meccanismi di controllo?

L’uso di tecnologie delle telecomunicazioni per la sorveglianza è chiaro. Così come lo sono l’alterazione voluta di dati informatici per reportage pubblici, la manipolazione di notiziari televisivi per plasmare l’opinione, e l’uso di armi che emettono microonde per controllare la folla.


Meno evidente appare quella che potrebbe essere chiamata “meccanizzazione inversa”, con la quale i cittadini accettano ciecamente l’avanzare dello sviluppo tecnologico come espressione di un concetto molto sbagliato, qualcuno direbbe errato, di “progresso.” Uno dei meccanismi di diffusione di tale cecità sta nel ruolo invisibile del governo americano nell’asservirsi alle regole dell’industria, non fornendo al cittadino i mezzi per determinare di cosa siano disseminate le tecnologie; invece ci scodellano nel piatto qualsiasi OGM o società di impianti nucleari. Un esempio evidente è il caso del Telecommunicatios Act [1] del 1996 che, per non ripetere gli “errori” dell’industria nucleare, offre zero informazione pubblica sugli impatti che le sue antenne, torri e satelliti hanno sulla salute e sull’ambiente, col risultato che l’opinione pubblica non ha alcuna idea precisa dei reali effetti biologici delle radiazioni elettromagnetiche. La meccanizzazione inversa si fa largo grazie anche alla disuguaglianza nella disponibilità di risorse: le corporazioni che si prodigano a plasmare l’opinione pubblica e impostano difese legali a non finire contro gruppi di cittadini che potrebbero morire per l’esposizione ad una apparecchiatura pericolosa, ma i cui fondi provengono dalla vendita di torte. Nel suo Autonomous Technology: Technics-Out-Of-Control as a Theme in Political Thought, lo studioso di scienze politiche Langdon Winner fa notare, per cominciare, che gli artefatti stessi sono cresciuti in una quantità e complessità tali da definire il concetto popolare di necessità. Lo testimonia il “bisogno” di raggiungere luoghi lontani in poche ore o di godere della possibilità di comunicare all’istante.

Ancora meno evidente come meccanismo di controllo generale è l’inversione tecnologica derivante dal fatto che, per dirla con il regista Godfrey Reggio, “Noi non usiamo la tecnologia, noi la viviamo.” Come i pesci nell’acqua, non riusciamo a considerare gli artefatti moderni distinti da noi stessi, e quindi non riusciamo ad ammettere che esistano.

Il sociologo Lewis Mumford fu tra i primi a capire la natura metodica della tecnologia. Nel The Pentagon of Power egli identificò la metafora implicita delle culture di massa come megamacchina. La catena di montaggio – di fabbrica, casa, istruzione, agricoltura, medicina, consumismo, divertimento. La macchina – produzione e controllo dell’accentramento decisionale. La frammentazione meccanica di ogni atto fino a decontestualizzarlo dal suo insieme, insistendo nel prestabilire il ruolo di ogni regione, comunità, singolo individuo.

Con destrezza Mumford toglie via la scorza di false speranze da una realtà sociale basata su principi di accentramento, controllo ed efficienza. Nel 1962 egli ha sbirciato nel futuro e ha visto il pentagono del potere in persona: “una produttività più voluminosa, intensificata da computer quasi onniscienti e una più ampia gamma di antibiotici e vaccinazioni, con un maggiore controllo sul nostro patrimonio genetico, con operazioni chirurgiche e trapianti più complessi, con un’estensione dell’automazione ad ogni forma di attività umana.”

Il totalitarismo inverso è sia inverso che totalitario a causa del potere delle moderne tecnologie di massa di disegnare e controllare le realtà sociali, così come plasmano e controllano la percezione individuale di tali realtà. La sua contemporaneità è più chiaramente il risultato degli sforzi di un gruppo di fondamentalisti di destra che si sono attaccati al potere per vie traverse, ma le disperate disuguaglianze sociali, la gravissima crisi ambientale e la politica fascista di oggi, sono anche figli dell’enorme sviluppo dell’accentramento e del controllo delle tecnologie.

Il cambiamento sta nel vedere l’insieme e tutte le sue parti, non soltanto il nuovo splendente congegno il cui scopo è quello di rendere la vita personale di ognuno più facile o più sexy, il che di per sé contribuisce a creare disimpegno politico. L’insieme è la megamacchina, non tu e il tuo televisore al plasma, il Blackberry, e la Prius come appendice indispensabile.

Creare un mondo sostenibile vuol dire sicuramente un cambio dell’amministrazione, per cominciare. La realtà terrificante rappresentata dalla società tecnologica di massa suggerisce inoltre una riorganizzazione tecno-socio-economica radicale, e in funzione di ciò, le visioni di rinascita trasmesse dalle realtà indigene da cui tutti veniamo, il regionalismo del periodo di Mumford, e il bioregionalismo [2] di oggi. Oppure, le visioni di localizzazione forzata che il “peak oil”, il collasso economico, il cambiamento climatico e la devastazione ecologica ci propongono.

Chellis Glenidding è l’autrice di sei libri, inclusi “Off the Map: An Expedition Deep into Empire and the Global Economy”, “My Name Is Chellis and I’m in Recovery from Western Civilization”, ed il prossimo “Luddite.com: A Personal History of Technology”.

NOTE DEL TRADUTTORE

[1] letteralmente “Legge sulle telecomunicazioni”.

[2] politica ambientalista concentrata sulle caratteristiche che determinano una regione.

Titolo originale: "Techno-Fascism -- Every Move You Make "

Fonte: http://www.counterpunch.org
19.06.2008

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DAZED

sabato 9 agosto 2008

Aspartame e glutammato (il gusto che uccide)

Introducendo glutammato attraverso l'alimentazione (lo zucchero sintetico aspartame, glutammato monosodico, proteine vegetali idrolizzate, ecc.), i livelli nel sangue (del glutammato) aumentano fino a 20 volte! In pratica vengono stimolati tutti i ricettori: ecco perché alcune persone hanno dispepsia o diarrea esplosiva, perché i glutammati stimolano i ricettori dell’esofago e dell’intestino. Altri possono sviluppare colon irritabile, se invece soffrono di reflusso esofageo, questo peggiora. Quando il fenomeno interessa il sistema cardiocircolatorio, potrebbe invece spiegare l’aumento di infarti letali, sempre più numerosi.
La cosa comune a tutti questi casi è un livello basso di magnesio. Quando il magnesio è basso, i ricettori del glutammato diventano ipersensibili e le persone – specie gli atleti – possono avere infarti improvvisi. Se mangiano o bevono qualcosa che contiene glutammato (una dissetante diet-coke prima di allenarsi), si produce una iperattività cardiaca e potrebbero morire di infarto. L’infarto improvviso è dovuto a due cose: aritmia, molto più diffusa, e gli spasmi delle coronarie. Entrambe le cose potrebbero essere provocate dal glutammato.

Additivi che contengono sempre Glutammato: Glutammato monosodico; Proteine vegetali idrolizzate; Proteine idrolizzate; Piante proteiche idrolizzate; Estratti di piante proteiche; Sodio caseinato; Calcio caseinato; Estratto di Lievito; Proteine strutturate; Avena idrolizzata.
Alimenti che contengono spesso Glutammato: Estratto di Malto; Condimento al malto; Brodo; Condimenti; Condimenti naturali; Spezie.
Alimenti che non contengono Glutammato:
Enzimi; Proteina concentrata di soja;

- Aspartato o acido aspartico è un amminoacido usato dal cervello come neurotrasmettitore: è una eccitotossina. Ad alte dosi può provocare la morte dei neuroni.
- Glutammato è un amminoacido eccitante usato nel cervello come neurotrasmettitore. Ad alte dosi è considerato una eccitotossina. Quando gli è concesso di accumularsi a concentrazioni elevate, può diventare un veleno potente per i neuroni del Sistema nervoso.
- Glutammato monosodico (MSG) è il sale sodico del glutammato. Ha le stesse proprietà eccitanti del glutammato.
- L'Aspartame, lo zucchero sintetico, è composto da: Acido aspartico (40%), Fenilalanina (50%), metanolo (10%).



Dottor Russel Blaylock

Nell'introduzione (del libro, nota del traduttore) ho dichiarato che lo scopo di questo libro era di indicare al lettore alcuni dei pericoli delle eccitotossine, particolarmente quelle aggiunte ai nostri cibi e bevande come esaltatori di gusto e dolcificanti. Abbiamo visto che le eccitotossine possono avere un effetto devastante sul sistema nervoso durante ognuna delle fasi del suo sviluppo, dall'embrione all'adulto. Ma la preoccupazione primaria è l'effetto che questi potenti stimolanti delle cellule cerebrali hanno sullo sviluppo del cervello nel neonato e nel bambino e sullo sviluppo successivo, nell'adulto, delle malattie neurodegenerative quali la malattia di Parkinson, la demenza di Alzheimer, il morbo di Huntington e la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica). Il cervello, non solo utilizza gli aminoacidi eccitatori come normali neurotrasmettitori, ma esiste un fragile equilibrio dei prodotti chimici eccitatori ed inibitori nel cervello e quando questo equilibrio è turbato, ne possono conseguire seri disordini del sistema nervoso.

Quando il MSG (Glutammato monosodico) era stato inizialmente aggiunto agli alimenti come sostanza per esaltarne il gusto, i recettori del glutammato non erano ancora stati scoperti e nessuno sapeva che il glutammato poteva causare la morte delle cellule cerebrali.

L'industria alimentare ha investito milioni di dollari nello sviluppo dell'uso del MSG e delle proteine idrolizzate. E' stato solo dopo che tonnellate di questi "esaltatori di sapidità" sono state aggiunte ai nostri cibi e bevande che gli scienziati hanno avuto le prime indicazioni che le eccitotossine comportavano seri effetti collaterali. Purtroppo, questa scoperta è rimasta sepolta nella letteratura della ricerca medica per più di un decennio prima che qualcuno riconoscesse questo pericolo. E, come abbiamo visto, nel frattempo questo composto tossico era aggiunto in grandi dosi ai cibi per neonati e bambini piccoli, malgrado il fatto che fosse stato dimostrato che il cervello in sviluppo era il più vulnerabile agli effetti tossici degli aminoacidi eccitatori. Erano talmente tossici, infatti, che i ricercatori li hanno rinominati eccitotossine.

Un'abbondante ricerca aveva dimostrato che queste eccitotossine non solo danneggiavano le cellule della retina dell'occhio, ma anche che erano estremamente tossiche per le cellule nervose dell'ipotalamo ed in altre zone vitali del cervello. È importante rilevare che molti degli effetti tossici delle eccitotossine avvengono in un momento in cui nessun sintomo esterno si sviluppa. Il bambino non si ammala, non vomita o evidenzia altri comportamenti che possano allarmare i genitori che c'è qualcosa che va male. Quando dosi tossiche di MSG sono somministrate ai cuccioli di animali, essi continuano a comportarsi in maniera del tutto normale. Ma se i loro cervelli sono esaminati al microscopio, si trovano gruppi vitali di neuroni permanentemente distrutti nell'ipotalamo. A questa situazione ci si riferisce come "lesione cerebrale asintomatica".

Lesioni di questo tipo si vedono di frequente nella pratica di neurochirurgia e di neurologia. È inoltre importante ricordarsi che dopo l'ingestione di MSG, negli esseri umani le concentrazioni sanguigne di glutammato sono venti volte più elevate delle scimmie e cinque volte dei topi. Gli esseri umani possono essere cinque volte più vulnerabili alla tossicità del MSG del topo, l'animale noto più sensibile a questo tipo di ingiuria cerebrale. Non solo gli esseri umani concentrano il glutammato in misura molto più elevata, ma esso persiste nel sangue ad un livello elevato per periodi di tempo molto più lunghi, esponendo le parti non protette del cervello a livelli molto tossici.

Nel caso delle piccole creature, la cosa è ancor più grave perchè i danni subiti nel momento dell'esposizione iniziale non producono effetti esterni evidenti. Quando poi l'animale (o l'essere umano) raggiunge una successiva fase di sviluppo (adolescenza o età adulta) i danni possono presentarsi come un disordine endocrino o persino, possibilmente, un disordine dell'apprendimento (autismo, sindrome da deficit di attenzione, dislessia) o un disordine del controllo emotivo (episodi di violenza, schizofrenia, paranoia). Centinaia di milioni di neonati e di bambini piccoli sono esposti ad un grave rischio ed i loro genitori non ne sono neppure informati. E' stato soltanto grazie agli sforzi diligenti del Dott. John Olney se l'industria alimentare è stata costretta ad arrendersi all'evidenza; l'uso di additivi eccitotossici per alimenti anche nelle pappe per bambini. Ma, come abbiamo visto, nessuno ha nemmeno avvisato le madri incinte che i cibi intrisi di MSG che mangiavano potevano mettere in pericolo i bambini in sviluppo nel loro grembo.

E sempre più eccitotossine "esaltatori di sapidità" erano continuamente aggiunti negli alimenti per adulti e perfino negli alimenti per bambini piccoli. Di nuovo, ciò succedeva malgrado il rapido accumulo di dati di ricerca che confermano i pericoli precedentemente conosciuti e perfino nuovi pericoli connessi all'uso delle eccitotossine per alimenti. Ma, nel frattempo, non solo il MSG è aggiunto a virtualmente ogni alimento processato, esso viene propagandato anche nei libri di ricette. Negli anni sessanta era venduto nei supermercati, in forma granulare, proprio a tale scopo. Un'intera generazione è stata esposta a dosi elevate di eccitotossine. E continua ad esserlo.

Nel 1969 James Schlatter, un biochimico che lavorava con un composto, detto aspartame, alla ricerca di una possibile cura per le ulcere dello stomaco, sembra si sia leccato il pollice per girare la pagina di un suo taccuino. Fu colpito dall'intensa dolcezza del prodotto chimico che aveva inavvertitamente ricoperto il suo pollice. Da questa scoperta fortuita scaturì un affare che avrebbe portato 736 milioni di dollari di vendite per la NutraSweet Company nel solo 1988. Entro il 1989, la G.D. Searle & Company, possessore del marchio NutraSweet, aveva raggiunto un profitto che la classificava al nono posto nella lista Fortune 500.

Malgrado le preoccupazioni sulla sicurezza di questo nuovo dolcificante, compresa l'induzione di tumori cerebrali in animali da laboratorio, attacchi epilettici, aumento delle emicranie e un effetto avverso allo sviluppo cerebrale, la FDA ne approvò l'uso come dolcificante artificiale. Le vendite cominciarono a salire immediatamente. L'azienda NutraSweet spese oltre 60 milioni di dollari in pubblicità solo durante i suoi primi tre anni.

NutraSweet entrò nel mercato proprio al momento giusto. Gli Americani erano divenuti coscienti del problema peso corporeo e stavano cercando un sostituto dello zucchero, e l'aspartame sostituiva il ciclamato, recentemente proscritto. Rapidamente, sorpassò la saccarina nelle vendite. Difatti, NutraSweet ha sostenuto un ruolo primario nel rendere il commercio di bibite analcoliche uno degli affari a crescita maggiore in quello che era diventato un settore stagnante. Gli Americani stavano tracannando diet cola nell'erronea credenza che il consumo di zucchero fosse la causa primaria dell'obesità. Ma erano ignari dei seri effetti sulla salute di un eccessivo consumo di aspartato.

Il MSG è stato periodicamente esposto a critica da vari membri della professione medica, dalla comunità dei ricercatori e dai rappresentanti dei consumatori. Ma nel frattempo l'affare delle eccitotossine, "esaltatori di sapidità" aveva raggiunto un giro da miliardi di dollari. L'azienda Ajinomoto, il maggior fornitore di MSG e di proteine vegetali idrolizzate, assieme a una dozzina di produttori alimentari americani, decisero di proteggere i loro interessi creando una potente azienda di pubbliche relazioni nota come la "Glutamate Association". Il finanziatore numero uno di questa "gruppo d'attacco" era la Ajinomoto Company del Giappone.

Lo scopo di questo gruppo non era solo quello di difendere e promuovere l'uso del MSG e di altri "esaltatori del gusto", ma di attaccare chiunque osasse puntualizzare gli effetti avversi alla salute del MSG. Lo hanno fatto introducendo i loro propri scienziati in qualsiasi settore in cui fosse stato sollevato un problema serio sulla sicurezza. Nella maggior parte dei casi i rappresentanti dei consumatori sono persone informate ma che difettano della preparazione scientifica necessaria per sostenere l'assalto di uno scienziato aduso al gergo del chimico puro ed applicato. Questi attacchi possono essere crudeli e soverchianti e soltanto quelli con la pelle dura e con la massima determinazione possono sostenere l'assalto. Ma si sono spinti anche al di là, assumendo i loro propri scienziati per svolgere degli studi che sembrassero confermare la sicurezza dei prodotti in questione.

fonte: disinformazione.it

giovedì 7 agosto 2008

Oggi ho visto i nostri anziani rubare

Lui e lei, 70 e più. Lui più vicino agli 80, lei qualcuno in meno, nel piccolo supermercato a pochi metri da casa. Hanno l’aspetto comune di nonni qualsiasi di nipoti qualsiasi.

Lui va alla bilancia con il sacchettino trasparente. Dentro ci sono 4 o 5 pere. Le pesa, cerca a lungo il pulsante giusto, poi lo preme. Stacca l’etichetta adesiva e la applica alla busta. Poi si gira verso di lei, che gli si è avvicinata fin quasi a sfiorarlo. Lui tiene la busta aperta. Lei rapidamente infila un altro paio di pere che tiene in mano. Intanto i due corpi fanno scudo. E’ un attimo.

Lui si rigira e sigilla la busta con l’adesivo rosso e la mette nel carrello. L’operazione si ripete con le pesche, le prugne, i pomodori. Le albicocche a 3.90 € in piena estate le guardano a lungo. Poi le lasciano lì. E’ troppo anche con l’autoriduzione. Lo rifanno con le zucchine. Stavolta lei ne infila solo una con quel movimento velocissimo che ho imparato, con una certa ansia, a riconoscere. Causa un’enorme pena vederli… mi allontano. Ovviamente non mi sfiora neanche il dubbio. Non è questione, come cantò Francesco de Gregori, se stai dalla parte di chi ruba nei supermercati o di chi li ha costruiti rubando. E’ istintivo, a pelle, senza alternative.

Piuttosto mi sento un guardone. Guardone della miseria con la quale quegli anziani sono costretti a convivere e delle strategie di resistenza che mettono in atto per andare comunque avanti, insieme. Quella che adottano è una strategia senza respiro ma è evidente che non sappiano pensare alternative. Rubare è l’unica cosa che viene loro in mente. Non pensano a mense popolari, associazioni, gruppi di acquisto solidale e altre strategie che provino a ricostruire un tessuto locale strappato. Chi dovrebbe avergliene parlato? Sì, lo so (qualche lettore ci sta pensando di sicuro) magari hanno votato pure per Silvio Berlusconi. E allora? Cavoli loro?

Mi riviene in mente una storia montevideana degli anni ‘90 che vissi in prima persona. E’ la storia delle commesse solidali.

poverta In America la sorveglianza nei supermercati è enorme. Il lavoro costa poco e vale poco. A Montevideo erano gli anni più crudeli del neoliberismo, quelli della carestia indotta dall’FMI. C’era chi moriva di fame ma era tanta anche la classe media che affondava, a partire dai suoi anziani. Piccoloborghesi, insegnanti, impiegati, che dall’inizio della dittatura e poi con il neoliberismo che ne fu naturale continuazione, avevano visto ridursi di otto volte in vent’anni il loro potere d’acquisto, invidiabile fino ai primi anni ‘70. Interi progetti di vita scoprivano di avere avuto da sempre le gambe d’argilla. Si aggiravano tra gli scaffali, soppesavano, cercavano offerte, andavano via quasi a mani vuote.

Le cassiere dei supermercati però erano le loro figlie e nipoti. Avevano da qualche parte della città un loro nonno che si aggirava a mani vuote in un altro supermercato. Come tutti in Uruguay avevano studiato, ma la precarizzazione del lavoro non aveva dato loro che quella magra opportunità, otto ma anche dieci ore al giorno per 200-250 dollari al mese. Una non vita che presto, per i giovani, sfocerà nell’emigrazione di massa. Nonostante fosse una città piena di cultura e di coscienza politica, era molto triste la Montevideo degli anni ‘90.

Chissà chi avrà cominciato per prima a distrarsi alla cassa… a far passare in silenzio un pacco di pasta o un chilo di yerba mate, o un pezzo di carne. Gli anziani, così decenti, all’inizio, se se ne accorgevano, lo dicevano: “signorina… si è sbagliata”. Loro si scusavano e ripassavano la confezione sotto il lettore ottico.

Poi ci riprovavano, un pezzo ogni tanto, senza dare nell’occhio. rischiavano il posto, una denuncia. Lo facevano un po’ per rabbia contro i padroni, un po’ per solidarietà. Chissà chi iniziò ma la moda venne allargandosi. A poche persone a Montevideo non è capitato di vedersi abbonata almeno una volta una parte della spesa. Se ne arrivò a parlare perfino nei media, ma sottovoce, senza scandalo, pudicamente come tutto a Montevideo. Qualche ragazza veniva pure scoperta ma tutto restava sotto traccia. Forse i padroni volevano evitare che un piccolo storno percentuale diventasse ribellione aperta in un paese che, educatamente, li odiava.

Le commesse erano migliaia e quelle solidali dovevano essere parecchie centinaia. Le altre forse semplicemente non ne avevano il coraggio. La solidarietà tra i cittadini era forte, tutti sapevano che cosa stava succedendo al loro paese e non c’erano capri espiatori da cercare nei più deboli. Il rancore verso le multinazionali della grande distribuzione era grande e la pena per il male di vivere di troppi cittadini diveniva patrimonio comune. Forse anche quella delle commesse solidali non era una strategia risolutiva, ma almeno disegnava una società che reagiva insieme e si alleava, almeno empiricamente, spontaneamente, contro gli abusi di un sistema che la impoveriva (le commesse come i clienti) per favorire grandi arricchimenti.

Mi domando che strategie adotterà la società italiana nel dover forzatamente imparare a volare basso. Non solo la quarta settimana, ma anche le prime tre. Mi domando se sapremo adottare strategie solidali o se continueremo a scaricare sul più debole il peso più grande, che è l’essenza dell’ideologia dominante del berlusconismo, come la Finanziaria di ieri testimonia. Non ho una risposta. O forse preferisco non averla.

fonte: www.gennarocarotenuto.it

Epatotossicità: sospensione della commercializzazione dei farmaci contenenti Nimesulide in Irlanda

L'AIFA è stata informata della immediata sospensione della commercializzazione dei farmaci contenenti Nimesulide da parte dell’Agenzia del Farmaco Irlandese.
La decisione è stata presa a seguito della segnalazione da parte della National Liver Transplant Unit dell'ospedale St. Vincent di 6 casi di insufficienza epatica grave che hanno richiesto il trapianto di fegato e di una revisione complessiva delle segnalazioni pervenute all'Agenzia Irlandese.

La stessa Agenzia ha anche richiesto una rivalutazione del profilo di sicurezza della Nimesulide al CHMP, il comitato di esperti per le specialità medicinali dell'Agenzia Europea del Farmaco (EMEA).
La Nimesulide è un farmaco antinfiammatorio non steroideo (FANS), commercializzato per la prima volta in Italia nel 1985. Il suo profilo di sicurezza relativamente alla tossicità epatica era già stato oggetto di una rivalutazione da parte del CHMP nel 2003, che si era conclusa con un giudizio favorevole del profilo beneficio rischio.
L'AIFA ha costantemente monitorato in questi anni il profilo di sicurezza della Nimesulide; metterà a disposizione i dati nazionali e parteciperà attivamente alla rivalutazione del farmaco a livello europeo.

In Italia, la Nimesulide è il principio attivo di diversi farmaci: Algimesil, Antalgo, Areuma, Dimesul, Domes, Efridol, Eudolene, Fansulide, Flolid, Isodol, Ledolid, Ledoren, Nerelid, Nide, Nimenol, Nims, Noxalide, Resulin, Solving, Sulidamor, Fansidol, Sulide, Idealid, Delfos, Domes, Noalgos, Algolider, Aulin, Fansidol, Mesulid, Nimesil, Remov, Migraless, Edemax, Mesulid Fast, Nimedex.
Inoltre la Nimesulide è il principio attivo di diversi farmaci generici.
(Xagena)

Fonte:
1) AIFA, 2007
2) PFN, 2005

Nel marzo 2002 l'Aulin è stato sospeso in Finlandia e in maggio 2002 anche in Spagna!
Gli esperti dell'AIFA (Agenzia italiana del farmaco) invece di ritirarlo immediatamente, e per il bene dei consumatori, cosa fanno? "Richiamano medici e farmacisti alla scrupolosa osservanza delle informazione relative al farmaco". Roche© ringrazia!

disinformazione.it


mercoledì 6 agosto 2008

Dieci domande al signor Berlusconi

Indagine giornalistica de «La Padania» - 19 agosto 1998

  1. Il 26 settembre 1968, la sua Edilnord Sas acquistò dal conte Bonzi l’intera area dove lei, signor Berlusconi, edificherà Milano2. Lei pagò il terreno 4.250 lire al metro, per un totale di oltre tre miliardi di lire. Questa somma, nel ’68, quando lei aveva 32 anni e nessun patrimonio familiare a disposizione, era di enorme portata. Oggi, tabella Istat alla mano, equivarrebbe a oltre 38.739.000.000 lire. Dopo l’acquisto, lei aprì un gigantesco cantiere edile, il cui costo arriverà a sfiorare i 500 milioni al giorno, che in 4-5 anni edificherà l’area abitativa di Milano2. Tutto questo denaro chi gliel’ha dato, signor Berlusconi? Chi si nascondeva dietro le finanziarie di Lugano? Risponda.

  2. Il 22 maggio 1974 la sua società Edilnord Centri Residenziali Sas compì un aumento di capitale che così arrivò a 600 milioni di lire (4,8 miliardi di oggi. Fonte Istat). Il 22 luglio 1975 – un anno dopo – la medesima società eseguì un altro aumento di capitale passando dai suddetti seicento milioni a due miliardi (14 miliardi di oggi. Fonte Istat). Anche in questo caso, che è solo l’esempio di alcune delle tante e fortissime ricapitalizzazioni delle sue società, signor Berlusconi, vogliamo sapere da dove e da chi le sono pervenuti tali ingentissimi capitali in contanti. Se lei non lo spiega, signor Berlusconi, si è autorizzati a ritenere che sia denaro di dubbia origine, denaro dall’orribile odore.

  3. Il 2 febbraio 1973, lei, signor Berlusconi, fondò un’altra società: la Italcantieri Srl. Il 18 luglio 1975 questa sua piccola impresa diventò una Spa, con un aumento di capitale a 500 milioni. In seguito, quei 500 milioni diventeranno 2 miliardi, e lei farà in modo da emettere anche un prestito obbligazionario per altri 2 miliardi. Nell’arco di nemmeno tre anni, una sua società forte di un capitale di 20 milioni, appunto Italcantieri Srl, si trasformerà in un colosso, moltiplicando per 100 il suo patrimonio. Come fu possibile? Da dove prese, chi le diede, in che modo entrò in possesso, signor Berlusconi, di queste fortissime somme in contanti? Risponda. Lo spieghi.

  4. Il 15 settembre 1977 la sua società Edilnord Sas, signor Berlusconi, cedette alla neo-costituita Milano2 Spa tutto il costruito di Milano2 più alcune aree ancora da edificare. Tuttavia, quel giorno lei decise anche il contestuale cambiamento di nome della società acquirente. Infatti l’impresa Milano2 Spa cominciò a chiamarsi così proprio in quella data. Quando fu fondata a Roma, il 16 settembre ’74, rispondeva al nome Immobiliare San Martino Spa, «forte» di lire 1.000.000 di capitale e amministrata da Marcello Dell’Utri, il suo «segretario». Sempre il 15 settembre 1977, quel milione di salirà a 500, il 19 luglio 1978 a due miliardi. Un’altra volta: tutto questo denaro da dove arrivò?

  5. Signor Berlusconi, il cuore del suo impero, la notissima Fininvest, lei sa bene che nacque in due tappe. Il 21 marzo 1975 a Roma lei diede vita alla Fininvest Srl, venti milioni di capitale, che l’11 novembre diventeranno 2 miliardi con il contestuale trasferimento della sede a Milano. L’8 giugno 1978, ancora a Roma, lei fondò la Finanziaria di Investimento Srl, soliti 20 milioni, amministrata da Umberto Previti, padre del noto Cesare. Il 30 giugno 1978, quei venti milioni diventeranno 50, e il 7 dicembre 18 miliardi (81 miliardi di oggi). Il 26 gennaio 1979 le due «Fininvest» si fonderanno. Ebbene, questa gigantesca massa di capitali da dove arrivò, signor Berlusconi?

  6. Signor Berlusconi, lei almeno una volta sostenne che le 22 holding alla testa del suo impero societario vennero costituite da Umberto Previti per pagare meno tasse allo stato. Nessuno dubiterà mai più di queste sue affermazioni, quando lei spiegherà per quale ragione affidò consistenti quote delle suddette 22 holding alla società Par.Ma.Fid. di Milano, la medesima società fiduciaria che nel medesimo periodo gestì il patrimonio di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e grande riciclatore di soldi sporchi per conto di Alfredo e Giuseppe Bono, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Carmelo Gaeta e altri boss della mafia siciliana operanti a Milano. Perché la Par.Ma.Fid.?

  7. E’ universalmente noto che lei, signor Berlusconi, come imprenditore è nato col «mattone» per poi approdare alla tivù. Ebbene, sul finire del 1979, lei diede incarico ad Adriano Galliani di girare l’Italia ad acquistare frequenze televisive, ed infatti Galliani si diede molto da fare. Iniziò dalla Sicilia, dove entrò in società con i fratelli Inzaranto di Misilmeri, frazione di Palermo, nella loro Retesicilia Srl. Soltanto che Giuseppe Inzaranto, neo-socio di Galliani, era anche marito della nipote prediletta di Tommaso Buscetta, che nel 1979 non è un «pentito», è un boss di prima grandezza. Questo lei lo sapeva, signor Berlusconi? Sapeva di aver sfiorato i vertici della mafia?

  8. E’ certo che a lei, signor Berlusconi, il nome dell’Immobiliare Romana Paltano non può risultare sconosciuto. Certo ricorda che nel 1974 la suddetta società, 12 milioni di capitale, finì sotto il suo controllo amministrata da Marcello Dell’Utri. Fu proprio sui terreni posseduti da questa immobiliare che lei edificherà Milano3. Così pure ricorderà, signor Berlusconi, che nel ’76 quel piccolo capitale di 12 milioni salirà a 500 e il 12 maggio 1977 a 1 miliardo. Inoltre lei modificherà anche il nome a questa impresa, che diventerà la notissima «Cantieri Riuniti Milanesi Spa». Ancora una volta: da dove prese, chi le fornì i 988 milioni (5 miliardi d’oggi) per quest’ennesima iniezione di soldi?

  9. Lei signor Berlusconi, certamente rammenta che il 4 maggio 1977 a Roma fondò l’Immobiliare Idra col capitale di 1 (un) milione. Questa società che possiede beni immobiliari pregiatissimi in Sardegna, l’anno successivo – era il 1978 – aumentò il proprio capitale a 900 milioni di lire in contanti. Signor Berlusconi, da dove arrivarono gli 899 milioni che fecero la differenza? E poi: da dove, da chi, perché lei entrò in possesso delle stratosferiche somme che le permisero di far intestare all’Immobiliare Idra proprietà in Costa Smeralda – ville e terreni – il cui valore è da contarsi in decine di miliardi? Dica la verità, signor Berlusconi. Sveli anche questo mistero impenetrabile.

  10. Signor Berlusconi, in più occasioni lei ha usato – vedi l’acquisto dell’attaccante Lentini dal Torino Calcio, ad esempio – la finanziaria di Chiasso denominata Fimo. Anche in questo caso, come in precedenza per la finanziaria Par.Ma.Fid., ha scelto una società fiduciaria al cui riguardo le cronache giudiziarie si sono largamente espresse. La Fimo, infatti, era la sede operativa di Giuseppe Lottusi, riciclatore di soldi sporchi dalla cosca dei Madonia, e Lottusi il 15 novembre del 1991 verrà condannato per questo a 20 anni di reclusione. Ebbene, la transazione per l’acquisto di Lentini, tramite la Fimo, avvenne nella primavera del 1992. Perché la Fimo, signor Berlusconi?
fonte: disinformazione.it

martedì 5 agosto 2008

RAGAZZE PON PON CON GLI OCCHI A MANDORLA

Di Antonella Randazzo

In Cina è stata avviata una grandiosa propaganda sul modello americano in occasione delle prossime olimpiadi.
Nei filmati dei cinque registi scelti per propagandare l'evento appaiono ragazze pon pon, bambini che ridono, amici che si ritrovano dopo tanto tempo, palloncini che volano, ragazze e bambine che ballano, e gente di ogni età che sorride felice.
Le autorità cinesi hanno visto l’assegnazione dei Giochi olimpici come un’occasione da non perdere per offrire l’immagine di una presunta Nuova Cina, ricca, moderna e potente, senza però svelare i retroscena assai più inquietanti della realtà cinese.

Ormai da tempo molti cinesi del ceto alto e medio stanno facendo propri gli stessi criteri delle persone occidentali. Nel modello propagandato dalle autorità occidentali c'è il ricco e il povero, c'è il bello che diventa "Vip" e il brutto che rimane persona "comune" (a meno che non sia parente di persone importanti). All'interno di questo sistema si ambisce alla ricchezza e si diventa sempre più insensibili alla sofferenza umana. In Cina oggi molti giovani sognano di diventare modelli, attori, e di avere ricchezza e popolarità. Molti accettano cinicamente un assetto fondato sull'ingiustizia e sulla sopraffazione, impegnati ad inseguire le "opportunità di successo" o la "popolarità".
Come in Occidente, le autorità cinesi impongono un sistema in cui non conta il benessere dei cittadini ma il prestigio nazionale, non contano l'uguaglianza e la giustizia, ma il potere di alcuni, non conta la sofferenza della maggioranza, ma la ricchezza della minoranza.
Ovviamente, nella propaganda dei Giochi olimpici non appaiono le migliaia di persone che hanno perso la casa a causa dei lavori per gli stadi, o gli operai che hanno lavorato per tante ore al giorno in cambio di salari da fame, o addirittura in cambio di nulla.
Molti lavoratori cinesi si sono recati a Pechino per lavorare alle opere olimpiche, ricevendo stipendi da fame, e in certi casi non hanno ricevuto alcuno stipendio. Infatti, dato che in Cina non esiste di fatto alcuna tutela del lavoratore, alcune ditte posticipano i salari e dopo alcuni mesi si rifiutano di pagare. Scrive “Asianews”: “Da anni in Cina i migranti non sono pagati dai datori di lavoro, specie nel settore edile nel quale le imprese, finita l’opera, semplicemente spariscono… Un migrante del Jiangsu si è dato fuoco sulla piazza Tienanmen per protestare contro il governo e i capi della sua ditta, che non gli pagano il salario… Quello dei lavoratori non pagati è una delle piaghe più grosse della Cina di oggi. Secondo uno studio dell'università Renmin di Pechino, oltre il 90 % dei lavoratori migranti in Cina (almeno 150 milioni) non ha contratto e non riceve la paga in modo regolare. Anche se le direttive del governo impongono di pagare i lavoratori ogni mese, molti datori di lavoro falsificano le ricevute e non danno alcun salario, col pretesto di saldare ogni 6 mesi. Una volta che hanno in mano le ricevute finte, si rifiutano di pagare, senza alcuna possibilità per i dipendenti di avere giustizia. Alcuni lavoratori hanno fatto ricorso alla violenza ed hanno aggredito i datori di lavoro che non li pagavano, ma molti altri hanno deciso di portare l'attenzione sulla loro situazione suicidandosi”.(1)

Molte società straniere (specie statunitensi) fanno in Cina tutto quello che vogliono, e se qualche sindacato solleva obiezioni esse protestano dicendo che i sindacati sarebbero “un’emanazione del Partito comunista” perché in Cina non possono esserci sindacati liberi. In altre parole, fanno appello al sistema dittatoriale per giustificare ogni comportamento. Il paradosso è che i media occidentali disprezzano le caratteristiche dittatoriali del regime cinese senza però dire quanto esso è favorevole agli interessi di molte corporation occidentali.

Gli attivisti per i diritti umani, in occasione dei Giochi olimpici di Pechino, hanno fatto appello all’Occidente, ricordando che le promesse di migliorare la situazione dei diritti umani non sono state mantenute. L’associazione Chinese Human Rigths Defenders ha inviato una lettera aperta al presidente Usa George W. Bush e a quello francese Nicolas Sarkozy, firmata da moltissimi cinesi. La lettera dice:
“Il governo cinese non ha mantenuto le promesse fatte al Comitato olimpico internazionale, quando ha chiesto l’assegnazione dei Giochi, di migliorare il rispetto dei diritti umani in Cina”. E riporta chiaramente una serie di crimini commessi dalle autorità cinesi: “la cacciata coatta della gente dalle abitazioni per realizzare le opere olimpiche, la mancanza di tutela per i lavoratori migranti, le persecuzioni contro attivisti per i diritti e dissidenti, la mancanza di libertà di espressione e riunione, la censura sui media, le persecuzioni per ragioni religiose”.(2)

Moltissimi cinesi hanno sollevato molte critiche contro le autorità, perché ritengono insensato e crudele organizzare in grande stile le Olimpiadi mentre milioni di persone vivono in estrema povertà o con situazioni lavorative tremende. Secondo queste persone sarebbe stato più “umano” e saggio investire i miliardi di euro, anziché per allestire le scene olimpiche, per combattere la povertà e l’analfabetismo.
Secondo un’inchiesta condotta da “AsiaNews”, molte persone delle grandi città come Pechino, Shanghai e Tianjin, e di diverse regioni quali Guangdong, Jiangsu, Shandong, Sichuan, Ningxia, Hubei, hanno espresso dolore e preoccupazione per l’assegnazione delle Olimpiadi alla città di Pechino. Un cittadino di Shanghai ha scritto:
“La notte in cui Pechino ha vinto la candidatura a ospitare i Giochi olimpici io ho pianto. Ho pianto per la mia nazione e il mio popolo. I poveri della Cina non riescono nemmeno a nutrirsi, e devono ospitare le Olimpiadi. Il governo allora ha pensato di essere intelligente, ma in realtà è stato stupido. L’unica nazione che ha tratto profitto dalle Olimpiadi è stata l’America (gli Stati Uniti – ndr). Molte altre nazioni non sono nemmeno riuscite a pagare i loro debiti in 20 o 30 anni. Alle ultime Olimpiadi, la Grecia ha perduto 1 miliardo di dollari. I cinesi soffrono già tanto per la povertà. Ora con le Olimpiadi, questa situazione peggiorerà. Non riesco a capire come la gente voglia celebrare. Come si fa a ignorare che stiamo soltanto esibendo il nostro orgoglio? Si dice che Pechino ha progettato di spendere 80 miliardi di Rmb (renminbi - la valuta emessa dalla Repubblica Popolare Cinese) solo per le costruzioni olimpioniche. Immaginate: con quella somma centinaia di migliaia di bambini potrebbero andare a scuola, molte persone non sarebbero più povere e gli operai disoccupati potrebbero trovare lavoro. I Giochi Olimpici dureranno solo un po’ più di 10 giorni. Era proprio necessario sprecare così tanti soldi? Che cosa faremo con quegli stadi in futuro? Quanti soldi dovremo sprecare ancora solo per mantenerli? Sarà solo un’occasione per i membri corrotti del governo i essere ancora più corrotti. Queste superbe costruzioni sportive non ci portano alcun bene. Sono solo un altro modo di sprecare i soldi delle nostre tasse”.(3)

Secondo il dissidente cinese Bao Tong, le autorità cinesi vogliono utilizzare le Olimpiadi per mostrare al mondo un volto migliore di quello reale. Egli scrive:

“L’unico scopo è dimostrare il [nostro] splendore, facendo tutto il possibile, senza badare alle spese in risorse umane o economiche. Di certo, questo splendore non è per nulla quello delle Madri di Tienanmen[1], o di coloro che consegnano petizioni per chiedere giustizia, o quello dei lavoratori migranti… Lo splendore che si vuole dimostrare è quello della stabilità che ha schiacciato tutto, da cui sono emerse la grandezza e l’armonia attuali. Tutti devono capire che questo è il risultato del massacro. Senza massacro, non ci sarebbe stato l’innalzamento [del Paese], senza massacro non ci sarebbe stata l’armonia attuale. Ospitare le Olimpiadi è la legittimazione che il sistema di leadership con caratteristiche cinesi è il migliore, testimoniato anche dalla pratica. Stranieri: glorificateci! Patrioti: siate orgogliosi! Se penso a questo, il sangue mi bolle nelle vene. Come si può definire questa una “psicologia normale”?(4)

In Cina, dopo la rivoluzione di Mao, le autorità cercarono di persuadere tutti i cinesi che in Cina aveva trionfato il "marxismo", e che dunque dovevano conformarsi al nuovo sistema. Ogni persona che rivendicasse la libertà diventava nemica del popolo, oppure veniva marchiata con l’etichetta infamante di “imperialista” o “revisionista". Di tanto in tanto si ebbero durissime repressioni che costarono la vita a milioni di persone.
Dal 1978, la Cina iniziò ad aprire la strada al capitale e alle imprese private. Nel 1980 nacquero molte società con capitali stranieri, che godevano di diversi privilegi fiscali. I cambiamenti dell’economia cinese non furono accompagnati a cambiamenti in senso democratico, al contrario, il 4 dicembre del 1982, venne approvata una nuova costituzione, che riaffermava il potere totale del Partito Comunista sullo Stato e sulla società.
Nel 1989, molti studenti cinesi si riunirono per discutere le possibilità di migliorare la situazione politica e sociale del paese. La realtà era vista ancora all’interno di uno schema socialista, ma venivano sollevate critiche contro i vertici del Partito.
Gli studenti erano appoggiati da un esponente dell'élite, Zhao Zyiang (nominato segretario generale del Partito comunista nel 1987), che venne subito estromesso dai vertici del Partito. Il 18 aprile del 1989, un gruppo di studenti occuparono piazza Tienanmen, gridando "Abbasso la rivoluzione, viva la democrazia, viva la Cina". In poco tempo la piazza si riempì di migliaia di persone, che chiedevano di contare qualcosa nelle scelte economiche del paese. La protesta andò avanti fino a maggio, mese in cui venne introdotta la legge marziale. Il 3 giugno scattò una feroce repressione, l’esercito intervenne con i carri armati e sparando all’impazzata sulla folla. Migliaia di persone morirono, e la piazza diventò un cumulo di cadaveri in una pozza di sangue. Per diversi giorni si ebbero esecuzioni sommarie, arresti e torture. Seguì un rigido controllo di tutti i media, e la proibizione dell’ingresso ai giornalisti stranieri.
Ancora oggi non si conosce il numero esatto di morti. Il governo cinese stimò 200 morti civili e 100 soldati, ma successivamente ridusse ancora di più questa stima. La Cia stimò 400-800 vittime, mentre la Croce Rossa parlò di 2600 morti e 30.000 feriti. Le varie testimonianze parlarono di almeno 3000 persone uccise. Gli studenti stimarono 7.000-12.000 morti. Secondo Amnesty International, il numero dei morti crebbe in seguito, quando molti altri studenti vennero giustiziati o uccisi dai soldati.
Il movimento era stato distrutto prima che potesse pericolosamente espandersi. L'obiettivo del regime fu raggiunto, e quasi tutti i giovani rinunciarono alle lotte. Racconta Zhang Dali, un sopravvissuto: "Quell'evento ha cambiato la storia cinese. Tante persone non hanno più voluto avere a che fare con la politica, mentre altre hanno cercato in tutti i modi di arricchirsi, soltanto poche non hanno rinunciato alle loro idee."(5)

Il Chinese Human Rights Defender ha reso noto che mentre le autorità cinesi preparavano le Olimpiadi, alcune persone che lottarono per la libertà durante il massacro di piazza Tiananmen, erano ancora in carcere o agli arresti domiciliari.
Ad esempio, da maggio, Qi Zhiyong un attivista reso disabile in seguito alle aggressioni in piazza Tiananmen, è agli arresti domiciliari.

Nel 1992, le autorità cinesi incominciarono a parlare di "economia socialista di mercato", senza specificare bene cosa significasse, e senza smontare l’idea che la Cina fosse un paese “comunista”. Si trattava di aprire la Cina agli investimenti privati, avvantaggiando il capitale straniero contro gli interessi della popolazione.
Oggi la Cina è inserita completamente nel sistema capitalistico internazionale, e molte sue società sono strettamente legate a società occidentali. La Exxon Mobil, la BP Amoco e la Royal Dutch Shell hanno acquistato azioni della petrolchimica cinese Sinopec per 1,8 miliardi di dollari, e la Sinopec ha emesso sui mercati internazionali azioni per più di 3 miliardi e mezzo di dollari.
Milioni di persone sono state costrette a trasferirsi in città, oppure ad andare via dalla propria casa, in seguito alla costruzione di dighe o di centri industriali o commerciali. Si calcola che oggi ci siano almeno 100 milioni di cinesi in movimento nel paese.
Dopo il 1998, il settore privato si è ulteriormente sviluppato, fino a superare quello pubblico. Secondo i dati della Banca mondiale, il settore privato produce il 62% del Pil. Le ricchezze prodotte dal nuovo assetto economico sono finite in gran parte nelle mani di poche famiglie cinesi e delle corporation transnazionali.

La Cina di oggi attua riforme economiche decise in base alla "crescita economica" del paese (ossia in base ai profitti delle imprese), senza però mettere al primo posto il benessere dei cittadini. Alla fine degli anni Novanta, sono state attuate misure di "ristrutturazione" e di "fusione", le stesse applicate anche in altri Stati, e consigliate dal Fmi. L'industria tessile statale è stata smantellata per dare spazio agli imprenditori privati. Anche 94 miniere carbonifere statali sono state chiuse, per dare spazio ad aziende che si presentano come "competitive". Per i cittadini cinesi queste riforme hanno coinciso con un aumento della disoccupazione, della povertà e della disperazione. “Le Monde” del 5 maggio 1998, scrisse che soltanto alla fine del 1997, le aziende statali cinesi licenziarono 12 milioni di salariati. Secondo lo studioso Zhou Lukuan, il tasso di disoccupazione in Cina ha raggiunto il 20% della popolazione attiva.
Nelle città le disuguaglianze e gli squilibri sono molto evidenti. Sono sorte zone piene di alberghi, ristoranti e negozi di lusso, che mirano a soddisfare le esigenze dell'élite ricca. Al contempo, si è abbassato il tenore di vita di milioni di persone, che si sono riversate nelle città in cerca di lavoro. Le classi più povere sono state maggiormente colpite dalle privatizzazioni e dall'inflazione. Le tensioni crescono in città come nelle campagne. Molti parlano del progresso economico cinese come favorevole a tutti i cinesi, ma ciò non corrisponde a realtà. Il "boom economico", e la considerazione mondiale della Cina come paese economicamente sviluppato e in crescita, non corrispondono a progressi nella condizione lavorativa e salariale dei lavoratori cinesi. Al contrario, da quando la Cina ha raggiunto alti livelli di sviluppo economico, il reddito di molti lavoratori (specie dei contadini) si è abbassato, e sono aumentati la disoccupazione e lo sfruttamento lavorativo. E' vero che negli ultimi anni è cresciuto l'incentivo al consumo attraverso miliardi di dollari spesi in pubblicità. I giovani vengono stimolati al consumo, al divertimento e al far soldi. Si è affermato lo stile di vita occidentale, basato sull'idea di essere "belli e alla moda". I giovani vengono indotti ad emulare i modelli occidentali, nell'abbigliamento e nel look. Le ragazze vogliono fare le modelle, per "esprimere la propria personalità sulle passerelle". L'ex colonnello Jin Xing ha descritto così le nuove generazioni di cinesi:
“Mi pare che i giovani di oggi abbiano una mentalità molto diversa dalla nostra. Non credono alla religione, né all'ideologia marxista-leninista, ma vedono le cose in modo utilitaristico, cercando in tutti i modi di raggiungere un tenore di vita elevato, per poter ottenere ogni cosa. E' una generazione viziata ed egoista, che ha come unica fede il raggiungimento delle cose pratiche e materiali. Come il guadagno, la casa, una macchina nuova e altre cose simili”.(6)

Nonostante le autorità cinesi parlino ancora di "socialismo" o di "comunismo", le disuguaglianze economiche in Cina sono sempre più nette. Secondo i dati forniti dall'Ufficio nazionale di statistica, il 20% delle famiglie possiede il 48% delle proprietà, mentre il 20% più povero possiede soltanto il 4%; inoltre, i depositi bancari appartengono per l'80% al 20% dei titolari.(7)
Le classi popolari sono oggi in preda alle difficoltà. Cresce la disoccupazione, mentre lo Stato tende a diminuire le spese per l’istruzione e la sanità. Secondo fonti governative, ci sono almeno 6 milioni di licenziamenti all’anno.
Tre economisti cinesi, Yang Fan, Zuo Dapei e Han Deqiang, hanno scritto una lettera all’Assemblea Nazionale, in cui denunciavano l’esistenza di un’”oligarchia finanziaria”, che detiene un potere enorme, potendo concedere o ritirare i crediti, condizionando lo sviluppo economico dell’intero paese.
Secondo lo studioso Zhu Ling: “La maggioranza della popolazione non riceve la maggior parte dei redditi. Al contrario, solo un pugno di persone si prende la parte del leone delle ricchezze della società”.(8)

Moltissimi lavoratori immigrati, costretti a lasciare le campagne e a cercare lavoro in città, lavorano anche dieci/quindici ore al giorno, percependo poco più di cento euro al mese. Inoltre, i loro diritti non sono tutelati e talvolta le condizioni difficili di lavoro provocano gravi incidenti.
Dunque, oggi in Cina i diritti umani sono subordinati alle corporation e al profitto. Il governo cinese ha chiesto finanziamenti dalla Bm e dal Fmi per costruire grandi opere, che saranno vantaggiose soltanto per le imprese e arrecheranno danno alle popolazioni locali. Ad esempio, per costruire la Diga delle Tre Gole, almeno tre milioni di persone sono state deportate, e quelle che protestavano sono state represse duramente. Le lotte sono state poi raccontate come “disordini interetnici”.
La presenza di tante aziende straniere e la produzione finalizzata al mercato mondiale, non possono non avere un potere enorme sulle decisioni economiche del governo. Il nuovo sistema cinese è basato sul potere finanziario e sulla produzione industriale, che è in gran parte in mani private. Questo nuovo sistema non è stato scelto dai cittadini cinesi, e non può essere messo in discussione, come già dichiarò Deng Xiaoping.
Le autorità cinesi utilizzano l'artificio retorico già utilizzato da Lenin, quando dicono che "la Cina si trova nello stadio primario del socialismo".(9) In realtà, il "socialismo" come sistema in cui la gente comune ha il potere di prendere le decisioni più importanti, non è mai esistito nemmeno in Cina.

Da diversi anni le autorità cinesi sottraggono le terre ai contadini per venderle a prezzi irrisori alle industrie, pagando ai contadini pochi spiccioli. Per questo le proteste hanno assunto proporzioni enormi. Ad esempio, nel maggio dello scorso anno, nella città di Gurao, municipalità di Shantou (Guandong), gli abitanti si sono sollevati e per la rabbia hanno distrutto gli uffici e le case delle autorità locali.
Secondo fonti ufficiali, oltre il 50% delle proteste sono dovute agli espropri.
Nel 2005 ci sarebbero state oltre 87mila proteste, e nell’anno successivo sarebbero diminuite del 16,5%, ma le reazioni di rabbia sarebbero state molto più violente. Il ministero della Terra e delle risorse ha riferito che nel 2006 le espropriazioni indebite di terreni sarebbero cresciute del 17,3% giungendo a 131mila casi.

In Cina, come in molte parti del mondo, esiste una resistenza che cerca di lottare contro il sistema, e come ovunque viene bollata come “terrorismo”. Di tanto in tanto le autorità cinesi denunciano tentativi “terroristici”. Oppure sostengono di aver sventato attentati terroristici. Ad esempio, nel marzo di quest’anno hanno asserito di aver impedito un attentato terroristico su un volo aereo della China Southern Airlines diretto da Urumqi a Pechino. Ma data la natura criminale e terroristica del regime, c’è da sospettare che si possa trattare di strategie dello stesso tipo di quelle utilizzate dagli stegocrati occidentali (si veda a questo proposito l’articolo http://www.disinformazione.it/significato_terrorismo.htm).

Di sicuro esiste un terrorismo di Stato in Cina, basti pensare alle molte repressioni e ai crimini perpetrati in Tibet o contro religiosi cinesi.

Col pretesto del “terrorismo” quest’anno sono state arrestate nello Xinjiang 82 persone accusate di “cospirare per sabotare le Olimpiadi”. Ma il Centro di informazione del Turkestan orientale ha informato che a queste persone si nega il diritto di avere un avvocato e che potrebbero essere torturate al fine di estorcere confessioni.
Sta di fatto che per le Olimpiadi verrano spese enormi cifre per la “sicurezza”. A Pechino ci saranno migliaia di soldati, 10 mila guardie di sicurezza, almeno 40 mila poliziotti, 27.500 armati, 300 guardie anti-terrorismo e 15 mila volontari della guardia civile, oltre ad una fitta rete di informatori e spie. Chi userà la metropolitana dovrà subire controlli come chi si imbarca su un aereo, e persino chi usa bus e pullman sarà controllato.
Il pretesto è quello del terrorismo da parte di musulmani uiguri, tibetani o evangelici, ma di fatto l’intera popolazione sarà sotto un rigido controllo. L’agenzia di stampa “Nuova Cina” ha fatto sapere che addirittura non si potranno portare negli stadi striscioni con su scritto “Go China”, e nemmeno potranno circolare opuscoli, libri e altro materiale a contenuto “commerciale, religioso, politico, militare, o relativo ai diritti umani, all’ambiente e alla difesa degli animali”. Non si potranno portare nemmeno ombrelli e accendini.

Il timore degli stegocrati cinesi è che i dissidenti informino gli occidentali sulla vera situazione del paese, o che vengano sollevate proteste contro il regime cinese.
Quello che maggiormente preoccupa l’attuale gruppo di potere è che i popoli divengano solidali fra loro, e comprendano che possono spodestare gli usurpatori. Questo è il motivo principale che fa gridare le autorità al “terrorismo!”.
La censura dell’informazione esiste ovunque, e ha lo scopo principale di impedire alle persone comuni di capire quello che sta avvenendo realmente. Ossia che i gruppi stegocratici operano senza tener conto del benessere dei popoli, e in tale contesto anche le Olimpiadi, che in apparenza dovrebbero (e potrebbero) essere un’occasione di festa e divertimento, diventano fonte di sofferenza per molti. Dopo pochi giorni i Giochi termineranno, ma purtroppo non finirà la sofferenza e il degrado in cui sono costretti a vivere milioni di cinesi.

lunedì 4 agosto 2008

La morale degli altri

fonte: Vania Lucia Gaito

Che sia prassi comune, per le gerarchie ecclesiastiche, predicar bene e razzolar male, è un fatto assodato. E non c'è bisogno neanche di andare oltre oceano per trovare fulgidi esempi di modi di agire e di "pastorali" che con il Vangelo non hanno assolutamente nulla a che spartire, anzi. Basta lasciarsi Roma alle spalle e scendere un poco lungo la costa tirrenica, deviando verso l'entroterra fino ad arrivare alla diocesi di Aversa. Una diocesi che comprende anche cittadine "difficili" come Caivano e Casal di Principe, territorio di camorra. Una diocesi che vide morire ammazzato don Peppino Diana, per il suo impegno sociale e religioso contro la camorra. Lo ammazzarono una domenica mattina, il 19 marzo del 1994, mentre si preparava, nella sacrestia della sua parrocchia, a celebrare la messa di San Giuseppe. La diocesi di Aversa è retta dal 1998 da un vescovo che con il cuore e il coraggio di don Peppino Diana non ha mai avuto niente a che spartire: Sua Eccellenza Monsignor Mario Milano. Poco più di un mese fa, è stato insignito della cittadinanza onoraria. I "meriti sul campo", infatti, sono indiscutibili. Innanzitutto, Sua Eccellenza si è saputo distinguere, negli ultimi anni, per il suo comportamento a dir poco discutibile. Intanto, la Chiesa locale aversana, sebbene sollecitata da diversi gruppi di fedeli e associazioni, non ha mai voluto iniziare il processo di beatificazione di don Diana. La Curia si premurò, inoltre, di vietare la presentazione di un libro intotolato alla memoria di don Diana ed edito dalle Edizioni Paoline, con una motivazione degna dell'Inquisizione: il libro conteneva una velata critica alla Chiesa aversana. Sempre la stessa Curia, si premurò di cancellare all'ultimo minuto l'intervento del vescovo di Caserta, Raffaele Nogaro, alla manifestazione “Io c’ero”, intitolata alla memoria di don Peppe Diana. In compenso, però, il vescovo Mario Milano ha ritenuto opportuno inaugurare il centro pastorale di San Cipriano d’Aversa, dedicato ad un imprenditore morto dopo essere stato arrestato per mafia. Inoltre, circa un anno fa, Sua Eccellenza è balzato agli onori della cronaca nazionale per un edificante esempio di azione pastorale: il parroco di Pescarola, frazione di Caivano, aveva dato vita ad un gruppo di preghiera dedicato ai gay e alle lesbiche. Un gruppo, per dirla con le parole del parroco padre Edoardo Capuano, “nato per combattere l’emarginazione sociale che vivono gli omosessuali. L’intento era quello di integrare queste persone parlando dei loro problemi, della loro vita ordinaria, ma questo a qualcuno non è piaciuto.” Così come non era piaciuto un altro gruppo parrocchiale, quello composto da genitori in difficoltà, genitori di tossicodipendenti e di disabili, coppie in attesa di adozione e giovani in crisi. Il vescovo ordinò al parroco di sciogliere i due gruppi, pena l'allontanamento immediato dalla parrocchia. Ma non era stato Cristo ad accogliere l'adultera e a dire "Chi è senza peccato scagli la prima pietra?" A quale episodio del Vangelo s'è ispirato monsignor Milano, quando ha ordinato di non accogliere in Chiesa gli omosessuali? Tuttavia, questa morale medievale così rigorosa non si applica certo indiscriminatamente. Così, il 19 dicembre 2007, i carabinieri arrestarono in flagranza di reato don Marco Cerullo, sacerdote della diocesi aversana. Il reato in questione era quello di abuso sessuale su un minore. Don Marco, approfittando della sua posizione di insegnante di religione (per amor di precisione, gli insegnanti di religione sono nominati dai vescovi locali), aveva condotto un bambino di 11 anni fuori dalla struttura scolastica, senza permesso. Lo aveva portato, in macchina, in una località isolata, e lì i carabinieri lo avevano trovato mentre costringeva il bambino a subire un rapporto orale. Durante l'incidente probatorio, che ha avuto luogo qualche giorno fa, il bambino ha raccontato che non era quella la prima volta che il sacerdote lo insidiava. Don Marco Cerullo fu arrestato e tradotto in carcere, in isolamento. I detenuti, si sa, hanno un preciso codice deontologico, e non amano molto chi si macchia di colpe tanto inqualificabili. Pochi giorni di galera, e poi gli arresti domiciliari presso una comunità tenuta segreta. Pare che, ufficiosamente, ci sia stata una visita al vice parroco in carcere da parte del prelato. Ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulla vicenda, il vescovo Milano si limitò a dire: “Non è che non voglio dire nulla, non posso dire nulla visto che ci sono ancora le indagini in corso”. Ma, a parte le scuse arrivate da Città del Vaticano alla famiglia del bambino, non è stata loro rivolta una sola parola di vicinanza e di conforto da parte di Sua Eccellenza. Pochi mesi prima dell'arresto, don Marco Cerullo era stato trasferito da un'altra parrocchia a quella del Santissimo Salvatore a Casal di Principe. Un trasferimento di cui, confesso, vorrei conoscere le vere motivazioni. Così come vorrei conoscere il tipo di educazione che viene impartita agli aspiranti sacerdoti nel seminario di Aversa, nel quale don Marco ha studiato. Si tratta di un seminario che recluta ragazzi a partire dalle scuole medie. Mi sembra doveroso chiedersi chi, oltre a questo discusso vescovo, controlla cosa accade ai bambini e ai ragazzi che lo frequentano.

Dicono di lui.. (parte II)

Fonte: El Pais (04/08/2008)

Berlusconi tapa un pecho

Una reproducción de La Verdad desvelada por el Tiempo, situada detrás de la mesa donde el primer ministro italiano, Silvio Berlusconi, da las ruedas de prensa, ha sido retocada para evitar que se vea un pecho. La reproducción de la obra del artista del siglo XVIII Giambasttista Tiepolo ha sido retocada de manera que el pecho desnudo de la protagonista femenina ha desaparecido, "recubierto por un velo", indica La Repubblica.

El retoque, iniciativa de las personas que cuidan de la imagen de Berlusconi, se debe a que el seno queda dentro del encuadre que las televisiones hacen durante las ruedas de prensa y temen que esa visión pueda "herir" sensibilidades. Ayer se desató la indignación de los críticos de arte italianos, que calificaron la iniciativa de gesto "loco, inútil, cómico y patético".

Berlusconi copre un seno

Una riproduzione de "La verità svelata dal tempo" posta dietro il tavolo dove il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi, va in conferenza stampa, è stata ritoccata per evitare che si vedesse un seno. La riproduzione dell'opera dell'artista del XVIII secolo Gianbattista Tiepolo è stata ritoccata in modo che il seno nudo della protagonista femminile sparisse, "coperto da un velo", indica La Repubblica.

Il ritocco, iniziativa delle persone che curano l'immagine di Berlusconi, è dovuto al fatto che il seno rientra dentro l'inquadratura che fa la TV durante le conferenze stampa e che quindi queste temono che questo possa "ferire" la sensiblità. I critici d'arte manifestarono ieri tutta la loro indignazione, bollando l'iniziativa un gesto "folle, inutile, comico e patetico".

trad. a cura di Max Pezza

In arrivo i militari nelle città



A me non riguarda io vivo all'estero ;-) Olé

domenica 3 agosto 2008

La Tassa Berlusconi


La giustizia a orologeria valica ormai i confini nazionali e dilaga, come un’inarrestabile cancrena, fino al Lussemburgo. Lì la Corte Europea di Giustizia ha stabilito che le norme italiane che consentono a Rete4 di trasmettere via etere senza concessione su frequenze spettanti a Europa7 che la concessione vinse in una regolare gara nel 1999 mentre Rete 4 la perse, sono “contrarie al diritto comunitario”, dunque illegali. A partire dalla legge Maccanico gentilmente offerta dal centrosinistra al Cavaliere nel 1997, per proseguire col decreto salva-Rete4 e con la legge Gasparri varati dal governo Berlusconi II tra il 2003 e il 2004. Giusto in tempo per il suo probabile ritorno a Palazzo Chigi, dunque, si ripropongono intatti i nobili moventi della sua “discesa in campo” del ‘94: salvare le sue televisioni da una qualunque legge antitrust e salvare se stesso dai processi (a Milano stanno per chiudersi quelli per i fondi neri
Mediaset e per la corruzione del testimone David Mills, a Napoli sta per aprirsi quello per la tentata corruzione di Agostino Saccà e di alcuni senatori). La soluzione ideale sarebbe depenalizzare anche la corruzione e trasferire la Corte europea da Lussemburgo a Brescia, o ad Arcore, per legittimo sospetto.


Nell’attesa, va detto che non sarebbe occorso scomodare l’Europa se l’Ulivo prima e l’Unione poi avessero fatto il proprio dovere: tradurre in legge le sentenze della Corte costituzionale del 1994 e del 2002 che fissano per Mediaset un tetto invalicabile di due reti. Ma, nei quasi sette anni in cui ha governato, il centrosinistra - che secondo l’ex senatore Franco Debenedetti, sempre spiritoso, sarebbe affetto da inguaribile antiberlusconismo - le diede tutte vinte al Cainano. Costringendo Francesco Di Stefano a un’estenuante battaglia legale prima al Tar, poi al Consiglio di Stato, infine alla Corte europea. L’anno scorso si arrivò all’incredibile: già regnante l’Unione, l’Avvocatura dello Stato seguitò a difendere la legge Gasparri alla Corte di Lussemburgo contro le legittime richieste di Europa7. Ieri il ministro Gentiloni l’ha parzialmente ricordato, facendo notare di aver invitato Palazzo Chigi a modificare le regole d’ingaggio all’Avvocatura rispetto a quelle dettate dal governo Berlusconi. Ma la sua missiva al sottosegretario Enrico Letta rimase lettera morta e il governo dell’Unione continuò a schierarsi pro Gasparri e contro Di Stefano. Ora il Consiglio di Stato dovrà risarcire l’editore di Europa7 per i danni subiti dal 1999 a oggi e, possibilmente, levare le frequenze occupate da Rete4 grazie a una serie di proroghe legislative compiacenti, per assegnarle finalmente al legittimo beneficiario e consentirgli di accendere, con nove anni di ritardo, la sua emittente nazionale.

Mediaset, in un comunicato spiritoso almeno quanto Debenedetti, sostiene che “Rete4 è pienamente legittimata all’utilizzo delle frequenze su cui opera. Quindi nessun rischio per Rete4”.

In realtà non spetta a Mediaset, ma al Consiglio di Stato, decidere se assegnare a Di Stefano il solo risarcimento pecuniario, o anche le frequenze finora negate. Intanto l’Europa, che ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per l’illegittimità della Gasparri, potrebbe presto condannare il nostro Paese a versare una multa di 400 mila euro al giorno. Risarcimento a Di Stefano ed eventuale multa saranno, ovviamente, a spese dei contribuenti.


Secondo l’infallibile pratica del “ridi e fotti”, per 15 anni il Cavaliere ha imposto al Parlamento gli affari suoi come affari di Stato. Mantenendo Rete4 sull’analogico terrestre, ha incamerato introiti pubblicitari da favola che non avrebbe mai visto se l’emittente fosse finita sul satellite. E ora chi paga i danni? Lo Stato.
Cioè, pro quota, ciascun contribuente. Se esistesse un’informazione decente, da oggi tutti i giornali e le tv dovrebbero annunciare agli italiani una nuova tassa: la “tassa Berlusconi”. Se esistesse un centrosinistra decente, dovrebbe promuovere una gigantesca class action di 58 milioni di italiani per chiedere i danni a Silvio Berlusconi. Il quale intanto, se tornerà al governo, sarà chiamato ancora una volta a risolvere ciò che i suoi presunti avversari non hanno mai voluto nemmeno sfiorare. Come diceva Sabina Guzzanti nei panni di Massimo D’Alema,“io a Silvio Berlusconi ho fatto un discorso chiarissimo sul conflitto d’interessi. Gli ho detto: Silvio Berlusconi, il conflitto d’interessi è tuo? Risolvitelo da te!”.



Marco Travaglio

sabato 2 agosto 2008

Cosa siamo diventati!!

Come si è arrivato a tanto?
A volte penso che non c'è speranza.

http://it.youtube.com/watch?v=mVjpvriC76c

guardate e inorridite