venerdì 25 giugno 2010

Luci LED per abituare gli occhi al sole (estivo!)

di Rishi Giovanni Gatti – giugno 2010

Pochi giorni fa è stato pubblicato l’ennesimo studio di una università anglosassone che sfata il mito della pericolosità dell’esposizione del corpo alla luce solare. Sembra che se la gente fosse meno timorosa di prendere una tintarella naturale, o anche solamente di fare semplici passeggiate con pochi vestiti addosso (senza cappello e senza occhiali da sole), si ridurrebbero di ben cinquantamila unità le morti per tumore nei soli Stati Uniti. Il beneficio che deriva dall’esposizione al sole è giustificato dai medici dal conseguente aumento della produzione di Vitamina D, che viene assunta dall’organismo normale dai cibi soltanto per il 10%. Meno luce si prende, quindi, meno Vitamina D si produce, piú si crea una carenza cronica e piú malattie ci affliggono con l’avanzare degli anni, in particolare quelle legate alle ossa e alle articolazioni (per il depauperamento del Calcio). Recentemente sono state attribuite a una carenza di questa vitamina anche altre malattie degenerative come il diabete, i tumori, le cardiopatie, o la debilitante sclerosi multipla.

Come al solito, gli autori degli studî che di volta in volta richiamano a una rivalutazione della Elioterapia ci avvisano che sono necessarie creme solari ad alta protezione per prevenire le “scottature”, dimenticando però di dirci che i componenti chimici contenuti in tali creme sono spesso tossici e rischiano di annullare i beneficî dello stesso trattamento solare. L’unica soluzione seria, secondo il buon senso igienista, è quella di procedere per gradi cercando di abituarsi gradualmente alla forte luce solare, 1) curando l’alimentazione, che deve orientarsi alla frutta e alla verdura di stagione in modo quasi esclusivo, 2) assicurando il giusto apporto di acqua fresca (magari di sorgente o per lo meno vitalizzata attraverso varî apparecchi oggi in commercio) per bilanciare la sudorazione, e sopra a tutto 3) prevenendo il fastidio agli occhi senza usare i dannosi occhiali da sole.

Per i primi due punti testé elencati rimandiamo ad altri articoli e/o testi presenti su questo sito che trattano ampiamente l’argomento. Per il terzo punto, offriamo una serie di suggerimenti operativi da applicare se interessati.

Spesse volte si ha paura che il sole ci bruci la pelle perché ci esponiamo a esso pur avendo un forte fastidio dato dalla luce, alla quale gli occhi non sono piú abituati per via delle lunghe ore di buio e/o penombra che la stagione invernale ci ha procurato, complice anche la necessità di vivere quasi sempre al coperto. Per evitare questi forti fastidî sarebbe sufficiente allenarsi ogni giorno a guardare direttamente a occhi aperti (senza alcun tipo di occhiali) una forte luce elettrica per almeno cinque o dieci minuti al giorno durante la stagione invernale (iniziando da una certa distanza e una bassa intensità per poi aumentare nel corso delle settimane). Se questo non è stato fatto, è possibile rimediare in un tempo relativamente breve nella stagione estiva praticando alcune delle seguenti suggestioni:

a) a occhi chiusi esporre per 5, 10, 15 o 30 minuti o piú a seconda della disponibilità, il viso al sole fresco del mattino o della sera, evitando il sole di mezzogiorno per la prima o le prime settimane

b) superato questo stadio, il lettore sentirà grandi beneficî ma in particolare avrà la necessità di “goderne di piú”, al che sarà possibile sollevare la palpebra di un singolo occhio per esporne al sole la parte bianca mentre si guarda in basso il piú possibile; questo può essere fatto per alcuni minuti alternando ogni occhio, per sessioni di dieci o venti minuti complessive, o anche di più

c)superato questo stadio, sarà possibile provare a esporre i due occhi insieme sollevando entrambe le palpebre; se il fastidio era stato precedentemente eliminato, questa pratica si rivelerà eccezionalmente buona per gli occhi e per il benessere in generale

ci)superato questo stadio, sarà possibile iniziare a rimirare il sole direttamente, un occhio alla volta, lampeggiando le palpebre, per pochi minuti al mattino e alla sera; dopo alcuni giorni o settimane sarà possibile farlo con i due occhi insieme e con il sole piú in alto nel cielo

cii)quando il lettore è consapevole di poter rimirare per alcuni minuti il sole di mezzogiorno con i due occhi insieme senza provare il benché minimo fastidio e sbattendo naturalmente le palpebre, egli sarà dotato di una calma interiore e di un benessere psicofisico mai provato prima e la tintarella, nel frattempo, si sarà formata automaticamente, o comunque la paura dell’esposizione al sole sarà completamente svanita; c’è da dire però che per arrivare a questo stadio molto probabilmente saranno stati necessarî molti mesi di allenamento quotidiano, e cercare di accorciare questo tempo “forzando” l’osservazione del sole senza prima essersi preparati naturalmente conduce di solito a problemi organici degli occhi che è preferibile evitare (pur essendo guaribili, questi danni causati dallo sforzo di guardare direttamente il sole – senza essere naturalmente pronti a farlo – sono fonte di preoccupazioni inutili che è preferibile evitare sin dal principio).

È possibile però accorciare, almeno in parte, la trafila elencata sopra utilizzando una forte luce LED a fascio concentrato per eseguire questo trattamento in casa, a ogni ora del giorno (e della notte), per rinforzare gli occhi e renderli pronti per l’esposizione estiva al sole. Si tratta di munirsi di una lampadina “flashlight” di almeno 3 watt di potenza, che abbia un flusso di almeno 150 lumen e la capacità di essere vista di notte ad almeno 250 metri di distanza. Con queste caratteristiche, è possibile simulare blandamente l’intensità della luce solare dirigendo il fascio sulla parte bianca dell’occhio, mentre si guarda in basso e dopo aver sollevato la palpebra. La lampadina non deve restare mai ferma ma deve oscillare da parte a parte, a una distanza dall’occhio di alcuni centimetri. Ovviamente, se si prova il benché minimo fastidio agli occhi, la lampadina va allontanata e la durata del trattamento non deve superare i pochissimi secondi per volta. Con la pratica, è possibile continuare per uno o due minuti per occhio, alternando e muovendo il fascio su tutta la parte bianca, evitando di guardare direttamente la luce (questo potrà essere fatto gradualmente nel tempo, prima con un occhio e poi con entrambi, senza mai fissare lo sguardo per piú di un istante e sempre sbattendo le palpebre continuamente).

In questo modo, il lettore intelligente avrà rapidamente superato la disabitudine alle luci forti e potrà immergersi nel sole estivo senza soffrire eritemi alla pelle e senza doversi nascondere dietro a visiere, cappelli o lenti scure, procurandosi cosí la giusta ricarica energetica che al tempo giusto si potrà rivelare essere una forte carica spirituale per affrontare la vita di tutti i giorni oltre che per agevolare il cammino evolutivo che tutti gli esseri umani sono chiamati a fare nell’esplorazione dei misteri dell’Esistenza.

BIBLIOGRAFIA
William H. Bates, M.D., “Vista Perfetta Senza Occhiali — Bates”, ©2002-2008 Juppiter Consulting Publishing Company®, Milano, traduzione a cura di Rishi Giovanni Gatti
AA.VV., “il falco per l’educazione perfetta”, N. 32, gennaio 2010, ©Juppiter Consulting Publishing Company®, Milano, (direttore responsabile: Rishi Giovanni Gatti)
J. Krishnamurti, “La Ricerca della Felicità”, ©1997 RCS Libri, Milano, traduzione di Vincenzo Vergiani
Albert Einstein, “Relatività: esposizione divulgativa”, ©1967 Boringhieri Editore, Milano, traduzione di Virginia Geymonat

www.disinformazione.it

lunedì 21 giugno 2010

Voi comprereste un titolo spagnolo?

Anche la scorsa settimana i mercati hanno tirato il fiato: la spagna è riuscita a collocare 3,5 miliardi di titoli che gli servivano anche per rinnovarne alcuni in scadenza. Di questi tempi i debiti non li paga più nessuno, si rinnovano, in pratica facendo altri debiti. La novità è che i nuovi prestatori, oggi si fidano un pò meno ed hanno chiesto un tasso del 4,8% invece che del 4% come prima. Un aumento del 20%.
Se non fosse in Europa, la Spagna potrebbe fare diverse cose per combattere la crisi. Potrebbe svalutare la moneta e rendere i propri prodotti più competitivi o attirare i massa i turisti, potrebbe farsi prestare soldi dalla propria banca centrale che stamperebbe nuova moneta se necessario, come ormai fanno gli USA da diverso tempo; ma in Europa tutte queste possibilità gli sono vietate dalle regole comunitare.
I mercati invece gli impediscono di esagerare con le spese, che aiuterebbero magari l'occupazione, dato che gli investitori sono già ora a disagio con un disavanzo dell 11,5%. Si tratta per lo più di investitori stranieri e istituzionali (banche e assicurazioni), cioè soggetti piuttosto irrequieti, sempre attenti alle notizie ed agli schermi, pronti a liquidare quando l'aria si fa troppo tesa. I cittadini spagnoli sarebbero probabilmente più tranquilli e terrebbero di più alla stabilità del loro paese, ma i titoli non sono in mano loro.
Ha ragione chi sostiene che in fondo il debito spagnolo è contenuto rispetto agli altri paesi a rischio, ma il sistema finanziario è interconnesso; così se cominciano a saltare le Caja, che hanno finanziato l'enorme sviluppo del mattone e oggi rappresentano la princiale agenzia immobiliare del paese, il panico potrebbe diffondersi molto in fretta, anche a quelle banche che detengono quei partre 560 miliardi di debito pubblico, e nessuno ora può garantire che non andrebbero a gambe all'aria anch'esse.
Insieme al debito, che si potrebbe considerare non esagerato, bisogna poi considerare i derivati (credit default swap) ovvero quelle operazioni intese a garantire dal fallimento del debitore.
Tuttavia molti di questi non sono creati a copertura di un rischio esistente, ma per trarre vantaggio dalla variazione di prezzo.
Supponiamo ad esempio, che io abbia un debito con il lettore, diciamo di un migliaio di euro e, in seguito alla perdita del lavoro, possa ripagarne solo una parte, diciamo 500 euro. Voi perdereste 500 tondi, tondi. Una bella seccatura direte voi, ma niente per cui suicidarsi, in fondo.
Ora supponiamo che in questa vicenda un vostro amico abbia scommesso con voi che io non avrei ripagato il mio debito, la scommessa (in quanto speculativa) non ha legami con l'ammontare del debito e può essere svariate volte più grande, diciamo che avete scommesso con diversi amici, per un totale di 20mila euro (in verità il rapporto tra titoli e derivati è anche maggiore di questo). A questo punto la vostra perdita non è limitata ai 500 euro del prestito ma si estende ai 20mila delle scommesse. E qui la cosa si fa molto più seria.
La vicenda greca dimostra che la stabilità è molto delicata ed il fallimento anche solo di una piccola (e fraudelenta) componente ("dell'impero") può generare un effetto valanga e mandare all'aria tutto il sistema finanziario europeo. Per questo che i tedeschi hanno accettato, loro malgrado, di garantire le spese pazze dei greci.
L'entità di un crisi dipende però anche dal modo in cui la si gestisce, dalla capacità dei leader e dalle risposte politiche che sanno fornire, ma nei diversi paesi europei una leadership forte è la grande assente:
in Spagnal'opposizione cerca scorciatoie per il potere, la Germania vede l'Europa più come un forum per favorire i propri interessi e la Merkel è più attenta a seguire gli umori degli elettori che le fluttuazioni dell'euro.
Per fortuna l'euro un fan ce l'ha, anche se sta alla Casa Bianca.
Non solo all'America fa comodo un euro forte, o almeno più forte del dollaro, ma in questo momento, preso da una miriade di altre grane, l'ultima cosa che Obama desicera è dover preoccuparsi dei dettagli nazionali del vecchio continente invece di parlare con un soggetto univoco e stabile.

Insomma, anche questa volta, se ci andrà bene, non sarà del tutto merito nostro.

Articolo a cura di Sultan per Semprevigili

sabato 19 giugno 2010

IL BUSINESS NASCOSTO SOTTO LA MACCHIA DI PETROLIO DI BP

DI MAURO BOTTARELLI
ilsussidiario.net

Nella rubrica di oggi potevo parlarvi di Borsa, volatilità, crisi del debito, collocazione di bonds governativi e quant’altro: lo abbiamo fatto fino a oggi, riprenderemo a farlo dalla settimana prossima.

Quest’oggi parliamo della marea nera scatenata dal guasto all’impianto di British Petroleum nel Golfo del Messico, una tragedia ambientale che da settimane riempie pagine di giornali e le headlines dei principali tg. Per una volta non sembrano esserci dubbi nell’identificazione di buoni e cattivi: i primi sono i dirigenti della Bp, il secondo è Barack Obama che, dopo aver promesso di prendere a calci nel sedere i responsabili e passato ore a parlare con i pescatori della Louisiana, ieri ha mostrato una faccia ancor più dura.

I vertici dell’azienda petrolifera britannici, infatti, sono stati accolti con freddezza glaciale alla Casa Bianca e nonostante abbiano dato l’ok all’esborso di 20 miliardi di dollari per ripagare i danni causati, si sono sentiti rispondere dal numero uno della Casa Bianca che quella cifra «non rappresenta il tetto massimo». Ovvero, preparatevi a scucire molto altro denaro, ormai siete sotto scacco non mio ma dell’intero pianeta che vi odia a morte.

Sembra il film “Wag the dog”, una creazione mediatica straordinaria. Sono bastate, infatti, le immagini di quattro pennuti con le ali impiastrate di greggio e tre interviste ad altrettanti esperti pronti a proclamare la morte dell’oceano, per chiudere completamente gli occhi del mondo al molto altro che sta dietro alla vicenda che vede prootagonista la piattaforma Deepwater Horizon.

Lasciate stare che il paladino del mondo, ovvero Barack Obama, non più tardi di quattro mesi fa aveva autorizzato trivellazioni offshore anche nel “giardino delle rose” della Casa Bianca per non dipendere più dalla bizze ricattatorie dell’Opec e della speculazione otc sui futures, salvo ora trasformarsi nel Fulco Pratesi di turno, il problema è altro: che quell’incidente sarebbe accaduto lo si sapeva da mesi e mesi, era questione di tempo. Anzi, di timing visto che le implicazioni sono anche - e forse soprattutto - economche e finanziarie: prima delle quali, uccidere Bp, renderla scalabile e ottenere a prezzo di saldo le sue attività estrattive.

Cominciamo dal principio. La Deepwater Horizon, carta canta nei documenti ufficiali, è stata classificata fin dall’inizio della sua attività un progetto potenzialmente soggetto ai cosiddetto “low probability, high impact event”, classificazione che vede tra gli altri incidenti occorsi l’11 settembre, l’esplosione dello Shuttle e l’uragano Katrina: come per questi casi, l’ipotesi di “worst case scenario” è stata completamente ignorata. Con dolo o meno, lo scopriremo dopo.

Cosa è accaduto, quindi? Due sono le paroline magiche, “blowout preventer”, ovvero un meccanismo meccanico che fisicamente deve evitare possibili fuoriuscite di petrolio: nel caso della Deepwater Horizon, entrambi questi aggeggi, uno attivato manualmente e uno di back-up automatico, hanno fatto cilecca. Quando accadono incidenti di questo genere, ci dice Robert Bea, docente di Ingegneria alla University of California, le responsabilità si diramano in tre direzioni o filiere: i lavoratori della piattaforma, il cosiddetto “errore umano”, le gerarchie dell’azienda per cui questi operai lavorano e le burocrazie governative che sovraintendono i lavori, ovvero i cosiddetti controllori o regolatori.

Bea, dopo aver lavorato su una casistica di circa 600 incidenti in strutture estrattive, ha concluso che nell’80% dei casi le responsabilità sono imputabili a «fattori umani e organizzativi» , a loro volta all’interno di questa percentuale la metà fa capo a carenza nel design ingegneristico della struttura riguardo l’equipaggiamento o i processi estrattivi. Per Bea, quanto accaduto ha molto a che fare con l’uragano Katrina, «un misto di hubris, arroganza, ignoranza combinato con l’azzardo della natura».

“Maledetti, avidi inglesi perforatori!”, gridano in tutto il mondo. Peccato che la Bp sia solo corresponsabile, visto che nel caso della Deepwater Horizon ci troviamo di fronte a un classico caso di frammentazione delle responsabilità: la piattaforma è un’operazione di British Petroleum ma quest’ultima ha ottenuto il leasing della struttura dalla Transocean e i lavori, fattivi, quando l’incidente è accaduto erano in mano alla Halliburton, potentissima azienda statunitense che vede ai vertici una vecchia volpe della politica statunitense come Dick Cheney, braccio destro dell’ex presidente Usa, George W. Bush e uomo potentissimo per quanto riguarda la questione petrolio.

Il fatto è che questi tre soggetti hanno interessi diversi rispetto non solo alla Deepwtare Horizon ma all’intero processo operativo: Bp è interessata all’accesso alle risorse di idrocarburi per mandare avanti le sue raffinerie e la rete di distribuzione. Halliburton offre invece servizi sul campo, ovvero operativi. Transocean, infine, opera come un taxi: insomma, diversi obiettivi e quindi diversi processi operativi. Peccato che, in pasto all’opinione pubblica, sia stata data solo Bp.

Per Andrew Hopkins, un sociologo della Australian National University, quanto accaduto «è simile a quanto successo con la crisi finanziaria. I grandi manager ricevono enormi bonus per rischi presi quest’anno o l’anno scorso, il problema, i rischi reali, per tutti, arriveranno nelle case di tutti anni dopo».

Non la pensavano così negli Usa, nemmeno nell’epoca Obama (abbia già ricordato la sua decisione della scorsa primavera di trivellare l’Alaska senza tante precauzioni), visto che le decisioni governative riguardo le piattaforme estrattive si sono basate sempre sul principio del “tanto non succederà nulla”. Chi deve controllare e sovraintendere è il Minerals Management Service (MMS), una divisione dell’Interior Department, il quale dagli anni Ottanta in poi ha basato i suoi check riguardo l’operatività delle strutture su un principio unico: esenzione. Ovvero, nessun controllo sull’impatto ambientale delle varie aziende e strutture operanti: si opera sub judice e via così, a certificarlo con una denuncia molto circostanziata è stato non il sottoscritto ma Holly Doremus, professor di legislazione ambientale ad Harvard.

Nel silenzio degli altri media, troppo occupati a mostrare immagini catastrofiche e volontari al lavoro, Washington Post e Associated Press hanno certificato e scritto che la Deepwater Horizon aveva ottenuto una nuova esenzione (in gergo tecnico “Categorical exclusion”) lo scorso anno: su cosa si basava questa certezza operativa, questo ennesimo nulla osta? Calcoli empirici pubblicati nel 2007 in base ai quali la “most likely size”, la quantità più probabile di petrolio che si sarebbe riversata in mare in caso di incidente, sarebbe stata pari a 4.600 barili. Peccato che nel Golfo del Messico, a oggi, siamo sopra quota 80mila barili riversati: complimenti ai controllori e regolatori, oltre a chi stava operando in quel momento sulla piattaforma!

Già, perchè se come sembra l’errore è stato umano e dovuto alla non attivazione dei due “blowout preventers”, perché la Casa Bianca non si è infuriata con la potente e statunitense Halliburton, in carico operativo sulla struttura? Chiedetelo al presidente che minaccia calci nel sedere ma si guarda bene dal toccare interessi nazionali più grandi di lui: e forse, così facendo, capirete anche la stizza malcelata del premier britannico, David Cameron, per il crucifige generale ed esclusivo contro Bp.

Colmo dei colmi, ieri Washington ha annunciato un’inchiesta federale sull’accaduto: e a chi sarà affidata? Allo stesso MMS, l’ente dall’esenzione facile. Come ha dichiarato ancora Andrew Hopkins, «la MMS è il regolatore e un fallimento della regolamentazione è parte di questo disastro. Quindi, MMS sta per investigare su se stessa. Direi che è quantomeno totalmente inappropriato». Pensate il quadro sia già sufficientemente esaustivo da rimettere un po’ in discussione il can can mediatico e politico di questo periodo? Sbagliate. Il bello arriva ora e potete desumerlo da questa tabella. (http://moneycentral.msn.com/ownership?Holding=Institutional+Ownership&Symbol=BP )

Al 31 marzo di quest’anno, come sempre, Thomson Reuters ha reso noto l’assetto proprietario di Bp dopo il primo trimestre dell’anno: mancava poco all’incidente, proprio poco e guardate un po’ chi ha scaricato 4.680.822 di azioni di British Petroleum per un valore di 250 milioni di dollari e pari al 44% del totale? Goldman Sachs, banca d’affari legata a doppio filo a Washington e all’establishment politico e soprattutto unica banca d’affari che fa soldi quando gli altri perdono: loro non si scottano mai le dita.

Perchè sono i più bravi, questo è innegabile e va detto per evitare di scadere nel complottismo: certo, il fatto che quella piattaforma fosse a rischio lo certificava l’MMS con le sue esenzioni, certo il fatto che le azioni di Bp siano crollate è altrettanto vero - se le avesse tenute, Goldman avrebbe perso il 36% del loro valore - ma non sono quelle “briciole” a far paura a un gigante come la firm newyorchese: il danno è reale, le responsabilità diffuse ma veicolandole in modo giusto e nascondendo alcune di esse, magari Bp diviene scalabile e le sue attività acquisibili.

Ma non solo Goldman ha magicamente scaricato le azioni di Bp giusto in tempo: Wachovia ne ha vendute 2.667.419 e Ubs qualcosa come 2.125.566. Ripeto non è il numero di azioni o il controvalore a dover far riflettere ma il timing: ma come, Obama dà luce verde a trivellazioni offshore ovunque e soggetti del genere escono dal business? Strano. In compenso, qualcuno ha comprato. Chi? Ad esempio Wells Fargo, acquirente di 2.398.870 azioni: strano però, visto che Wells Fargo è proprietario della “scaltra venditrice” Wachovia. Puzza di partita di giro, almeno al sottoscritto. E chi altro? La Fondazione Melinda e Bill Gates, quella patrocinata dal signor Microsoft e il Wellington Management, una grande asset firm: bella fregatura hanno preso, almeno formalmente.

Il fatto strano è che a metà marzo, prima della vendita, il sito di ricerche di mercato Morningstar, quotava le azioni di Bp con un rating di tre stelle su cinque, quindi fomalmente appetibile: Goldman Sachs, per una volta, aveva sbagliato la scelta ed è stata “salvata” dall’incidente? No, perché nella descrizione del titolo, Morningstar elencava solo le debolezze di Bp, ovvero «la minore integrazione di Bp rispetto a Shell o ExxonMobil, le fluttuazioni del prezzo del petrolio, potenziali perdite dovute a rischi politici, soprattutto la forte esposizione in Russia (il consorzio Tnk-Bp, terzo gruppo petrolifero del paese, con 100mila occupati e la brutta idea di voler mettere i bastoni tra le ruote a Gazprom che ha portato con sé l’espulsione del presidente del gruppo, la presa di ostaggi tra gli operai da parte del governo di Mosca e altre manifestazioni democratica di amore per la concorrenza, ndr)».

E, infine, il meglio: «Spaccature causate da limiti ambientali e operativi potrebbero ulteriormente limitare il potenziale di guadagno». Accidenti, o portano sfiga o sono dei portenti questi di Morningstar! Peccato, poi, che in febbraio altri analisti di Morningstar, in una nota separata, avevano invece salutato come un portento il risultati presentati da Bp nel quarto trimestre dello scorso anno dicendosi «incoraggiati dai continui guadagni grazie a nuovi progetti e tagli dei costi».

Come cambiano le cose, in pochi giorni! Un bel quadretto, non c’è che dire. Ora, il disastro ambientale, immane, resta ma non fatevi abbindolare dalla faccia contrita di Barack Obama mentre parla con i pescatori o dalle immagini di pennuti con le ali intrise di petrolio: dietro a quanto sta accadendo c’è molto di più, responsabilità molto diffuse e in alto e soprattutto interessi.

Lo certificava il 2 giugno scorso il sito di Bloomberg, gente che di mercati ne sa qualcosa: «Bp a rischio poiché il crollo delle azioni alimenta le voci di scalata», aggiornato addirittura quattro volte in un solo giorno. Chissà che a ExxonMobil, principale concorrente di Bp negli Stati Uniti, qualcuno non ci stia pensando, visto l’improbabile scalata di Shell, che già nel 2004 doveva fondersi con British Petroleum: con tutte quelle azioni vendute o passate di mano a soggetti così fedeli alla Casa Bianca e agli interessi, leggittimi, degli Usa...

Mauro Bottarelli
Fonte: www.ilsussidiario.net
Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/6/18/MAREA-NERA-Il-giallo-del-rapporto-segreto-sugli-operai-della-BP-che-si-sono-ammalati-tentando-di-arginare-il-petrolio/3/93694/
18.06.2010

giovedì 17 giugno 2010

Sfere di luce ed incidenti aerei

I foo fighters del XXI secolo

L'articolo che proponiamo, basato su fonti militari francesi, riguarda un misterioso fenomeno su cui molti testimoni e ricercatori nel campo delle chemtrails si interrogano, ossia la frequente concomitanza tra i voli di aerei chimici e l'apparizione di sfere. Il tema è molto intricato: evitando speculazioni ed ipotesi, ci limitiamo a rendere conto di una manifestazione che risale almeno alla Seconda guerra mondiale, quando globi luminosi furono avvistati da piloti statunitensi, britannici e tedeschi.

Dominique Weinstein appartiene al Centro nazionale francese per gli studi sugli U.F.O., G.E.I.P.A.N. Egli ha analizzato trecento casi di fenomeni aerei non identificati (U.A.P.) che sono stati riportati in tutto il mondo da piloti militari e civili nell’arco temporale che va dal 1947 al 2007. Di questi casi, trentanove hanno implicato effetti elettromagnetici. Quindici aerei hanno perso le comunicazioni radio, nove hanno subito danni alle bussole magnetiche (una di queste due ha misurato ed indicato direzioni opposte), sette radio compassi automatici hanno smesso di funzionare. Inoltre sei aerei hanno mostrato problemi meccanici; in cinque velivoli militari sono stati riscontrati diversi problemi con il sistema d’armamento; tre hanno avuto avarie elettriche. In tutti i casi, le conseguenze sono state temporanee e, quando il foo fighter ha lasciato la zona, tutto è tornato alla normalità.

L’87% di questi incontri si è verificato a quota di crociera. Conferme radar o rilevazioni temporanee dei globi sono state registrate in centoquarantasei casi. L’81% di questi incidenti è stato rilevato dagli apparati radar. Weinstein ha individuato centoventidue casi contraddistinti da un'elevata possibilità di incidenti aerei. Trenta eventi hanno coinvolto una sfera in rotta di collisione, altri venti hanno riguardato passaggi molto vicini alla fusoliera del velivolo. Ventiquattro piloti hanno dovuto compiere manovre evasive e tre incontri su cinquanta hanno causato feriti tra i passeggeri.

Nel caso di Frederick Valentich, risalente al 1978, il pilota morì e l'aereo fu distrutto. Per il direttore esecutivo del N.A.R.C.A.P., Ted Roe, gli eventi più complicati non vengono catturati dai radar, soprattutto quando si tratta di sfere. Roe ha esaminato centoventi casi che hanno coinvolto quarantaquattro sfere all’interno del territorio degli Stati Uniti (nel 1966 in Florida durante la campagna elettorale per il governatore, Haydon Burns ordinò al pilota del suo aereo di inseguire due globi luminosi che erano sopra la loro rotta, ma i foo fighters scomparvero rapidamente durante la manovra).



Solo quattro di questi quarantaquattro eventi sono stati osservati dai radar di terra, ma quindici sono stati registrati come missili potenziali. In quattro casi, i piloti hanno inviato segnali con i fari per allertare della presenza delle sfere. "A causa del basso tasso di sopravvivenza in caso di collisione aerea e di registrazione attraverso i radar di vari oggetti durante questi eventi” - ha avvertito Ted Roe nella sua relazione - "non si può affermare con certezza che le sfere volanti non sono state i principali fattori di disastri aerei." Molti di questi casi sono stati archiviati diversi decenni addietro, ma, secondo i ricercatori del N.A.R.C.A.P., Carlos Guzman ed Aphonso Salazar, alcune sfere hanno accompagnato aerei commerciali in Messico.



C’è abbastanza materiale da analizzare, ma ottenere accesso a certi documenti è un'altra questione. "La conoscenza non è conoscenza, se si incorre nel cover-up" - ha dichiarato Ted Roe che, insieme con Haines, ex scienziato della N.A.S,A., sta redigendo un dossier per il "Progetto Sfera". "Questo è per me un esperimento. La scienza è un processo graduale. Se si fosse agito nel modo giusto già alcuni decenni orsono, non sarebbe necessario avere un grosso incidente per richiamare l’attenzione del pubblico".


Articolo correlato: Rimini, avvistate sfere di luce sopra l'aeroporto "Fellini", 2010

Fonte:
C.U.T.

www.tankerenemy.com

mercoledì 9 giugno 2010

LE PREVISIONI DEGLI ANALISTI ECONOMICI PER IL RESTO DEL 2010

FONTE: RENSE.COM

Bob Chapman

Nei primi sei mesi del 2010, gli americani continueranno a vivere nel “mondo irreale”. Il periodo che intercorre tra luglio e ottobre sarà quello dove scoppieranno i fuochi d’artificio della finanza. La Fed agirà unilateralmente per la propria sopravvivenza, senza curarsi delle implicazioni politiche (la fonte è un addetto ai lavori nel corso delle riunioni della Fed). Nell’ultimo trimestre dell’anno potremo assistere persino alla legge marziale, anche se questa è più probabile nel primo semestre del 2011. Il FDIC crollerà nel settembre 2010. Il settore immobiliare commerciale è previsto che imploda nel 2010. Wall Street crede che esiste una possibilità di tracollo del 100% nel mercato obbligazionario, soprattutto per le obbligazioni degli enti locali. Il dollaro sarà svalutato entro la fine del 2010.

Gerald Celente

Attacchi terroristici e il “crollo del 2010”. Una svalutazione iniziale del 40% = la più forte depressione, peggiore della Grande Depressione.



George Ure

Mercati in rialzo fino a metà-fine estate. Poi “tutto a rotoli” per il resto dell’anno.

Igor Panarin

Nell’estate del 1998, sulla base di dati riservati sullo stato dell’economia e della società americana fornitigli da un amico analista del FAPSI, Panarin predisse per il 2010 la probabile disintegrazione gli Stati Uniti in sei zone geografiche (alla fine di giugno-inizio di luglio 2010, come specificò meglio il 10 dicembre 2000).

Neithercorps

Hanno previsto che la terza e ultima fase del crollo economico inizierà in qualche periodo del 2010. Salvo qualche miracolo finanziario, o la completa dissoluzione della Federal Reserve, un’implosione simile ad una valanga dovrebbe essere visibile entro la fine di quest’anno. Il comportamento della Fed, oltre a quello del FMI, pare suggerire che si stiano preparando per un crollo mirato, che toccherà il picco nel giro di poche settimane o mesi, non di anni, e la fine quasi certa del dollaro.

Webbots

Da luglio in avanti le cose sembreranno molto strane. Rivoluzione. Fine del dollaro a novembre 2010.

LEAP 20/20

Le prospettive per il 2010 viste da un gruppo di 25 economisti europei con un livello di precisione del 90% - Anticipiamo un’improvvisa intensificazione della crisi nella seconda metà del 2010, causata dal doppio effetto di bloccare eventi che erano stati temporaneamente “congelati” nella seconda parte del 2009 e l’impossibilità di mantenere le cure palliative degli anni scorsi. E’ in arrivo la tempesta (economica) perfetta all’interno dei mercati finanziari globali e un’inevitabile pressione sui tassi di interesse negli Stati Uniti. L’iniezione di denaro a costo zero nel sistema bancario occidentale non è riuscita a far ripartire l’economia. Nonostante il denaro a costo zero, il sistema è in stallo e si sta lentamente ribaltando verso la prossima grande ondata di ribassi che, nella terminologia dell’Elliott Wave, sarà l’Ondata Tre del Super Ciclo, o in parole più comprensibili, “Quella grossa, dove si andrà tutti assieme a gambe all’aria”.

Joseph Meyer

Previsioni sull’economia. Vede il continuo calo del mercato immobiliare e ha consigliato alla gente di investire in metalli preziosi e materie prime, oltre a tenere contanti in casa in un luogo sicuro nell’eventualità della chiusura degli sportelli bancari. Il mercato azionario, dopo aver raggiunto il picco a marzo o aprile (intorno a 10.850) diminuirà fortemente tra i 2.450 e 4.125 punti nel corso della prossima flessione.

Harry Dent (investitore)

Un secondo crollo molto probabile entro la fine del 2010. L’imminente depressione inizierà intorno all’estate. Dent vede che il mercato azionario, che al momento sta godendo un momento di rialzi e un’entusiasmante attività economica, sta portando in scioltezza il Dow verso i 10.700 – 11.500 punti rispetto ai livelli attuali di circa 10.090 punti. Ma poi vede una pesante battuta d’arresto, seguita da una forte discesa (dall’inizio di marzo fino a fine aprile) che potrebbe portare il Dow, alla fine di quest’anno, a 3.000-5.000 punti, ipoteticamente intorno ai 3.800.

Richard Russell (esperto di mercati)

A partire dal 3 febbraio 2010, vede che il mercato al rialzo è sul punto di spezzarsi e sta arrivando il panico. Prevede un aggiustamento della salita dai minimi del 2002 di 7.286 fino ai massimi del mercato in rialzo di 14.164,53 registrati il 9 ottobre 2007. Il punto mediano del rintracciamento era 10.725. Il rintracciamento totale era 6.547,05 il 9 marzo 2009. Russell ora prevede che il Down scenda a 7.286 e se quel livello non viene mantenuto, “prevedo che che sprofondi fino ai minimi di 1.000 punti del periodo 1980-82”. Le azioni attuali sono le peggiori che abbia mai visto (Bob Chapman sostiene che è insolito per Russell uscirsene con queste sconcertanti dichiarazioni perché non si fa mai prendere dall’allarmismo e quasi mai sbaglia).

Niño Becerra (docente di economia)

Previsto nel luglio 2007, quello che stava per accadere era che alla metà del 2010 ci sarebbe stata una crisi paragonabile solo a quella del 1929. Dall’ottobre 2009 al maggio 2010, la gente inizierà a vedere che le cose non stanno andando nella direzione che credeva il governo. Nel maggio 2010, la crisi inizierà con tutta la sua forza e continuerà ad intensificarsi per tutto il corso del 2011. Becerra aveva previsto con esattezza l’attuale recessione e il crollo dei mercati.

Lyndon Larouche

La crisi sta accelerando e peggiorerà settimana dopo settimana fino a che il sistema si sgretolerà fino a crollare, probabilmente quest’anno. E quando accadrà, sarà il crollo più imponente dalla caduta dell’Impero Romano.

Wall Street Journal (febbraio 2010)

“State assistendo ad un crollo epocale del sogno americano, un crollo sistemico della nostra democrazia e del nostro capitalismo, un crollo trainato dall’insaziabile e cieca avidità di Wall Street: un governo con molti problemi, mercati dissennati, un’economia sull’orlo del precipizio. Moltiplicate queste cose di tre, quattro, cinque volte e vedrete un mondo nello scompiglio più totale. Facciamo finta di niente o domani sarà troppo tardi”.

Eric deCarbonnel

Non c’è alcuna priorità per il panico e il caos che ci saranno nel 2010. Il quadro globale per l’offerta/domanda di generi alimentari non è MAI stato così sbilanciato. La crisi alimentare del 2010 ristabilirà l’ordine economico, finanziario e politico del mondo, e coloro che non saranno preparati soffriranno perdite terribili. Mentre il dollaro perderà buona parte del proprio valore, i risparmi americani saranno spazzati via. L’economia dei servizi degli Stati Uniti si disintegrerà mentre la spesa dei consumatori in termini reali (vale a dire, oro e altre monete stabili) colerà a picco, portando la disoccupazione a livelli superiori a quelli della Grande Depressione. I servizi e i programmi sanitari saranno tagliati poiché le persone non avranno più risparmi/credito/entrate per pagare le cure mediche. Il valore degli investimenti verrà azzerato. I mercati del debito degli Stati Uniti si congeleranno di nuovo, questa volta in modo permanente. Non ci saranno acquirenti se non ai prezzi più stracciati, e l’inflazione ne azzererà il valore prima ancora che i mercati del credito abbiano una qualche possibilità di ripresa. Il panico nel 2010 renderà senza più alcun valore la maggior parte dei derivati. Poiché il mercato dei derivati opera sull’assunzione della continua stabilità del dollaro e del debito americano nel breve termine, l’utilizzo dei derivati per scommettere contro il dollaro NON è una buona idea. Il crollo del dollaro priverà i consumatori americani di tutto il potere d’acquisto, e qualsiasi investimento che dipende dai consumi americani perderà buona parte del proprio valore.

Rapporto Alpha-Omega (previsione sugli andamenti)

Entrando nel 2010, gli andamenti sembravano non portare a nulla, se non all’oblio. Geopoliticamente il Medioriente era ed è diretto verso un qualche genere di conflitto militare, più probabile nella metà dell’anno, forse prima. Al momento, sembra che il 2010 si stia sviluppando come un anno di caos assoluto. Vediamo aria di guerra tra Israele e i suoi paesi vicini che destabilizzerà ogni aspetto delle attività umane. In caso di guerra, vedremo una forte disgregazione di tutti gli altri andamenti sociali. L’Iran molto probabilmente chiuderà i flussi di petrolio dal Golfo Persico e questo avrà conseguenze pesantissime per l’economia mondiale. Il prezzo del petrolio schizzerà alle stelle e sarà così caro che le economie del mondo andranno in rovina. Oltre alle linee economiche, ci sono anche degli indicatori di andamento che indicano un potenziale tracollo totale del sistema finanziario mondiale seguito dallo sviluppo di una grossa crisi in ogni trimestre dell’anno. Il 2010 potrebbe essere l’anno del tracollo per l’economia mondiale, indipendentemente da quello che accadrà in Medioriente.

Robin Laundry (esperto di mercati)

Credo che ci stiamo dirigendo verso nuovi massimi di mercato tra i 10.780-11.241 punti nei prossimi mesi. Il periodo più probabile per il massimo è aprile-maggio. Da tenere presente, secondo me, gli indizi secondo cui ci troviamo in un mercato in salita a cui seguirà una decisa diminuzione quando terminerà questo rialzo.

John P. Hussman

Secondo le mie stime, siamo ancora vicini all’80% di probabilità (regola di Bayes) che nel corso del 2010 avvenga un secondo crollo dei mercati e una flessione economica.

Robert Prechter

Fondator di Elliott Wave International, implora gli investitori “al dettaglio” di rimanere lontani dai mercati per il momento. Prechter, che era ottimista quando i mercati erano ai minimi nel marzo 2009, ora sostiene che il mercato azionario “si trova in una zona vicina ai massimi” e prevede ”un altro crollo nel 2010 che porterà le azioni sotto ai minimi del 2009”. A buon intenditor poche parole: “essere pazienti, non avere fretta”, conservare i propri soldi in contanti e in beni equivalenti ai contanti.

Richard Mogey

Attuale direttore di ricerca presso la Fondazione per lo Studio dei Cicli. A causa della convergenza contemporanea di numerosi cicli, il mercato azionario potrebbe salire per un po’ di tempo ma crollerà nel 2010 e raggiungerà i minimi di tutti i tempi alla fine del 2012. Mogey sostiene che il crollo del 2008 non è stato nulla in confronto al crollo imminente. L’oro potrebbe regolarsi nel 2009, risalire nel 2010 e toccare il picco nel 2011. L’argento seguirà l’andamento dell’oro.

James Howard Kunstler (gennaio 2010)

L’economia, per come la conosciamo, non può semplicemente più andare avanti così, e questo James Howard Kunstler lo sta dicendo fin dal principio. Buffonate come incentivi e salvataggi peggioreranno soltanto il problema cruciale aggiungendo altro debito. Non ci sarà da attendere molto prima che tutto crolli e vada in rovina. Per l’economia, intendo. Specialmente la parte che consiste nello scambiarsi certificati di carta. Sono queste le voci che ho percepito nelle prime due settimane del 2010.

Peter Schiff (13 marzo 2010)

“Secondo me il mercato si trova ora nella posizione migliore per un’enorme svendita di dollari. Nel 2010 i fondamentali per il dollaro sono ben peggiori di quanto lo erano nel 2008 ed è difficile immaginare un qualche motivo per cui la gente debba continuare a comprare una volta che verrà ristabilito un briciolo di stabilità politica e monetaria in Europa. In effetti, l’Euro recentemente si è stabilizzato. La mia sensazione è che la svendita del dollaro sarà rapida e improvvisa. Una volta che il dollaro sarà nettamente sotto ai minimi dello scorso anno, molti operatori che avevano abbandonato la nave nell’ultimo recupero cercheranno di ristabiliare le loro posizioni. E questo accelererà la diminuzione del dollaro e sposterà di nuovo l’attenzione di tutti sul disastro finanziario che si sta sviluppando negli Stati Uniti. Qualsiasi dubbio sul futuro del dollaro americano dovrebbe essere sepolto con l’annuncio di oggi da parte del presidente della Federal Reserve di San Francisco Janet Yellen che è stata nominata vicepresidente del consiglio di amministrazione della Fed, e quindi con poteri di voto nella Commissione sui Mercati Aperti che stabilisce i tassi di interesse. La Yellen si è guadagnata la fama di essere, tra le alte sfere della Fed, la più accanita nel sostenere che l’inflazione non è una cosa negativa e ha un impatto minimo sull’economia”. Schiff è noto per le sue puntuali previsioni degli eventi economici del 2008.

Lindsey Williams

Dollaro svalutato del 30-50% entro la fine dell’anno. Sarà molto difficile per l’americano medio potersi permettersi anche il cibo. Queste informazioni gli sono state fornite da un membro interno agli Illuminati.

Economista anonimo che lavora per il governo degli Stati Uniti

Quello a cui abbiamo assistito negli ultimi due anni non è niente in confronto a quello a cui assisteremo quest’anno. Se adesso avete un lavoro, potrete non averlo più tra tre mesi o tra sei mesi (agosto 2010). Il mercato azionario diminuirà = grande depressione. Gli investitori stranieri cessano di finanziare il debito = crollo. 6,2 milioni di persone stanno per perdere il loro posto di lavoro.

Jimmy “Doomsday”

Il Dow scenderà sotto i 7.000 prima di metà estate 2010 – il dollaro supererà 95 nel dollar index prima di metà estate 2010 – l’oro scenderà sotto gli 800 dollari prima di metà estate 2010 – l’argento scenderà sotto i 10 dollari prima di metà estate 2010 – l’implosione del debito della California avrà una prima forte svolta entro metà estate ed entrerà in modalità crisi prima del quarto trimestre 2010 – il dollar index sprofonderà sotto 65 tra il terzo e quarto trimestre 2010 – l’immobiliare commerciale entrerà in modalità crisi nel quarto trimestre 2010 – più di 35 stati saranno salvati entro il quarto trimestre 2010 dai contribuenti americani – alla fine del quarto trimestre 2010 l’oro toccherà i 1.600 dollari e l’argento balzerà a 35 dollari l’oncia.

Fonte: www.rense.com
Link: http://www.rense.com/general90/predicts.htm
25.05.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di JJULES

lunedì 7 giugno 2010

Perlas informativas del mes de mayo 2010

Pascual Serrano
Internacional


Insistencia

Obsérvese la insistencia del periodista en esta entrevista al concejal por Madrid y secretario de Políticas Sociales del PSOE, Pedro Zerolo, por cierto en asuntos que nada tienen que ver con sus cargos ni con el ámbito provincial del periódico. Fue en el Diario de Cádiz el 3 de mayo. Esas fueron sus cuatro preguntas consecutivas: “1- Cuando escucha la palabra 'bolivariano' en la boca de Hugo Chávez, ¿qué piensa? 2-Insisto: ¿No rechina el nombre de Bolívar en boca de Chávez? 3- No sé si piensan así todos los venezolanos. 4- ¿Y cuando escucha teorías pseudocientíficas tan estrafalarias como las de Evo Morales sobre la homosexualidad, que la achaca a los transgénicos?”

Noticia imaginativa

El 26 de abril en el twitter del cantante colombiano Juanes aparece un vínculo a un vídeo de youtube de 2008. Se trata de un sketch humorístico de televisión realizado por unos españoles que tienen su propio canal de vídeos, por cierto sin actualizar desde hace dos años. El tema es la parodia de una supuesta crónica de un periodista desde el escenario de la quema de unas plantas de marihuana por parte del ejército. Lo curioso es que esas imágenes, el 27 de abril las utilizaría y cambiaría la cadena colombiana de televisión RCN para presentarlo como una noticia real de los efectos que produjo el humo de la marihuana en un “veterano periodista”. Así decían los presentadores: “Este reportero se descontroló durante un quema de marihuana en Valencia (España). Un periodista español se vio en serios problemas mientras transmitía en vivo y en directo la quema de un cargamento de marihuana”. Podemos comprobar en la noticia original española que se trataba de una broma y que el medio colombiano recortó las imágenes de vídeo para convertir en noticia lo que solo era un momento de un programa de humor de dos años antes.

Rectificar al entrevistado

Si el periódico entrevista a un jefe de Estado y lo que dice no concuerda con la línea editorial no hay problema, debajo se pone un artículo de opinión de un colaborador habitual que se encarga de criticar al entrevistado. Es lo que hizo El País el 9 de mayo con una entrevista al presidente brasileño, Luiz Inácio Lula da Silva. Como no criticó a Chávez, el colaborador Moises Naim escribe después: “Los déspotas que tienen la suerte de ser amigos del presidente brasileño y que están arruinando sus países, mientras Brasil progresa, saben que cuentan tanto con el estridente apoyo como con el silencio cómplice de Lula. Su incondicional respaldo público les aporta una valiosísima legitimidad internacional que les sirve para actuar con aún mayor impunidad dentro de sus países”.

El sufrimiento del violador

Ante el alud de denuncias de abusos sexuales por parte de sacerdotes, ¿quiénes han sufrido? Si alguien piensa que las víctimas de los abusos se equivoca. Según declaró el Papa, quien sufre es la Iglesia: “la Iglesia sufrirá siempre, aunque de diferentes maneras hasta el final de los tiempos”. Así lo dijo Benedicto XVI y leímos en 20minutos el 11 de mayo.

Situación ideal

Público entrevista al ministro de Exteriores cubano Bruno Rodríguez el 18 de mayo. El ministro denuncia “las hostilidades en que vive Cuba y el cerco y la campaña mediático contra Cuba”. El periodista entonces le dice que “esperar a que cese la hostilidad es esperar un mundo ideal” y le pregunta si “no sería mejor mejorar las condiciones (de los cubanos) sin aguardar a que termine el bloqueo”. Es decir, le pide renunciar al “mundo ideal” del fin de las agresiones contra Cuba para que ponga en marcha “el mundo ideal” dentro de la isla.

Explicar la crisis

¿Cómo explicaría el origen de la crisis el consejero delegado de un banco que se va a jubilar con 85,7 millones de euros de pensión? Pues de alguna forma que no diga nada. Así afirmaba Alfredo Sáenz cómo se llegó a esta situación, según leímos en Público el 21 de mayo: “fruto de un endeudamiento de parte del mundo y de una estructura de supervisión y regulación financiera no adaptada a la globalización”.

Y si esta explicación no se entiende, siempre se puede recurrir a la que que dio el ministro de Economía italiano, según escuché en el informativo de TVE el 1 de mayo: “la crisis es como un videojuego, matas un monstruo y cuando crees que ya has ganados aparece otro monstruo con el que debes luchar”.

Hay que reconocerles el esfuerzo para conseguir que no saquemos algunas conclusiones y opiniones lógicas tras una crisis provocada por la avaricia de financieras e inmobiliarias a la que el gobierno responde primero inyectando millonarios recursos públicos a los bancos y luego congelando las pensiones y bajando el sueldo de los funcionarios.

Candidato

Adivinen con este titular el día del cierre de campaña el 22 de mayo: Juan Manuel Santos cierra su campaña electoral en Bogotá”, y esta foto, si el diario El País apoya a algún candidato concreto en las elecciones presidenciales de Colombia o su información es plural y equilibrada.



Simulacro

El 26 de mayo TVE1 emite esta noticia, disponible también en su web: “Israel realiza hoy un simulacro sin precedentes de un hipótetico ataque con mísiles desde Gaza o Irán”. En la noticia comienzan contando cómo los niños de un colegio israelí son desalojados en el simulacro, recogen las reacciones de enfado de los países árabes y, sólo al final, dicen "la aviación hebrea ha bombardeado objetivos en la franja de Garza, más de una veintena de palestinos están heridos”. De modo que Israel ataca, bombardea y deja más de veinte heridos, pero el titular es el simulacro de un ataque sufrido por Israel.

Comida y aire acondicionado

El noticiero de RNE Radio 5 contaba el 26 de mayo que nueve barcos con pacifistas y material de ayuda humanitaria se dirigían hacia la zona en conflicto de Palestina. Señala la locutora que Israel afirma haber preparado “centros de detención”, pero no porque tenga intención de detener a nadie, sino "porque son muchas las personas que van a necesitar comida, agua y aire acondicionado, y no estar bajo el sol". Pues al final no acertó la periodista, los detuvieron y no precisamente para ofrecerles comida y aire acondicionado. Sólo hubo una decena que no fueron detenidos, los mataron.

Perdón por los abusos

El 28 de mayo, Público informaba que los jesuitas de Alemania reconocían cientos de abusos contra menores. Lo que me resultó curioso es que “el provincial jesuita se mostró dispuesto a pedir perdón personalmente a cada víctima. Sin embargo, no quiso plantear posibles indemnizaciones”. Me pregunto si la justicia se plantea algo parecido para otros delincuentes o abusadores sexuales, que ni vayan a prisión ni asuman indemnizaciones, sólo pedir perdón. También podríamos extender la idea y que los alumnos de los colegios privados religiosos no pagasen, ni el Estado tampoco en sus conciertos con la Iglesia, sólo dar las gracias.

Cinco millones de euros

El director de la Oficina del Parlamento Europeo en España escribió una carta al director en Público el 28 de mayo desmintiendo una información del periódico donde se decía que el Parlamento Europeo iba a comprar un dispositivo Appel iPad para sus 736 diputados. El funcionario europeo explicaba que se habían destinado cinco millones de euros para “un plan de puesta al día de las comunicaciones móviles, la conectividad, la movilidad y la interoperabilidad”. Pues ya debe ser grande el plan para que cueste cinco millones de euros, eso supone casi 7.000 euros por diputado. Casi mejor que les den el iPad.

España

Encuesta

Esta encuesta de El País el 8 de mayo es otra de esas que incluye en la pregunta una premisa con el objeto de condicionar las respuestas: ¿Estás de acuerdo con retrasar la edad de jubilación para hacer sostenible el sistema de pensiones? La falacia consiste en considerar que el retraso de la edad es necesario para hacer sostenible el sistema de pensiones. Ese es el argumento de los defensores del cambio de la edad de jubilación. Podían haber recurrido a la tesis de los detractores y preguntar ¿Estás de acuerdo con retrasar la edad de jubilación aunque no hace falta para hacer sostenible el sistema de pensiones? Por cierto, ni así consiguieron que ganara el Sí en la encuesta.

Amenazar con el paro

El 16 de mayo, RNE Radio 5, el vicesecretario general del PSOE y ministro de Fomento, José Blanco, ante el anuncio de huelga por parte de los sindicatos, les pide que "tengan una respuesta proporcionada" y "que no olviden que hay mucha gente en paro". Puesto que esto último ya lo saben, de hecho es una de las razones para la huelga, sólo se puede entender como una amenaza. ¿Es así como entiende el gobierno socialista el derecho de huelga?

Sentimiento religioso

El cantautor Javier Krahe se enfrenta a una fianza de 192.000 euros por “atentar con el sentimiento religioso” en un vídeo, según supimos por Público el 21 de mayo. Uno de los promotores es la organización fundamentalista católica Hazteoir. Lo paradójico es que esa misma organización que acusa a Krahe de atentar contra el sentimiento religioso exhibe esta caricatura de Mahoma en su web:


Envidia de los pobres

El diario Ideal de Granada trataba el 27 de mayo el asunto de un impuesto para las grandes fortunas. En uno de sus textos titulaba "¿Tasa de la 'solidaridad' de los ricos o 'envidia' de los pobres?". Afirma que "el Gobierno alemán introdujo el llamado 'Impuesto de los millonarios' que los afectados llaman 'Impuesto de la Envidia'". Parece que el objetivo de este tratamiento informativo es convencer de que hacer que los millonarios paguen impuestos para que los más desfavorecidos tengan sanidad o educación es una cuestión de envidia, no de justicia social. Supongo que si mañana alguien le roba el dinero a un rico y éste quiere que vayamos a la cárcel no dirán que el rico pide la “Sanción de la Envidia” porque ahora es otro el que tiene el dinero.

Enterarse por la prensa

El Ministerio de Defensa ha arrestado a algunos oficiales por utilizar un helicóptero y un avión para ir a una boda. Según una noticia de Público, el 28 de mayo, el asunto se supo porque el Diario de Ibiza mostró fotografías de las aeronaves aterrizando en el lugar de la boda. Menudo servicio de inteligencia militar tenemos si se enteran de dónde están los aviones y los helicópteros cuando leen los periódicos. O nivel de corrupción si se pueden usar para eso sin que suceda nada hasta que aparezca en la prensa.

Perlas comerciales

Cambiar cada año

Una empresa de telefonía anuncia que te cambiará cada año el teléfono móvil. No es que te dé uno excepcionalmente bueno, o que te lo cambie por otro mejor, o lo sustituya si se te estropea. Simplemente lo cambia, aunque funcione el antiguo, el caso es cambiar, consumir, devorar. No importa si luego deben abandonar los residuos tóxicos de sus baterías en el tercer mundo, o si con sus beneficios siguen financiando la guerra del Congo donde conseguir el preciado coltán para producirlas. Lo importante es que cada año tiremos un teléfono móvil y el mercado siga produciendo otros.

“Gastamos”

En el metro de Madrid observo un cartel publicitario de una campaña publicitaria sobre el Año Internacional de la biodiversidad. En el centro del cartel aparece esta frase en grandes letras: “En solo ocho meses gastamos lo que la naturaleza tarda un año en producir”. El asunto me hace pensar. ¿Quiénes gastamos? ¿los españoles? Yo no gasto lo mismo que el presidente del Banco de Santander que gana decenas de millones de euros, ni tampoco un indigente que sobrevive en la calle gasta igual que yo. ¿Los seres humanos? Tampoco gasta un habitante de Senegal igual que yo. Sin duda es bueno sensibilizar sobre la necesidad de no seguir consumiendo a una velocidad incompatible con el mantenimiento del planeta, pero ese mensaje de la publicidad tiene como objetivo hacernos creer que la responsabilidad es igual en todos, lo cual, no solamente no es verdad, sino que resulta insultante para miles de millones de habitantes del mundo que no tienen para comer. Y, al mismo tiempo, impune para quiénes viven en la abundancia y a costa de esos pobres.

Www.pascualserrano.net

Pascual Serrano es periodista. Sus últimos libros son "El periodismo es noticia" (Icaria) y Desinformación (Península).

Rebelión ha publicado este artículo con el permiso del autor mediante una licencia de Creative Commons, respetando su libertad para publicarlo en otras fuentes.

mercoledì 2 giugno 2010

PERCHE’ ISRAELE HA ATTACCATO DEI CIVILI NEL MEDITERRANEO ?

DI THIERRY MEYSSAN
voltairenet.org

Israele ha pesato in anticipo le conseguenze dell'attacco che ha lanciato contro un convoglio umanitario marittimo. Quali sono i suoi obiettivi, che stanno scatenando una crisi diplomatica mondiale, perché ha sfidato il suo alleato turco ed il suo protettore, gli Stati Uniti?

L'attacco condotto da tre incrociatori lancia-missili di classe Saar, il 31 maggio 2010, contro la Freedom Flotilla, nelle acque internazionali del Mediterraneo, esemplifica la fuga in avanti compiuta da Tel Aviv.

La Freedom Flotilla è un'iniziativa di militanti dei diritti dell'uomo [1] [2] , sostenuta dal governo turco. Il suo obiettivo è al tempo stesso di trasportare aiuto umanitario fino a Gaza e, ciò facendo, rompere il blocco posto illegalmente dall'esercito israeliano, nei confronti di 1,5 milioni di abitanti di Gaza.

Nella foto: La protesta turca all'ambasciata di Israele: tensioni


La decisione di abbordare navi civili nelle acque internazionali, costituisce un "atto di guerra" secondo il Diritto Internazionale, giuridicamente parlando c'è stato: furto di navi e del loro carico, rimozione e sequestro dei passeggeri, omicidi; o addirittura assassini, se si ammettono come veritiere le notizie della televisione turca, secondo la quale i commando avevano un elenco delle personalità da liquidare durante l'assalto.

Questo atto di guerra, contro le bandiere greche e turche garrenti su tali navi, è stato perpetrato per consolidare il blocco, il quale costituisce in sé una violazione del Diritto Internazionale.

Scegliendo l'argomento della "legittima difesa", le autorità israeliane hanno rivendicato esplicitamente la loro sovranità sulle acque internazionali a 69 miglia nautiche al largo della Palestina; tale annessione - temporanea o duratura – era necessaria per il perseguimento del blocco, ritenuto necessario alla sicurezza dello stato dell'Israele.

Abbordando una nave turca ed uccidendo dei passeggeri, Tel Aviv ha innanzitutto scelto di rispondere militarmente alla crisi diplomatica che l'oppone da gennaio 2009 ad Ankara. Si ritiene che tale iniziativa possa provocare una crisi in seno allo Stato Maggiore turco e tra questo ed i governi turchi. Tuttavia, potrebbe portare ad una rottura completa delle relazioni militari tra i due paesi, proprio la Turchia che è stata per un mezzo secolo il migliore alleato di Israele nella regione. Fin da ora, le manovre congiunte turco-israeliane sono stati annullate sine die. Fra l’altro, questa crisi potrebbe avere delle conseguenze sulle relazioni commerciali tra i due paesi, mentre la Turchia è un partner vitale per l'economia israeliana.

Tuttavia, Tel Aviv doveva rompere la credibilità della Turchia nel momento in cui si avvicina a Siria e Iran, ambendo esercitare, insieme con suoi nuovi partner un'autorità regionale [3]. Nell'immediato, Israele doveva sancire il ruolo di Ankara nel negoziato del Protocollo di Tehran sull'industria nucleare iraniana.

Da parte turca, ci si aspettava un intervento israeliano energico ma non letale, ed il momento di porsi come protettore delle popolazioni palestinesi è venuto, perseguendo la dottrina neo ottomana teorizzata dal ministro degli Esteri, il prof. Ahmet Davutoglu. Senza aspettare il ritorno del Primo ministro Recep Erdogan, in viaggio in America latina, l'ambasciatore turco a Tel Aviv è stato richiamato ad Ankara ed una cellula di crisi è stata messa in opera, intorno al vice primo ministro, Bülent Arinç, ed è entrata immediatamente in contatto coi 32 governi degli Stati di cui i passeggeri sono provenienti. Tutto il personale diplomatico turco è stato mobilitato per coinvolgere nel problema il massimo di stati e di organizzazioni internazionali. In una conferenza stampa, Bülent Arinç ha voluto la restituzione immediata delle tre barche turche rubate e del loro carico, come anche e soprattutto la liberazione delle centinaia di cittadini turchi portati via e sequestrati. Ha scelto di qualificare l'attacco un atto di "pirateria", e non di guerra, in modo da offrire al governo Netanyahu la possibilità di presentare l'affare come una "sbavatura" e non come una scelta politica. In questa logica, il presidente Abdullah Gül, da parte sua, ha richiesto che i tribunali israeliani giudichino i responsabili di questa carneficina.

Dal Cile, il presidente turco Erdogan ha dichiarato: "Questa azione è totalmente contraria ai principi del diritto internazionale, è terrorismo di uno Stato disumano. Mi rivolgo a quelli che hanno appoggiato questa operazione, voi supportate il sangue, noi sosteniamo il diritto umanitario e la pace."

Nel pomeriggio, Ankara ha interpellato il Consiglio atlantico. La Turchia è membro della NATO. Se non vi trova la risposta che si aspetta dal governo israeliano, potrebbe qualificare l'attacco un atto di guerra e richiedere l'aiuto militare degli Stati membri dell'alleanza, in virtù dell'articolo 5 del Trattato dell'atlantico Nord.

Il governo Netanyahu ha invitato i suoi cittadini residenti all'estero a lasciare la Turchia, mentre manifestazioni spontanee si moltiplicano davanti ai consolati israeliani, nella quali la folla chiede vendetta.

Dal lato degli Stati Uniti, questo affare ricorda quella dell'USS Liberty, 8 giugno 1967. Durante la guerra dei Sei giorni, gli israeliani attaccarono un edificio di sorveglianza elettronica dell'US Navy, facendo 34 morti e 171 feriti. Tel Aviv presentò le sue scuse per questo sgarbo sul campo di battaglia mentre, pur accettandole ufficialmente, Washington ci vide un oltraggio deliberato. Gli israeliani, all'epoca, avrebbero voluto sanzionare le stesse critiche statunitensi.

Questa volta, l'attacco alla Freedom Flotilla potrebbe tramutarsi in una sanzione, dopo che Washington ha votato una risoluzione degli Stati firmatari del Trattato di non proliferazione che richiede ad Israele di dichiarare le proprie armi nucleari ed accettare i controlli dell'agenzia internazionale dell'energia atomica.

La decisione israeliana di attaccare delle navi civili nelle acque internazionali avviene dopo l'assassinio negli Emirati, di un dirigente palestinese da parte di un'unità del Mossad; la scoperta di un vasto sistema di copia di passaporti falsificati, a scapito degli stati occidentali; ed il rifiuto di assistere alla conferenza internazionale seguita al Trattato di non proliferazione. Questo insieme di fatti può essere interpretato come una successione di colpi perpetrati da un Stato sicuro della sua impunità - ed in questo caso, potrebbe trattarsi questa volta di un colpo di più o di troppo - , o come una montata, dopo una breve frizione pubblica con l'amministrazione US - si tratterebbe allora di rivendicare la leadership del movimento sionista, dimostrando che Tel Aviv decide e Washington ratifica - .

Il Primo ministro Benjamin Netanyahu, in viaggio in Nordamerica, ha deciso di finire la sua visita canadese e di annullare il suo appuntamento alla Casa-Bianca. È stato raggiunto al telefono dal presidente Obama, che gli ha chiesto delle spiegazioni.

L'Alto commissario alle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo, Navi Pillay, ha dichiarato che l'operazione israeliana non poteva avere nessuna giustificazione giuridica. Il Relatore speciale sui Diritti dell'uomo nei territori occupati palestinesi, Richard Falk, ha tenuto a sottolineare che al di là dell'attentato alla libertà di circolazione sui mari, il problema centrale resta il blocco. "A meno che siano prese delle azioni pronte e decisive per mettere fine all’azione israeliana su Gaza, saremo tutti complici di una politica criminale, che minaccia la sopravvivenza di una comunità assediata", ha affermato. Il Consiglio di sicurezza è stato convocato in emergenza, oggi (31.05.2010), alle 18h TU. Il ministro turco degli Affari esteri è partito a New York.

Thierry Meyssan
Fonte: www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article165580.html
31.04.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di FILIPPO

NOTE:

[1] « Dr. Arafat Shoukri : "Les conditions sont réunies pour faire de cette flottille un point de rupture" », entretien avec Silvia Cattori, silviacattori.net, 23 aprile 2010.
[2] Le organizzazioni principali della Freedom Flotilla sono: Mouvement Free Gaza, Campagne Européenne pour Arrêter le Siège de Gaza (ECESG), Fondation turque d’Aide Humanitaire (IHH), Fondation malaisienne Perdana et Comité International pour Lever le Siège de Gaza.
[3] Thierry Meyssan "Cambiamento degli equilibri strategici del Medio Oriente" http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=7062

VEDI ANCHE: CAMBIAMENTO DEGLI EQUILIBRI STRATEGICI DEL MEDIO-ORIENTE