Lettera di risposta degli studenti di Bologna.
" Signor Roberto Saviano, siamo le centinaia di persone che ancora oggi, ad un mese di distanza dalla nostra occupazione, continuano la lotta contro il governo Berlusconi, il ddl Gelmini ed in generale le politiche di austerity portate avanti da questa classe politica.
Ma siamo anche centinaia di persone scese a Roma il 14 per sfiduciare dal basso il governo.Siamo quegli studenti, operai, comitati territoriali, migranti, tutti colpiti da questa crisi e che hanno deciso di usare la loro legittima forza collettiva contro chi ancora una volta si nascondeva dietro zone rosse a difendere i suoi privilegi mentre a noi viene rubato ogni giorno il nostro futuro.
Non siamo a Genova mentre i black-block e il '77 sono spettri che animano la sua coscienza.
Siamo in migliaia e migliaia,altro che poche centinaia di idioti. Accenda almeno la televisione la prossima volta, visto che sappiamo che non verrà a vedere in piazza la realtà dei fatti.
Siamo parte di quella rivolta generazionale europea che da Londra a Parigi, da Roma ad Atene, non accetta più che in pochi decidano il futuro di tutti loro.
Non siamo violenti noi. E' violento chi rinchiude migranti nei Cie, chi fa bruciare operai come alla ThyssenKrupp, chi manganella senza sosta studenti in tutta Italia, chi rifila contratti a progetto, chi fa diventare le scuole e le università centri di disciplinamento svenduti alle esigenze delle aziende.
Siamo il futuro di questa società, al di fuori di logiche parlamentari e compatibili. Sappiamo già che saremo delegittimati nelle nostre idee e nelle nostre pratiche; quelli che lo faranno, saranno nostri nemici.
Bologna, Lettere e Filosofia Occupata"
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Lettera a Roberto Saviano
La popolarità t’ha fatto proprio male perché oggi mi rendo conto che il mondo della cultura ha perso Monicelli e ci sei rimasto tu.
Mi dispiace dei tuoi guai e ti capisco, perfino, ogni volta che punti lo sguardo in alto per cercare un contatto con il mondo che in questo momento ti è impedito.
Ti sei scelto una lotta dignitosa, l’ho fatta anch’io contro la mafia, la fanno in tanti tutti i giorni, solo che tu ora hai qualcuno che ti fa da scudo mentre altri non hanno che un sanpietrino per difendersi.
Perché i nemici sono pericolosi sempre. La lotta contro i poteri fiacca le giornate, la vita, talvolta, si lo ammetto, anche la fantasia. Ma qui c’è gente che non sta a sentire neppure quelli che sono stati eletti ad icona come te.
Non hai il diritto di insultare chi combatte e bisogna che qualcuno ti dica che dalla consapevolezza di una lotta giusta sei passato ad un delirio di onnipotenza un po’ antipatico. Dovresti dare un limite numerico – che so: tre all’anno? – ai i tuoi sermoni dall’alto della tua posizione privilegiata di stipendiato endemol e mondadori.
Quanti anni hai? 28? 30? E quanti anni avevi quando hai cominciato a vedere il mondo attraverso il filtro della tua scorta? 26? Troppo pochi per capire e te lo dice una che a quarant’anni ancora ha tanto da imparare.
Ti dico io una cosa che qualcuno avrebbe dovuto dirti molto tempo fa. Ti stanno usando. Sei funzionale al potere. Nella tua maniera di difendere lo “Stato” tirando fuori parole degne della peggiore retorica, tutto schierato con la magistratura e con la polizia, sempre calato nel ruolo della vittima dei poteri forti e primo a lanciare sassi contro chi alla vista di quegli stessi poteri alza la testa.
Li conosco quelli come te, borghesi intellettuali che non hanno mai fatto nulla di particolarmente trasgressivo e che improvvisamente si vedono ricucito addosso un abito ribelle che non gli appartiene.
Vedi com’è? Che ti torna subito la tentazione di parlare con la voce di chi tiene tutto in ordine, il tormentone dell’autorità che bisogna rispettare, perché falcone, perché borsellino, perché bla bla bla.
L’hai mai frequentata una piazza? Lo sai perché i ragazzi portano i caschi? Hai presente una testa spaccata da un colpo di manganello come fosse un cocomero? Lo sai che quando le manganellate partono prendono chiunque? Te incluso se fossi nei paraggi e senza scorta.
Troppo comodo parlare dalla tua posizione. Troppo comodo immaginare di non poter essere contraddetto perché ti hanno eletto santo.
E sai che c’è? Che quello che hai scritto tu, girato su repubblica dalla tua agenzia letteraria, con tanto di bollino siae, è solo il lamento griffato di un ragazzo che in un colpo solo tradisce la lotta della sua gente, quella delle famiglie che resistono all’immondizia, delle vecchie e nuove generazioni che lottano per non diventare manodopera della camorra. Un ragazzo che a parole dice di sapere cosa avviene quando i “poteri” ti criminalizzano, usano la macchina del fango, ti isolano per farti fuori. Nella pratica invece tutte queste cose sembrano sfuggirti.
Tu davvero non conosci la storia, figuriamoci l’anarchia. E ti presti al gioco di chi mette al bando un Pinelli al giorno per nascondere i crimini efferati compiuti da stragisti fascisti collusi con quello Stato del quale tu parli a senso unico.
Te lo dico da donna meridionale: se non hai assaggiato la precarietà, se le tue prospettive di futuro sono migliorate, lascia stare. La vita di quelli che invece di una scorta hanno al seguito i creditori è cosa ben diversa.
La tua lettera è proprio brutta perché da un santo come te mi sarei aspettata una epistola diretta ai parlamentari finiani e dell’idv che hanno votato la fiducia al governo. Avresti potuto usare mille parole. Avresti potuto dirigere meglio la tua indignazione. Avresti potuto perfino raccontare le tantissime persone in piazza senza stare su un piedistallo. Immaginando di essere uno di loro, uno come tanti, semplicemente uno che sceglie un altro modo per lottare, rispettabile ma non per questo preferibile per tutti. Avresti potuto dire che quanto era successo non ti è piaciuto senza usare supponenza, senza immaginare di essere superiore a quelli che conducono lotte in modo diverso dal tuo.
Non credo ci sia molto altro da dire: i ragazzi del movimento fanno movimento. Si confrontano. Hanno sicuramente punti di vista differenti. Se lo diranno. Ce lo diranno. Ma tu…tu sei semplicemente un’altra cosa.
CIAO FULVIO,SONO DODO,DI TORINO.
TI MANDO LA MIA RISPOSTA A SAVIANO.FALLA GIRARE,PER FAVORE.
LETTERA A SAVIANO
Caro Roberto Saviano,sono uno dei tanti che ha letto la tua «lettera aperta»,con tanto di bollino siae, ai «ragazzi del movimento».
Non sono uno studente,non ho scritto nessun libro di successo,non vivo interpretando il ruolo di santo-icona, ho 33 anni e faccio l'operaio metalmeccanico.
Ho sempre pensato che la politica va praticata «dal basso»,nelle piazze,nelle strade,con tutti,e le tue parole non sono nuove,nel corso degli anni le avrò sentite migliaia di volte,le solite cose scontate sulla violenza,sui provocatori,sugli infiltrati,i buoni,i cattivi ecc...
Forse i tuo stare su un altare ti impedisce di vedere ciò che ti circonda.
Dietro a quelli che tu chiami «cento imbecilli» c'è tutta la nostra rabbia.
La rabbia di chi la precarietà la vive realmente,giorno dopo giorno,di chi si deve tenere stretta anche la marginalità perchè basta un attimo per passare dalla precarietà alla povertà più nera,di chi vede i propri diritti di lavoratore frantumarsi contro il muro delle logiche aziendali,con la complicità di sindacati che definire "venduti" è usare un eufemismo.
La rabbia di chi,in mezzo a mille difficoltà, cerca di darsi una formazione culturale in paese in cui i governi negano i fondi per l'istruzione pubblica,la ricerca ecc... ma non han problemi a trovarli quando si tratta dell'ennesima missione militare "di pace" in giro per il mondo.
La rabbia di chi deve stare sempre zitto e a testa bassa,legato al guinzaglio del permesso di soggiorno,la rabbia di chi ha visto crollare la propria casa,ha perso tutto e da tempo sente solo le false e odiose promesse di quei nani e quelle ballerine tutti presi dal loro,perenne, mercato di voti e dignità.
La rabbia di chi vede il suo territorio avvelenato da tonnellate di rifiuti,o da quintali di cemento.
La Rabbia di chi un futuro,a queste condizioni,non lo avrà mai.
A Roma c'era la rabbia di tutte queste persone,quelle che tu ti affretti a ridurre a "cento imbecilli".
Questa rabbia è esplosa,e guarda,a tutti noi ha messo coraggio e non paura,è stato qualcosa di liberatorio che ci ha dato fiducia per le mobilitazioni future.
«Adesso parte la caccia alle streghe; ci sarà la volontà di mostrare che chi sfila è violento."
A forza di vivere sulla tua torre d'avorio non ti rendi conto che questo sistema DA SEMPRE criminalizza il dissenso quando questo,come a Roma, si manifesta realmente.
Forse non sai che la repressione ha forme molteplici,e non c'è bisogno di mettere in atto nessuna «strategia della tensione» per attuarla.
Noi la repressione la viviamo quotidianamente sulla nostra pelle e non si tratta solo della guardia che ti pesta,inizia nei rapporti di lavoro attraverso la sottomissione indotta dalla scadenza del contratto.
E' una forma di repressione anche negare un istruzione,superficializzando la cultura,riducendola a nozioni utili per quelle aziende che assumeranno i futuri,e sfruttabili lavoratori interinali.
Così come è repressivo criminalizzare il dissenso,quando esso si manifesta in forme ben poco piacevoli non solo al governo ma anche ai quei sinistri oppositori la cui forma principale di opposizione e dar aria ai denti,sputando sentenze,sicuri dei propri giudizi in tasca,creando divisioni tra «buoni» e «cattivi»,blaterando il solito sermone trito e ritrito sul 77,i caschi,ecc... ,scrivendo «lettere aperte» sui giornali.
Caro Saviano,forse non sai che molta gente il diritto di parola,e quello di esistere,se lo devono conquistare,anche con la violenza.