mercoledì 25 agosto 2010

Supertato il test, svanito lo stress? O no!

Sono stato tentato di scrivere prima dell'estate una nota sullo stress test delle banche europee, l'evento mediatico-finanziario che ci ha tragettato più sereni verso le vacanze, ma ho preferito non annoiare i lettori di questo blog con fastidiosi dettagli tecnici.

Sta di fatto che il test si è rivelato un non-evento a conferma che non si possono impensierire i vancazieri con noiose note pessimistiche per di più su quella "trieste scienza" che è la finanza bancaria.

A tal fine, poichè i conti non si potevano truccare più di tanto, si è lavorato sulle premesse: si è identificato lo scenario di stress con una nuova recessione (double dip) ma a questa si sono associati parametri tutt'altro che catastrofici: - 0,6% il Prodotto interno per l'Europa e -2% per la Grecia. Per avere una misura, basti pensare che quello dell'Italia, paese forse meno critico del gruppo del mediterraneo, è calato del 4,9% nel 2009. Uno scenario avverso piuttosto benevolo quindi. Questo test non solo non rappresenta gli eventi possibili, ma nemmeno i più probabili.

Lo stress è poi stato applicato solo ad una parte minoritaria del portafoglio delle banche, il portafoglio di trading.

Non si è infatti previsto il default di nessuno degli stati europei, che avrebbe comportato l'estensione del test anche al resto del portafoglio e, per essere certi di avere azzeccato la previsione, è stato istituito,ma solo all'utimo momento, dopo infinite discussioni e ripensamenti, un fondo da 750 miliardi di euro (istituito ma ancora il "contante" non è giunto) a supporto dei paesi in difficoltà.

Speriamo che basti.

Non so quanti soldi siano 750 miliardi, ma so che la banca centrale indiana ha recentemente effettuato il più grande acquisto di oro della storia ed ha speso "solo" 6 miliardi di dollari.

Insomma il test ha fornito l'immagine del sistema bancario che ci aspettavamo: qualche acciacco ma, tutto sommato, solido; le banche più graciline saranno sostenute con un pò di ricostituente (alias capitale, statale per lo più) e a tutte sarà data la possibilità di fare il massimo dei profitti mantenendo il costo del denaro basso, anzi bassissimo.

Speriamo che basti.

Potevano dare un immagine diversa? Potevano forse dire che dopo l'evento greco siamo al limite della catastrofe, cioè del default governativo a catena di diversi paesi?

No, non potevano.

La politica però ha la pretesa di controllare solo la percezione della realtà, ma la realtà ha una sua indipendenza che a volte non può essere trattenuta: la Grecia ha adottato un estremo rigore che gli ha consentito di ridurre le spese (soprattuto stipendi) del 10% con pesanti effetti sulla capacità di spesa e notevoli incrementi della disoccupazione. Gli scioperi e le proteste fanno il resto per tenere ridotti la produttività ed il flusso dei turisti, con il conseguente calo delle entrate fiscali.

A me non sembra la fotografia di un paese fuori dai guai e non capisco in nessun modo come il "salvataggio europeo" l'abbia salvato.

Quanto può durare?
Non lo so e forse non è nemmeno la domanda più importante.

Una domanda più utile potrebbe essere "quanto ci vuole prima che questo contagi anche altri paesi del club-med?"

Il punto è che diverse banche dei paesi più solidi (Francia, Germania ma non solo) hanno fatto investimenti (comprato titoli di stato) di paesi come Grecia, Spagna, Italia, ecc, incuranti del rischio, per assicurarsi maggiori profitti e, ora che il rischio si è manifestato, non ne vogliono sapere di affrontare le relative perdite. Con la forza della loro posizione, ora chiedono che queste siano pagate dagli stessi paesi in crisi e soprattutto dalle classi più deboli invece da chi ha intascato ed evaso.

Non posso evitare di sorprendermi davanti all'incapacità dei politici europeei di comprendere la complessità della crisi che hanno di fronte e, ogni volta, invece di trovare velocemente un accordo, si uniscono in un accorato lamento contro i mercati adottando un populismo anti-finanziario e soluzioni di facciata, come vietare lo short-selling.

Questa operazione non è più speculativa delle altre, è solo l'attesa di futuri scenari negativi, un segnale di allarme di alcune cassandre (corretto o errato che sia).

Speriamo che basti vietare.

Ma non è mai bastato. Sparare al messaggero non cambia nulla dei fatti che narra se non ritardare la loro evidenza a quando sarà veramente troppo tardi.

Articolo di Sultan