“Ho una grande ammirazione per un paese che è riuscito a coniugare così bene la modernità e i valori cristiani.” L'affermazione in questione è di Benedetto XVI, datata 16 aprile 2008, pronunciata in occasione della visita papale negli Stati Uniti. Visita che portò il Papa anche alla Casa Bianca, non solo per la grande festa di compleanno per le 81 primavere del pontefice, ma anche per un colloquio privato con l'allora presidente Bush. Proprio durante quel colloquio, Benedetto XVI ebbe modo di discutere con l'ex presidente un tema particolarmente caro alla Chiesa cattolica: la difesa della vita fin dal suo concepimento. Dal concepimento alla nascita, poi evidentemente dopo gli uomini sono solo carne da cannone.
E poco si scandalizzino i soliti baciapile, perchè, come non hanno riportato i giornali, il tema della difesa della vita avrebbe dovuto toccare anche altri punti, non solo quello relativo all'interruzione di gravidanza. Proprio in concomitanza con la visita papale, anzi, proprio mentre alla Casa Bianca si festeggiava il compleanno del Papa, a Washington la Corte Suprema definiva "legale" l'utilizzo della iniezione letale per la pena di morte, dando il via libera a tre esecuzioni. Ma l'argomento è stato accuratamente evitato. Salvo poi i proclami in difesa della vita che sembrano riguardare solo i nascituri e i moribondi: no all'interruzione di gravidanza, no all'eutanasia, ma di fronte alla moratoria per la depenalizzazione dell'omosessualità (in alcuni paesi è prevista la pena di morte, per il "reato" di omosessualità) il Vaticano ingaggia una feroce battaglia perchè la moratoria non passi; di fronte a centinaia di vittime del clero pedofilo suicidatesi per la vergogna, gli alti prelati si girano dall'altra parte; di fronte a migliaia di uomini messi a morte ogni anno, anche negli Stati Uniti, il Paese che "è riuscito a coniugare così bene la modernità e i valori cristiani", il Pontefice si ostina in un vergognoso silenzio.
Non c'è da stupirsene, del resto. Basta sapere che nello Stato Vaticano la pena di morte venne rimossa dalla Legge fondamentale solo il 12 febbraio 2001, su iniziativa di Giovanni Paolo II. Anche lo stesso Catechismo cattolico, inoltre, prevede la pena capitale:
Articolo 2267: L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani.
Un miracolo di equilibrismo, l'articolo 2267, a cui la Chiesa non è nuova. Si rifà infatti al quinto comandamento, quello che per noi vale "Non uccidere", mentre per altri vale “ Non far morire l’innocente e il giusto “ (Es 23,7). La Chiesa, dunque, riconosce all’autorità pubblica il potere di applicare la pena di morte, nei confronti delle persone colpevoli, perché “la Scrittura” preciserebbe che il comandamento: “Non uccidere” è stato formulato da Dio per proteggere la vita delle persone innocenti, ma, non le colpevoli.
In questo caso la Chiesa "dimentica" convenientemente che il Dio che diede i comandamenti a Mosè era lo stesso Dio che appose un segno sulla fronte del fratricida Caino perchè nessuno lo uccidesse, nonostante la sua colpevolezza. Senza contare che non spetta all’Antico Testamento stabilire le verità divine in materia di fede e di morale, ma al Nuovo Testamento, in cui non vi è un solo versetto che autorizzi la Chiesa a legittimare la pena di morte, una pena di natura vendicativa, assolutamente contraria al perdono.
Inoltre, chi decide se si è giusti o colpevoli? Il Death Penalty Information Center ha reso noto un calcolo fatto studiando il numero di condannati messi in libertà: almeno uno per ogni 8 imputati condannati a morte è innocente. Gli esiti della ricerca furono resi noti dopo che la Florida rilasciò John Ballard dal braccio della morte, dove era stato rinchiuso per tre anni. Ma appena qualche settimana prima, un altro detenuto, Harold Wilson, era stato rilasciato in Pennsylvania. La sorte di quest’uomo era stata più dura: nel braccio della morte c'era rimasto 16 anni. A salvarlo fu la prova del Dna, che 16 anni prima non poteva essere analizzato e che oggi ha rivelato che gli omicidi di cui era era stato trovato colpevole erano stati compiuti da un altro uomo. A studiare la lista che il Death Penalty Information Center mette a disposizione nel suo sito è evidente quanto sia realistico il rischio che qualche innocente venga giustiziato. E giustiziato in modo atroce.
Il giudice William Brennam, a seguito di una condanna a morte sulla sedia elettrica, ebbe a dichiarare: “ Le mani diventano rosse, poi bianche, e i nervi del collo sporgono come corde di metallo…Gli arti, le dita delle mani e i piedi, il volto, si contorcono violentemente. La forza della corrente è tale che i bulbi oculari fuoriescono dall’orbita. Spesso il condannato defeca, urina, vomita sangue e bava. Talvolta prende fuoco, e frequentemente il corpo è orrendamente ustionato”.
E l'uso dell'iniezione letale non è meno raccapricciante. L'esecuzione capitale avvenuta il 20 giugno 2006 in Texas ha avuto fasi drammatiche: il condannato a morte Lamont Reese ha lottato fisicamente fino all'ultimo momento per non farsi trascinare nella camera della morte. "Mi state assassinando", urlava, mentre dall'altra parte del vetro la madre prendeva a calci la parete divisoria piangendo e urlando "Stanno uccidendo il mio bambino". Fu allontanata con forza e nel frattempo il boia, approfittando della distrazione del condannato che guardava per l'ultima volta la madre, gli infilò gli aghi nel braccio, e Reese gridò "Questa è una cosa atroce", prima di cominciare a rantolare.
Nel novembre 2006 un condannato è morto dopo circa 40 minuti, invece dei 7 previsti, tra atroci sofferenze. Nel maggio 2007 l'esecuzione nello Stato americano dell’Ohio di Christopher Newton è durata oltre un'ora. Il boia non è riuscito a trovare la vena soprattutto per le caratteristiche del corpo del condannato, molto obeso. Tuttavia, il 18 aprile 2008, mentre il Papa era ospite di Bush, la Corte Suprema statunitense sentenziò che l'iniezione letale non è una pratica crudele.
I paesi mantenitori della pena di morte sono attualmente 47. Nei primi nove mesi del 2008, vi sono state almeno 5.454 esecuzioni, tra le quali molte di bambini e ragazzi. Gli Stati Uniti sono l'unico paese del continente americano che ha compiuto esecuzioni nei primi mesi del 2009: 12 le persone giustiziate finora.
Ratzinger ha avuto molte occasioni importanti ed utili per esprimersi sull'abolizione della pena di morte e le ha mancate tutte. In occasione della Marcia di Pasqua, conclusasi in piazza San Pietro, per la moratoria ONU delle esecuzioni capitali, l'attuale Pontefice non disse una parola su questo tema, a differenza di quanto fece il suo predecessore in occasioni simili.
Del resto, da tempo l'attuale Papa si era espresso in merito alla tutela della vita. Fin da quando non era ancora giunto al soglio pontificio. Nel giugno 2004, l'allora cardinale Joseph Ratzinger, attuale papa Benedetto XVI, inviò, in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, una lettera al cardinale Theodore Edgar McCarrick, arcivescovo di Washington e noto protettore di preti pedofili, e all’arcivescovo Wilton Daniel Gregory, all'epoca presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, nella quale affermava che può essere consentito fare ricorso alla pena di morte:
«Non tutte le questioni morali hanno lo stesso peso morale dell’aborto e dell’eutanasia. Per esempio, se un cattolico fosse in disaccordo col Santo Padre sull’applicazione della pena capitale o sulla decisione di fare una guerra, egli non sarebbe da considerarsi per questa ragione indegno di presentarsi a ricevere la Santa Comunione. Mentre la Chiesa esorta le autorità civili a perseguire la pace, non la guerra, e ad esercitare discrezione e misericordia nell’applicare una pena a criminali, può tuttavia essere consentito prendere le armi per respingere un aggressore, o fare ricorso alla pena capitale. Ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra i cattolici sul fare la guerra e sull’applicare la pena di morte, non però in alcun modo riguardo all’aborto e all’eutanasia.»
Vania Lucia Gaito