Gennaro Carotenuto
(08 gennaio 2009)
Manifestazioni in solidarietà con il popolo palestinese si sono ripetute in queste due settimane in tutta l’America latina. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza in tutto il Continente, dall’estremo nord, il Messico, fino all’estremo sud australe, l’Argentina. La decisione diplomatica più chiara l’ha presa il presidente venezuelano Hugo Chávez: ha dichiarato persona non grata l’ambasciatore israeliano per protesta contro i bombardamenti nella striscia di Gaza espellendolo dal paese. Anche altri paesi della regione, pur non arrivando a passi diplomatici di questa rilevanza, hanno emesso comunicati ufficiali di forte critica al governo israeliano. Dall’Argentina a Cuba, dalla Bolivia al Nicaragua all’Ecuador i governi latinoamericani per definire quanto avviene a Gaza hanno usato aggettivi come “criminale” e “terrorista”.
Le manifestazioni hanno assunto toni distinti a seconda dei luoghi. In quelle argentine ha prevalso l’idea di una solidarietà comune. In Argentina, dove vive la seconda comunità ebraica al mondo dopo quella statunitense con più di 200.000 persone, infatti nel 1994 ebbe luogo uno dei più gravi attentati antisemiti del dopoguerra al mondo, quello contro l’AMIA (Associazione Mutua Israelo Argentina) che ebbe un saldo di 85 morti. Se abbiamo solidarizzato con le vittime dell’AMIA, hanno detto i partecipanti alle manifestazioni, come possiamo non condannare gli attacchi contro Gaza e solidarizzare con le vittime palestinesi? In Messico in cambio i toni della manifestazione sono stati più bellicisti associando direttamente il governo israeliano a quello statunitense e usando termini come “genocidio” e “olocausto”. Le manifestazioni boliviane invece sono state caratterizzate dalla richiesta incessante della pace, di un immediato cessate il fuoco e dall’urgenza del soccorso alle vittime con la distribuzione immediata di medicinali e viveri.
Nel comunicato della Cancelleria (Ministero degli Esteri) venezuelana si legge: “In quest’ora tragica e indignante, il popolo venezuelano manifesta la sua solidarietà con il popolo palestinese ed è partecipe del dolore di migliaia di famiglie per la perdita dei loro cari e tende loro la mano affermando che il governo venezuelano non riposerà finché non vedrà severamente puniti i responsabili di tali crimini”. La risposta israeliana è stata se possibile più dura. Per Ygal Palmor, portavoce del ministero degli esteri israeliano sono parole “brutali” e “chi si allea con gli integralisti, gli estremisti e gli assassini, perde tutto il rispetto e tutto l’onore”.
fonte www.gennarocarotenuto.it