venerdì 28 novembre 2008

TEXACO: 27 MILIARDI DI DANNI ALL’AMBIENTE IN ECUADOR

Gennaro Carotenuto

Dal 1964 al 1992 la multinazionale petrolifera statunitense Texaco (oggi Chevron) ha causato danni all’ambiente e alla salute, che hanno provocato il genocidio di intere popolazioni native dell’Ecuador. Nel corso degli anni ha sistematicamente sversato 80 miliardi di litri di rifiuti tossici, prodotti chimici velenosi e residui della produzione petrolifera nei fiumi che alimentano l’intera Amazzonia distruggendo flora e fauna, vite umane e intere culture senza fermarsi di fronte a nulla. Oggi potrebbe essere condannata a pagare 27 miliardi di dollari di risarcimento per i propri crimini.
In Ecuador 30.000 persone, soprattutto indigeni e contadini delle regioni sfruttate e distrutte dalla Texaco, riunite in un’associazione in difesa dell’Amazzonia, sono in attesa di una sentenza per l’azione collettiva (class action in italiano corrente) da loro presentata contro la multinazionale per danni all’ecosistema, alla salute e per aver favorito la sparizione di intere popolazioni ancestrali dei quali oltre la metà si concentrano nella sola provincia di Sucumbíos, alla frontiera con la Colombia.
La Chevron si difende e contrattacca, sostiene che non vi sia alcuna prova della sua colpevolezza, che la responsabilità sarebbe del governo ecuadoriano e di Petroecuador e che comunque il calcolo dei danni sarebbe stato fatto lievitare dalle parti civili in maniera scandalosa e che il processo è sarebbe già segnato da parzialità in favore delle vittime. Invece secondo uno degli avvocati della parte civile, Pablo Fajardo, 27 miliardi di dollari coprirebbero solo i danni materiali ma non le vite perdute e le intere culture fatte sparire dalla multinazionale statunitense.
La storia della richiesta di giustizia per i crimini del neoliberismo reale in Ecuador è lunga e sono cinque anni che le popolazioni danneggiate dalla Texaco stanno raccogliendo testimonianze e prove dei danni. Un mese e mezzo fa si è compiuto il passo più importante quando la Corte federale di Nuova York, negli Stati Uniti, decise che solo la giustizia ecuadoriana è competente in materia e non quella statunitense come pretendeva la multinazionale.
La sentenza fu un ribaltamento dei paradigmi del neoliberismo che pretendeva che le multinazionali potessero rispondere dei loro crimini solo nel nord del mondo e sulla base delle leggi di questi paesi beneficiando, soprattutto negli Stati Uniti, di normative favorevolissime in materia di distruzione dell’ambiente. Nonostante la Chevron abbia provato in tutti i modi ad essere giudicata negli Stati Uniti sarà quindi la giustizia ecuadoriana, il paese che si considera il più danneggiato al mondo in materia di distruzione neoliberale dell’ambiente, e per la precisione la Corte Superiore di Nueva Loja, proprio nella provincia di Sucumbíos, che nei prossimi mesi emetterà una sentenza.

fonte www.gennarocarotenuto.it